Sostieni il nostro comune progetto: diventa Socio e/o fai una donazione
:: Pagina iniziale | Autenticati | Registrati | Tutti gli autori | Biografie | Ricerca | Altri siti ::  :: Chi siamo | Contatti ::
:: Poesia | Aforismi | Prosa/Narrativa | Pensieri | Articoli | Saggi | Eventi | Autori proposti | Video proposti | 4 mani  :: Posta ::
:: Poesia della settimana | Recensioni | Interviste | Libri liberi [eBook] | I libri vagabondi [book crossing] ::  :: Commenti dei lettori ::
BUONA ESTATE
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Poesia della settimana

Questa poesia è proposta dal 04/05/2020 12:00:00
Pagina aperta 285 volte, esclusa la tua visita
Ultima visita il Sat Aug 15 03:23:00 UTC+0200 2020

La luna è un osso secco

di Federica Giordano

« indietro | versione per la stampa | invia ad un amico »
Invita un utente registrato a leggere la poesia della settimana »
# 0 commenti a questo testo: Leggi | Commenta questo testo »


 

9

 

Solo ieri hai imparato la resistenza
e l’arte di mantenere le abitudini
come una grande rete in cui cadere.
Dentro il petto scava una talpa vorace
e lascia paura.
Quando tu mi abbracci, lei smette e attende
l’età adulta.
A quel punto nemmeno l’abbraccio più caldo
che potrò darti arresterà la sua opera di creare abisso.
I nostri petti, di figlia e di madre insieme,
vengono scavati.
Ci abbracceremo ancora e un sogno verde
sarà la nostra resistenza,
radicato in un’idea straniera di futuro,
nella terra smossa.

 

 

12

 

L’abbraccio della figlia

 

Tutto ciò che vorrei dire è in quello strappo.
Ci si arriva all’improvviso, uno spazio ebbro.
Sai che dovrò morire e tu potrai guardarmi.
Ti si anticipa nel fiato d’infante il petto di madre
e io mi sento tanto consolata.
Solo tu senti il destino e puoi farlo bene solo adesso.
È quello lo spazio che voglio dire.
Quel momento estremo, che inciampa e cade.

 

 

15

 

Negli ospedali la carne è ingombrante
e l’animo si ritira inosservato.
Qualcosa torna a galla, il ricordo
di come quella carne si fece con dolore.
E come di quel dolore resti una memoria.
Si sublima in parole comuni che hanno,
nascoste, profondissime radici.
La tua parola arriva laggiù,
dove il gesto incontra la sua pietà,
dove fatale arriverà il futuro.

 

 

17

 

Mi chiedo dove finisca il silenzio
che mi regna in casa quando taccio.
Dove sia il suo perimetro e dove
le sue porte.
Provando ad abitare casa nostra,
noi, i grandi assenti,
viviamo di lacerti e dei richiami
indecifrabili delle nostre cose.
La tenda esibisce un’immobilità di marmo.

 

 

[ da La luna è un osso secco, Federica Giordano, Marco Saya Edizioni ]

 

 


# 0 commenti a questo testo: Leggi | Commenta questo testo »