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Una notte magica [ Magie e cunicoli spaziotemporali ], Aa. Vv.
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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Il Sepolcro di Arianna - cronaca di un amore

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 22/04/2012 19:03:47

Il Sepolcro di Arianna - (cronaca di un amore). 

Creta, Palazzo di Cnosso
ivi giunse Teseo
che della gloria sua parlar facea le brocche
funerea eredità di mostri e d’animali
che di terror e sgomento della Grecia tutta
tremar facean la terra.

Viril prode ignudo e senz’arme
col suo bell’elmo e lo sguardo fugace
che liberar dovea speranza d’Atene
del tributo a Minosse di sette giovani uomini
e fanciulle sette rinchiusi nel labirinto senza uscita
ogni nove anni in pasto dovea al Minotauro.

Lo vide Arianna e se ne innamorò all’istante
d’un amore spontaneo e incustodito
che Dioniso invaghito credea gl’appartenesse
giacché era divino e non avea timore
di mortal tenzone con niuno
che fosse eroe o prode, o gladiatore.

Arianna dalle bianche braccia e il seno procace
e bello sentì battere il suo cuore
all’impazzata quando Teseo
posato il guardo suo lascivo e gaio
in quel momento s’accorse dell’umile
abbandono che solo può l’uman sentire.

Una folle promessa dell’oscuro fato che
ogni cosa avviluppa e cinge e avvolge
degli umani la sorte e nulla può colui che ognor
s’accinge a districar rotoli e matasse o che
in amor conduce la manfrina
non v’è ritorno dal guardar della concubina.

Il laccio attorno al collo può essere allora un filo
che dilania o un labirinto ascoso e buio
dove lasciar le proprie fronde incustodite
e affrontar la lotta impari senza difesa
che in sospiri e abbracci si dimena
un tendere d’arti e muscoli avvinghiati.

Un rincorrersi affannoso per corridoi ciechi
uno sbranarsi a morsi per la fame cui la pazzia
spesso ci condanna
'Sei tu Arianna?', 'dove sei Teseo?'
questa sponda avara di spume che mi trattiene
portarmi via di qui, sebben ovunque prigioniera.

In fretta dammene ragione una voce un pegno
che già il periglio mio dispotico s’avanza
Minosse imperioso ordina d’entrar nel labirinto
sette giovani uomini e fanciulle sette
di pianti e lacrime rinchiusi senza l’arme
che amor di madre possa mai scolpare.

Tirannide malvagia di quegli déi che tutto
dispongono e a cui tutto si deve
che infausti s’aggirano sopra le nuvole bigie
dell’Olimpo odioso che gli umani sol devono temere
che non prevede accesso e neppur discolpa
ma che tutto devon come laggio.

Quel che mi chiedi Teseo troverai
in questa matassa di filo sottile che nascondere dovrai
nell’elmo tuo che dei guardiani del labirinto alla vista
ostili alcunché senz’ordine lascian passare
diffida che Minosse perdoni chi dovesse uccidere
il Minotauro, è una menzogna nera.

Lega fintanto che vedrai il filo a una sporgenza o a un rilievo
che scolpito si dice adorni le pareti del labirinto
e prosegui srotolandolo fin dove vai
che sol così nell’impresa riuscirai
e ragion avrai in quel del tuo ritorno di ritrovar
la porta cui sei entrato.

Adesso va, mio prode, che gli déi di te vendetta chiedon
per l’uccisione di quei mostri che messi avean
a spaventar le genti pel gusto abietto dei lor giochi osceni
che di giocar lor ne van matti
e prendon fanciulli e giovinette in fiore
per soddisfare le senili voglie.

Non sanno che se di viver sempiterni pur gli è dato
d’altro canto la morte di noi umani ragione
non concede loro d’aver fatto di sì lungo esistere
luogo di sentimenti arcani e che
lo sappiano o no che lo vogliano o no
la nostra misera vita è opera del sublime che lor è negato.

E allora muori bestia malforme e oscena che triste
di viver t’è dato mostro che di carni umane nutrirti vai
e lascia che questo labirinto torni a veder la luce
e si celebri in esso il rito di quei morti
le cui spoglie han qui lasciate
che restituirle alla Gran Madre si conviene.

.    .    .

Danzate in cerchio o madri attorno all’ara sacra
cantate l’inno che ai morituri più s’addice affinché
l’anime limpide dei figli vostri morti siano accolte
nel trionfo di quella libertà tornata ad essere
contro il potere il sopruso la prevaricazione
e che tra i mortali adesso avanza.

Danza Arianna nell’abito virgineo della sposa
che Minosse padre tuo per timore oggi concede a Teseo
sapendo che ti porterò via di qui verso un paese lontano
onora il banchetto muliebre ornato di sì meravigliosi fiori
colti per l’occasione delle vivande come dei pregiati vini
i dolci frutti che d’assaporare chiede il nostro amore.

