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Jung e la ricerca sul mito: da il Prete Gianni a Libro Rosso

Argomento: Mitologia

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 26/01/2026 21:00:18

Interrogazione a ChatGPT sull'argomento 'Mito':

Ciao GPT, vorrei conoscere quello che sai sa sulla figura mitica de 'Il prete Gianni', grazie.
Che bella richiesta — il Prete Gianni è una di quelle figure dove storia, desiderio e immaginazione medievale si intrecciano come oro e incenso.
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🌟 Chi era il Prete Gianni?
Il Prete Gianni (in latino Presbyter Johannes, in inglese Prester John) è un sovrano leggendario cristiano che per secoli l’Europa credette realmente esistito, nascosto in qualche regione remota d’Oriente. Non era solo un re: era insieme prete e monarca, quindi autorità spirituale e politica fuse in un’unica figura — una specie di eco esotica del Re-Sacerdote biblico.
Più che un uomo, era una speranza geografica.
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🕊️ Perché nasce questa leggenda?
Siamo nel XII secolo, nel pieno delle Crociate. L’Europa cristiana si sente accerchiata dal mondo islamico e sogna alleati lontani. In questo clima appare la voce di un potente regno cristiano in Oriente, ricco, giusto e invincibile.
Nel 1165 circola un testo straordinario:
📜 La Lettera del Prete Gianni
Un documento (oggi sappiamo falso) inviato all’imperatore bizantino e ad altri sovrani europei.
In questa lettera il Prete Gianni descrive il suo regno:
• fiumi di pietre preziose
• animali fantastici
• popoli mostruosi ma pacificati
• una società perfettamente giusta
• assenza di povertà, menzogna e ingiustizia
È un paradiso terrestre politico. Non solo ricchezza, ma ordine morale.
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🌍 Dove si trovava il suo regno?
Qui la cosa si fa affascinante: la sua posizione geografica si sposta nel tempo, seguendo l’espansione delle conoscenze europee.
1️⃣ Prima fase: India
Nel Medioevo “India” significava genericamente l’Est misterioso. Lì si colloca inizialmente il suo regno: oltre il mondo conosciuto, vicino ai confini del meraviglioso.
2️⃣ Seconda fase: Asia Centrale
Nel XIII secolo, con le invasioni mongole, alcuni europei pensarono che il Prete Gianni potesse essere un sovrano cristiano nestoriano tra i popoli delle steppe. A volte fu identificato con capi mongoli o tartari convertiti.
3️⃣ Terza fase: Etiopia
Dal XIV–XV secolo la leggenda “migra” in Africa.
L’Etiopia, antichissimo regno cristiano isolato dal mondo europeo, sembrò combaciare perfettamente con il mito. I sovrani etiopi furono chiamati “Prete Gianni” dai portoghesi, che nel XV secolo cercavano un’alleanza contro i musulmani.
👉 Qui la leggenda tocca la storia reale:
ambasciate tra Etiopia e Portogallo avvennero davvero.
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✨ Cosa rappresentava davvero il Prete Gianni?
Non era solo una favola. Era una necessità simbolica.
🔹 L’alleato invisibile
Un potente re cristiano dietro le linee nemiche: la promessa che la cristianità non fosse sola.
🔹 L’utopia politica
Un regno senza corruzione, dove fede e giustizia coincidono. Una critica implicita all’Europa stessa.
🔹 Il confine del meraviglioso
Il suo territorio era sempre oltre l’ultima mappa. Era la personificazione dell’“altrove” medievale, dove il reale sfuma nel mitico.
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📚 Perché è importante per la storia?
Il mito del Prete Gianni:
• alimentò viaggi, esplorazioni e missioni diplomatiche
• influenzò la cartografia medievale
• contribuì alla spinta che porterà alle esplorazioni portoghesi
• mostra come nel Medioevo fede, politica e geografia fossero inseparabili
In un certo senso, il Prete Gianni è uno dei padri immaginari dell’Età delle Scoperte.
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🌌 In fondo…
Il Prete Gianni è la prova che gli uomini non cercano solo terre: cercano conferme che il bene esista da qualche parte.
Un re lontano, giusto, potente, cristiano — abbastanza remoto da non poter essere smentito, abbastanza vicino da poter essere sperato.
È una figura che vive sul bordo tra mappa e preghiera.
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Se vuoi, possiamo leggere insieme alcuni passi della Lettera o esplorare come viene rappresentato nelle mappe medievali.
leggere insieme alcuni passi della Lettera
Che meraviglia entrare in quel testo — è come aprire una finestra su un Medioevo che sogna ad occhi spalancati. La Lettera del Prete Gianni non è un documento storico, ma un grande affresco immaginario del XII secolo, scritto in latino e poi diffuso in tutta Europa in innumerevoli versioni.
