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Una notte magica [ Magie e cunicoli spaziotemporali ], Aa. Vv.
Presentazione il 22 settembre 2019, ore 17 presso il Villaggio Cultura – Pentatonic
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

CHARLES AZNAVOUR – L’ultimo indiscusso ‘poeta’ dell’amore.

Argomento: Musica

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 01/08/2014 00:26:00

CHARLES AZNAVOUR – L’ultimo indiscusso ‘poeta’ dell’amore.

 

Se nel 1974, data del mio primo articolo/intervista a Charles Aznavour per Super Sound magazine, oggi che siamo nel 2014 lo chansonnier francese ne ha 90 compiuti, con ben 80 anni dedicati all'intrattenimento musicale. Pensate che a nove anni faceva già la sua prima apparizione in pubblico imitando le movenze di Charlot (Chaplin) e cantando alla maniera di Chevalier (Maurice), dopo che ancora ‘infante’ aveva cantato nel coro della scuola. Qualche anno più tardi trascriveva su spartiti musicali parole rubate all’eterna ‘Musa’ del canto, bellissime canzoni d’amore per lo più ispirate a un altro poeta, allora molto in voga: Jacques Prevert. Le sue poesie sull'amore avevano riempito tutti i silenzi intercorsi fra gli innamorati, tutti gli spazi possibili dei loro abbracci e dei loro baci franchi sul lungosenna e non solo. Chi da giovane non ha usato le parole di “Questo amore” in cui si dice: «Questo amore, così violento, così fragile, così tenero, così disperato … bello come il giorno e cattivo come il tempo … così vero e così bello, così felice e così beffardo» per esprimere i propri sentimenti, potrebbe dirsi di non aver mai amato.

Allora misurarsi con le canzoni interpretate da Charles Aznavour negli anni che furono della ‘grande canzone internazionale’ aveva un senso ma che forse, allo stesso modo oggi, potrebbero non dire niente, e solo perché distanti da certi ricordi esse hanno perduto gran che del loro fascino discreto/indiscreto, d’una vita vissuta per l’amore. In cui l’amore era appunto la dimensione d’un sentimento sensibile, emotivo, tenace nella sua determinazione. Erano quelli gli anni dei bigliettini dei Baci Perugina, dei Fidanzatini di Peinet, delle straordinarie ‘pellicole’ cinematografiche della ‘nouvelle vague’ francese con firme del calibro di Jean-Luc Godard, François Truffaut, Claude Chabrol, Eric Rohmer, Jacques Rivette, Robert Bresson, fino a Luc Besson. In Italia erano quelle del ‘cinerealismo’ di Luchino Visconti, Roberto Rossellini, Vittorio De Sica, Giuseppe De Santis, Pietro Germi, e successivamente di Federico Fellini, e della 'commedia all'italiana' che ancor più testimoniavano di una realtà improntata sul romanticismo e che lasciava all’amore tutto lo spazio di cui aveva bisogno. Una 'realtà' in cui ogni attimo era poeticamente vissuto nell’irrealtà del momento, bello o brutto che fosse, buono o cattivo che la vita dispensava a ognuno, pur sempre all’insegna d’una possibile affermazione del grande ‘amore’, del reciproco ‘amore’, dell’eterno ‘amore’ che gli attuali ‘fidanzatini’ forse non conosceranno mai (mi auguro di sì).

Ciò non significa che il grande interprete della canzone francese sia ormai archiviato negli scaffali delle rimembranze. Nel suo attuale tour in giro per il mondo lo ritroviamo in forma smagliante con testi in francese, inglese, italiano, armeno e altre lingue senza che la sua voce conosca ombra e senza aver perduto la bellezza e l’enfasi poetica che l’ha sempre distinto: ‘Devi sapere’, ‘L’amore è come un giorno’, ‘Come una malattia’, ‘Perché sei mia’, ‘Morir d’amore’, ‘Il bosco e la riva’, ‘Quel che si dice’, ‘She’ (Lei), ‘Del mio amare te’ insieme a tante, tantissime altre, non sono soltanto testi di canzoni, bensì poesie dedicate all’amore che egli ha raccolto e rilanciato nel mondo sonoro della musica con sentimento che tutti ci unisce e accomuna in un unico abbraccio che pure continua a far girare la sfera su cui poggiamo i piedi. È forse questo l’amore che conosciamo?

