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Collana di eBook a cura di Giuliano Brenna e Roberto Maggiani

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eBook n. 56 :: A che punto siamo, di Lorenzo Mullon
LaRecherche.it [Poesia]

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30/10/2010 12:00:00


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# 20 commenti a questo e-book [ scrivi il tuo commento ]

 Dr. Chiara De Marchi-Gherini - 23/12/2010 23:40:00 [ leggi altri commenti di Dr. Chiara De Marchi-Gherini » ]

Belle e discrete,soffuse da luci lattiginose e improvvisi bagliori. Ne avevo già lette alcune che mi aveva passato mio padre, io lavoro in campo medico e leggo solo per diletto, anche se nella terapia della riabilitazione a volte faccio uso di arte in generale, grafico pittorico e anche letteratura. Complimenti e Buon Natale!

 Rael - 22/12/2010 00:31:00 [ leggi altri commenti di Rael » ]

Siamo al penultimo natale, così sprecone per pochi e affamato per troppi, la giustizia dei maestri superiori sta per iniziare le scremature.

 alien - 21/12/2010 00:38:00 [ leggi altri commenti di alien » ]

RILEGGENDO LE TUE POESIE ALLA LUCE EXTRAGALATTICA ADESSO HO COMPRESO QUELLA STRANA LUCE SOFFUSA SIA DEI VERSI CHE DI TANTE BELLE FOTO CHE MI HAI INVIATO

 rosaria di donato - 07/11/2010 18:24:00 [ leggi altri commenti di rosaria di donato » ]

"Poeta vagabondo" per scelta, Lorenzo Mullon, canta la luce, l’eco, il respiro delle cose che incontra e si fonde con esse. Non necessariamente persone, ma suoni, atmosfere, scorci di natura. Conoscevo già alcune sue poesie, ma queste sono bellissime!

Rosaria Di Donato

 memma - 06/11/2010 10:46:00 [ leggi altri commenti di memma » ]

molto bello mi sembra quasi di viverle le tue poesie!

 Maria Grazia Cabras - 03/11/2010 17:51:00 [ leggi altri commenti di Maria Grazia Cabras » ]

Una scelta coraggiosa quella di Lorenzo Mullon: vivere per e con la Poesia, abitando l’essere e il divenire del mondo – perdutamente –

farsi creatura fra le creature, fiore tra i fiori, orizzonte e cielo di un immenso oceano

Versi davvero intensi, privi di sovrastrutture letterarie, colmi di limpida meraviglia.

 Loredana Savelli - 02/11/2010 21:13:00 [ leggi altri commenti di Loredana Savelli » ]

Ad una seconda lettura, le poesie di Lorenzo Mullon arrivano in profondità. Autentiche ed essenziali in quanto sono la sintesi, senza sconti, di riflessioni filosofiche, ma a partire da esperienze vissute con la partecipazione di tutti i sensi, non solo col pensiero. La sua, a me sembra, è una essenzialità conquistata e difesa con tutte le forze. Domina il sentimento di una natura benefica e maestra di vita. Anche l’uomo fa parte di questa natura, a patto che sia disposto a spogliarsi di qualsiasi sovrastruttura, compresi i propri pensieri, anzi la vergogna dei propri pensieri (Saremo salvi/quando non ci vergogneremo/dei nostri/pensieri/e le parole/non saranno più simboli/ma il cuore stesso/delle cose). Nell’universo di Lorenzo, dunque, non ci sono confini tra mondo interno e mondo esterno. Quanto più ci si fa piccoli, però, tanto più è possibile abbracciare l’immenso (Se fossi troppo grande/nessuno mi potrebbe abbracciare,/invece l’umiliazione/rende piccoli/e ci stringe intorno al cuore). In questa dimensione, niente più appartiene all’uomo, se non “un filo di voce” o una “radice nel mare”: il panismo pervade tutte le poesie e corrisponde ad una sorta di annichilimento umano che è rilassamento, affidamento, Fede. Più volte il poeta canta la luce, capace di tenere insieme la “casa”, cioè l’interiorità, persino il buio, al punto da affermare che “il buio vero noi non l’abbiamo mai neppure immaginato”.
Lo sguardo del poeta è uno sguardo da bambino ma anche da vecchio, un vecchio che si sia dimenticato della sua età.
Mi piace infine commentare un passo da una delle ultime poesie “…sei di fronte al tuo mistero/e te la devi cavare da solo,/ti devi sdraiare nudo/sopra un pavimento umido/farti piccolo/e trovare una coperta/nel tuo corpo”. L’autenticità non è a costo zero: passa attraverso la solitudine e l’isolamento, richiede un atto di coraggio e di verità.