Ti propongo alcuni passi significativi in forma italiana scorrevole, fedeli allo spirito del testo medievale, seguiti da una breve chiave di lettura.
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📜 1. L’autorità sacra e regale
«Io, Prete Gianni, per grazia di Dio signore dei signori, regno sulle tre Indie, e il mio dominio si estende fino alle torri di Babilonia. Sono sacerdote e re, e sopra di me non vi è che Dio onnipotente.»
✨ Commento
Qui si stabilisce la natura straordinaria del personaggio: unione di trono e altare. Non è solo potere politico, ma ordine cosmico. È un’eco delle figure bibliche — Melchisedec, re e sacerdote — proiettata in Oriente.
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💎 2. Il regno dell’abbondanza
«Nel nostro paese scorrono fiumi che portano pietre preziose; vi si trovano smeraldi, zaffiri, topazi e ametiste. Non vi è povertà, né ladro, né mendicante. Ognuno possiede ciò che gli occorre, e nessuno desidera ciò che non gli è dovuto.»
✨ Commento
Non è solo ricchezza materiale: è armonia sociale. L’abbondanza elimina il peccato economico. È un’utopia morale travestita da geografia.
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🐉 3. Il meraviglioso naturale
«Presso di noi vivono creature mirabili: uomini con corna, uomini con un solo occhio, centauri e animali che altrove non si vedono. Ma tutti riconoscono la nostra autorità e vivono in pace sotto la legge di Cristo.»
✨ Commento
Il Medioevo non separa il fantastico dal reale. Anche i mostri entrano nell’ordine cristiano: è l’idea che la fede domini il caos del mondo.
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⚖️ 4. La giustizia perfetta
«Tra noi non esiste menzogna. Chi dice il falso perde onore e dignità. L’adulterio non si conosce, e l’invidia è bandita dai cuori.»
✨ Commento
È quasi un controcanto polemico all’Europa del tempo. La Lettera descrive ciò che l’Occidente non riesce a essere.
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👑 5. La liturgia del potere
«Quando mi presento al popolo, porto una croce d’oro davanti a me, e dodici arcivescovi mi accompagnano, a memoria dei dodici apostoli.»
✨ Commento
Il potere del Prete Gianni è teatralizzato come liturgia vivente. Regnare è un atto sacro, una processione continua.
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🌌 In controluce
Questa lettera non vuole informare: vuole incantare e rassicurare.
Dice agli europei del XII secolo:
Da qualche parte, oltre i deserti e le carte bianche, esiste un mondo dove fede e giustizia coincidono.
Il Prete Gianni è meno un sovrano che una nostalgia del Regno di Dio proiettata sulla mappa.
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Se vuoi, nel prossimo passo possiamo esplorare come la Lettera influenzò le mappe medievali oppure confrontarla con altre utopie letterarie, da Tommaso Moro fino alle città ideali del Rinascimento.
Se volessi proiettarlo nella favolistica moderna a chi potrei farlo somigliare?
Domanda splendida — perché il Prete Gianni non è un personaggio, è un archetipo in abito regale. Se lo portiamo nella favolistica moderna, non cerchiamo il “chi è”, ma che funzione narrativa svolge: sovrano lontano, giusto, sapiente, legato al sacro, custode di un regno nascosto e perfetto.
E allora ecco le sue reincarnazioni.
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👑 Re Terenas / Aragorn (Tolkien)
Aragorn, più di ogni altro, ne porta l’eco.
• re legittimo ma a lungo nascosto
• legame con una missione quasi provvidenziale
• guarigione, giustizia, restaurazione dell’ordine
• un regno che non è solo potere ma armonia morale
Come il Prete Gianni, Aragorn incarna l’idea medievale che il buon governo è una forma di grazia.
________________________________________
🧙‍♂️ Re Pescatore (ciclo del Graal)
Qui siamo più sul piano simbolico.
• re-sacerdote ferito
• il suo stato fisico riflette quello del regno
• custode di un mistero sacro
• il suo territorio è quasi fuori dal mondo
Il Prete Gianni è come un Re Pescatore guarito, il Graal già ritrovato.
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🦁 Aslan (Le Cronache di Narnia)
Non è un re umano, ma svolge la stessa funzione:
• autorità spirituale assoluta
• potere che è insieme amore e giustizia
• presenza che ristabilisce l’ordine cosmico
Aslan è ciò che il Prete Gianni rappresenta in forma teologica: sovranità che coincide con verità.
