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The Entertainers: ’Gershwin in Blues’

Argomento: Musica

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 08/08/2014 19:15:30

THE ENTERTAINERS - “Gershwin in Blues” by Giorgio Mancinelli.

 

L’America fu indubbiamente la grande protagonista dei ‘Ruggenti Anni Venti’ (The Roaring Twenties), in cui si condensò la grande civiltà della macchina in quanto essenza della società industriale subentrava nell’inseguimento economico del ‘new deal’ americano e che portò a uno sfoggio inusitato di libertà dei costumi e dei consumi, ivi inclusa la musica e l’intrattenimento in generale che permise ad operatori scaltri di guardare alla grande ‘macchina dei sogni’ con occhi pratici e utilitaristici. Ancor più gli Anni Venti si presentavano spumeggianti di una tale vitalità e freschezza musicale che l’America, e in seguito tutta l’Europa, si abbandonarono alla follia che la nuova musica Jazz sembrava trascinare con sé.

Il fascino misterioso e prorompente del Jazz esplose quasi improvviso nelle sale da ballo: “..si ballava a Biarritz, nei salotti privati dell’albergo Miramare, a Bordeaux, all’Hotel Astor di Londra. Nei locali di New York le cosiddette Taxi-girl mordevano amorosamente l’orecchio del loro ballerino occasionale e si lasciavano accarezzare con trasporto, per tutta la durata di uno scontrino, ridiventando subito dopo, freddissime e distanti, pronte ad accusare di violenza l’uomo che insistesse per un appuntamento notturno.”

“Il Jazz – ha scritto George Gershwin – è il risultato delle energie immagazzinate dall’America. È un genere di musica energica, rumorosa, impetuosa e perfino volgare. Una cosa è certa, il Jazz ha dato un contributo positivo e duraturo all’America nel senso che ha espresso la sua reale personalità”.

Una personalità esuberante, inquietante, straordinaria che i nuovi artisti emergenti non tardarono a scoprire. Fu inevitabile che il Jazz una volta raggiunta la popolarità e quindi il successo internazionale, si commercializzasse. Dapprima adattato al ballo dai musicisti bianchi era un genere con pochi punti di contatto col vero Jazz dall’anima nera.

Il repertorio espresso dalle orchestre allora molto in voga di Paul Whitman e Ted Lewis o dell’Original Dixeland Jazz Band, non differivano poi molto da quello delle tante orchestre da ballo che attraversavano gli States o che arrivavano in Europa. All’occorrenza leggere l’articolo su “Il Grande Gatsby” apparso in questa stessa rubrica. Anche l'influenza di Scott Joplin, compositore di colore e padre del Ragtime, appare netta in alcune sue composizioni.

In particolare il ‘Concerto in F’ di Gershwin fu fortemente criticato perché troppo simile alle opere di Debussy. Comunque, la sua principale innovazione sta proprio nella combinazione di questi elementi classici (perfezione nello stile, rigidezza dello schema, ecc.) e dei ritmi e delle melodie jazz che erano già fortemente radicate nella musica nera americana. Di fondo la nuova musica riprendeva il ritmo sincopato del ‘ragtime’ di cui si è parlato nell’articolo apparso su questo stesso sito “The Entertainers - Rag-Time” dedicato alla figura di Scott Joplin.

L’esplosione nei teatri di Broadway del ‘musical show’, la cui organizzazione aveva un nome alquanto curioso Tin Pan Alley fece il resto. Le canzoni contenute in alcuni ‘musical’ di successo come “La La Lucille” (1919), “George White’s Scandals” (1920-21-22-23-24-25), “Lady Be Good” (1924) e numerosi altri, su testi di Ira Gershwin e le musiche per gran parte composte ed eseguite al piano da George Gerhwin, arrivarono sulla bocca di tutti e ben presto entrarono a far parte della ‘canzone popolare’ americana.

La sua prima composizione ad essere pubblicata fu “When You Want 'Em You Can't Get 'Em” (1916), tuttavia non riscosse successo immediato ma vendette comunque bene ma fruttò a Gershwin la nomina di compositore ufficiale per i grandi musical di Broadway. Aveva 18 anni. Nel 1917 compose “Rialto Ripples”, un ragtime che ottenne un discreto successo commerciale, ripetuto a livello nazionale nel 1919 con “Swanee” cantata allora dal minstrel Al Jolson.