 Daniele Santoro - 02/11/2010 16:54:00 [ leggi altri commenti di Daniele Santoro » ]

Mi sembra che la poesia di Lorenzo Mullon muova lungo il versante lirico e simbolico; mi piace il suo taglio talora epigrammatico, rafforzato da un repertorio di immagini di suggestiva levità come in quella dei libri che “si aprono come finestre / che ti sfuggono / dalle mani / per una raffica / di vento”. È una poesia di luce, sole e mare, fiori e farfalle, cascate, aurore e conchiglie, primavere e colori; insomma, intrisa di quegli elementi che attingono alla natura della quale il poeta è un attento e partecipe osservatore. Poesia, dunque, descrittiva e pronunciata verso la vita. Poesia la cui bellezza sta giustappunto – scrive nell’originale nota l’autore - “nel condividere un sentimento profondo”.

 Narda Fattori - 01/11/2010 18:09:00 [ leggi altri commenti di Narda Fattori » ]

Ho letto con grande piacere queste poesiole "oneste", di onesto dettato e di onesto pensiero. Trasudano di sentimento, talora di sentoimentalismo, ma non sono ingenue come forse il suo autore vorrebbe farci credere. L’armonia dei versi, la sintassi sicura, la padronanza di uno stile che è sempre omogeneo e tiene anche quando i contenuti da lievi come lo scorrere di un’acquata nei fossi diventano limacciosi e la vita pressa come un’ombra nemica. Mullon ha la grazia scrittoria vicina a quella dei crepuscolari; le sillogi che costruiscono l’opera continuano lo stesso discorso cambiando solo l’angolo di visuale.
Probabilmente a lui non importano note di lettura, ma sono certa che gli interessa la comunicazione in generale e quella specifica del poeta che procede nel doppio verso all’interno di se stesso per procedere all’esterno anche se, all’apparenza il movimento avviene al contrario. Sappiamo che una suggestione esterna scava all’interno, e questo poi va alla ricerca di correlati esterni. Credo che dobbiamo essere grati a Mullon per la levità con la quale affronta anche grandi tematiche e la sua saggezza
di mettere da parte quelle insolubili.
E dobbiamo invidiarlo se a lui "carmina dant panem".

 Antonio De Marchi-Gherini - 01/11/2010 15:43:00 [ leggi altri commenti di Antonio De Marchi-Gherini » ]

Credo che fare esercizi di critica, trovare parole alate, discettare ecc. a Lorenzo può interessare relativamente. Per quanto lo conosco è un istintivo, detesta i formalismi e il vivere piccolo borghese. E’ un anarchico della poesia. I suoi versi o si prendono in toto o si rigettano. E’ un cantore dell’anima e come tale dilata gli spazi fisici e mentali, fregandosene se in campo ci sono gli uni o gli altri. Di grande sensibilità gioca a rimpiattino con sentimenti, emozioni e incantamenti della natura. E’ un Pascoli moderno, una nuova poetica del ’fanciullino’..ma disincantato e scaltro come sono i fanciulli d’oggi.

 Eugenio Nastasi - 01/11/2010 11:00:00 [ leggi altri commenti di Eugenio Nastasi » ]

