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’FAVOLE DI CARTA’ - Appuntamento con la Fiaba.

Argomento: Libri

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 31/08/2014 17:04:49

‘FAVOLE DI CARTA’

 

Piceno d'Autore Junior & FàVolà dal 20 al 28 Settembre 2014 a San Benedetto del Tronto.

 

“Fabula picta, fabula dicta” è spesso detto delle fiabe illustrate e si è tentati di accostare al verso sciolto o al libero canto, più che alla metrica e alla consonanza, i colori smaglianti della fantasia. Ed ecco che la vita diventa metafora del mondo circostante magicamente sospeso in equilibrio tra realtà e finzione che si lascia percepire come immagine del sentimento e dell’emozione. O forse solo come illusione della vita che scorre e che la sapienza dell’ingenuità restituisce in chiave fiabesca, non certo per sfuggire la realtà ma per cogliere tutto ciò che del mondo resta da salvare.

Nascono così le “favole di carta” fatte non di sole parole ma di idee, di immagini rubate alla fantasia, di lavoro, di tecnica, oltre che di colori, di successione di segni, di varietà di carte e cartoncini sapientemente scelte, di patinature, di inchiostri e coloranti che danno vita a un’umanità circense di donne grasse e uomini ridicoli, di pesci volanti e uccelli bizzarri, di animali che parlano come gli umani. Nonché di una natura quasi sempre rigogliosa di prati più verdi del verde, più gialli del giallo, e alberi rossi e viola che, di volta in volta, si colorano delle emozioni e di quei sentimenti che, immersi nel palcoscenico del mondo, trasformano la favola in gioco.

Un gioco fatto talvolta di semplici ‘filastrocche’ infantili care alle memoria dei grandi, di fiabe illustrate dove il segno ripete nell’estro, il sapiente fervore della creatività artistica dei bambini. Dietro la quale, è riconoscibile una fantasia naif che potrebbe sembrare nata ieri e che invece si rivela un mestiere antico. Nascono così le ‘favole di carta’ come trasferimento delle storie narrate, quelle stesse che ancora una volta e per sempre esprimono il meraviglioso e il quotidiano della vita. Perfino i luoghi sono gli stessi, in questo caso quelli della Marca e del mondo contadino più in generale, coi suoi colori contenuti nell’alternanza delle stagioni, dell’amata terra e della natura floreale e fruttifera, colti nel tempo della fantasia.

I suoni sono quelli del quotidiano urbano e provinciale insieme, provengono dall’aria aperta e richiamano il mormorio delle fronde degli alberi sui quali più volte si è posato lo sguardo amorevole d’ogni singolo scrittore, e non di rado si avverte il cicaleccio serale dei piccoli insetti, il cinguettio degli uccellini in cerca di un riparo tra le fronde, il sibilo del vento attorno ai rami, il lento cadere delle foglie di ritorno alla Madre Terra. Non sono che ‘fiabe’ anche quelle, che raccontano una storia e una cultura di origini remote, e che risuonano nell’aria al pari di una canzone antica e pur sempre nuova.

Come descrivere il canto che si libra nell’aria e ritorna nell’eco del tempo? O, di che colore è il canto degli uccelli? Non lo sappiamo e quindi non sappiamo utilizzarlo nella scrittura. Seppure di certo, sappiamo farlo con la fantasia. Per questo alcuni popoli di cultura orale hanno coniato un detto che a differenza del nostro: “C’era una volta..” dice così:

 

“C’era non c’era, racconteremo storie o dormiremo sui nostri giacigli.” (anonimo africano)

 

Un modo diverso di aprire una favola che sposta la discussione sulla veridicità di una storia narrata, onde non può dirsi una fiaba se almeno l’ultima riga di essa non sfocia nella fantasia.

Nasce così il paese di “FaVolà”, aprendo alla fantasia lo spazio infinito dell’immaginazione «..per far ‘volare’ tutti i bambini» e restituire quello che solo l’oralità può restituire loro, nell’affermazione di quello ‘spirito di libertà’ che li anima. Dal favorire lo sviluppo del linguaggio, all’espandere la memoria, all’arricchire le capacità cognitive. “La fantasia nelle favole insegna che tutto è possibile nel segno della volontà e se lo si vuole veramente. Insegna a discernere che il mondo non è fatto solo di buoni e neanche di solo cattivi”, onde per cui il bene e il male sono il rovescio della stessa medaglia e richiedono un netto discernimento.

