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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Poesia della settimana

Questa poesia proposta dal 17/02/2014 12:00:00
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Penelope e altre poesie

di Rossella Cerniglia (Biografia/notizie)

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Dentro il cuore

 

Ho dentro il cuore lo spento

focolare, la casa lontana

come le cose spente del passato,

anche se in essa vivo, vegetando

come pianta d’un giardino

abbandonato. Ho dentro il cuore

il castello dirupato che sgretola

le torri in braccio al tempo

e non trattiene pietra altra

pietra che frana rotolando.

Ho dentro il cuore la stupida

risata del vittorioso che morde

il suo trionfo. Occhi non ho

che ciechi alle delizie

che in ogni dove la terra

va spandendo, al verde illuminato

dentro il cuore; occhi che solo

cenere hanno dentro al focolare

e giorni, esangui giorni, nell’attesa.

Tutto, tutto il grigio in cui

l’anima passa navigando, tutto

traduce questa immane assenza.

Sola e lontana scruto l’orizzonte:

sul molo il mio bianco, il mio nero

peplo, mosso è dal vento.

Come Platone cerco la metà,

la sola mia metà, in qualche

canto posta, lontano forse, e

con destino amaro: di non

tornare mai dove fu attesa.

E il mondo tutto, metà e metà

rimane e sospira e guarda

il suo resto tolto, dimentico

nell’anima di quanto hanno

promesso. Sperdersi cercando

è, forse, uguale al cercare restando

e questo è il cuore della metà

irrisolta che ancora attende l’ora.

 

 

 

Il Canto

 

Io sempre amai la limpida

parola con cui illuminava

il greco vate la legge severa

del suo canto. Soltanto

ciò che è limpido risplende

solennemente canta la purezza:

nella parola come un dio

si specchia che vesta solo

della sua bellezza. Bella e pura,

rotonda è la visione che la parola

innalza, spendente e sovrana

quanto gli astri quando li credevano

dei. Come alabastro levigata,

come la luna quando è intera

in un cielo immoto e casto,

così splende la parola

per mostrare senz’ombra

la luce dell’essere che è.

Non di mobile fiamma

ma del sereno sguardo

che tutte le cose ha contemplato

prima di nominarne alcuna,

così splende la parola

che solo netti profili, solo

eterne visioni sempre acclara

dove pure il mistero è eterna luce.

 

 

 

Canto dell’amore insperato

 

Oh, perché sei venuto, e come, ora che la luce

s’ottunde e si vapora sulla terra inerte,

ora che autunno è diventato inedia?

La tua bellezza non è più inferma, il tuo viso

non si reclina, non ha più pallori,

sorride allo sguardo d’amore che ti diedi

ignara del mondo e sorda a ogni richiamo

che non lasciasse il tuo corpo risplendere

nel buio o in una luce di magnificenza.

Perché sei venuto, voce dell’alfabeto vivo

e universale, e luce profondata nella notte

come nel fondo del marino abisso

nota impigliata che vibri sola?

A lungo ti ho cercato, a lungo, e sono stanca:

le mie mani, i miei gesti sanno

la febbrile attesa. In un mondo che non quantifichi

o misuri ti ho voluto, che non chieda a ciò che è

d’essere altro. Dimmi il tuo richiamo, concedimi

il tuo evento, ch’io non mi aggiri ancora,

ancora non mi perda tra le galassie di questo

eterno niente, incerto come viaggiatore

in terra straniera, che non mi affacci al baratro

senza fondo nell’universo delle inconsistenze.

In te adoro gli idoli eterni che qualcuno

mi concesse di sognare. I miei aditi

si aprono a percepire la tua sola Imminenza.

 

Quando camminerai insieme agli uomini, compagno

e compagna dell’ebbrezza, quando la dirompente

tua fermezza frantumerà i cuori di carne

trasformando in pura gioia la bellezza? 

 

 

[ Poesie tratte da Penelope e altre poesie, Campanotto Editore ]

 

 

 


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