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Omelie di Quaresima per una Felice Pasqua di Resurrezione.

Argomento: Religione

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 03/04/2015 16:14:37


Omelie di Quaresima per una Felice Pasqua di Resurrezione.

Il "Direttorio omiletico" promulgato da papa Francesco lo scorso febbraio, quando arriva a suggerire tracce concrete di buona predicazione durante la messa, ripercorre l'anno liturgico a partire dal suo "centro" che è il "mistero pasquale al quale si collegano tutti i misteri di Cristo e della storia della salvezza che si attualizzano sacramentalmente". Come guida di questo percorso il "Direttorio" assume Benedetto XVI e la sua esortazione apostolica "Verbum Domini", in applicazione del sinodo del 2008 dedicato alla "Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa". Quelle che seguono non sono altre linee guida, ma vere e proprie omelie riprese dall'archivio di quel grande omileta e liturgico, forse il più grande dell'ultimo secolo, che è appunto Benedetto XVI.

L'antologia comincia con un'omelia della Domenica delle Palme, tra quelle del ciclo B dell'anno liturgico, lo stesso in uso quest'anno in tutte le messe di rito romano del mondo. All'inizio dell'omelia Benedetto XVI cita il racconto dell'ingresso di Gesù in Gerusalemme fatto da Marco, l'evangelista dell'anno B del lezionario. Ma poi passa ad illustrare il Vangelo di Giovanni e in particolare il brano che era già stato letto – sempre nel ciclo B – nella precedente V Domenica di Quaresima.
Segue un'omelia della messa che il vescovo di Roma – come ogni altro vescovo – celebra la mattina del Giovedì Santo in cattedrale con i suoi preti, per il rinnovo delle promesse sacerdotali e per la benedizione degli oli del battesimo, della cresima, dell'ordine, degli infermi. L'omelia qui prescelta si distingue per le profonde riflessioni bibliche, teologiche e cosmologiche sui quattro elementi dei sacramenti cristiani: l'acqua, il pane di frumento, il vino e l'olio di oliva.
Poi ancora un'omelia della messa "in cœna Domini" del Giovedì Santo. Quella in cui Benedetto XVI ripercorre passo passo il canone romano come racconto e attualizzazione del sacrificio eucaristico di Gesù.
Infine, un'omelia della notte di Pasqua dell'anno B. Nella quale Joseph Ratzinger introduce nel mistero della risurrezione di Gesù mediante tra simboli: la luce, l'acqua e il canto nuovo, l'alleluia.

Sono quattro omelie capolavoro. Buona lettura!


Omelia della Domenica delle Palme - Anno B

Marco 11, 1-10
Isaia 50, 4-7
Filippesi 2, 6-17
Marco 14, 1 - 15, 47

… Come essere umano, anche Gesù si sente spinto a chiedere che gli sia risparmiato il terrore della passione. Anche noi possiamo pregare in questo modo. Anche noi possiamo lamentarci davanti al Signore come Giobbe, presentargli tutte le nostre domande che, di fronte all’ingiustizia nel mondo e alla difficoltà del nostro stesso io, emergono in noi. Davanti a Lui non dobbiamo rifugiarci in pie frasi, in un mondo fittizio. Pregare significa sempre anche lottare con Dio, e come Giacobbe possiamo dirgli: “Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!”…

Omelia del Giovedì Santo - Messa del Crisma

Isaia 61, 1-9
Apocalisse 1, 5-8
Luca 4, 16-21

… Sono quattro gli elementi della creazione con i quali è costruito il cosmo dei sacramenti: l’acqua, il pane di frumento, il vino e l’olio di oliva. L’acqua come elemento basilare e condizione fondamentale di ogni vita è il segno essenziale dell’atto in cui, nel battesimo, si diventa cristiani, della nascita alla vita nuova. Mentre l’acqua è l’elemento vitale in genere e quindi rappresenta l’accesso comune di tutti alla nuova nascita da cristiani, gli altri tre elementi appartengono alla cultura dell’ambiente mediterraneo. Essi rimandano così al concreto ambiente storico in cui il cristianesimo si è sviluppato. Dio ha agito in un luogo ben determinato della terra, ha veramente fatto storia con gli uomini. Questi tre elementi, da una parte, sono doni del creato e, dall’altra, sono tuttavia anche indicazioni dei luoghi della storia di Dio con noi. Sono una sintesi tra creazione e storia: doni di Dio che ci collegano sempre con quei luoghi del mondo, nei quali Dio ha voluto agire con noi nel tempo della storia, diventare uno di noi...