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🏰 Il Re di Wakanda (Black Panther)
Sembra lontano, ma funziona perfettamente in chiave moderna.
• regno nascosto al resto del mondo
• tecnologia/ricchezza straordinaria
• equilibrio tra tradizione sacra e potere politico
• guida morale oltre che politica
Wakanda è quasi la versione fantascientifica del regno del Prete Gianni: utopia isolata che il mondo ignora.
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✨ Re di Atlantide / El Dorado (miti moderni)
Non un personaggio, ma una figura ricorrente:
• civiltà perfetta
• avanzata, giusta, armoniosa
• nascosta agli occhi del mondo
• evocata come promessa più che come luogo reale
Qui il Prete Gianni diventa mito geografico puro.
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🕊️ Dumbledore (in chiave simbolica)
Non è un re, ma:
• guida morale
• autorità che deriva dalla saggezza, non dalla forza
• conoscitore di verità superiori
• figura quasi sacerdotale
È il lato “prete” del Prete Gianni, separato dalla corona.
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🌟 In sintesi
Il Prete Gianni moderno somiglia a:
un sovrano nascosto, giusto, spiritualmente legittimo, che custodisce un mondo migliore del nostro — e la cui esistenza stessa è una promessa.
È l’archetipo del “Re Altrove”:
non governa solo un territorio, ma l’idea che l’ordine giusto sia possibile.
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Se dovessi inserirlo in una fiaba contemporanea, non sarebbe il protagonista:
sarebbe colui che si raggiunge alla fine del viaggio, quando il mondo ritrova il proprio asse.
Se vuoi, possiamo provare a inventare un personaggio originale ispirato a lui in chiave moderna.
C'è un altro mito di cui vorrei conoscere la portata: Il Re del Mondo (Tibetano?)
Ah, qui entriamo in un territorio ancora più sottile, dove mito, esoterismo e geopolitica dell’immaginario si fondono.
Il Re del Mondo è una figura meno medievale e più “metafisica” rispetto al Prete Gianni: non governa un regno lontano nello spazio, ma un centro nascosto del mondo.
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👑🌍 Chi è il Re del Mondo
È il sovrano occulto che, secondo tradizioni esoteriche diffuse tra XIX e XX secolo, reggerebbe il destino spirituale dell’umanità da un luogo segreto in Asia Centrale — spesso collegato al Tibet, alla Mongolia o al mitico regno sotterraneo di Agartha (o Agarttha).
Non è solo un re:
è capo spirituale supremo, custode della conoscenza primordiale, garante dell’equilibrio cosmico.
Se il Prete Gianni è un re-santo “da qualche parte”,
il Re del Mondo è un asse invisibile del pianeta.
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🏔️ Le origini della leggenda
La figura prende forma moderna con:
📚 Ferdinand Ossendowski (1920 ca.)
Nel libro Bestie, uomini e dei racconta di aver udito in Mongolia la tradizione di un sovrano sotterraneo che governa l’umanità spiritualmente.
🜂 René Guénon
Il grande pensatore tradizionalista riprende il mito in chiave simbolica:
• il Re del Mondo non è solo un individuo
• è il principio del Centro, il punto dove cielo e terra si uniscono
• rappresenta la Tradizione primordiale, precedente a tutte le religioni
Con Guénon la figura diventa quasi metafisica, non folklorica.
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🕉️ Collegamento con il Tibet?
Sì, ma indirettamente.
Nel buddhismo tibetano esiste il mito di:
✨ Shambhala
Un regno nascosto, puro, guidato da re illuminati, che apparirà alla fine dei tempi per ristabilire l’ordine.
Qui il parallelo è evidente:
Shambhala Re del Mondo
Regno nascosto Centro occulto
Re illuminato Sovrano spirituale
Custodia della sapienza Tradizione primordiale
Intervento finale Riequilibrio del mondo
Tuttavia, la figura del “Re del Mondo” come tale è una rielaborazione occidentale esoterica, non una dottrina tibetana pura.
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🧭 Differenza con il Prete Gianni
Prete Gianni Re del Mondo
Utopia cristiana medievale Centro spirituale esoterico
Regno geografico remoto Centro metafisico nascosto
Figura politico-religiosa Principio cosmico
Speranza di alleanza militare Garanzia dell’ordine universale
Il primo nasce dal bisogno storico.
Il secondo dal bisogno metafisico.
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🔮 Che cosa rappresenta davvero?
Il Re del Mondo è il simbolo di:
• l’idea che il caos visibile sia governato da un ordine invisibile
• l’esistenza di un centro sacro che le civiltà moderne hanno dimenticato
• la nostalgia di un’autorità spirituale universale perduta
È il “cuore nascosto” del pianeta.
