Pubblicato il 16/03/2009 19:17:09
Genova non nasconde la sua bellezza: popolare, grottesca, povera, umile. Quella di via del Campo; quella, quindi, musicata per anni, da Fabrizio De Andr. E proprio per lui che decidiamo di dedicare uno dei rari giorni di riposo a fare visita al capoluogo ligure. La compagnia scelta di quelle giuste: accogliente, bella, diversa e solare. Lora di partenza, invece, non la possiamo scegliere. Lo fa per noi Trenitalia imponendoci lorario di partenza dellintercity Torino- Roma dalla stazione di Porta Nuova. Ed proprio qui che gli elementi della spedizione si congiungono e danno il via al viaggio in una giornata che ciondola tra sole e nostalgie dun inverno inclemente. Tore e Marcello, amici di vecchie avventure, sono gi in attesa del nostro arrivo e cos con me, Cinzia, Flavio e Claudia il gruppo si completa. Si dice che le passioni come gli amori non si scelgono. Arrivano per caso; stato Massimiliano, amico inossidabile, fratello e compagno di indimenticate battaglie - vinte o perse che siano state che in una notte dinverno mi ha appassionato a Faber. Da allora ho letto ed ascoltato cos tanto di Fabrizio De Andr che quel giorno potevo permettermi di fare da cicerone al gruppo di amici diretti in Liguria. Ho imparato a conoscere Faber come uno che ha musicato e scritto ci in cui ha creduto ed amato. E lui, pi che altri, ha amato e creduto nellumanit. Quella sofferente, privata della sua libert, del suo aspetto pi dignitoso, della sua bellezza. Lumanit deturpata dalla violenza delle armi e dallingiustizia dei forti nei confronti dei deboli; lumanit della povera gente, delle prostitute che per anni hanno popolato i carruggi ed il porto ancor lontano dalla genialit architettonica attuale. Potessero parlare le varie bocche di rosa evidenziate dalla sua sete di umanit, o prendessero vita i vari Piero di tutte le epoche morti in Bosnia, sulla striscia di Gaza, in Liberia, sulle linee di confine di oggi e di ieri. Forse tutti questi reietti, rimasti per anni senza nome, si recherebbero volentieri a Staglieno e, divincolandosi, tra gli sfarzi del cimitero pi visitato dItalia andrebbero da Fabrizio per un grazie. Si perch Fabrizio parlava di chi nessuno osava proferir parola sbeffeggiandosi di criteri di mercato e strategie di vendita. Il nome di De Andr inscindibilmente legato al concetto di interesse verso gli ultimi, verso il popolo, verso ci che puoi assaporare in ogni attimo. Con la stessa passione nel cuore di Faber, Genova ha un altro sapore! Gli incontri casuali alla ricerca di un negozio in grado di annientare la nostra voglia di focaccia locale, gli approcci con la gente dei carruggi sono attimi che elevano lo spirito di viaggiatori e ci fanno gustare quanto bella lumanit attraverso la quale si incontra inesorabilmente Dio. Genova rapisce il cuore. Geograficamente al nord ed esposta alle correnti tirreniche che a febbraio non sono affatto accoglienti, esprime la stessa voglia di stare tra la gente che puoi incontrare a Palermo, Catania, Reggio Calabria e Napoli; anche lindole sportiva in bilico precario tra lamore rossobl e quello blucerchiato, le scritte che osannano Cassano o Milito a seconda del versante in cui ti trovi, esprime il calore di una terra col sangue bollente. Pi Genova si libera dai suoi veli, pi capiamo il carisma di Fabrizio, ragione del nostro viaggio. E con questa stessa convinzione che a met del pomeriggio, mentre ci facciamo coccolare da un tiepido sole di passaggio da Piazza Garibaldi, incontriamo Zlatan. Lineamenti vistosamente dellest, volto scavato dalle tribolazioni di una vita che per lui non avr di certo fatto sconti, in compagnia di un violino suonato senza eccessiva grazia, presidia il deor di un bar alla ricerca di un bottino da verificare la sera. Diventiamo amici e sembra essere di casa al nostro tavolo. Foto di gruppo, pacche sulle spalle, sorriso; poi ci lasciamo scroccare qualche spicciolo e una moretti da 33 cl. In fondo il suo mestiere e dimostra di saperlo fare! Lui contento e noi con lui perch Zlatan ci ha portato ancora pi dentro alla Genova cantata da Faber. Ora la visita alla mostra sembra quasi superflua ma sarebbe troppo paradossale non farci staccare il biglietto da pochi euro che ci consente lingresso. Lo stupore continua: Faber raccolto con maestria e classe in poche manciate di metri quadri: il suo regno, dal quale si sprigiona tutta la potenza del suo bagaglio di valori. Il suo rapporto con la libert, lamore, la guerra, con gli ultimi e con Genova cantato dalla sua caparbiet rivoluzionaria e apparentemente anacronistica ma sempre in grado di toccare le corde pi intime del cuore e rinverdire in chi ascolta propositi di cambiamento. Poi, tra un tuffo nel passato e unintervista resa viva e attuale dalla tecnologia, Faber scompare e sono i personaggi che lui ha cantato a fare gli onori di casa e interpellare il viandante. Bocca di rosa, Piero, Marinella, il giudice, il matto, lottico, Andrea, Tito, il pescatore, Nina, i morti del Send Creek. Sono tutti li ad attenderci e ispirarci propositi di nuova vita. Quando usciamo la Piazza di Palazzo Ducale al bivio tra il giorno e la notte. Abbiamo il tempo per organizzarci e, schivando le bancarelle del mercato provvisorio, dirigerci verso la stazione di Brignole per la fase finale del nostro viaggio. Un po commosso mi volto verso Palazzo Ducale e, avvolto nella penombra di una notte che avanza, scorgo ancora la gigantografia di Fabrizio col capo piegato sulla chitarra. Si scorgono bene il suo volto un po coperto dal ciuffo e una delle tante sigarette che lhanno strappato alla vita. Lasciamo ad altri lincombenza di capire se la sua partenza stata prematura. Quel che certo che la sua vita continua a dire e a fare vivere in tanti il desiderio di incontrare lumanit di tutti i giorni. Soprattutto quella dimenticata e offesa. Quella di bocca di rosa, di Piero, del matto e perch no anche quella di Zlatan. Il violinista.
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