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’Milano città narrata, Milano città sognata’

Argomento: Letteratura

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 23/03/2014 16:39:52

MILANO CITTÀ NARRATA, MILANO CITTA SOGNATA

 

Non sono milanese ma a Milano mi sono recato spesso anche e non proprio solo di passaggio. In città ho soggiornato più volte per lavoro, nei miei andirivieni e per un’infinità di altre ragioni. Ancora a Milano ho maturato alcune importanti amicizie durevoli nel tempo, ho ottenuto testimonianze di rispetto e di gratificazione. Insomma: ‘in quanto romano mi sono fatto valere e infine sono stato amichevolmente accettato’. Fatto questo che credevo impossibile fino a quando, a distanza di tempo l'amicizia mi è stata confermata da un sano rispetto da parte di chi del ‘rispetto per gli altri’ ha fatto una filosofia di vita. Se pur ciò possa sembrare poco per amare una città diversa da quella d’origine, dico che è essenziale per entrare nella realtà di una città fatta di gente operosa, cordiale e conviviale che solitamente ‘premia’ chi sa farsi valere. Perché il ‘milanese’ più di altri tende a valorizzare la creatività in fatto di arte, di moda, di musica e di costume e, all’occorrenza, di un certo modo di divertirsi, non avulso dal mantenere un certo ‘quid’ aristocratico che corrisponde a un sano 'volere' operoso, in quanto permette una certa disponibilità d'incontro corrispondente senz'altro a un 'valore aggiunto' che mantiene il suo peso sociale.

In quanto ai miei ricordi della città vanno indubbiamente a ritroso, agli anni della ‘Milano da Bere’ (’80/’90) che sono e restano un punto fermo nella storia di questa città a volte uggiosa e malinconica, afosa e torrida quanto fredda e nebbiosa nelle stagioni mediane, ma anche luminosa e accogliente nelle stagioni intermedie in cui si preferisce spostarsi in bicicletta o in tram, passeggiare nei parchi e godere dell’aria aperta. A quando la sera, si andava tutti ai Navigli, quel sistema di canali irrigui e navigabili che formano il baricentro di un triangolo delimitato dal Naviglio Grande e dal Naviglio Pavese che ha come vertice la darsena di Ripa Porta Ticinese e copre una buona parte del quadrante della città. Ad accogliere il nottambulo c'erano allora le Vecchie Osterie oggi Loungebar, i Folk Club oggi Village-café, i ristoranti e le paninoteche, le fiere e i mercatini dove incontrarsi, scambiare idee, ascoltare musica, narrare storie e tantissimo altro. Tuttavia ‘altro’ sta anche per qualcosa che c’era e che non c’è più, che continua a vivere nei ricordi di quanti, scrittori, poeti, cultori della metropoli meneghina, hanno ‘narrato’ nel tempo, e in cui Milano continua ad essere ‘viva’, grandiosa come solo una vera capitale mitteleuropea dev’essere, ricca di fascino, lussuosa e indefinibile, quasi sfuggente ma, solo perché la sua nebbia azzurrina che in questa stagione l’avvolge, la nasconde agli occhi di chi non la conosce. Non sfugge però ai milanesi doc, i quali, sanno dove cercarla e, soprattutto, dove trovarla: dai Navigli a Porta Ticinese, a Brera nel ‘quartiere latino’, a Sant’Ambrogio, alla Scala, alla Galleria, al Castello Sforzesco, fino alla tanto decantata Porta Romana.

Sì, lo so, si sente che non sono milanese, per l’aver messo giù a caso nomi di luoghi che detti così sembrano non dire niente mentre, invece, appena soltanto evocati, sono in grado di suscitare innumerevoli memorie, reminiscenze, rappresentazioni di momenti storici importantissimi, che riguardano non solo l’aspetto urbanistico in sé, bensì artistico, in quanto a Milano l’attività del teatro impegnato e dello spettacolo più in generale continua a proliferare. Certo i miei ricordi più vivi sono datati, prendono spunto da ‘Via Broletto’ di Milly, le ‘Scarpe da tennis’ di Jannacci, I Gufi con Roberto Brivio, Giagni Magni, Lino Patruno, Nanni Svampa; e poi Dario Fo e Franca Rame, Cochi e Renato, Gaspare e Zuzzurro, Franca Valeri, Piero l’Italiano, Ivan della Mea, fino alla ‘Via Gluck’ di Celentano, agli amici Cerutti Gino e Riccardo (quello del biliardo) che ho diviso con Gaber e tanti altri. Per non dire poi degli allestimenti teatrali del Manzoni, dell’Elfo, del Piccolo, della Scala, ma anche del Carcano, del Niguarda, dell’Arcimboldi, insomma della Milano dei grandi registi come Strehler e Ronconi, fino alle Compagnie amatoriali come quella di Piero Mazzarella, Paolo Rossi, Claudio Bisio (Zelig), e non in ultimi gli spettacoli d'intrattenimento popolare di Felice Musazzi e di quella straordinaria compagine che ha nome I Legnanesi.

