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DANIELLE DI MAJO da ’Eccesso di Blu’ a ’Profondo Blues’

Argomento: Musica

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 22/02/2015 06:23:05

DANIELLE DI MAJO da 'Eccesso di Blu' a 'Profondo Blues' in Jazz.

Intervista rilasciata Lunedì 5 Gennaio 2015.

L’incontro avviene al 28DiVino Jazz a Roma, l’accogliente locale gestito da Marc Reynaud sicuramente il più accreditato dove poter ascoltare della buona musica e magari tirare tardi la sera fino al mattino; luogo prescelto da numerosi musicisti jazz spesso anche prestigiosi del panorama italiano e internazionale che ne hanno fatto il loro punto d’incontro, contenuto ma caloroso, nella capitale.
L’atmosfera prima dell’esibizione prevista per la serata del duo “MAZAG 2” che si annuncia 'foormidable' (per strare al passo coi tempi), è resa accogliente dai suoni che provengono dal caveau mentre ovattato al piano di strada si sente il vociare, cordiale e caloroso dei saluti e delle bevute che s’accompagnano alle fragranze dei golosi stuzzichini consumati per l’occasione.
I due ‘patron’ Marc e Natacha (Boss del 28DiVinoJazzClub) si danno un gran da fare affinché tutti ricevano l’accoglienza dovuta e fanno del loro meglio per intrattenere gli ospiti e gli amici che passano a salutarli, magari anche solo per una bevuta e scambiarsi notizie sulla scena jazzistica romana. Lo scambio di frasi sul Jazz è palpabile e vanno dalla particolarità del suono guidato dalla curiosità di esplorare nuovi territori; alla diversità di uno strumento suonato in un certo modo più che in un altro; che il piano-jazz si differenzia dal piano classico solo per il tocco più percussivo, che il sax …già il sax!
Il sax-soprano di Danielle irrompe di prepotenza dal caveau e sale fino a infrangere i timpani con la grinta di chi vuole strappargli il cuore, lasciando tutti sbalorditi per un momento davvero lungo, quanto può esserlo l’acuto di un a-solo. È questo il segnale che ‘MAZAG 2’ il duo formato da Danielle Di Majo sax e Gaia Possenti piano, da inizio all’attesa esibizione di questa sera. Il nome deriva da una parola araba quasi intraducibile che nel rispetto delle mille sfumature, non in ultimo sottintende il significato principale di ‘piacere’, presupponendo l’aggiunta di essere ampliato X2. Di fatto la formazione amplifica il sentire sofisticato del piano abbinato al sentire impulsivo del sax, entrambi partecipi di una mistura sonora talvolta inusitata e innovativa che supera definitivamente il limite del noto, nel rifiuto dell’essere ‘here and now’ per volgersi oltre l’essere ‘here and after’ che tutti ci aspettiamo dal Jazz innovativo e davvero ‘free’.
La nuova impostazione del duo formato dal ‘Sax’ contralto e soprano di Danielle e il ‘Piano’ jazz-range di Gaia si fondono perfettamente aprendo a un più ampio senso di scrittura, in cui ‘cercare, pensare, formare, divulgare’ riflette di ‘altre’ possibili assonanze di tipo “mono-dia-loghi" ritmiche che non esclude una ricerca timbrico-sonora stimolante e creativa. Tutto questo ovviamente non può che nascere dall’esperienza ‘live’ che il duo sta portando avanti con una serie di concerti in giro per la città e fuori, alfine, si fa per dire, di affilare gli strumenti del mestiere. Una sorta di ‘work in progress’ per poi arrivare a dare forma ad almeno una ‘collection’ di brani da portare in sala di registrazione che, a differenza di molti altri arrangiamenti, per il jazz significa un’ulteriore e nuova performance.
Molti sono infatti i progetti a tale scopo che Danielle Di Majo sta portando avanti come solista e in-formazione sia con Gaia Possenti con la quale trova un particolare ‘feeling’ musicale, affine cioè alla sua sensibilità artistica; sia con il gruppo formato da Marco Colonna (sax-baritono, clarinetto) e Claudio Martini (fagotto ‘sic!’, sax-tenore) a dar forma a una sessione di soli fiati che va sotto il nome di ‘The Saxophone Tree’ e che presto avremo il piacere di ascoltare su CD; sia con il suo 4th cui si aggiungono Fabio Sartori (piano) e Stefano Cupellini (drums) e che al momento rappresentano il passo migliore verso quella ‘estemporaneità’ che l’artista Danielle sta cercando.