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🌌 In termini narrativi moderni
Somiglia a:
• il Consiglio segreto dei Guardiani
• il Sovrano di una civiltà sotterranea avanzata
• il custode dell’Archivio primordiale
• la figura che interviene solo quando il mondo perde l’equilibrio
È meno fiabesco del Prete Gianni e più cosmico, silenzioso, quasi impersonale.
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✨ Una frase che lo riassume
Se il Prete Gianni è il sogno di un regno giusto sulla terra,
il Re del Mondo è il sogno che la terra stessa abbia un’anima e un centro.
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Se vuoi, nel prossimo passo possiamo confrontarlo con altre figure del “Centro del Mondo” — Meru, Olimpo, Avalon, Gerusalemme celeste — perché qui entriamo nel grande archetipo dell’Axis Mundi.
Che cosa resta di tutti questi miti esoterici?
Domanda grande, quasi crepuscolare — come chiedere cosa resta delle stelle quando arriva il giorno.
Di quei miti esoterici non resta “un luogo” da trovare, ma una funzione viva. Hanno perso la geografia, ma non la necessità.
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🌍 1. È scomparso il dove, non il bisogno
Nessuno oggi cerca davvero il regno del Prete Gianni o Agartha con una spedizione armata.
Ma l’idea che da qualche parte esista un ordine più giusto, una sapienza non corrotta, continua a muovere l’immaginazione.
Quel “luogo nascosto” si è spostato:
• dalla mappa alla psiche
• dall’Asia misteriosa all’interiorità
• dalla geografia al simbolo
Il centro del mondo è diventato centro dell’uomo.
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🧠 2. Sopravvivono come strutture dell’immaginario
Non credenze, ma forme narrative permanenti:
Mito antico Forma moderna
Regno nascosto Civiltà segreta, società avanzata invisibile
Re del Mondo Autorità invisibile, consiglio segreto, “custodi”
Sapienza primordiale Conoscenza perduta, codice antico, archivio cosmico
Centro sacro Energia, coscienza collettiva, “campo” spirituale
Dalla leggenda si passa alla fantascienza, al fantasy, al cinema, alla psicologia simbolica.
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🕯️ 3. Funzione psicologica
Questi miti rispondono a tre paure profonde:
• il caos del mondo
• la perdita di senso
• l’assenza di un’autorità morale credibile
Il Re del Mondo dice: c’è un ordine anche se non lo vedi.
Il Prete Gianni dice: la giustizia è possibile da qualche parte.
Sono antidoti all’angoscia del disordine.
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🧭 4. Sopravvivono come nostalgia del Centro
Viviamo in un’epoca diffusa, decentrata, senza vertice.
Questi miti parlano invece di:
• un asse
• un punto fermo
• un principio superiore
Non importa più che sia in Tibet o in Etiopia.
Importa che l’uomo continui a percepire che una vita senza centro si disgrega.
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🎭 5. Riemergono quando il mondo è in crisi
Ogni epoca instabile produce il ritorno di queste immagini:
• “governi ombra” (in forma distorta e complottista)
• società segrete nei romanzi
• civiltà nascoste nei film
• guide spirituali universali nelle correnti new age
Quando la realtà sembra caotica, la mente ricrea il modello dell’ordine invisibile.
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✨ In fondo, cosa resta davvero?
Resta questo nucleo:
L’intuizione che il visibile non esaurisce il reale.
Non è più una geografia sacra, ma una metafora permanente della dimensione interiore, spirituale o simbolica dell’uomo.
Il mito si è smaterializzato, ma non è morto:
è diventato linguaggio dell’anima quando la storia non basta.
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Se vuoi, possiamo fare un passo ancora più profondo: vedere come questi miti corrispondano alle strutture archetipiche di Jung, o come vengano trasformati nella narrativa contemporanea.
Sono per le strutture archetipiche di Jung,
Perfetta direzione — perché con Jung questi miti smettono di essere “storie lontane” e diventano cartografia dell’interiorità. Non parlano più di regni nascosti sulla terra, ma di regioni nascoste della psiche.
Prete Gianni, Re del Mondo, Shambhala… sono immagini dell’inconscio che prendono forma simbolica.
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🧠 Il punto di partenza junghiano
Per Jung i miti non sono fantasie arbitrarie, ma emersioni dell’inconscio collettivo, cioè strutture psichiche universali che l’umanità condivide.
Quando un’epoca non sa più dire il senso della vita in forma razionale, l’inconscio parla per immagini.
E quali immagini produce?
Quelle del Centro, del Sovrano, del Regno ordinato.
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👑 Il Re del Mondo come archetipo del Sé
Il concetto chiave qui è il Sé (Selbst).