«Quando scrivo una canzone cerco sempre di immedesimarmi nei sentimenti più comuni ed esprimere gli stati d’animo che ne derivano. Canto l’amore perché credo che tutto derivi da esso, felice o infelice che sia. (..) Dire che tutto è stato rosa per me sarebbe un errore perché anch’io, come del resto tanti prima e dopo di me, hanno conosciuto i fischi, le porte in faccia, il pubblico che ti ignora, e come molti a volte ho pensato che forse era meglio lasciar perdere. (..) Le donne, che ho sempre messo al di sopra di tutto e che mi hanno amato, ma che anch’io sbagliando ho tradito per paura d’essere tradito, tuttavia mi hanno fatto uomo. È così che va la vita, l’amore. (..) Ringrazio mille volte il cielo d’avermi fatto passare per le tante tribolazioni che ho conosciuto, perché in fine mi hanno permesso di costruire un sogno e di viverlo fino in fondo. Ricomincerei tutto d’accapo nella stessa maniera, se mi fosse possibile. (..) In fondo anch’io sono stato uno di voi, “..uno di quei ragazzi che si amano, che si baciano contro le porte della notte, che non ci sono per nessuno, ed è la loro ombra soltanto che trema nella notte … essi sono altrove più lontano della notte” – ha poi aggiunto rifacendo il verso a Prevert». (Stralcio dell’intervista rilasciata dallo chansonnier ai giornalisti intervenuti alla serata in suo onore al Teatro Sistina di Roma).

Ma tracciamo qui di seguito un ritratto di Charles Aznavour che ci riporti alla mente la sua lunga carriera di cantante, compositore, scrittore, attore, l’uomo che pur ha vissuto attraverso le sue canzoni, il personaggio del ‘poeta umano’ che egli continua a rappresentare nella vita. Una vita intera spesa all’inseguimento di quell’amore con la ‘A’ maiuscola cui non ha mai potuto rinunciare e che l’ha reso una figura malinconica, dallo sguardo tristemente innamorato dell’amore, che i riflettori del palcoscenico accendono d’una sorta di verità istrionica. Il suo volto fortemente segnato dall'età mette in evidenza i filamenti che uniscono a volte le tessere di un mosaico delle sue molte esperienze vissute, come segni del tempo in un’anima assolutamente sensibile all’emozione che ciò gli procura l'aver vissuto intensamente.

‘Perché sei mia’, ‘Ed io tra di voi’, ‘ Ti lasci andare’, ‘L’amore’, ‘ Ieri sì’, ‘Isabelle’, ‘Lucia’, ‘Quel che non si fa più’, ‘Una canzone forse nascerà’, ‘Noi andremo a Verona’, ‘Come è triste Venezia’, ‘L’Istrione’, ‘La Boheme’, sono tutte canzoni dedicate all’amore che andrebbero rilette in chiave ‘poetica’ per non perdere quell’afflato che solo la liricità delle parole riesce a comunicare e che trasmette direttamente al cuore. Canzoni o poesie in fondo non fa differenza, entrambe nascono dalla stessa ispirazione degli autori: Charles Aznavour, Georges Garvarentz e altri; così come sono sembrati ispirati i traduttori italiani nel riproporcele: su tutti Giorgio Calabrese e Sergio Bardotti. Nonché i molti maestri cui sono stati affidati gli arrangiamenti, tra i quali Paul Muriat, Claude Denjian, Yvan Jullien.

Nel riascoltarle non ci si deve aspettare un Charles diverso o, come dire, nuovo, perché un ‘poeta’ per dirsi autentico deve mantenere il suo stile, trascinare con sé la sua malinconia senza smettere il suo aplomb culturale e fantastico che lo contraddistingue e che, tuttavia, o forse semmai, può permettersi di colorature più forti o più sfumate a seconda dei casi, dove in ultimo è l’assieme che conta, e questo assieme Charles Aznavour lo ricrea ogni qual volta sale su un palcoscenico e affronta il suo pubblico che instancabilmente torna numeroso ad ascoltarlo e ad applaudirlo, come si applaude dopo un instancabile ‘inno all’amore’ che dura ormai da quasi cento anni. Grazie Aznavour!