Ciò non vuol dire che insieme a questi strumentisti di per sé già affermati in ambito jazz e non solo, non rappresenti per Danielle più che una divagazione, altresì quel ‘salto nel buio’ che nella vita prima o poi, tipico in ogni diversa attività, ci si sente di fare e che bisogna fare, non tanto per diversificarsi dagli altri, quanto per dare una svolta decisiva alla propria ricerca, a quella conoscenza di cui, chi più chi meno, siamo satolli. Ecco perché ho preteso dare un titolo a questa intervista/articolo che da “Eccedere di Blu” (2010), primo disco ufficiale dell'artista, cede il passo a una ‘accidentale’ quanto inusitata dimensione ‘Blues’ che possiamo definire ricercata quanto nuova.
Nuova rispetto a qualcosa di pre-organizzato che non è affatto così; prevedibile invece se si conosce l’iter della formazione artistica di Danielle che va dagli studi classici dedicati al piano e i diversi Laboratori di Musica, alla Master Class e alla sua permanenza nel Francesco Diodati Quintet; dai Premi e Borse di Studio racimolati negli anni alle molteplici esperienze maturate con gruppi anche numerosi come la Scuola Popolare di Musica di Testaccio; fino all’approdo alla Casa del Jazz e alle tante partecipazioni ‘extra’ e ‘extraordinarie’ che l’hanno vista partecipe anche come solista.
Il disco edito da Picanto Records offre ben 73:02 di musica ininterrotta composta ed eseguita da Danielle che un critico del settore ha definito: “immediatamente riconoscibile per la ricerca melodica, il suono raffinato del suo sassofono e la creatività compositiva”. Molti i brani presenti nell’album fra i quali sottolineo oltre a quello introduttivo “Cicada song”, indubbiamente l’Intro a “I quadri di Mirò”, “Blutango”, “Under construction” (davvero innovativo), “Intro/ e Strange Phase”, e ovviamente “Eccedere di Blue” che da il titolo all’album, ed inoltre quel “Mare infinito…di che?” di Piero Quarta del quale Danielle è stata allieva e collaboratrice.
Brani che talvolta Danielle ripropone come ‘bis’ nei suoi concerti dal vivo, ma che bisogna spronarla per poterli riascoltare ogni volta con una variazione sul tema. Del resto le notizie riferite al Jazz che la riguardano sono indubbiamente legate allo strumento che suona: “..quando si pensa al sassofono vengono in mente forme flessuose, suoni gutturali che nascono da dentro, si pensa a musicisti piegati su loro stessi e, subito dopo, lanciati verso l’alto come se lo strumento si inglobasse nel corpo di chi lo suona, per poi liberare la sua forza fino a rendere difficile capire cosa sia appendice di cosa."
Per Danielle "..l’amore per il sassofono è arrivato in età adulta, quando aveva già alle spalle numerosi anni di studio del pianoforte ed è stato grazie alla partecipazione a un laboratorio di ensemble, tenuto dal maestro Piero Quarta, che Danielle è entrata in contatto con un genere per lei ancora poco conosciuto che, nel mare magnum della musica contemporanea, è considerato di nicchia e per molti rimane un territorio inesplorato, il jazz.”
Personalmente, dopo aver ascoltato Danielle ‘dal vivo’, ho fin da subito pensato a una sua travolgente dimensione rock, soprattutto durante quei ‘contrasti notturni’ in cui ogni jazz–session, dopo aver scaldato a sufficienza gli attrezzi del mestiere e quando l’enfasi del singolo diventa tutt’uno con il proprio strumento, si lancia in un a-solo e come si suol dire ‘spacca’, rivelando l’anima arcana insita nel suono, ciò che in musica si chiama ‘cromatismo’, ‘tonalità’, ecc. e che invece riflette della ‘personalità’ dell’esecutore, della sua forza interiore e, se davvero ne ha, del suo carisma.
Ciò che mi fa dire di Danielle Di Majo che possiede un’anima rock che lei rimanda a un periodo pregresso, oggi da lei superato in funzione di nuove conoscenze ed esperienze mature pronte per il cambiamento. Quel cambiamento che ci auspichiamo la spinga sufficientemente verso quel ‘nuovo’ che desidera così ardentemente, e che noi tutti vorremmo che prima o poi accada, per dare così nova vitalità alla musica quale essa sia e quali siano gli strumenti attraverso i quali si produce e si realizza, purché sia ‘viva’. È sempre stato poco sensato dividere la musica per generi, sempre più complicato e inutile, ogni qual volta ci si prova a definirla sbuca da qualche parte qualcuno che ci ‘spiazza’, che ci sorprende, che ci impone di mettere in gioco le nostre certezze.
