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’Masterpiece Final Cut’ 30/03/2014

Argomento: Libri

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 31/03/2014 02:06:15

‘MASTERPIECE FINAL CUT’, Domenica 30 Marzo 2014 Come si era detto: “Parlatene male purché ne parliate”, una frase fatta che non si nega a nessuno, e che quindi avrei utilizzato anch’io per riassumere un po’ quella che è stata la messa in onda di questa finale di partita. Fermo restando che nella dinamica del montaggio un po’ troppo ‘sbrigativo’ qualcosa si perde e l’utente, anche il più attento, ahimè è penalizzato da non comprendere il perché di certe scelte, si comprende invece come la giuria composta da Taiye Selasi, Massimo De Cataldo, Andrea De Carlo, abbia svolto un grosso lavoro a monte, prima di approdare a quello che è dato di vedere nel programma andato in onda.

Per il resto che dire? Dopo avervi tediato con i miei resoconti della prima parte, ho preferito non farlo successivamente ma, come si vede, non posso esimermi di parlarvi della serata conclusiva che ha visto decretare il ‘vincitore’ in Nikola Savic con “Vita Migliore”, già da me definito ‘eccessivo’ solo perché utilizza un linguaggio esuberante che personalmente non apprezzo ma che, comprendo, possa avere un forte impatto sulla fascia di età dei lettori più giovani, certamente più giovani di me che scrivo. Degli altri finalisti mi pronuncio solo riguardo alla co-protagonista del duello finale, cioè Raffaella Silvestri il cui testo ho appellato ‘piagnone’ (drammatico, addolorato) che in un primo momento avevo ritenuto valido (come scrittura), ma che poi, dopo la rivelazione di autobiografismo spinto, ho ritenuto eccessivo e, quindi, bocciato senza possibilità di appello.

Inutile dire che anche i miei ‘pareri’ sono da prendersi con le pinze, che riguardano solo me e il mio essere prima ancora che uno scrittore un accanito lettore, per non usare il compassionevole aggettivo ‘appassionato’ che ritiene che le parole di per sé possono anche non dire niente, ma nel contesto generale (dalla prima all’ultima pagina letta), spingono a cercare il ‘senso’ dello scrivere e talvolta (purtroppo non sempre) a spalancare i misteriosi cieli, o le profondità se preferite, del nostro magico esistere. Tuttavia continuo a ritenere stia proprio in questo la differenza, che la direttrice editoriale Bompiani, Elisabetta Sgarbi, ha sottolineato più volte, in quanto la scelta si presenta qualitativamente difficile nei confronti di una materia a dir poco problematica, perché se esteticamente valutata, può dare adito a giudizi diversi, soggettivi e ineludibili, secondo la sensibilità e la personale capacità scrittoria.

Per il resto tutti i concorrenti si sono battuti con tenacia fino all’ultima riga, anzi, fino all’ultima parola e non nego di avere avuto qualche ripensamento. Faccio qui un esempio, e qui spendo del mio nel dire che il candidato escluso in questa serata, Lorenzo Vargas (già ripescato) meritava forse la palmares della vittoria su tutti gli altri per il talento ‘autentico’ dimostrato in tutte le prove, anche quella cui si è prestato questa sera. La sua non è una freschezza attribuibile al fatto che è molto giovane, no, è molto di più, ha dimostrato di avere quel ‘quid’ in più che lo fa scrittore originale, non artato dalla cultura precedente, che indubbiamente ha il suo valore, bensì che vive la dinamica attuale con un linguaggio adeguato allo scorrere del tempo che noi tutti ci troviamo a vivere, senza finzione e soprattutto senza ipocrisia. Di lui ricordo la frase che ho condiviso durante una delle prove precedenti: “se noi giovani non ci incensiamo da soli, è difficile che lo facciano gli altri” che oltre a suonare vera, rispecchia in pieno il suo modo di scrivere e che, personalmente, ho condiviso da subito. Al quale, imoltre, faccio i miei migliopri auguri affinché possa vedere pubblicato il suo libro. Sen'altro vorrò essere io a recensirlo.

Ospiti della serata Donato Carrisi e Susanna Tamaro che hanno letto rispettivamente due brani tratti dai due testi finalisti. Per il resto, nulla da aggiungere alla finalissima andata in onda, molto simile a tutte le finalissime vissute dal Campiello, allo Strega, a Venezia, a Cannes, a Hollywood; in fine il vincitore abbraccia il premio e si spertica nei ringraziamenti. Intorno i riflettori riflettono la luce, gli applausi scrosciano, i sorrisi si sprecano, le lacrime si spargono e la ‘favola’ si chiude con la solita frase delle favole: “e tutti vissero felici e contenti”. Quelli che hanno perso si dicono contenti di essere arrivati fin qui, quello che vince dice che non se lo aspettava, che non ci credeva ma, come sempre dice un mio carissimo amico: “alla fine un vincitore ci deve essere e quindi meglio a me”, e così è stato. Ben lieto che il vincitore sia stato comunque un giovane di cui presto leggeremo il libro che sarà pubblicato da Bompiani in 100.000 copie.

Un grazie sentito va ai componenti della giuria con aggiunta di Massimo Coppola che per tutto il tempo ha ‘interpretato’ al meglio il suo ruolo di ‘servitore di scena’ con determinazione e che ha allietato questa serata conclusiva. Un grazie grandissimo alla Elisabetta Sgarbi direttore editoriale della Bompiani che ha reso possibile questa realizzazione che spero si ripeta negli anni a venire e che sia di impulso per altri editori che così facendo apriranno le porte ai giovani scrittori e alla narrativa italiana. Del resto la strada è aperta, non c’è bisogno di inventarsi nient’altro se non ripetere il cliché, non senza qualche aggiustamento e qualche idea innovativa, di quanto è stato fatto. Pur ricordando che: “Non è possibile inventare idee senza modificare il passato. Di correzione in correzione si può sperare di produrre un’idea vera. Non esiste una verità originaria, ci sono solo errori originari.” (Gaston Bachelard). Buonanotte.


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