Contemporaneamente, Gershwin registrava pezzi per pianoforte di sua composizione e non. Dal 1920 al 1925 Gershwin scrisse musica per una serie di ‘musical show’ "George White's Scandals" e fu proprio durante questo periodo che il ‘re del jazz sinfonico’, Paul Whiteman, gli chiese di scrivere un'opera con tutti i caratteri del jazz sinfonico, adatta alla sua orchestra. Nel 1924, assieme al fratello Ira, collaborò ad un musical teatrale intitolato “Lady Be Good”, che fu seguito da molti altri fino al 1931 anno nel quale realizzò “Of Thee I Sing”, che valse al fratello Ira il Premio Pulitzer per i testi.

Nel frattempo il cinema ‘sonoro’ si andava preparando al lancio sul mercato della più fiorente industria musicale con compositori di grande spessore come: George Gershwin, Jerome Kern, Oscar Hammerstein, Cole Porter e l’insuperabile Irving Berlin che all’inizio si dilettavano in canzonette di facile apprendimento e che li portarono al successo. In special modo quelle scritte per i numerosi ‘musical’ che riempivano i cartelloni dei teatri popolari. Al punto che tutti indistintamente (dal più povero al più ricco), finirono per essere letteralmente catturati dalla ventata di freschezza che il Jazz portava con sé.

In molti pensarono che il Jazz potesse durare per l’eternità. Una canzone più di altre dimostrava questa convinzione. “S’ Wonderful” che ben presto arrivò sulla bocca di tutti, accreditando un successo strepitoso all’allora giovanissimo George Gershwin autore delle musiche di “Lady be good” (1924), un musical che inoltre consacrò all’immortalità due fra i migliori ‘ballerini’ del momento, Adele e Fred Astaire. Alcune canzoni orecchiabili tratte dai ‘musical’ s’imposero all’attenzione del grande pubblico. È il caso di “They can’t take that away from me” tratto invece da “Shall we dance?”, che sarà cantata dai più grandi interpreti della canzone internazionale e ovviamente del Jazz.

Iniziava così una nuova era per la musica e Scott - Fitzgerald non a caso coniò la ‘magica’ frase: “Tutto è stato come un sogno, peccato essere desti nella vita quotidiana..” – pronunciata dopo una notte passata a ballare, quando ubriachi fino alle ginocchia ci si lasciava andare sulle note di “Fascinating Rhythm”, (ancora da ‘Lady be good’). Sempre in quegli anni un altro ‘musical’ “Shall we dance?” (….), ancora una volta di George Gershwin insieme al fratello Ira Gershwin, portava al successo un’altra coppia composta da Ginger Roger e Fred Astaire. Era ed è tutt’ora uno spettacolo vederli ballare insieme sulle punte, a testa alta e sorridenti, quello che si chiamò il ‘Tip-Tap’, un ballo che durante i ‘Roaring Twenties’, vertiginosi, frenetici, funamboleschi, dai palcoscenici di Broadway e i teatri della fumosa Londra, fece il giro del mondo.

Una vera e propria ‘febbre’ era scoppiata in America e non c’era luogo, dal teatrino borghese al cinema e casa privata dove non si ballasse il ‘Tip-Tap’, dalle nonne alle figlie, alle nipoti, senza possibilità di tregua. Ma non solo. Comunque va qui ricordato che il sodalizio artistico fra George e Ira Gershwin nel teatro leggero e nella canzone non impegnata era tuttavia già conosciuto dal grosso pubblico per una serie di ‘musical’ in cui più era sentita la contaminazione Jazz tipico degli agglomerati neri che abitavano i suburbi delle grandi città, sul vecchio Blues dei neri schiavi nelle piantagioni di cotone.

