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‘THE SPECIAL TOUCH’ of Fabio Giachino.

Argomento: Musica

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 02/12/2015 11:49:07

‘THE SPECIAL TOUCH’ of Fabio Giachino.

Giorgio Mancinelli ‘incontra’ Fabio Giachino al teatro di Villa Torlonia - 29/11/2015

Considerato che il mattino pieno di luce e la frescura dell’aria aperta sta al Jazz come l’acqua santa al demonio, la splendida cornice del recuperato teatro di Villa Torlonia, è sembrata invece la custodia perfetta, (se mai si è vista una custodia per piano a coda), ovattata e con la giusta penombra, per accogliere il ‘touch-sound’ di Fabio Giachino, il giovane pianista in particolare forma per questo concerto per ‘piano solo’, organizzato nell’ambito del Roma Jazz Festival con Tosky Records, la giovane etichetta indipendente ideata e condotta da Davide Belcastro e Giorgio Lovecchio, specializzata in Jazz & Music Libraries.
‘A special touch’ potrebbe essere la cifra riconoscibilissima del giovane jazzman approdato sulla scena italiana e non solo, e che oggi a Roma ha presentato il suo nuovo concept-album “Balancing Dreams” apparso da alcuni giorni sul mercato discografico. 13 pezzi presumibilmente facili (ma che non lo sono affatto) che, Fabio Giachino già nelle due cover di Monk e Duke, (due mostri sacri che hanno fatto la storia del Jazz), con le quali ha intervallato sue composizioni, ha ampiamente dimostrato un possibile raggiungimento artistico dei due ‘intoccabili’, pur con il rispetto dovuto. Raggiungimento che di certo arriverà con la maturità e l’impegno volenteroso di dimostrarlo allorché la sua dedizione al Jazz diverrà totale, spogliato cioè delle sovrastrutture delle mode.
Ma lasciamo fare a Fabio Giachino le sue esperienze e veniamo al compositore oltre che esecutore dei brani contenuti nell’album presentato ‘live’ in concerto. Dopo la ‘intro’ e il ‘cantabile’ “Balancing Dreams” che lasciava pensare a una sorta di Pollini in Jazz (pur sempre un grande), si è passati all’apertura di “Crossings” seguito dallo strepitoso “Awakenings”, (un pezzo che suggerisco come single accompagnato da un suggestible-trailer), e da “Stride ‘n ‘rhythm” dove lo ‘stream’ di Fabio supera il limite della tastiera, quasi non gli bastasse e volesse andare oltre. Quindi è seguito l’omaggio al grande John Coltrane con “Trane’s Mood” colto nella sua essenza migliore, quel ‘changes’ del bop con il quale Coltrane ha tradotto la ‘pulsione’ interiore del sax nello stile del free-jazz.
Straordinaria quanto insospettabile la lezione di “Underground Blues”, verosimilmente appresa dall’ascolto profondo della musica nera suonata nel delta del Mississippi, quel “Old Man River” che ha dato vita alle grandi voci del Blues da Tom Robeson a Ma Raney, da Billie Holiday fino a B.B.King ecc. Brano con il quale Fabio Giachino ha dimostrato, se ce ne fosse stato bisogno, la padronanza totale del genere, strappandolo alla propria intimità per regalarlo all’ascoltatore in un susseguirsi di emozioni musicali. Ancor più e in senso esclusivamente esecutivo, sorprende invece tutti il brano “Torino, New orleans, New York” eseguito con un ospite molto speciale: il rapper ENSI, con il quale Giachino ha stretto una particolare sinergia durante il Torino Jazz Festival 2014 con il risultato di una loro collaborazione appunto in questo brano, (non eseguito in questo concerto ma presente nel cd) in cui più si sente la freschezza della sua giovane ‘verve’ alle prese con ciò che giustamente lo attrae della scena musicale, dall’hip-hop al ‘rappare’ in free-style che delinea la sua matrice improvviso-creativa.
Non a caso si è detto dello ‘special touch’ di Fabio Giachino, una sorta di sofisticata impronta che lascia sui tasti del piano nei suoi ‘diminuendo’ e ‘crescendo’ con cui alimenta le sue composizioni trasferendovi quei sentimenti intimistici, propri del rapporto affettuoso (d’amore?) che intende trasmettere all’auditorio, accalappiando la sua silenziosa presenza (senza scrosci di mani ad interrompere la sacralità del suono) in una sorta di ‘meditazione’ cui solo la musica classica ci ha educati. Quanto accade nell’ascolto di alcuni brani più pacati, per dire di più ampia armonizzazione, dove il piano, pur da solo sulla scena, lascia infrasentire la possibile interazione di altri strumenti come il contrabasso e le percussioni. Scambievolezza che appunto sta nei passaggi ‘variations’ dei brani, dove il bass predomina sul piano quasi in a-solo, tantè che a un certo momento ho dubitato che fosse nascosto dietro le quinte.
Ma chi è Fabio Giachino, dove se n’è stato nascosto fin’ora, quale la sua preparazione, i suoi studi, le sue velleità e quant’altro? Ma sarebbe stato del tutto inutile per me fargli di queste domande quando si conosce ormai tutto di lui, del suo virtuosistico talento e della sua presenza sulla scena del Jazz fra i pochi fortunati italiani che si sono aggiudicati il riconoscimento del pubblico internazionale, come Danilo Rea, Stefano Bollani, Rita Marcotulli e altri dei quali si può trovare di tutto di più sulle pagine del web. Per essere all’altezza della situazione e cercare di approfondire alcuni aspetti del suo background musicale, ho scambiato con Fabio Giachino solo qualche cordialissima ‘veduta’ che non fosse già stata esaudita nel corso del video/intervista presentato in sala in cui egli esplicita le sue possibili ‘vie di fuga’ dentro e fuori del Jazz.
Fabio Giachino: Per me è un grande banco di prova: in "Balancing dreams" sono faccia a faccia con la parte più nascosta di me. La sfida risiede nella necessità e nella capacità di lasciarla fluire completamente.(dal video)