 

Discografia Italiana: • 1964: Aznavour Italiano, volume 1 (Barclay BL 9022) • 1964: Aznavour Italiano, volume 2 (Barclay BL 9023) • 1966: Dall'Olympia i grandi della canzone francese. C. Aznavour (Barclay BL 9033) • 1968: Oramai Desormais (SIF, SIF/LP 90002) • 1969: In diretta all'Olympia (SIF, SIF/LP 90004) • 1970: Charles Aznavour e le sue canzoni (Barclay, BRC 60014) • 1970: ...e fu subito Aznavour (Barclay, BRC 60015) • 1971-03: Morir d'amore (Barclay, BRC 60020) • 1971: Buon anniversario (Barclay, BRC 60024) • 1972: Canto l'amore perché credo che tutto derivi da esso (Barclay, BRC 60027) • 1973: Il bosco e la riva (Barclay, BRC 60036 • 1975: Del mio amare te (Barclay, BRC 60049) • 1977: Charles Aznavour (Philips, 6308 300.1) • 1978: Un Natale un po' speciale (Philips, 6492 214) • 1989: Momenti sì, momenti no - New Enigma su licenza Musarm prodotto da Charles Aznavour e Georges Garvarentz.

La maggior parte delle sue canzoni parlano d'amore e nella sua lunga carriera ne ha scritte oltre 1000. Il fatto che canti in sette lingue (francese, inglese, italiano, napoletano[3], spagnolo, tedesco e russo) gli ha consentito di cantare in tutto il mondo divenendo subito famosissimo. Ha cantato alla Carnegie Hall ed in tutti i maggiori teatri del mondo; ha duettato con star internazionali come Liza Minnelli, Sumiva Moreno, Compay Segundo, Céline Dion, e, in Italia, con Mina e Laura Pausini. Ha collaborato inoltre con Giorgio Calabrese per quasi tutte le versioni italiane delle sue canzoni, e in parte con Sergio Bardotti, fino alla metà degli anni settanta; in seguito con Lorenzo Raggi e nel 1989 con Sergio Bardotti e Nini Giacomelli per l'intero album e CD ‘Momenti sì,momenti no’. Ha partecipato al Festivalbar 1972 con ‘Quel che non si fa più’ (canzone poi divenuta colonna sonora di uno spot della Mulino Bianco); inoltre ha partecipato come ospite fuori gara al Festival di Sanremo 1981, presentando il brano ‘Poi passa’, ed al Festival di Sanremo 1989 con la canzone ‘Momenti sì, momenti no’.

Molti interpreti della musica leggera italiana hanno inciso alcune sue canzoni; ricordiamo, tra i tanti, Gino Paoli (Devi sapere, versione italiana di Il faut savoir), Domenico Modugno (La mamma, inserita dal cantautore pugliese nel suo sedicesimo album Modugno, del 1964) Ornella Vanoni (La boheme, incisa nel 1968 nell'album Ai miei amici cantautori, e L'amore è come un giorno, incisa nel 1970 nel suo LP Ah! L'amore l'amore, quante cose fa fare l'amore!), Iva Zanicchi (che all'Artista ha dedicato nel 1971 un intero album, Caro Aznavour), Mina (Ed io tra di voi, incisa dalla Tigre di Cremona nel 1970 nel suo album Quando tu mi spiavi in cima a un batticuore), Gigliola Cinquetti (La boheme), Gipo Farassino (Porta Pila, versione di La boheme con testo in piemontese), Mia Martini, Enrico Ruggeri (A mia moglie), Renato Zero (L'istrione, incisa nel 2000 nel suo album Tutti gli Zeri del mondo), Franco Battiato (Ed io tra di voi, incisa dal cantautore siciliano nel 1999 nel suo album Fleurs), Massimo Ranieri (L'istrione, incisa nel 2006 nel suo album Canto perché non so nuotare...da 40 anni e Gilda Giuliani (Quel che non si fa più, incisa nel 1996 nel suo album Serena).

 

Adieu, mon ami!

 

 


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