Il Sé non è l’Io:
è la totalità psichica, il centro profondo che tiene insieme coscienza e inconscio.
Caratteristiche del Sé in Jung:
• è centro e totalità
• è fonte di ordine interiore
• non è visibile direttamente
• appare in sogni e miti come figura regale, divina o sapiente
Ora guarda il parallelo:
Re del Mondo Sé junghiano
Centro nascosto del mondo Centro nascosto della psiche
Governa invisibilmente Orienta la vita psichica senza che l’Io lo controlli
Custode della Tradizione Custode dell’integrità interiore
Si manifesta nei momenti di crisi Emerge quando la personalità deve trasformarsi
Il Re del Mondo è un’immagine simbolica del principio ordinatore interno.
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🌍 Il Regno nascosto = l’inconscio profondo
Agartha, Shambhala, il regno del Prete Gianni…
Sono rappresentazioni dell’idea che esista un livello della realtà:
• non visibile
• più vero del mondo esterno
• sorgente di senso
In termini junghiani:
l’inconscio non è caos, ma un cosmo non ancora integrato.
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🧙 Il Re-Sacerdote = funzione mediatrice
Il Prete Gianni unisce trono e altare.
Psicologicamente significa:
• unire potere (volontà, Io)
• e sacralità (inconscio, Sé)
È l’immagine di una personalità integrata, in cui:
la coscienza non combatte l’inconscio, ma ne diventa servitrice.
Questo è esattamente il processo di individuazione.
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🧭 Il Centro del Mondo = simbolo di individuazione
Nei sogni junghiani il Sé appare spesso come:
• città circolare
• tempio
• montagna
• mandala
• palazzo regale
Sono tutti simboli del centro.
Il mito del Centro del Mondo è la proiezione cosmica di questa struttura psichica.
Il viaggio verso il regno nascosto = il viaggio verso il centro di sé.
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⚖️ Perché riemergono in tempi di crisi?
Quando l’Io collettivo (una civiltà) perde orientamento:
• aumentano ansia, disordine, frammentazione
• emerge il bisogno di un principio ordinatore
Allora l’inconscio collettivo produce immagini di:
• Re giusto
• Centro sacro
• Sapienza primordiale
Sono tentativi simbolici di ricomposizione.
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✨ In formula junghiana
Questi miti dicono:
Esiste in noi un principio di ordine più profondo dell’Io.
Quando la coscienza si smarrisce, l’inconscio lo raffigura come Re, Centro, Regno nascosto.
Il Prete Gianni e il Re del Mondo non sono fantasie su luoghi remoti.
Sono mappe simboliche del percorso verso il Sé.
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Se vuoi, nel prossimo passo possiamo analizzare un sogno o un personaggio letterario con questa chiave — perché è lì che questi archetipi tornano davvero vivi.
In riferimento al ?Libro Rosso' di Jung dove trovo il riferimento a questo concetto?
Domanda finissima — perché nel Libro Rosso Jung non espone concetti, li fa vivere in forma visionaria. Non troverai un capitolo intitolato “Il Sé come Re del Mondo”: troverai figure, luoghi, architetture interiori che svolgono esattamente quella funzione.
Nel Liber Novus il pensiero è ancora mito, non teoria.
Vediamo dove guardare.
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👑 1. Filemone — il “sovrano interiore”
La figura che più si avvicina al “Re del Mondo” in senso junghiano è Filemone.
Jung lo descrive come:
• guida interiore autonoma
• fonte di insegnamenti superiori all’Io
• presenza sapiente, antica, impersonale
• non creata dall’Io, ma incontrata
Filemone è la personificazione del Sé come principio superiore, che:
pensa in noi, ma non è il nostro Io.
È il corrispettivo psichico del Sovrano nascosto: non governa il mondo esterno, ma l’ordine interno.
📍 Lo trovi nelle sezioni visionarie centrali, quando Jung dialoga con le figure interiori e riconosce che esiste una “personalità oggettiva” nella psiche.
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🏛️ 2. Le città, i templi, le architetture
Nel Libro Rosso compaiono spesso:
• edifici sacri
• sale, colonne, spazi centrali
• strutture simmetriche
Queste immagini anticipano ciò che poi Jung chiamerà mandala.
Il mandala, per Jung, è:
simbolo spontaneo del Sé come centro e totalità.
Il “Centro del Mondo” mitico diventa qui centro psichico.
📍 Ogni visione strutturata intorno a uno spazio centrale o circolare è una manifestazione simbolica dello stesso archetipo.
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🧙 3. Elia e Salomè
La coppia Elia (sapienza profetica) e Salomè (eros, anima) rappresenta una totalità che trascende l’Io razionale.
