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“Tre monologhi. Penna, Morante, Wilcock”, di Elio Pecora [collana Racconti (Teatro)]
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Poesia della settimana

Questa poesia è proposta dal 14/10/2013 12:00:00
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La vita dei bicchieri e delle stelle

di Giuseppe Grattacaso (Biografia/notizie)

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*

 

Se soffio forte, se urlo o se sussurro,

se scivolo, qualcosa cambierà

nell'universo? un atomo di sabbia

diventerà pianeta? il cinguettare

del cardellino chiuso tra la fronda

viaggerà tra le stelle sopra un'onda?

 

 

*

 

La vita dei bicchieri e delle stelle,

tutta gentile e tutta risplendente

brillante di gas elio o detergente,

è quello che noi siamo e non sappiamo,

bagliore nello spazio quotidiano,

l'immediato presente e il più lontano,

è l'esistenza senza alcun confine

nell'universo, il gesto luminoso

della mano, il raggio che ci sfiora

e che si apparta, il cielo che rivela

la nostra carne terrena e siderale,

lo scompiglio del fiato universale.

 

 

*

 

La spirituale trascuratezza delle cose

un po' dimenticate, non per sempre

ma qualche tempo a se stesse abbandonate,

un poco infreddolite e impolverate,

la loro permalosa non presenza

intenerisce. Cariche d'affetto

non chiedono carezze, non lusinghe

le fa felici, ma appena strattonate

e riportate alla nostra intimità,

alla fierezza di dirsi ancora usate,

le vedi ardite, già ringiovanite.

Le sedie, per esempio, quelle sedie

delle quali più non ci accorgiamo,

mute presenze, lasciate in qualche parte

remota della casa e che ad un tratto

per festa o cena son recuperate

all'uso primigenio di sedute,

senza preavviso e senza allenamento,

come eleganti si pongono al servizio

dell'ospite imprevisto, come sono

cedevoli e gentili, vagamente

di sé perplesse, ma subito impegnate

a farci accomodare, un poco lente

nel ricordare, eppure già preziose

nella timida grazia personale.

 

 

*

 

Beati si addormentano i cucchiai

ripensando alle bocche, ai caldi abbracci

timidi e sorseggianti, orizzontali

percorsi per le labbra prominenti,

la franchezza dei denti, giovinezza

del gesto d'equilibrio della mano,

il lento approccio verso il fiato umano,

la molle cerimonia della lingua

che attende abbandonata e consenziente.

Si distendono col capo reclinato,

rigidi e curvilinei, conservati

nell'ombra dei cassetti, tra i colleghi,

le forchette i coltelli, addormentati.

 

 

*

 

Le sembra tutto facile, che importa

all'anima se il muscolo è cadente,

il ginocchio traballa, il fiato prende

per scorciatoie bizzarre e inconcludenti,

la spalla si contorce e si confonde.

Per l'anima è possibile nuotare

in alto mare, correre in salita,

sfidare la tenuta vascolare

in impetuose scariche del cuore.

Anche quando mi chiede di sognare

un precipizio attraente e sessuale,

il corpo avverte improvvisa trafittura,

un analgesico crampo muscolare.

 

 

*

 

Lasciate il vino dentro il mio bicchiere,

così parlo di stelle e di comete,

scrivo d'amore, insomma le parole

sembrano scintillanti universali,

si trovano da sole, sanno loro

la strada da percorrere. Se invece

resto per troppo tempo a bocca asciutta

o bevo acqua coi sali minerali,

il the freddo magari, l'aranciata,

mi sento sano, guadagno in giovinezza,

ma perdo in ampiezza di vedute,

manovro in ristrettezza, non so altro

che offrirmi a malinconiche paludi,

dire frasi contorte e penitenti,

gentili balbettii di circostanza.

Se scelgo l'acqua fresca o la spremuta,

sto certo meglio, ma faccio scena muta.

 

 

[ Poesie tratte da La vita dei bicchieri e delle stelle, Campanotto Editore ]

 

 


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