Omelia del Giovedì Santo - Messa "In Cœna Domini"

Esodo 12, 1-14
1 Corinti 11. 23-26
Giovanni 13, 1-15

… La liturgia del Giovedì Santo inserisce nel testo della preghiera la parola “oggi”, sottolineando con ciò la dignità particolare di questa giornata. È stato “oggi” che Egli l’ha fatto: per sempre ha donato se stesso a noi nel sacramento del suo corpo e del suo sangue. Questo “oggi” è anzitutto il memoriale della Pasqua di allora. Tuttavia è di più. Con il Canone entriamo in questo “oggi”. Il nostro oggi viene a contatto con il suo oggi. Egli fa questo adesso. Con la parola “oggi”, la liturgia della Chiesa vuole indurci a porre grande attenzione interiore al mistero di questa giornata, alle parole in cui esso si esprime. Cerchiamo dunque di ascoltare in modo nuovo il racconto dell’istituzione [dell'eucaristia] così come la Chiesa, in base alla Scrittura e contemplando il Signore stesso, lo ha formulato …

Omelia della Veglia Pasquale - Anno B

Genesi 1, 1 - 2, 2
Esodo 14, 15 - 15, 6.17-18
Romani 6, 3-11
Marco 16, 1-7

… Per la storia del canto di Mosè dopo la liberazione di Israele dall’Egitto e dopo la risalita dal Mar Rosso, c’è un parallelismo sorprendente nell’Apocalisse di san Giovanni. Prima dell’inizio degli ultimi sette flagelli imposti alla terra, appare al veggente qualcosa “come un mare di cristallo misto a fuoco; coloro che avevano vinto la bestia, la sua immagine e il numero del suo nome, stavano in piedi sul mare di cristallo. Hanno cetre divine e cantano il canto di Mosè, il servo di Dio, e il canto dell’Agnello”. Con questa immagine è descritta la situazione dei discepoli di Gesù Cristo in tutti i tempi, la situazione della Chiesa nella storia di questo mondo. Considerata umanamente, essa è in se stessa contraddittoria. Da una parte, la comunità si trova nell’Esodo, in mezzo al Mar Rosso. In un mare che, paradossalmente, è insieme ghiaccio e fuoco. E non deve forse la Chiesa, per così dire, camminare sempre sul mare, attraverso il fuoco e il freddo? Umanamente parlando, essa dovrebbe affondare. Ma, mentre cammina ancora in mezzo a questo Mar Rosso, essa canta – intona il canto di lode dei giusti: il canto di Mosè e dell’Agnello, in cui s’accordano l’Antica e la Nuova Alleanza. Mentre, tutto sommato, dovrebbe affondare, la Chiesa canta il canto di ringraziamento dei salvati. Essa sta sulle acque di morte della storia e tuttavia è già risorta. […] Non è forse questa veramente la situazione della Chiesa di tutti i tempi, la situazione nostra? Sempre c’è l’impressione che essa debba affondare, e sempre è già salvata. San Paolo ha illustrato questa situazione con le parole: “Siamo come moribondi, e invece viviamo”. La mano salvifica del Signore ci sorregge, e così possiamo cantare già ora il canto dei salvati, il canto nuovo dei risorti: Alleluia! Amen.

NB: Una precedente raccolta di omelie di Benedetto XVI, per la Quaresima dell'anno B del lezionario liturgico.

Si ringraziano per la gentile concessione www.chiesa.espressoonline.it
di Sandro Magister e-mail: s.magister@espressoedit.it
indirizzo postale: Sandro Magister, "L'espresso", via C. Colombo 90, 00147 Roma
© 1999-2015 Nella testata, un particolare dei mosaici della basilica di Santa Maria Maggiore, Roma, V secolo, con raffigurata la Gerusalemme del cielo.



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