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’La musica provata’ - Erri De Luca

Argomento: Libri

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 10/10/2014 16:40:49

“LA MUSICA PROVATA” di Erri De Luca – Feltrinelli 2014

 

Due ore di lettura sconsiderata, o forse solo imprevidente, che ci racconta e si racconta senza vanagloria degli anni ‘60/’70, di un’Europa che non c’era, di ideali sfusi messi insieme attorno a una bandiera che sventolava solo per ‘anime belle’, per cui non importava se a ragione o per conseguenza/effetto di teorie presupposte e forse temute. Fatto è che Erri De Luca è qua a raccontarci la sua personale esperienza attraverso la musica di quegli anni e lo fa con disincanto, citando e scegliendo per colonna sonora quelle ‘canzoni ribelli’ che hanno significato, e forse segnato, la sua scelta di vita. Per cui seguire la corrente orgogliosa e pregiudiziale che avrebbe contrassegnato, tra rivoluzione e anarchia, l’avanzata di un fronte di disobbedienza, di protesta contro i poteri forti degli stati dittatoriali, a favore della libertà, dell’autogestione in ambito civile, in quello universitario, cioè “prima ancora che la musica diventasse espressione di una resistenza” ecc. ecc. Va tutto bene, ed ogni cosa alla fine sembra aver trovato il suo capro espiatorio, che soddisfa o meno gli impeti giovanili dello scrittore che oggi però, non spende una parola (forse perché ce l’ha stradetto nei suoi precedenti libri o forse mai) sui risultati raggiunti, sulle aspettative saldate o perse, sulle illusioni e disillusioni provate. Ciò che resta è qui in questo libello di poco più di novanta pagine che spazia tra i ricordi polverosi, i suoi successi non cercati, le sue svogliatezze di ascoltatore ozioso, di musicofilo improvvido cui pure la musica deve un qualche riconoscimento, se non altro per essere stata ‘provata’ sulla pelle, sentita con il corpo: “Qui sono piovute le musiche, ognuna stava in grembo a qualche nuvola. Ogni canzone è stata prima scroscio e le sue note gocce.” Ma non c’è musica senza una poesia che l’accompagni, forse per scuotere l’autore ci sarebbe voluto un bel diluvio di tipo ‘universale’, uno di quelli che si ricordano per l’eternità. Ma allora l’arca della salvezza chi gliel’avrebbe mai affidata a De Luca se non avesse sventolato una bandiera? C’è ben da battere il martello sull’incudine per estrapolare una qualche melodia, tutt’al più per sollevare le gambe in un saltello, ma solo nel caso ci si schiacci un dito. E questa volta il dito De Luca se l’è belle schiacciato nel riportare l’aneddoto riferito a Gianni Morandi che negli anni settanta cantava la canzone “C’era un ragazzo..” e di come “..il movimento che si batteva da anni a fianco della lotta d’indipendenza respinse rumorosamente l’invasione di campo del cantante e il tentativo commerciale”. Nel frattempo però i ‘compagni’ compravano i dischi di Johan Baez, di Peter Seger, si cantava l’Internazionale, si leggeva Kerouac, Boris Vian, mentre Guccini era un’astrazione da Navigli. Allora, “Aggiungo questa nota alla musica provata perché nell’ultima primavera del 1900 stavo a Belgrado sotto la scarica di bombe, razzi e missili vari della Nato. C’ero andato per furia contro il mio paese che si metteva al servizio di bombardamenti di città. Ero avvilito dal clima favorevole a quelle spedizioni, dove famiglie di brave persone andavano spensierate nel fine settimana a fare il picnic intorno alla base di Aviano, da dove decollavano le formazioni aeree”; concludendo che all’epoca abitava una stanza dell’Hotel Moskva. Viene da chiedersi cosa ci facesse Erri De Luca a Belgrado se non un picnic ‘pagato’ da reporter? Se poi – per sua ammissione - non scrisse neppure in rigo in proposito. E ancora, se questo ennesimo libercolo (+ spettacolo, + film, + DVD) non sia forse un modo come un altro che la commercializzazione di ricordi transitori che lo riscattano dalle bizzarrie di una letteratura franca quanto ‘inimmaginabile’ oggi? Oggi, l’autore ritorna a quando “Dai solchi dei dischi – si parla qui dei Long-Playing anche detti 33giri – comincia l’ascolto assorbente che non permette altra mossa. Niente riuscivo e riesco a fare in sua presenza. Non l’ho potuta usare a sottofondo, la musica provata.” E forse il nostro autore avrebbe fatto meglio a riascoltarla quella ‘sua musica’ insieme a tanta altra da lui stesso bollata come ‘commerciale’ benché risuonasse dell’espressione popolare non necessariamente etichettata alla ‘resistenza’, cercando in essa quella ‘poesia’ che non seppe cogliere allora e che neppure adesso sembra coinvolgere più di tanto i suoi ricordi, malgrado la corrispettiva età di ‘diversamente giovane’ cui va incontro. Ma come si dice, la maggiore età rende saggi, per cui il nostro autore è ancora in tempo per riascoltare la sua ‘musica provata’ … sì, ma per favore, chiuso in quel silenzio ch’egli dice consono alla sua indole di ‘inimmaginabile’ scrittore.

 

Meglio anche per noi rileggere di Erri De Luca: "Alzaia" (1997); "Il contrario di uno" (2003); "Solo andata" (2005); "La doppia vita dei numeri" (2012) e altri, tutti editi per laFeltrinelli.


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