Ripercorrendo questa escalation di successi troviamo “Oh Kay” (1925); “Funny Face” (1927); “Strike up the band” (1930); “Girl Crazy” (1930) con le canzoni “But not for me” e “Embraceable me”; “Let eme eat cake” (1933) con le canzoni “Mine” e “They hall laughed”. Ma il vero successo internazionale giunse successivamente con il cinema di Hollywood e la colonna sonora del film “Un americano a Parigi” (1929) diretto da Vincent Minnelli che portò sulla scena il versatile Gene Kelly accompagnato da un nugolo di bambini che balla e canta “I got rhythm”.

Il primo tentativo di innesto Jazz nella struttura musicale classica da parte del giovane e geniale George Gershwin risale al 1924 con la sua “Rapsody in blue”, un inserimento di ritmi e timbri perfettamente in stile jazzistico che permise al Jazz il suo ingresso dignitoso fra la musica seria. Non si trattò tanto di adattare la nuova musica agli effetti di una nuova moda quanto di conquistare il severo mondo accademico dell’epoca. L'idea per una composizione del genere Gershwin l'aveva maturata mentre andava a Boston in treno per la prima di una sua commedia musicale.

"In treno – ebbe a scrivere in seguito Gershwin – i ritmi metallici e il frastuono che in un compositore agiscono spesso come stimolo, mi suggerirono improvvisamente e in modo nitido la costruzione completa della Rapsodia, dall'inizio alla fine". George la consegnò a Whiteman senza averla ancora ultimata e mentre Ferde Grofé preparava l'orchestrazione l'autore provvedeva agli ultimi ritocchi. Avrebbe voluto ancora cambiare qualcosa ma Paul Whitman diede inizio alle prove; dopo la prima il direttore esclamò: "Diavolo, pensava di poterla migliorare ancora?".

Tra i 26 brani che formavano il programma della serata organizzata all’Aeolian Hall, al momento di presentare al pubblico la “Rapsody in Blue”, Paul Whitman volle seduto al piano nella grande sala da concerto lo stesso George Gershwin. Fu quindi durante quel primo concerto avvenuto il 12 Febbraio 1924 che la critica musicale decretò George Gershwin la nuova stella nel cielo dei grandi compositori statunitensi, nell’affermazione e nel riconoscimento delle sue intuizioni musicali e del suo stile originale. La sua “Rapsody in Blue” rimane uno dei pezzi più eseguiti dalle orchestre di tutto il mondo, entrata anche nella colonna sonora del film animato della Disney, “Fantasia 2000”.

Fecero seguito il “Concerto in fa”, la “Seconda Rapsodia”, oltre a numerose altre composizioni, tra le quali vanno senz’altro ricordate “Cuban Overture” e la suite “Catfish Row” che segnano i primi passi di Gershwin avviato verso la sua opera più importante:“Porgy and Bess”. Tuttavia, prima di parlare di quest’opera che segna una svolta decisiva nella storia dell’opera lirica americana, è utile ricordarne un’altra, meno fortunata, dal titolo “Blue Monday” (1922), una black-opera conosciuta anche col titolo “135th Street” su libretto di Buddy de Silva e classificata come la prima importante opera seria di Gershwin.

La sua struttura musicale tuttavia permette di conoscere le mosse del musicista alle prove con l’opera più matura. Di essa sopravvivono oggi alcuni brani strumentali e alcune canzoni, come ad esempio la pur interesante “Blue Monday Blues”, e la delicatissima “Has anyyone seen may Joe?”. In questo periodo Gershwin cominciò a intrattenere una relazione piuttosto stabile con una compositrice dell'epoca, Kay Swift. Il musical “Oh, Kay!” (1926) di Gershwin infatti prendeva il suo nome. Si dice che George la consultasse spesso per chiederle pareri riguardo alle sue canzoni.

Nel 1932 suona al pianoforte nella prima esecuzione assoluta nella Symphony Hall di Boston della Rapsodia n. 2 rinominata "Manhattan Rhapsody" per pianoforte e orchestra di sua composizione diretta da Serge Koussevitzky. Rilevante è il periodo cosiddetto ‘europeo’ di George Gershwin. Nel 1928 George e Ira, suo fratello, si stabilirono per un breve periodo a Parigi, dove George si dedicò principalmente allo studio della composizione. Numerosi compositori, tra i quali anche Maurice Ravel rifiutarono però di insegnare loro, temendo che il rigore della classicità potesse reprimere la sfumatura jazz di Gershwin. Anche l'influenza di Scott Joplin, compositore di colore e padre del Ragtime, appare netta in alcune sue composizioni.