Prendendo spunto da questa ammissione ho chiesto a Fabio in che cosa consiste la sua idea di Jazz?:

FG: L’idea è la libertà, immensa, difficile da raggiungere e allo stesso tempo da gestire. Per quanto mi riguarda è l’apice artistico al quale ciascuno nel suo piccolo dovrebbe ambire, e il jazz in quanto musica improvvisata, ce ne offre la piena possibilità.

Perché un ‘pianista-jazz’ sente sorgere improvvisa la necessità di esibirsi in a-solo, ciò non contraddice l’essenza stessa del Jazz?:

FG:Il pianoforte è uno strumento meraviglioso e assolutamente autosufficiente, la sfida per me risiede proprio nel riuscire a dominarne le potenzialità e non far sentire l’esigenza di altri strumenti intorno a me. Sia ben chiaro che amo suonare insieme ad altri strumenti in contesti più ampi e la sinergia che scaturisce dall’incontro di più musicisti è unica ed irripetibile. Quando si è soli entrano in gioco altre dinamiche, è un dialogo con la propria essenza nel quale si cerca di essere il più sinceri possibile… se con gli altri a volte è facile mascherare o addirittura mentire, quando ci si trova faccia a faccia con se stessi è impossibile.

Dopo le molteplici esperienze fatte con altri artisti ‘in-section’ e con molti e diversi strumenti, con quali il tuo ‘piano’ si è trovato a colloquiare meglio, hai delle tue preferenze?:

FG: Sicuramente la ‘mia Band’ è la situazione che prediligo (Davide Liberti: contrabbasso, Ruben Bellavia: batteria). Con loro si è presentato da subito un feeling unico che con il tempo è diventato qualcosa di solido, una certezza direi! Ho avuto la fortuna di incontrare musicisti straordinari e di esibirmi con loro, tra tutti mi sento di citare in particolare D.Liebman e M.Giammarco con i quali personalmente mi sono trovato estremamente bene ed a mio agio.

Quale futuro vedi per il Jazz in Italia?:

FG:Io sono ottimista! Il livello dei musicisti è alto, noto parecchia progettualità soprattutto tra i musicisti più giovani che creano gruppi e formazioni stabili, questo è bene. Le uniche consistenti difficoltà si riscontrano negli spazi, soprattutto nella gestione… troppo spesso le programmazioni preferiscono situazioni commerciali a progetti realmente ricchi di spessore artistico o innovativi, viene confusa la celebrità con la qualità e questo è male. Vedremo gli sviluppi dove ci porteranno.

Dall’esterno, quale futuro vedi sulla scena jazzistica di Fabio Giachino, pensi davvero di strabiliarci?:

FG: Ahah spero di si, ma mi accontento anche di regalarvi un paio di ore piacevoli senza troppi pensieri e preoccupazioni!

Tutto questo può sembrare poco, quanto basta se si pensa alla durata dell’incontro con Fabio avvenuto nella annessa sala-rinfresco allestita per il dopo concerto, ai piedi della scala d’accesso adorna di putti in marmo silenziosi e di tanta gente vociferante che gli stringeva la mano e si complimentava con lui. Tuttavia (c’è sempre un’ombra di dubbio che si nasconde dietro le quinte di qualsiasi teatro del mondo) nel concerto-live l’artista (perché di questo si tratta) pur avendo dichiaratamente espresso la sua vicinanza al pubblico presente, non ha potuto nascondere quell’implicita ‘timidezza’ che il piano-solo richiede nel rapporto a-due, quasi fosse di fronte a un ‘Pas de deux’ che nella danza crea un isola dal resto del balletto classico e destinata a ballerini virtuosisticamente più dotati, (solitamente i solisti o i primi ballerini), che si sfidano l’un l’altro per la palma della migliore interpretazione di se stessi, cone in questo caso, Giachino e la sua musica.

Apprezzabile il package di presentazione, la cura grafica, l’eccezionalità e la resa del taglio fotografico che riveste il CD, un po’ meno le tante (troppe) note interne (illegibili) non strettamente necessarie. Ma come pure rivela Giorgio Lovecchio (Tosky Records) è il contenuto che conta: "Il piano solo è una scommessa sia per Tosky Records che per Fabio Giachino. Vi sono alcuni esperimenti e tanta bella musica: siamo convinti che il progetto piacerà molto."

INFO E LINK
Video "The Making of" https://www.youtube.com/watch?v=rdr6c6xckZU
Videointervista a Fabio Giachino https://www.youtube.com/watch?v=B5M683YsBvA
L'Archivio 14 http://www.larchivio14.it/portfolio/2141/
www.fabiogiachino.com
www.toskyrecords.com
Ufficio Stampa Fiorenza Gherardi De Candei
Tel. 328 1743236 E-mail fiorenzagherardi@gmail.com
Ringraziamenti a entrambi per la disponibilità rivolta ai lettori della rivista letteraria on-line larecherche.it e per i piacevoli momenti passati insieme. G. M.

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