Elia, in particolare, ha tratti da:
• maestro antico
• figura di autorità spirituale
• mediatore tra umano e divino
È un’altra forma del principio guida interiore, affine alla funzione del Re-saggio.
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🌑 4. L’esperienza decisiva: l’Io non è il centro
Il passaggio chiave del Libro Rosso è questo rovesciamento:
l’Io non è sovrano nella psiche.
Jung scopre che esiste un centro più profondo, che si manifesta come:
• guida
• maestro
• figura regale o divina
• ordine simbolico
Questa è la nascita esperienziale del concetto di Sé, che nei libri successivi diventerà teoria.
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🌍 Parallelo diretto
Mito esoterico Libro Rosso Psicologia junghiana
Re del Mondo Filemone Sé
Centro nascosto Spazi sacri, mandala Centro psichico
Sapienza primordiale Insegnamenti delle figure interiori Inconscio collettivo
Regno occulto Mondo interiore visionario Totalità psichica
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✨ In sintesi
Nel Libro Rosso il “Re del Mondo” non è nominato, ma vissuto.
È:
• la voce di Filemone
• il centro delle immagini mandaliche
• l’autorità che supera l’Io
• la totalità che cerca di emergere
Dopo quell’esperienza, Jung potrà dire in forma teorica ciò che lì ha visto:
nell’uomo esiste un centro che non è l’Io, ma che orienta l’intera personalità.
Il mito diventa psicologia.
Il sovrano del mondo diventa sovrano dell’anima.
________________________________________
Se vuoi, possiamo entrare in un episodio preciso del Libro Rosso e leggerlo con questa lente simbolica.
Sì, lì dove nomina Filemone. Chi è un saggio, un profeta, un cantore, un apostolo?
Che punto delicato e luminoso stai toccando. Con Filemone Jung entra in relazione con una figura che non è semplicemente “un personaggio visionario”, ma un’esperienza psicologica decisiva: l’incontro con una fonte di sapere che non coincide con l’Io.
Vediamo chi è, senza ridurlo.
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👤 Come appare Filemone
Nel Libro Rosso Jung lo descrive come un uomo anziano, con tratti che ricordano:
• un mago ellenistico
• una figura gnostica
• talvolta ali di martin pescatore (simbolo dell’aria, dello spirito)
Non è un’immagine cristiana in senso stretto, né pagana pura: è sincretico, fuori dal tempo.
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🧠 Chi è psicologicamente
Jung stesso dirà più tardi che Filemone rappresenta:
una personalità autonoma dell’inconscio
Cioè:
• non è inventato volontariamente
• non dice ciò che Jung vuole
• possiede una sua logica, una sua volontà
• spesso corregge Jung
Qui avviene la scoperta cruciale:
nella psiche esiste un centro di sapere che non è l’Io.
Filemone è una manifestazione del Sé come funzione sapienziale.
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🔮 Saggio? Profeta? Apostolo?
La tua domanda è precisa, e la risposta è: tutti e nessuno, perché quelle sono categorie storiche; Filemone è una funzione archetipica.
Vediamole una per una.
🧙‍♂️ È un saggio?
Sì — nel senso archetipico del Vecchio Saggio (archetipo junghiano).
Caratteristiche:
• distacco
• visione ampia
• parola che orienta
• sapere non razionale ma simbolico
È l’archetipo del maestro interiore.
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🔥 È un profeta?
Non nel senso biblico di inviato di Dio per una comunità.
Ma è profetico in questo senso:
• rivela ciò che l’Io non sa
• annuncia trasformazioni interiori
• porta verità scomode
È profeta dell’inconscio, non di una religione.
________________________________________
🎶 È un cantore?
Sì, in senso antico: le sue parole hanno tono oracolare, poetico, simbolico.
Non insegna per concetti, ma per immagini. È vicino alla funzione del vate.
________________________________________
✝️ È un apostolo?
No, perché non trasmette una dottrina ricevuta da un Dio esterno.
Non è mediatore di una fede, ma di una esperienza interiore diretta.
________________________________________
👑 La definizione più precisa
Filemone è:
la personificazione della funzione trascendente della psiche
Cioè la capacità della psiche di produrre una guida che:
• mette in dialogo coscienza e inconscio
• orienta il processo di individuazione
• rappresenta un sapere che supera l’Io
In termini mitici sarebbe:
• il Vecchio Saggio
• il Re nascosto
• il Maestro segreto
• il custode del Centro
________________________________________
✨ La frase chiave di Jung (in sostanza)
Dopo l’esperienza con Filemone, Jung capisce che:
i pensieri non sono prodotti dall’Io, ma accadono come eventi della psiche.
