[Questa poesia la proponiamo in memoria di Mariella]
Per quando l’Angelo della morte giungerà
– ma io non la chiamerò morte
quello sciogliersi in Cristo –;
per quando sarà prossimo l’Angelo della morte
e questo corpo non mi peserà più,
non mi dorrà più, ed io andrò sciolta
forse al volto di Dio
– lungamente amato, lungamente atteso –;
per allora, certo, avrò bene imparato
a staccarmi dal mondo,
a salutare le piccole stelle
e i piccoli fiori del maggio,
a cogliere la bellezza del mondo
in uno sguardo,
nell’ultimo sguardo, che sarà pieno,
soverchiato di cose che mi piacquero,
e di quanto oggi amo,
e di questo cielo, e di questa dolcezza.
Aprile-Maggio 1964
[tratta da Il pudore e l’effondersi (1963 - 1966), già edito da Città di Vita, Firenze, 1966; ora in Terra di tutti, edito da Il ramo e la foglia edizioni, Roma, 2026]