Anche qui la mescolanza è voluta, per mettere assieme il vecchio e il nuovo, per sottolineare la ‘vitalità’ di questa città dove tutto è possibile ‘nel bene e nel male’, nella realtà di cui si vuole essere partecipi, in quanto personaggi del jet-set oppure semplici amatori di conoscenza, dal Castello Sforzesco a Leonardo da Vinci; da Brera alle Mostre d’Arte Contemporanea; dalle grandi manifestazioni come la Fiera Campionaria di Milano (dal 1881), alla prossima ‘Expo’ del 2015, e delle quali è possibile scegliere se essere semplici visitatori o protagonisti tout-court. A Milano tutto è lasciato all’impulso creativo, dal manifatturiero al visionario la città accoglie, per dirlo con uno slogan, 'di tutto di più', purché abbia un che di innovativo e un progetto fattuale. Il resto è pressoché testimoniato dal tempo ‘passato e presente’ che ha permesso e permette a Milano di riscoprirla ogni volta diversa e di viverla ‘tutta d’un sorso’ e ubriacarsene fino a superare il gusto narrativo e a sognarla, un po’ come si fa e si dovrebbe fare più spesso con le cose della vita.

Ma non voglio inventarmi nient’altro nell'onorare questa città che pure mi ha dato tanto, per voler dire che non c’è altro da inventarsi ancora, basta avvalersi di un guida di ieri e di una di oggi per apprezzarla nella sua essenza cittadina, del presente come del suo passato. Allora accaparrarsi uno straordinario ‘vademecum’ dal titolo accattivante come “Milano città narrata” curata da Angelo Gaccione per le Edizioni Meravigli, può essere un modo, una curiosità in più. Titolo al quale ho sentito di aggiungere un co-titolo “Milano città sognata” perché, e forse qui mi ripeto, ognuno può ‘far propria’ (nell’accezione più ampia di ‘adottare’) la città, così come sognarla o addirittura inventarsela a proprio modo, a proprio uso e consumo, o anche lasciarsi adottare da questa Milano che stende il suo abbraccio universale mentre si prepara all’Expo 2015, e che si aspetta la visita di tutti noi. In primis di noi Italiani che, nel sostenere questo grande avvenimento, sosteniamo l’Italia che vuole risalire la china e si torni a farla ‘vivere’ agli occhi dell’Europa e del Mondo. Pertanto auspico che tutte le città di questa nostra bistrattata Italia abbandonino vecchie diatribe campanilistiche e regionalistiche e si vestano a festa per quella che dovrà essere l’Expo di tutti i popoli, e dico ‘grazie’ fin d’ora a quanti si prodigheranno al suo successo.

Se è vero, come apprendo dalle note di frontespizio del 'vademecum' appena presentato che: “ognuno di noi possiede una mappa ideale del proprio quartiere che lo lega e lo rassicura: è affezionato a un palazzo, a un albero, a un fregio, a un portale, a un’atmosfera che lo seduce, a una tonalità, a quell’humus che lo riconcilia con le cose e con gli uomini e che abolisce qualunque ostilità”, allora il libro curato da Angelo Gaccione, forma una ‘mappa ideale’ per conoscere una certa Milano, ‘tra poesia e bellezza’, impressa in una serie di bellissimi interventi realizzati da alcune delle personalità più in vista della vita culturale ‘meneghina’ che raccontano il loro particolare rapporto con alcuni luoghi della città, diventa non solo utile, bensì: “Un libro utilissimo per viaggiatori curiosi, turisti sognatori e milanesi ignari. Ma anche, e soprattutto, un atto d’amore verso la metropoli meneghina. Da leggere, regalarsi e regalare