Filemone è colui che mostra a Jung che l’anima è oggettiva, non solo soggettiva.
________________________________________
🌌 In sintesi poetica
Se dovessimo dirlo in una sola immagine:
Filemone non è un uomo, né un santo, né un profeta storico.
È la forma che assume la voce del Sé quando l’anima decide di farsi ascoltare.
È il momento in cui l’interiorità prende volto,
e il centro invisibile comincia a parlare.
Quindi anche Jung ha dovuto trovare un a figura olistica per oggettivare l'esistenza dell'anima?
Sì — ma con una sfumatura importante.
Jung non “inventa” una figura per dimostrare l’anima; si accorge che, quando si ascolta a fondo la vita psichica, l’anima si presenta spontaneamente in forma di figura.
È un evento, non un’ipotesi.
________________________________________
🧠 Il passaggio decisivo
Prima di quell’esperienza, la psiche poteva sembrare:
• contenuto mentale
• prodotto dell’Io
• flusso soggettivo
Con le visioni del Libro Rosso, Jung scopre qualcosa di sconvolgente per uno scienziato:
l’inconscio si comporta come una realtà autonoma.
Non è un deposito, ma un interlocutore.
E quando una realtà psichica è autonoma, la mente umana la percepisce come presenza.
________________________________________
👤 Perché una figura?
La psiche profonda non parla in concetti astratti.
Parla in immagini personificate.
È il suo linguaggio naturale.
Così come il sogno non dice “funzione regolatrice del Sé”, ma mostra:
• un vecchio re
• un maestro
• una guida
• una città centrale
La figura olistica (Filemone) non è una costruzione teorica, ma:
la forma simbolica attraverso cui la totalità psichica diventa percepibile.
________________________________________
🌍 “Oggettivare l’anima” cosa significa davvero?
Non dimostrarla come un oggetto fisico.
Significa riconoscere che:
• i contenuti psichici non sono arbitrari
• possiedono coerenza, intenzionalità, direzione
• si comportano come “altro da noi”
Jung parla infatti di realtà psichica oggettiva.
Oggettiva non nel senso materiale, ma nel senso che non dipende dalla volontà dell’Io.
________________________________________
🔮 Il punto sottile
Qui c’è il nodo:
Se la psiche produce spontaneamente immagini di guida, centro, sapienza superiore,
non è Jung che crea il mito — è la psiche che continua a usare strutture mitiche per esprimersi.
Filemone è:
• psicologicamente un archetipo
• simbolicamente un maestro
• funzionalmente una mediazione col Sé
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✨ Formula chiara
Jung non “prova” l’anima con una figura.
Scopre che:
quando l’anima si manifesta in modo pieno, assume forma personale.
L’anima, per diventare cosciente, ha bisogno di un volto.
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🌌 In chiave più ampia
È lo stesso meccanismo per cui l’umanità ha immaginato:
• Re del Mondo
• Prete Gianni
• Dei, angeli, maestri nascosti
Sono personificazioni di una realtà interiore vissuta come più grande dell’Io.
La differenza è che Jung sposta tutto dal cosmo alla psiche.
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Se vuoi, il passo successivo naturale è questo:
cosa distingue un’esperienza simbolica autentica da una fantasia o da una proiezione patologica? È il problema centrale che Jung si pose dopo il Libro Rosso.
Se 'l'assunzione di forma' respira l'essenza dell'anima, in quale altra forma incontriamo il Sé inghiano?
Domanda di quelle che aprono stanze.
Se il Sé, per farsi percepire, prende forma, allora non resta mai prigioniero di una sola figura: cambia maschera, ma non funzione. È il centro che cerca immagini per dire: “qui c’è la totalità”.
Vediamo le sue apparizioni più tipiche.
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⭕ 1. Il Mandala — la forma pura
È la manifestazione più “astratta”.
Cerchi, quadrati, croci, città concentriche, rosoni, ruote:
sono immagini spontanee che emergono nei sogni, nell’arte, nelle visioni interiori.
Per Jung il mandala è:
la rappresentazione simbolica dell’ordine totale.
Quando la psiche è in trasformazione profonda, il Sé appare come struttura, non come persona.
Qui il volto scompare, resta l’architettura del centro.
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👑 2. Il Re / Regina
Il Sé è sovranità interiore.
Nei sogni può apparire come:
• re giusto
• regina luminosa
• coppia regale (unione degli opposti)
Il simbolo dice:
il centro non è solo equilibrio, ma autorità legittima sulla personalità.
Quando l’Io è disorientato, il Sé si presenta come chi “ha diritto di governare”.