Non a caso molte fiabe sono scritte dagli ‘adulti’ la cui esperienza conclamata permette quel ‘discernere’ necessario a liberare la fantasia dell’infanzia, sviluppare la crescita psichica e il senso di ‘comunità’, col sostenere la solidarietà fra i popoli contro ogni forma di razzismo e discriminazione di genere. Mi piace qui sottolineare un’intrigante intuizione di Marcel Mauss che, con il triplice obbligo di “dare, ricevere e ricambiare” (l'equivalente di un dono), costituisce un “fenomeno sociale totale” a cui fare riferimento, all’interno di una sorta di prerogativa universale, che va considerato come un corpus unico e irripetibile del passato della cultura di un popolo, pur con le sue diversificazioni e interazioni. Sia per le sue eredità peculiari e speculari, sia per la tipologia umana che autenticamente lo ha corrisposto.

Ciò che «..rende il raccontare una fiaba un dono elargito a titolo di conoscenza, condivisione, altruismo ecc.». Fatto questo, che ha permesso allo stesso Mauss di affermare: “..che tutte le società arcaiche, siano esse considerate “selvagge” o “primitive”, o “senza stato”, pensano se stesse e pensano il loro universo e perfino il cosmo nel linguaggio del dono”, di cui la favolistica figura tra i beni materiali di cui ogni giorno usufruiamo.

Testimonianza questa che ci consente di riconoscere una dignità culturale specifica, distintiva di molti popoli più o meno conosciuti in seno alla sempre più evoluta diversità delle nazioni, per cui andare alla ricerca delle loro espressioni linguistiche, o tracciare le linee di un modello culturale che possano aver perseguito, come pure evidenziare i caratteri originali di cui si compone la loro tradizione, assume significato di andare alla ricerca della “memoria del tempo” e di quanto ci permette di ripercorrere l’intero arco ciclico socio-culturale dell’umanità.

Affinché nulla vada perduto di quanto l’umanità ha prodotto in seno alla formazione, crescita e avanzamento della singola cultura, non va qui dimenticato che lo sviluppo del pensiero e delle facoltà logiche e razionali ha permesso all’uomo di evolversi sino alla realtà attuale. La rapidità con cui è avvenuto questo processo ha però provocato una profonda frattura sia interna che esterna tra natura e cultura, tra corpo e mente. Pertanto la sfida dell’uomo contemporaneo è dunque quella di superare questa dialettica, riavvicinando le due polarità opposte, ed in questo lavoro ecco che “l’uomo primitivo che è ancora in noi” ha un suo ruolo, e può contribuire alla nostra autorealizzazione insegnandoci a sperimentare il mondo anche con quella immediatezza e sensibilità che gli sono proprie.

Una riscoperta, questa, avviata da innumerevoli nuove proposte portate alla ribalta da molti studiosi qualificati che non solo hanno contribuito al recupero della oralità etnica e della tradizione alla ribalta del grande pubblico internazione, bensì l’hanno fatta ‘rivivere’ in modo splendido alle nostre orecchie, spesso recuperandone lo ‘spirito’ che l’animava. Operazione di recupero? Rivisitazione? Contaminazione? Tutto questo e niente di questo - è la risposta che avvalora il detto iniziale: "C'era non c'era". Ma solo se manteniamo il concetto che la parola è vita e continua a vivere con noi, nel susseguirsi delle generazioni e che quindi il riproporsi sulla scena sociale e culturale equivale al suo rinvigorire in altre forme e combinazioni possibili e immaginabili.

Ma che cos’è “Fà Volà” la parola sorta dallo slang dialettale del Piceno che guarda caso sta a significare proprio ‘fai volare’ riferito alla fantasia? È soprattutto un appuntamento annuale unico per le sue caratteristiche ludiche di grande attrattiva che non ha altri esempi in Italia. In quanto ‘evento culturale dedicato alla favolistica’ che si svolge ogni anno, nell’ultima settimana di Settembre a San Benedetto del Tronto nell’ambito del Festival intitolato “Piceno d’Autore” giunto alla sua V edizione e che risponde alle sempre maggiori presenze di pubblico e alle esigenze delle Scuole della Regione che, a vario titolo, si impegnano con entusiasmo alla migliore riuscita dell’evento.

Per l’occasione una grande favola della letteratura classica internazionale viene riscoperta e raccontata a partire dalla sua storia e dal suo autore con eventi quotidiani a tema, con un ricco programma di avvenimenti inclusivi di musica, teatro, animazioni, laboratori e approfondimenti. Ma non solo, contemporaneamente vede l’avvio di una mostra con libri, collezioni, giocattoli, gadget e curiosità antiche e moderne forniti dall’Associazione Culturale “I Luoghi della Scrittura” la cui direzione artistica è affidata a Cinzia Carboni ed ai suoi collaboratori, e patrocinata dalla Regione Marche, Provincia di Ascoli Piceno e Comune di San Benedetto del Tronto.