Nel lungo monologo che comprende tre plaquettes autoprodotte, Lorenzo Mullon dispiega il suo mondo interiore dentro a quello della natura, imbozzolando nuances d’erba,fiori, sabbia,alberi, acque fluviali, stelle, oceani e quant’altro per riempire un vuoto che si porta dentro da chissà quanto tempo. La sua è una poesia diretta,senza o quasi accorgimenti di "mestiere", quasi a chiedere che sia il lettore a dare delle risposte o, semplicemente, a condividere lo stupore di una realtà naturale che riflette, specularamnte, le sue qualità umane. E’, per usare una metafora, come stare a guardarlo mentre crea e ricrea i suoi cerchi concentrici, con un vocabolario neanche tanto copioso, perchè sia la meraviglia d’esistere a rinnovare gli occhi che vedono. Ricordiamo Proust: "Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nell’avere nuovi occhi" e Mullon pare emularlo in questo.
E’ vera poesia? Non importa, pare dirci alla fine Mullon, che venga riconosciuta tale. Importa che la si guardi dentro. Scrive in una delle sue liriche più belle:"Guardandomi/come al microscopio/sono talmente vicino/a me stesso/che potrei saltare/dall’altra parte" e in un’altra così attacca" La terra promessa/ è una trincea scavata dal torrente..." Questa è poesia. A noi può bastare, per ora.

 Franca Alaimo - 31/10/2010 22:41:00 [ leggi altri commenti di Franca Alaimo » ]

Lorenzo Mullon non inventa la poesia, ma la vive in modo totale, come scelta. Con conseguenze che dal punto di vista pratico possono sembrare assurde e che, invece, Lorenzo accetta come la più profonda delle libertà: quella di essere se stesso, senza un ruolo sociale ingabbiante ed ipocrita, che toglie il tempo di vedere le cose e gli altri.
I suoi testi sono, quindi, innanzitutto la dichiarazione di uno stile di vita diverso,che trova la propria felicità nel proprio "vagabondare nell’erba", nel sentire i libri aprirsi "come finestre" nonostante la povertà e la limitatezza dell’agire, di sussurrare parole, "in cambio di pane".
Come dice in una poesia, Lorenzo appoggia un fianco sulla dura realtà , l’altro su un cuscino di stelle. Poichè Lorenzo è figlio di un passato doloroso, di un’esperienza traumatica, che non di rado viene dichiarata, sebbene, forse, essa non appaia tale, perché ben adorna della semplice felicità del versificare: "Io che sono stato abbandonato / nella notte / ho dovuto inventare / il verso del cuculo / èer non sparire nel buio", si legge in una delle poesie più autobiografiche e più drammatiche, dove il poeta si paragona al cuculo che canta di notte per sentirsi vivo, per non permettere al buio di inghiottirlo. E’ la poesia, dunque, a donargli la ragione prima di un’esistenza che ha imparato a sconfiggere il dolore apprezzando la ricchezza del presente, la festa dell’essere "padroni del nulla", e maturando la consapevolezza che ogni cosa è un dono.
Così la pesantezza si tasforma in voglia di volare, in felicità di identificazione con il tutto in nome della legge dell’amore, fino all’audace e magnifica affermazione che tutti gli esseri viventi sono stati creati per "un destino di gioia".
Per tutte le cose che si sono dette, leggere le poesie di Mullon, alcune delle quali sono bellissime, ed altre, anche se meno belle, indispensabili per tessere la magica tama di un pensiero felicemente diverso, significa trovare tregua e consolazione, imparare a vibrare all’unisono con il creato, inseguire piccoli e meravigliosi dettagli, abbandonarsi a delle emozioni tanto più profonde quanto più sono semplici e capire che nella vita non succede niente, che i giorni sono tutti uguali, e che però si può sempre rinnovare lo stupore e offrire a chi si ama tenerezza. Quest’ultimo sentimento è, mi sembra, quello che prevale nell’intonazione dei versi, specie quelli d’amore, probabilmente perché è il sentimento peculiare dell’uomo Lorenzo Mullon. Poiché una cosa è certa: Lorenzo non è un fingitore; la forza delle sue poesie consiste, infatti, nell’essere sempre "vere".

 Guglielmo Peralta - 31/10/2010 20:55:00 [ leggi altri commenti di Guglielmo Peralta » ]

Al posto di madreperla di luce, leggasi: luce di madreperla.