Guardati Teseo d’impedire che la vendetta di Minosse
raggiunga nottetempo la tua nave
che dove non può la forza bruta molto può
l’infingardia degli uomini che la ragion sovrasta
disponendoli a uccidere e a scatenar la guerra
pur d’ottenere la vittoria avita.

Di nessuna guerra o di pace infranta alcun avrà ragione
se prevaler s’avvale sui deboli la tirannide
che inseparabile dalle disgrazie altrui incomberà sulle
disgrazie sue che se il pugnar render m'ha reso vincitor
sul Minotauro ancor più forte mi renderan
contro la tirannide di Minosse.

Son queste le mani Arianna che hanno battuto il mostro
questa la testa d’erma che i numi han voluto rendesse grazia
a colei che m’é stata vicino e cara nelle preghiere
nella rete del labirinto come nel luogo dei destini avvinti
con ciò che la vita rende grovigli e periglioso
onde i dilemmi pur trovan soluzione.

L’alternativa è fuggir Teseo
lontano dall’egoismo esasperato che genera vendetta
dallo spettro di un perdono che mai arriverà e che
rischia di rifarsi su altri innocenti figli
nel confino violato di voler stringere un legame
che forse non ci è dato.

Che nella buona come nella cattiva sorte
la promessa non mantenuta degli umani forse può
ma quella degli déi per quell’amore che un dì promisi
a Dioniso divino perdono riceverà giammai
dunque alla nave mia Arianna col favore della notte
la marea ci salverà.

Ecco questa è la trama del mio inganno
affondar di Minosse la naval flotta e quindi via!
sulla cresta dell’onda che procede dietro l’altra che avanza
spumosa che non più da lui dipende
nulla potrà infliggerci dolore ma uniti che siamo insieme
alla reciproca nostra promessa di felicità.

In cotal guisa gli déi ben sanno Teseo ch’é difficile
ottenere ma solo avere o non avere
che perder la la felicità si può se ci si lascia ingannar dal canto
di sirena o dai risentimenti che pure arriveranno
coi sensi di colpa e gli scrupoli del dopo
con la speranza mal riposta nel futuro.

È buio qui Teseo e un cattivo presentimento m’assale
in questa notte senza luna vedo come un talamo vuoto
temo di non sentir il canto dell’allodola
o scorgere l’alba di domani
dormi tranquilla Arianna tra le mie braccia che sul far del
giorno attraccheremo a Nasso.

Teseo nel sonno ode un lamento come di guerrieri morti
o forse di lamentatrici che si levan a intimorir l’umana sorte
è buio qui come nel labirinto senza stelle
la notte si dislunga
che il mare rugge e il vento già strappa le vele
dormi adesso Arianna e non temer la morte.

Che Dioniso meschino s’é levato e altro non chiede che
d’abbeverarsi alla bellezza della tua verginità
quanto a me non ho dubbi che lo combatterò
con tutte le forze che la spada brandita m’assicura
che il fato se dev’essere sia non senza c’abbia pugnato
a contrastarlo.

Quale diritto eserciti o Dioniso su Arianna?
un antico e intimo legame che esiste fin da prima che
nascessi Teseo e che m’incute di punirti per aver
osato posare gli occhi su di lei
ma non sarò irato per questo o per altra cosa
se m’offrirai di quel vino buono che detieni nella stiva.

E libero potrei lasciarti di andare se m’accordassi inoltre
di partire dall’isola di Nasso mentre sul letto giace
addormentata Arianna che del sogno fatto in vita già
lei più non ricorda e nel veder la nave tua lontana
ognor che sveglia l’avrò condotta meco in cielo
al pari di una stella.

Nasso medesima lo sguardo pacato porrà lo sguardo
ad ella al par del mio s’avvalerà del mito che la contempla
orsù dunque vanne Teseo verso la dolce primavera
della vita eroe che vince tutte le battaglie
che non solo Dioniso ma anche i tuoi guerrieri
il mare il fiume le radici già reclaman.

Addio virginea Arianna moglie di questa notte senza luna
vado incontro alla mia fortuna che il volere del dio oggi mi nega
che il voler lasciarti amore amato giammai io volli
non volgere lo sguardo al tedio nel veder la nave mia
che s’allontana e perdona se il canto mio adesso
m'abbandona che già di Dioniso il soffio mi si strozza in gola.

Dorme Arianna che nuda a sollevar il velo si dispone il dio
quali forme e incarnato han viste mai più belle?
e come sorride Dioniso nello sfiorar il bianco seno suo
che a giacere con lei già si dispone attirandola a sé voglioso
d’amplesso che degli eroi e gli déi tutti onora il possesso
'Sei tu Teseo?', sì son io, 'E tu sei Arianna!'










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