I.
Dove siete bambini di Gaza,
dove siete mentre lanciano fiori
mentre offrono vini nella processione
del mistero e del pane?
Nell'esultanza
e nel canto del montone;
nel rinnovamento della promessa,
nell'arresto della mano
e nel suono del corno.
Sacrificati al posto di Isacco
nella legatura finale del giudizio.
II.
Se non si può parlare di voi
non possiamo parlare di Dio
dove Abramo ha iniziato
a contare le stelle.
Ma possiamo parlare di nomi,
quelli che conosciamo
e che si omettono.
Quelli che l'inferno non desidera
e non raccoglie.
Non però di quelli
di cui è facile dire,
e che la storia ha già condannato
ma di chi li accompagna
nelle infide risposte dei loro bisogni.
Così nel muro della memoria omicida
trascrivo che dove si attendeva giustizia
è stato sparso il sangue,
che gli amici dei nemici si vedono
nel momento del bisogno.
Trascrivo a loro voce
che se la vita ha il suo diritto
il diritto può avere poca importanza.
Trascrivo e registro
nella cova dall'ombra, uomini
e donne che danno ai figli
serpenti, bambini che fuggono
bambini- per la richiesta
di continuare il lavoro bambini
che ne seppelliscono altri per
una fuga in Egitto a loro negata.
Ma notifico anche la pazienza
del sangue prima dello sbocco,
l'occhio che nello spegnersi
riporta a sé la terra
e questo non si può sottrarre.
Questo non si può fermare.
Perché come scritto
se i fogli bruciano le lettere volano,
e nel soffio di queste morti
risuona la vostra accusa.
Questo luogo è nato
per riconoscere i demoni.