Un ricordo di Maria Musik per Eugenio Nastasi
(a cui si unisce la redazione tutta)

Stamattina presto, squilla come suono di campana l’avviso di notifica. Non ho nulla da fare nel bel mezzo del deserto urbano e, quindi, apro. Resto attonita: Eugenio è morto ieri sera.
Una lacrima sgorga senza darmi tempo di realizzare.
La rete già si sta popolando dei numerosi e meritati omaggi: tornano le biografie, i riconoscimenti e i ringraziamenti.
Mi metto a leggere in silenzio i nostri brevi scambi su chat o quel che ne rimane visto che ormai anch’essi scadono. Messaggi veloci, scarni e soprattutto schivi, i suoi. Un delicato richiamo a leggere le sue poesie anche sui social o ad ammirare le immagini delle sue opere. Spesso, brevemente ma acutamente, ci si scriveva delle miserie di certi esponenti parlamentari e delle loro malefatte.
Ci incontrammo a Roma, nel 2015, per la I edizione del “Premio Letterario il Giardino di Babuk - Proust en Italie”, iniziativa promossa dai carissimi Roberto Maggiani e Giuliano Brenna, che come Redazione abbiamo curato.
La foto, lo mostra seduto accanto al compianto Leopoldo Attolico, pronti a eleggere primo classificato Nicola Romano, altro grande poeta e amico scomparso.
Ecco, lo voglio ricordare così, nel giorno del Premio.
Lo voglio ricordare insieme a tanti che ci hanno accompagnati e ci hanno lasciati che erano con noi, in letizia e bellezza, quella sera.
Lo voglio ricordare con alcune sue poesie, già pubblicate (tra le tante) su Larecherche.it. Ne troverete in gran numero anche su FB: era generoso e le donava a tutti.
Addio Eugenio. Sono certa che tu sia già nella Luce che già riuscivi a ravvisare da qui e che tentavi di mostrare anche a noi, più refrattari al sole.
Maria Musik
redazione LaRecherche.it
Le poesie qui proposte sono tratte da Sbarcare da se stessi, Eugenio Nastasi, LietoColle (2018).
Dalla sezione Dicerie dell’insonnia
Jean Santeuil a Marcel Proust
Finché vissi l’esistenza narrativa
sono rimasto ai margini del lapsus
in deriva inerziale del tuo cuore
vagando nella foresta delle parole;
poi nell’indifferenza degli aneddoti
tra il dire eterno e l’invisibile tempo,
il volto del mio presente
divenne l’occhio vitreo dell’iguana -
che dicono si nutra di pietre.
Presenza immaginata
Si va lungo la pagina verso il colore
d’erba che abbiamo cercato,
l’ora in cui svaniscono i riflessi
e le voci del borgo marino
(potrebbero sembrare di fanciulle in fiore)
per una strada di sabbia dorata
così assente dalle nostre vite
e così desiderata dalle ombre.
Nello specchio dei mandorli
dove matura il sole di Balbec
il corpo cerca il mondo, riluce sulla spiaggia:
sentieri lo percorrono accelerando i sensi.
Con un bagliore d’estate
i capitelli della cattedrale distendono
una parte di ciò che siamo stati,
in mezzo ad essi si vede qua e là un melo
che basta a incantarci:
così l’incontro nel suo mutato lampo
previene il sogno e pare che qualcuno
tremi di quel sangue che rinasce
dove un verso poetico si lacera.
Dalla sezione Sbarcare da se stessi
Mutamento di confine
I nostri occhi sul filo delle stagioni,
le tegole ordinate dalla memoria,
le finestre a specchio per il pioppo
nell’evidenza dei richiami,
pensarla immagine già in odore di interni
la sufficienza d’essere al mondo
fin quanto acconsente il mattino;
ma ieri fu pure un giorno e ora non è più che un’ansa
del torrente dove con rami a vela è passata la vita,
senza altro scorrere che il fondo dei ciottoli,
la trama del nostro corpo galleggiante
per averci lasciato l’ombra intera.
Dicevano di toccare il vecchio orizzonte
forando con lo sguardo l’abete sotto la neve,
limitari e steccati per immergere le mani
nell’acqua viva e non in questa pozza dove si aggirano
idrometre fiottanti di verde,
se almeno una voce potesse somigliare a quella
che divise le acque del mar Rosso
troveremmo volti, porte affrancate,
musici in veste di profeti
e Maddalene che ci precedono
al mutamento di confine.
Dalla sezione L’altare di Isenheim
Isola mancata
La catena del Pollino divide la Calabria
dal resto dell’Italia sentenziava
il manuale nella scuola d’infanzia
e noi a segnare frattali di spiagge
nel perimetro di un’isola mancata.
Questa terra è fatta d’anni e certo stiva
le tinte di un affresco sulla tela,
lo spazio di preghiere nei santuari
dove fiorisce speranza prima delle fiumare.
Magari solo storie in equilibrio, cieli profondi,
fiato di campagna in vicinanza del mare
ombre inesistenti senza nuovo giorno.
Di azzurro e verde il ritorno ai paesi
agli stazzi prima delle foreste
agli abissi dentro ai monti
ai piccoli laghi sereni,
un viaggio tutto terrestre, isola mancata,
per non dimenticare.