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🧙‍♂️ 3. Il Vecchio Saggio / Grande Madre
Due polarità della stessa totalità.
Vecchio Saggio
– guida
– conoscenza superiore
– parola orientante
Grande Madre
– grembo
– protezione
– totalità originaria
Il Sé non è solo mente: è anche matrice.
Padre e madre simbolici coincidono nella totalità.
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💎 4. La Pietra, il Tesoro, il Gioiello
Forme “oggettuali” del Sé.
• pietra filosofale
• perla
• diamante
• tesoro nascosto
Indicano qualcosa di:
• indistruttibile
• prezioso
• centrale
• da scoprire, non da creare
È il Sé come nucleo incorruttibile.
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🌄 5. Montagna, Albero, Asse
Forme cosmiche.
• montagna sacra
• albero del mondo
• asse che unisce cielo e terra
Qui il Sé appare come Axis Mundi, collegamento tra livelli dell’essere.
Psicologicamente: connessione tra coscienza e inconscio.
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🏙️ 6. La Città, il Tempio, la Casa centrale
Spesso nei sogni il Sé è un luogo:
• città ordinata
• edificio simmetrico
• stanza centrale in una casa sconosciuta
Indica che la personalità è una struttura abitabile, non un caos.
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💫 7. Figura divina o luminosa
Angelo, Cristo interiore, Buddha, essere di luce.
Quando il Sé appare in forma religiosa, non è dottrina, ma esperienza di totalità numinosa.
È il Sé come trascendenza immanente.
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🌓 Il principio chiave
Tutte queste forme hanno qualcosa in comune:
• centralità
• totalità
• ordine
• superiorità rispetto all’Io
• funzione orientante
Non importa la forma.
Importa la funzione simbolica.
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✨ In sintesi poetica
Il Sé è come il sole visto attraverso mille finestre:
una volta è re, una volta città, una volta pietra, una volta mandala.
Non cambia la luce —
cambia il modo in cui l’anima può sostenerne lo splendore.
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Se vuoi, possiamo fare un passo ancora più concreto: come riconoscere nei sogni quando una figura appartiene al Sé e non a un complesso dell’Io. È una distinzione sottile ma fondamentale.
Potremmo provarlo su un mio scritto, ma dovrei cercarlo, C'è però un punto in cui dici: connessione tra coscienza e inconscio. Quindi non sono subalterni, né sinonimi, né contrari: è così?
Sì — ed è una precisazione decisiva.
Per Jung coscienza e inconscio non sono né gerarchia, né identità, né guerra. Sono poli di un sistema vivente, come emisferi di un unico organismo psichico.
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🌓 Non sono sinonimi
La coscienza è:
• ciò che l’Io sa di sé
• continuità narrativa
• intenzione, scelta, orientamento
L’inconscio è:
• ciò che eccede l’Io
• potenzialità non ancora vissute
• memoria arcaica, simbolica, collettiva
Se fossero la stessa cosa, non ci sarebbero sogni, lapsus, simboli, crisi creative.
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⚔️ Non sono nemici naturali
La visione “conflittuale” (tipica di certe letture riduttive) vede l’inconscio come:
• pulsione
• caos
• minaccia
Per Jung invece l’inconscio è compensatorio:
interviene quando la coscienza diventa unilaterale.
Non distrugge: riequilibra.
Il conflitto nasce solo quando l’Io rifiuta il dialogo.
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🧭 Non sono in rapporto di subordinazione
L’Io non è padrone assoluto, ma neppure l’inconscio è tiranno.
Il modello non è piramide, ma asse dinamico.
La coscienza dà:
• direzione
• responsabilità
• forma concreta alla vita
L’inconscio dà:
• profondità
• simboli
• energia trasformativa
Senza coscienza, l’inconscio resta indifferenziato.
Senza inconscio, la coscienza si inaridisce.
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🌉 La loro relazione è dialogica
Jung parla di funzione trascendente:
la capacità della psiche di far nascere una terza posizione dall’incontro degli opposti.
Non vince uno dei due.
Nasce qualcosa di nuovo.
È come:
• inspirare ed espirare
• radice e chioma
• fiume e alveo
Separabili solo per astrazione.
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🌍 Il ruolo del Sé
Qui torna il punto centrale.
Il Sé non è uno dei due poli.
È la totalità che li comprende entrambi.
Coscienza e inconscio sono tensioni interne al Sé, come nord e sud in un campo magnetico.
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✨ Formula chiara
Per Jung:
la coscienza è l’isola illuminata
l’inconscio è il mare che la circonda
il Sé è l’intero pianeta
Non sono nemici, ma parti di un’unità più vasta che cerca equilibrio.

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