In particolare il “Concerto in F” di Gershwin fu fortemente criticato perché troppo simile alle opere di Debussy. Comunque, la sua principale innovazione sta proprio nella combinazione di questi elementi classici (perfezione nello stile, rigidezza dello schema, ecc.) e dei ritmi e delle melodie jazz che erano già fortemente radicate nella musica nera americana. “Perché volete diventare un Ravel di seconda mano, quando siete già un Gershwin di prim'ordine?” – avrebbe detto loro il grande maestro francese.

L'opera di Gershwin tuttavia fu fortemente influenzata da altri compositori come Igor Stravinskij e Arnold Schoenberg, quasi contemporanei. A Schoenberg l'allora giovanissimo Gershwin chiese addirittura lezioni di composizione. Nel frattempo, mentre era in Europa Gershwin scrisse “Un americano a Parigi”, un'opera che inizialmente, alla sua prima esecuzione alla Carnegie Hall il 13 dicembre 1928, ottenne un successo non globale, ma che poi si trasformò in uno standard. In quel periodo Gershwin scrisse anche altri musical, e dopo poco tempo dopo si stancò della scena musicale europea e tornò negli Stati Uniti.

Ma arriviamo a “Porgy and Bess” (1935) in cui George Gershwin ha voluto esprimere il dramma, l’umorismo, la superstizione, il fervore religioso, la danza e l’irrefrenabile allegria della razza negra. Scriveva lo stesso Gershwin in quei giorni:

 

“La musica per essere autentica deve esprimere i pensieri e le aspirazioni del proprio popolo e del proprio tempo. il mio popolo è quello americano, il mio tempo è l’oggi. (..) Se nella realizzazione dei miei intenti musicali ho creato un nuovo genere che fonde in se elementi operistici ed elementi più spiccatamente teatrali, questo nuovo genere è nato nel modo più naturale e spontaneo del soggetto stesso”.

 

“Porgy and Bess” è tuttora generalmente considerata la più grande opera americana del XX secolo, sia per la sua innovatività (i personaggi sono quasi tutti neri) che per la qualità delle canzoni che presenta. Il principale motivo per cui le composizioni di Gershwin sono ancora apprezzate è, infatti, la loro trasversalità: combinano elementi che dimostrano grandi conoscenze delle tecniche classiche, come una ‘fuga’ e vari cambi di tonalità, con le sonorità tipiche della musica popolare, e, in particolare, del Jazz. L’opera infatti è da considerarsi il culmine creativo dell’evoluzione stilistica di Gershwin che accoglie nella struttura del melodramma il ‘song’ e il ‘blues’ tipici dell’ambiente nero-americano rielaborato attraverso un linguaggio musicale espressivo e raffinato.

Alla sua prima rappresentazione operistica fece seguito la versione in chiave spettacolare del ‘musical’ e solo successivamente è stata ripresa nella versione lirica dalla Houston Grand Opera House (1976) e premiata con il Tony Award. Nel 1959 Samuel Goldwin ne trasse un film musicale con lo stesso titolo e interpretato da soli interpreti di colore che rimane comunque l’unica versione cinematografica esistente. Prodotto da Samuel Goldwyn e Rouben Mamoulian, che avendo allestito la produzione originale nel 1935 a Broadway, fu proposto come regista, ma a causa di disaccordi che riguardavano le location e altro, fu licenziato. Otto Preminger prese il posto di Mamoulian, sebbene parte del lavoro di Mamoulian si può vedere e sentire in "Good Morning, Sistuh" numero cantato all’inizio della scena finale.

Sebbene il film vinse un Oscar e un Golden Globe, e la sua colonna sonora vinse un Grammy, esso fu un insuccesso sia commerciale che di critica. Fu trasmesso dalla televisione americana solo una volta, nella notte del 5 marzo 1967, dalla ABC-TV. Ira Gershwin e il patrimonio Gershwin furono scontenti del film e revocarono i diritti da esso nel 1970. Come risultato, il film non venne mai distribuito e poche proiezioni pubbliche sono state permesse. C’è da credere che il negativo originale sia in condizioni pessime e che necessiti di restauro. Nonostante Sidney Poitier e Dorothy Dandridge fossero le star del film, le loro voci furono doppiate nelle canzoni, come per “Carmen Jones”. Robert McFerrin cantò per Poitier e Adele Addison per la Dandridge.

