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“Tre monologhi. Penna, Morante, Wilcock”, di Elio Pecora [collana Racconti (Teatro)]
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Poesia della settimana

Questa poesia è proposta dal 28/03/2016 12:00:00
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La città felice

di Vincenzo Ricciardi

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Poesia d'amore in inverno

 

Nel tempo lo spessore delle cose

ti chiama e si dichiara

 

al bordo di un'assenza

dita di luce scialba

non la tua immagine squarcio d'estate

meridiana solare alta

sui muri di questa opaca

periferia

 

resta quel certo modo di assecondare i vuoti

la quotidianità fatta di ipotesi

queste diversità di noi, dei luoghi

che intrecciati si scambiano

le loro imperfette collocazioni:

 

le nostre conversazioni

i tuoi discorsi di donna di sinistra

la voluta impoesia

che t'assaliva sul filo della ragione

lo spezzarsi del tempo, la voce che si ferma.

 

Frana

la memoria reciproca, per tutto

e per un tempo imprecisato è la sconoscenza

che ci tiene serrati, l’irrequietudine.

 

Così, da qui ad altrove, il percorso

ripete tempi consueti, consunti

un torbido cristallo tra passaggi

di marea equinoziale, un ansito

di città imbrigliata e sei tu

che questo respiro d'inverno scomponi

sei ancora tu il paragone da compiere

 

*

 

Tracce

 

Noi non vivendo i nostri cuori non abbiamo congiunto.

 

Così la misura di te ancora una volta si spezza

così è di questo amore che si smarrisce al compiersi

raggiunto il vertice lo nega, a precipizio si schianta.

 

La vita intanto muove, col suo piegarsi e fingersi

altro da sé, come noi fingiamo

giorno per giorno:

sarà altrove la chiave del destino,

la parola non detta

la liberatrice

bugia, il celarsi, il chiudersi

sommergersi sfuggire disconoscersi

mentire negare il nome volgersi

verso il muro al muro aderire

entrarvi confondervisi esserlo

 

finché sornuoti l’assetato amore

attraverso l’intero arco del cielo

la traccia che di te resta alla memoria

ma memoria non serbi, di sé non veda

al voltarsi che una traccia già chiusa:

questo dividersi

dell’autunno dal mare, parole

che scivolano come un addio impreciso.

 

Questo che resta sono i dadi

da gettare, la superstite

chance.

 

*

 

Stazioni

 

Il suono della memoria reca ovunque la stessa nota

la circostante inquietudine

 

e tutta questa gente, questo rincorrersi nel traffico

attraversando la città come lottare al buio?

 

eppure, appena un altro giorno è trascorso

sospeso

nel silenzio di te

 

ma questa fine inverno che si attarda

l’ingrigirsi del cielo, la gemma che non rompe

ma il piegarsi del cuore sulla breve

scoscenditura del giorno, il rumore che giunge

uno dei mille che si confondono

nel va e vieni meridiano, l’ingorgo che non si scioglie

mentre altrove si fanno e sfanno miracoli

dei quali ignori il dove il quando il come

mentre fulminee dietro i vetri scorrono

le stazioni di cui non leggi il nome

 

 

 

Poesie vincitrici della seconda edizione (2016) del Premio Letterario Nazionale indetto da LaRecherche.it: Il Giardino di Babuk - Proust en Italie

[ www.larecherche.it/premio.asp ]


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