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L’astronave

di Loredana Savelli
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Pubblicato il 08/07/2012 19:00:38

 

Il momento in cui s’intravede la felicità sottoforma di una grande astronave
senza maniglie per appoggiarsi.
La fuga  – il primo fosti tu – .
Un modo per prendere le distanze dall'abbaglio
che scioglieva i confini dello spazio.
Il problema era: averla “a disposizione”. 
La bellezza. Nella totale arrendevolezza

dell’atmosfera. Morbida come burro.

Pioveva pochissimo, e sempre a comando.
Il sole creava riverberi che impreziosivano i nostri occhi.
I miei erano più chiari,
i tuoi si celavano dietro ciglia più folte.
Ma è probabile fosse timidezza.
La fuga, dunque. 
Metodo infallibile per sentirsi coraggiosi
con la paura alle spalle.
Poter dire: ho scelto la libertà.
Dopo fuggii io. 
Convinta di aver scelto non la libertà ma un Ruolo.
(Usavo le maiuscole con disinvoltura,
prima di decidermi a livellare tutto.)

Ogni fuga è centrifuga.
Nel nostro caso, siamo in orbita equidistanti dal centro. Agli antipodi,
ma geometricamente simmetrici.
Un modo per non perderci di vista,
forse.
Cos’è stato il passaggio ad ovest,
come un graffio sul volto?




* esperimento di prosa poetica (ho pubblicato il testo anche nella sezione prosa/narrativa, quale sarà il formato più appropriato?)


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