Il film tagliò molta della musica, cambiando i recitativi del musical in dialoghi, rispetto allo show del 1942 a Broadway. Nel 2011 è stato scelto per essere conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. È ancora il mondo dei negri isolati che viene qui messo in risalto e molto si deve alla musica e alle canzoni di George Gershwin. Nell’opera infatti si condensano ritmi e melodie popolari tipici dei negro-spiritual, recuperati per un risultato formale ed espressivo di grande efficacia compositiva, come “It ain’t necessarily so” e la stupenda “Summertime” su testo di Ira Gershwin e DuBose Heyward: una ninna-nanna arrangiata ed eseguita dai più famosi musicisti e cantanti della storia del Jazz.

La storia si svolge a Catfish Row a Charleston nel South Carolina e narra della faida scatenatasi nel cortile della fattoria: Porgy, un medico zoppo si prende cura di Bess, rimasta sola dopo che il suo uomo Crown è fuggito, abbandonandola. Fra loro nasce l’amore e Bess che sembra aver ritrovato la serenità esprime tutto il suo affetto con una canzone “I love you, Porgy”. Porgy a sua volta accusato di spaccio di coca viene arrestato dalla polizia. Bess rimasta ancora una volta sola, si lascia convincere da Sporting Life, uno spacciatore che la conduce con sé a New York. La giustizia fa luce sul fatto e l’innocenza di Porgy è confermata. Al suo ritorno però egli non trova l’amata Bess ad aspettarlo ed egli parte alla sua ricerca cantando “I’m on my way” a suggello dell’essere nel giusto in quello che fa.

Un dramma dunque costruito sull’amore universale, la cui eco ripete le parole di una speranza antica: “..tutto è stato come un sogno, peccato essere desti nella vita quotidiana – è stato detto – proviamo quindi a inebriarci del nostro amore, finché dura, sarà un sostituto del favoloso mondo abbandonato. L’amore come droga non regge, ma la favola questo può ignorarlo … e il dramma trasformato in favola della speranza ritrovata si chiude”.

Nel 1936 George Gershwin si trasferì a Hollywood per comporre colonne sonore, ma ricevette solo una nomination all'Oscar per una canzone che scrisse insieme al fratello Ira, “They Can't Take That Away from Me”, tratta dallo show “Voglio danzar con te “ (Shall We Dance?, 1937). La sua celebrità ormai toccava le vette del firmamento musicale, anche se fu costretto a dividerla con gli altri grandi musicisti del tempo, Cole Porter e Irving Berlin.

Se si esamina dal punto di vista specificatamente compositivo, Gershwin ha influenzato enormemente tutti i compositori di musical venuti dopo di lui, e in particolare proprio Cole Porter, Irving Berlin e Jerome Kern. Ma già all'inizio del 1937 Gershwin cominciò ad avvertire i sintomi di quello che si rivelerà un tumore al cervello: mal di testa lancinanti e una costante impressione di emanare odore di gomma bruciata. E fu proprio sul set di “The Goldwyn Follies”, l'11 luglio 1937 Gershwin si accasciò al suolo e subito dopo morì al Cedars of Lebanon Hospital dopo un inutile intervento d'urgenza.

Per ironia della sorte, anche il suo idolo Maurice Ravel morì pochi mesi dopo, durante un intervento simile al cervello. Ai solenni funerali tenutisi il 15 luglio 1937 presso la sinagoga Emanu-El di New York partecipò una folla di oltre 4500 persone, assieme al sindaco di New York Fiorello La Guardia e a numerose personalità della politica e della cultura newyorkese. Nel 2005 il Guardian stilò una stima dei guadagni accumulati da Gershwin e stabilì che George era il più ricco compositore di tutti i tempi. Nel 2006 G. Gershwin fu introdotto nella Long Island Music Hall of Fame.