Ecco che allora ben venga ogni nuova ricerca improntata sull’estemporaneità creativa che richiede e si aspetta da parte di chi ascolta una percezione allargata imponendo un’esplorazione del suono, ipotizzando così una dialettica possibile tra teoria e prassi, tra cerebrale e corporale e ovviamente vicendevolmente riversa. Che ciò possa mai accadere è per ora una domanda che ci aspettiamo trovi una risposta che certamente la grande sensibilità e la maturità artistica di Danielle sapranno prima o poi regalarci. Nell'attesa non ci rimane che aspettare la data del suo prossimo concerto, prevista per 15 Febbraio 2015 (data da confermare) e l’uscita del nuovo album ormai vicina, per poterne apprezzare in pieno le sue qualità migliori.
Nel frattempo nel caveau del 28DiVino Jazz ci ha raggiunti l’amico Marco Falsini, sassofonista, che non ha voluto mancare all’esibizione del duo ‘MAZAG2’ con Danielle al sax, e Gaia Possenti al piano, nel momento in cui la musica si rifà al background classico di entrambe. Tale da indicare immediatamente quale debba essere l'obiettivo e il mezzo di questa piccola formazione nata e fondata sul piacere di suonare, di esprimersi attraverso musica fruibile, incentrata su brani originali delle due artiste. Il risultato è jazzisticamente emozionante, caratterizzato da una impronta davvero particolare: “un percorso poetico nella ricerca della purezza melodica” capace di coinvolgerci intensamente.
Intanto, approfittando di una pausa con Natasha che ci propina dell’ottima birra, Marco ed io argomentiamo sulla domanda: «..se il sax abbia o no ancora da dire qualcosa o se rimane comunque uno strumento per soli amatori?» «Non c’è una letteratura vasta per sax ne prima ne dopo il novecento, tolto qualche raro esempio legato a interessi sporadici per il resto è ancora tutta da scrivere». «E chi dovrebbe scriverla se non voi jazzisti, il sax non è forse lo strumento jazz per eccellenza?» «In effetti lo è ma è ancora troppo isolato, non lo si utilizza se non come mezzo esecutivo per incursioni e raramente per tematiche portanti. Danielle si da fin troppo da fare per farne uno strumento leader, è brava in questo, e capace anche, ma incontra troppe limitazioni in questo».
«Fammi un esempio, quali sono queste limitazioni?» «Le multinazionali discografiche operanti in Italia ad esempio, che ancora non riescono a imbastire una politica lungimirante nei confronti del jazz, che in genere vende anche abbastanza bene. Basterebbe si soffermassero sui risultati ottenuti dai gruppi editoriali che propongono dischi di realizzazione artigianale per cambiare i loro orientamenti di mercato.» «Eppure si organizzano molti ‘contest’, Festivals del Jazz che fungono da richiamo internazionale, o sbaglio?»
Danielle ci raggiunge durante una pausa con un tramezzino fra le mani: «Ma al dunque le case discografiche seguitano a disinteressarsi del jazz ad eccezione di rari casi, e sono soprattutto all’estero. Anche per quanto riguarda i Festival, si gira sempre attorno alle stesse cerchie, si invitano sempre gli stessi nomi più o meno conosciuti, con i giovani a maggior ragione accade lo stesso, sono semplicemente tenuti fuori.» «È questa la fine del Jazz?»
Risponde Danielle: «Nessuno di noi lo crede, le mode cambiano così come cambiano i soggetti, però si sente sempre più il bisogno di nuove iniziative.» Marco dal canto suo aggiunge che: «Di recente nel nostro paese, e dico paese, l’editoria indipendente sembra aver trovato un certo terreno fertile, almeno riguardo a certi artisti contemporanei.» «Che sia la volta buona per tutti voi, ve lo auguro e insieme a me ve lo augurano i nostri lettori.» In fondo lo scopo ultimo qual è, se non quello di rendere il jazz una musica a misura di pubblico. Quello stesso per cui Danielle Di Majo spende tutto il suo tempo, per regalarci ogni volta nuove autentiche emozioni.

Discografia Danielle Di Majo:
“Crhomatism” - Philology 2004 , con Michel Zanoboli (piano), Marco Piccirillo (contrabbasso), ed Ermanno Baron alla batteria.
"Eccedere di blu" - Picanto Records 2010, realizzato con Antonello Sorrentino (tromba), Francesco Diodati (chitarra), Riccardo Gola (duble bass) ed Ermanno Baron (drums), Giancarlo Maurino (guest sax).

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