Quest’anno la manifestazione che si svolgerà ancora a San Benedetto del Tronto dal 20 al 28 Settembre è dedicata alla figura di “Peter Pan” ed è particolarmente dedicata ai ‘bambini di tutte le età’ con incontri di approfondimento sull’autore (questo sconosciuto), sul testo e su argomenti inerenti come la ‘sindrome di Peter Pan’ trattati da ospiti di rilievo e studiosi delle varie discipline tematiche. Ma questo è quanto può dirsi ‘dedicato agli adulti’ alla Palazzina Azzurra mentre, invece cosa accade per i bambini? Presto detto, l’ampio programma prevede l’istituzione di un Villaggio dei Ragazzi appositamente costruito in ‘Rotonda Giorgini’ con il ‘Teatro dei Burattini’, la “Favola Giocata” (in lingua inglese) direttamente dai bambini; esibizioni con percussioni e suoni, letture danzate, e ancora animazioni e intrattenimenti quotidiani nel “Paese di FàVolà” sempre interessanti e avvincenti, con l’ausilio dei migliori professionisti nel campo.

Ma non è tutto, “FàVolà” è anche un libro, anzi una serie di libri di favole raccolte e selezionate nel corso dell’Edizione “Piceno d’Autore” svoltosi nel 2010 tra tutti gli elaborati pervenuti degli scrittori piceni aderenti all’Associazione “I luoghi della Scrittura” che hanno partecipato al Festival. Un formato e una grafica studiate appositamente per la lettura dei bambini di tutte le età, inoltre a bellissime illustrazioni e disegni d’autore molto accattivanti della curiosità cui fanno appello i più piccoli. Molti i titoli che accendono la curiosità che, per non fare torto ad alcuno non cito ma che ben meritano qui di essere rappresentate.

Tuttavia c’è in apertura del volume una sorta di filastrocca che mi piace sottoporvi e che meglio ‘racconta’ cos’è “FàVolà”:

"C’era una volta, ma forse nessuno lo sa, un mondo sconosciuto di nome FàVolà. I suoi abitanti avevano Soltanto una mania: la testa tra le nuvole e tanta fantasia. Vivevano benissimo Non gli mancava niente, ciò che non esisteva lo creavano con la mente. Era un potere grande e come sempre avviene, l’invidia dei gelosi li mise nelle pene. Al motto di ‘Svegliatevi! Che vinca la realtà!’ Ci fu un colpo di stato: si estinse FàVolà. Prima della disfatta però, tanti bimbi piccini, chiusero gli occhi e sognarono un mare di palloncini. Su ognuno legarono stretta una storiella a lieto fine e poi li liberarono in cielo come tante stelline. Quel gesto d’altruismo Volato fino qua, oggi ha di nuovo un nome: si chiama FàVolà".

Le brevi fiabe narrate all’interno del volume, affondano le proprie radici nella tradizione e nella fantasia popolare non solo italiana, in quanto patrimonio del mondo. Il “fiabesco” si veste così dei colori meravigliosi del ‘viaggiare’ e viceversa del ‘ritorno’ alla tradizione mai venuta meno delle “fiabe nelle fiabe”, fatte non solo di parole, ma di nuove idee, di ‘tonalità di colori’, di ‘successione di immagini’, delle ‘sfumature patinate dei desideri’, nelle quali i bambini si ritrovano dando vita a un’umanità diversa da quella che noi ‘adulti’ talvolta gli proponiamo.

Trattasi di “brevi fiabe” lette e raccontate, che loro stessi ameranno rimaneggiare e cambiare col loro modo di vedere e di vivere i sogni che li vedranno adulti. Quest’ultimi, vi potranno riscoprire le stesse cose, nella consapevolezza di aver dato, strada facendo del loro divenire adulti, più o meno spazio alla propria fanciullezza. Da non mancare l’evento al Palariviera di Sabato 27 Settembre ore 21,30 dell’andata in scena del musical “Peter Pan 3D” con la Compagnia Art Dream; uno spettacolo entusiasmante e coinvolgente per grandi e piccini che rispolvera, in versione musicale moderna, l’opera teatrale originale a 110 anni dalla data della sua creazione. Per ulteriori informazioni segnalo qui il sito web inerente: www.iluoghidellascrittura.it


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