Pubblicato il 06/01/2026 11:19:03
Di inizio in inizio, attraverso inizi che non hanno mai fine"– come disse Gregorio di Nissa. In tal modo, l'Ereignis (evento) dell'amore, un inizio permanente altro dal primo, all'interno di un contesto vitale e dinamico che rivela la profondità della relazione ontologica e immanente tra l'essere e il tempo, dalla portata disvelante e totale, che segna un nuova origine poiché frutto di una rivelazione. Dunque, causa principiante e causa prinicipiata, principio (in atto e in potenza) da principiare senza fine. Il sentimento che prova l'amante è più divino, il demone che lo alberga designa il motore della storia umana. Rivedo questo concetto, con nitore e apporto poetico, nella lettera che Martin Heidegger scrisse ad Hannah Arendt il 27 agosto 1927, riprendendo Agostino: "Volo ut sis!" Frase, peraltro, resa celebre da Nietzsche (Gaia Scienza, af.270). Le parole di Agostino ci esortano a mostrarci autenticamente in tutto il nostro essere, senza che vi sia il tormento di apparire assolutamente fragili e indifesi. Adorno, nei "Minima Moralia", definì l'amore in questo modo: "Sarai amato quando potrai mostrare la tua debolezza senza che l’altro se ne serva per affermare la sua forza". Amore come carità? Questo è il nome che gli danno i cristiani. Gli amanti parleranno piuttosto di tenerezza, di dolcezza, di delicatezza, di gentilezza... Poco importa le parole. Ma quale felicità sarebbe possibile a due, senza questa dolcezza d’amare? Si tratta di proteggere la fragilità dell’altro, anche da sé". Una dolcezza che supera i confini delle proprie spinte rapaci ed edonistiche. Un'amore, in ultima istanza, al di là della vacuità sostanziale, che non chiede nulla in cambio se non l'esperienza di una pienezza vissuta.
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