Punto fermo
Vorrei vedessi
la mia schiena forte
da quando non ci sei,
il mio corpo
che per te era troppo morbido,
sformato, tondo, uno sbaglio alimentare
tu che eri tutto spigolo e osso.
Da sempre, la luna ci rincorre
inquieta col suo sorriso enigmatico
un po' benevolo e beffardo
dove da secoli si perde il senno:
ma so già tutto e metto il punto
tra amare e non amare.
Quando arrivi
Sono così felice di vederti
come chi naufraga vede la terra
solida, affidabile, calda.
Sono così felice di vederti
come una lucciola il buio
e il buio lei che lo accende.
Sono così felice di vederti
come un dubbio fertile
dopo un giorno di certezze.
Sono così felice di vedere te
e tutte le cose che sei, che porti, che dipingi −
sono così felice di vederti!
Una striscia
Le macerie si aggrovigliano tra gli organi
stracci di memoria lacerata:
il dolore è un sarto, i fili neri
quelli rossi chiusi
nei cassetti bombardati
i fossi
le mani polverose
strisciano sulla terra
disossata, riarsa, dissanguata
non chiedere per chi suoni la campana.
[poesie tratte da E sbozzolare infine, Martina Benigni, Ensamble]