 Guglielmo Peralta - 31/10/2010 20:38:00 [ leggi altri commenti di Guglielmo Peralta » ]

Un candore, una madreperla di luce pervade, illumina e dà musicalità ai versi di questa silloge di Lorenzo Mullon, che è composta da tre raccolte poetiche. È un percorso unitario, una “partitura” in tre arie, in tre movimenti, in tre tempi, cadenzati e oscillanti tra sentimento e ragione. Sebbene sia il secondo “movimento” a dare il titolo alla silloge, tuttavia è l’ultima “aria” che in sé racchiude e libera il respiro più profondo. Ne “Il mondo che verrà” – a differenza che nei due “tempi” precedenti, dove il poeta s’interroga sull’essenza delle cose, sulla capacità del linguaggio di aderire alla realtà ‘formale’, o ancora, sulla verità del cielo, cioè sulla possibilità dello sguardo di “collegare il cielo di sopra/ al cielo di sotto”, di cogliere e “rimirare” il reciproco rispecchiamento tra la volta celeste e l’abisso dell’anima (“Il cielo cos’è”); dove, inoltre, egli cerca di fare il punto sulla condizione umana, nella convinzione che l’unico antidoto alla sofferenza, al dolore (anche quello che attanaglia il proprio corpo, concepito come una unità creaturale che soffre di tutti i suoi organi, di tutte le sue parti, anche quando è solo “un piede” a provare dolore e a “piangere come un bambino”) è l’amore, che dà luce, attira e incanta gli esseri, animati e inanimati: “il sole”, “gli uccelli”, “il ruscello”, “il vento”, “la brezza”, e “le stelle”, che non avendo braccia per “cullare” l’amore “oscillano” a mo’ di culla (“A che punto siamo”) - il poeta, in quella terza e ultima parte, oltre a rispondere, pur lasciandole aperte, alle domande poste e formulate implicitamente, in maniera non interrogativa, nei titoli delle due prime raccolte, va oltre ogni attesa e illusione e, forte della luce della poesia e dell’amore, immagina una sorta di “terra promessa”, dove la natura non conosce regni separati, perché convivono in essa, congiuntamente, la “persona”, l’ “animale”, l’ “albero”, a costituire un unico corpo naturale. E così, il poeta si riconosce ‘essere totale’, accogliente dentro di sé “l’intero pianeta” (“Il petto si è aperto/ come una catena montuosa/ e respiro il vento/ dalle radici di una grande foresta/ e bevo a un ruscello che scorre/ nella vastità del mio panorama”. “Ho fatto spazio dentro di me/ piano piano sono entrati/ la radura/ il grande faggio/ il lago e il suo promontorio/e la poiana/ e il ghiro/ e il tasso/ le montagne/ gli orizzonti/ le isole/ i mari/ e i suoi continenti/ Sul mio collo gira/ l’intero pianeta”).

 Lori - 31/10/2010 15:41:00 [ leggi altri commenti di Lori » ]

Profondi, i pensieri dietro le parole mi rendono serena o forse mi sento meno sola? Riesco così ancora a sperare di poter uscire dal bozzolo oscuro dell’attesa e mettere ali di farfalla, alla mia anima antica.

 p.b. - 30/10/2010 23:27:00 [ leggi altri commenti di p.b. » ]

Fare poesia con la ’semplicità’ delle emozioni è molto difficile. Qui a volte ci siamo a volte no. Non sempre le riflessioni intimiste, per suggestive che possano apparire a prima vista,sono poesie.

 catiuscia cappelli - 30/10/2010 23:11:00 [ leggi altri commenti di catiuscia cappelli » ]

Semplici baci di parole, che aprono la dolcezza al cuore.
I miei piu’ sinceri complimenti.

 Caterina Niutta - 30/10/2010 21:44:00 [ leggi altri commenti di Caterina Niutta » ]

Lo sto leggendo con molto piacere....da centellinare, con calma, per cogliere ogni songola sfumatura.

 cosimina viscido - 30/10/2010 15:14:00 [ leggi altri commenti di cosimina viscido » ]

L’ho scaricato, letto e riletto con davvero con piacere.
E’ un testo scritto "con parole che sono il cuore stesso delle cose"...
complimenti

 Loredana Savelli - 30/10/2010 09:08:00 [ leggi altri commenti di Loredana Savelli » ]

E’ con gioia che mi accosto a questo volume di Lorenzo Mullon: messaggi affidati al mondo più che ai suoi abitanti. Sono colori ricavati da mescolanze inedite che quasi "pietosamente" si distendono sulle cose per esaltarle, non per coprirle.
Da leggere e rileggere.