Noi non crediamo ai paradisi. Crediamo
al nuovo uomo e alla nuova terra,
al sangue (nostro) da spargere
e al seme da seminare, anche se non noi
vedremo la pianta. Comunque sia,
siamo smaliziati su questo punto: il paradiso
non sta da nessuna parte – né sotto le conifere
di Russia né sotto gli olmi ben potati
che circondano le Case Bianche –. Il paradiso
è solo il punto provvisorio di incrocio
delle quattro dimensioni – dappertutto
ed in nessun luogo, e noi
siamo scimmie sulla liana, gente
mobile, non maestri e padroni con barbe
ma uomini in barella e barellieri, testi a carico
e pazzi cui nessuno
può chiedere conto di nulla. Due occhi a colori,
capelli, connotati, vesti: un qualsiasi
pover’uomo che
dinanzi alla compra-vendita dice no; no
dinanzi ai trenta denari per tradire
i compagni; un tank fragile
con vene capillari che si rompono subito
se gli dài un pugno,
e ossa che si slogano.
Teniamone conto dell’uomo
che dice no; egli è il terzo
della partita che si gioca a due; egli
è il jolly, teniamone conto.
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[tratta da Terra di tutti, Mariella Bettarini, Il ramo e la foglia edizioni]