Singolare per i non milanesi è l’appellativo di ‘meneghino’ rivolto a tutto ciò che riguarda la vita familiare milanese, soprattutto con riferimento agli aspetti più tradizionali della città, per cui è meneghino l’abitante della città, il dialetto milanese, la laboriosità e un certo modo di essere, al quale ho fatto riferimento precedentemente. E ‘meneghino’ di elezione è certamente Angelo Gaccione, nativo di Cosenza, poeta e musicista, scrittore e teatrante che alla città ha dedicato alcuni importanti libri di narrativa e poesia: “Milano, la città e la memoria”, “La città narrata” (apparso in diverse edizioni), “Poeti per Milano” e “Milano in versi”, e che da tempo vive e lavora a Milano dove dirige il giornale di cultura “Odissea” a cui collaborano prestigiose firme della cultura italiana e internazionale. Notevole è però il suo impegno civile espresso anche attraverso un’ampia produzione saggistica. Fra i suoi libri è di recente pubblicazione il volume “Ostaggi a Teatro” che raccoglie i suoi testi teatrali dal 1985 al 2007. Di particolare interesse per noi de larecherche.it è la sua produzione poetica che ho il piacere di ospitare in questo articolo:

 

Stamattina mi vestirò di bianco.

 

Stamattina mi vestirò di bianco

calcherò il cappello di traverso ed uscirò sulla via.

Saluterò tutti i passanti

e alla fanciulla che mi offrirà un sorriso

regalerò una rosa.

Mi imporrò di essere allegro e mi metterò a cantare:

non darò retta all’arrogante e, per una volta,

il pirata della strada non maledirò.

Del governo non mi darò cura -ma solo per oggi-

perché stamattina vorrò essere lieto e

come un uccello farmi leggero

essere sole nel sole

dimenticare il tempo che ci inquieta,

il male che ci attende

. . . ad ogni varco.

(Milano, 10-13 settembre 2011)

 

Passeggiare in un chiostro.

 

Passeggiare in un chiostro in pieno Agosto

in una città non mia trovarsi dentro un altro tempo

con le campane in festa a battere in pieno mezzogiorno.

E il pozzo al centro della stella

a comporre la divina proporzione

e sotto aldilà oltre le mura il respiro del mare sempre uguale.

Poi il silenzio denso come una vita che si ferma

raccolta dentro un quadrato di cielo

e il mio occhio che accoglie in un abbraccio

colonne archi capitelli e vele e logge e campanile e fregi

ed io che divento parte dell’insieme.

(Fano, agosto 2011)

 

L’albero a Porta Romana.

 

“Chi ci guarirà dalla mancanza di aria e di spazio?

Solamente a pensarci soffoco” (Italo Svevo, La coscienza di Zeno)

 

C’ è un albero nel mio cortile i cui rami abbracciano la mia finestra

e gli uccelli vengono guardinghi a spiarmi mentre scrivo.

Se fossero meno timidi aprirei le imposte e direi loro: “Entrate” .

Di questi tempi gli uomini mi sono divenuti insopportabili;

così ostili che niente mi è più caro di un albero

e di uno stormo di uccelli sopravvissuti in città.

Il palazzo di fronte mi copre il cielo

e il sole lo posso vedere solo riflesso dai vetri.

Così gli uomini costruiscono prigioni senza avvedersene,

e ne sono contenti.

Eppure sono sempre partito dall’uomo

e nulla mi ha più interessato quanto il suo cuore.

Ora, seppure non vecchio torno ai rami e agli uccelli e quasi ne provo dolore.

(Da: ‘Poeti per Milano -una città in versi’- Viennepierre1999)

 

(Liriche pubblicate per gentile concessione di Angelo Gaccione).

 

Nota d’autore: da non mancare una visita alla storica ‘benemerita civica’ Libreria Meravigli, in via Torino a Cernusco sul Naviglio: info@meravigliedizioni.it, una vera ‘chicca’ per gli amanti della città, dove andare alla ricerca delle tante ‘curiosità’ letterarie e non solo della Milano di oggi e di ieri: ‘Una città che non si dimentica e non si lascia dimenticare’.


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