Il George Gershwin Theatre di Broadway oggi porta il suo nome e si riconosce a Gershwin la composizione di più di 700 brani, la maggior parte dei quali assieme a Ira suo fratello. L'eredità musicale che George Gershwin ha lasciato al mondo è incalcolabile: rimane tutt'oggi uno dei grandi preferiti, sia delle orchestre che dei cantanti; lo stile è molto sofisticato e può essere tranquillamente preso come modello per insegnamenti; i temi dei musical sono tra i più svariati; migliaia di artisti hanno cantato sue canzoni.

Nel 1959 Ella Fitzgerald ha rilasciato l'album ‘Ella Fitzgerald Sings the George and Ira Gershwin Songbook’, composto solo dalle canzoni dei due fratelli. In quasi tutti gli album di Frank Sinatra possiamo trovare almeno una canzone di Gershwin, per non dire dell’album dedicato da Sarah Vaughan, e possiamo aggiungere le moltissime stupende versioni attuali incluse in “Great Jazz Vocalist Sing George Gershwin”.

Nel 2007 la Library of Congress ha stabilito che il loro ‘Premio’ per la canzone popolare fosse intitolato a George e Ira Gershwin. Riconoscendo ad essi i profondi effetti della musica popolare sulla cultura, il premio è consegnato ogni anno a chi, nel corso della vita, si avvicini, raggiunga o superi gli standard di eccellenza in questo campo rappresentati dai fratelli Gershwin. Il premio è stato consegnato per la prima volta a Paul Simon, il 1º maggio 2007.

Nel 1945 è stato girato negli Stati Uniti un film biografico su George Gershwin dal regista Irving Rapper, con il titolo ‘Rhapsody in Blue’. La parte del protagonista/compositore è stata interpretata dall'attore Robert Alda. A noi piace ricordarlo così, attraverso le sue innumerevoli ‘opere’ che in qualche modo hanno segnato la sua breve carriera artistica.

 

Quello riportato qui di seguito è un elenco ridotto della sua produzione (tratto da Wikipedia):

1919 - La La Lucille - (testi di Jackson, DeSylva, Caesar)

1920 - George White's Scandals of 1920 - (testi di Jackson)

1922 - Blue Monday - un'opera in un atto presentata al Globe Theatre, fu poi ripresa e rinominata per una rappresentazione alla Carnegie Hall nel 1925

1924 - Lady, Be Good! - (testi di I. Gershwin)

1924 - Rhapsody in Blue - la sua opera più famosa

1925 - Concerto in FA maggiore - tre movimenti, piano e orchestra

1926 - Oh, Kay! - (testi di I. Gershwin, Dietz)

1927 - Strike Up the Band - (testi di I. Gershwin) 1927 - Funny Face - (testi di Ira Gershwin)

1928 - Un americano a Parigi - poema sinfonico suonato per la prima volta dalla New York Philharmonic alla Carnegie Hall

1930 - Girl Crazy - (testi di I. Gershwin)

1931 - Second Rhapsody - per piano e orchestra

1931 - Of Thee I Sing; vincitore del Premio Pulitzer - (testi di I. Gershwin)

1932 - Cuban Overture - basata su ritmi cubani e originariamente intitolata Rumba 1933 - Pardon My English - (testi di I. Gershwin)

1933 - Let 'Em Eat Cake - (testi di I. Gershwin)

1934 - Variations on "I Got Rhythm" - una serie di variazioni sulla sua canzone I Got Rhythm, per pianoforte e orchestra

1935 - Porgy and Bess - (Opera lirica su testi di Ira Gershwin, Heyward)

1937 - Voglio danzar con te (Shall We Dance) di Mark Sandrich - (testi di I. Gershwin)

1937 - Una magnifica avventura (A Damsel in Distress) di George Stevens- (testi di I. Gershwin)

1938 - Follie di Hollywood (The Goldwyn Follies) di George Marshall.  George Gershwin morì durante le riprese di questo film.

1947 - The Shocking Miss Pilgrim di George Seaton. Kay Swift prese alcuni inediti di Gershwin e li adattò al film - (testi di I. Gershwin)

1964 - Baciami, stupido (Kiss Me, Stupid) di Billy Wilder; ancora altri inediti - (testi di Ira Gershwin)


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