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Vittoria Marziari un’eccellenza tutta italiana

Argomento: Arte

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 09/07/2016 16:56:30

Vittoria Marziari Donati: La ‘poesia delle forme’ nei ‘lunghi silenzi’ dell’arte contemporanea.

Nulla di più vero se lasciando la parola a Antoine de Saint-Exupery (1) apprendiamo che: «Lo spazio dello spirito, là dove esso può aprire le sue ali, è il silenzio» ; quel ‘silenzio’ in cui prendono forma e si materializzano le opere scultoree di Vittoria Marziari Donati che, nel loro muto gridare le verità concettuali della sua cifra artistica, ad essa fanno ritorno, libere di vivere la propria esistenza futura. Una eccellenza al femminile tutta italiana quella della scultrice che ha attraversato la soglia dell’internazionalità e che s’avvia a completare il suo ciclo creativo nella contemporaneità dell’arte. Un percorso il suo, vissuto dentro e fuori le forme, nei pieni e nei vuoti che sono all’origine della vita delle cose, in cui tutto infine si compie, nel ricongiungimento di quella creatività umana, pur sublime, che nel tempo l’alterità (delle correnti artistiche) ha disgiunto.
È allora che le sue sculture prendono a danzare sulla musica che la luce ha scelto per loro; cantando nel silenzio sublimato dei ‘luoghi dell’anima’ che l’artista nella sua costante ricerca ha attraversati: «Se il luogo è puro spazio, il silenzio si fa ascoltare, ci accompagna e non ci lascia soli» - scrive Mario Brunello (2) compositore e violoncellista di successo nell’accostare la musica del suo strumento all’arte tout-court per intercettare le vocalità intrinseche delle ‘forme’, le ‘linee’ melodiche e le tecniche strumentali che lo hanno portato alla concezione di nuove strutture musicali, come la riscrittura di un qualcosa che viaggia nei solchi del tempo. Il confronto con la ‘musica’ del violoncello e con la ‘poesia’ colta non è qui solo allegorico, semmai emblematico di una concettualità che si esprime nelle diverse forme dell’oralità, come appunto può essere la ‘danza’ nel rapporto con la dinamicità del movimento, o anche con il ‘canto’ che non necessariamente richiede parole e frasi compiute, quando gli basta l’uso di vocalizzi arrmonici.
Per quanto l’Arte (con l’A maiuscola) abbia rappresentato nel tempo una forma di ‘narrazione’ letteraria sostitutiva della parola scritta o detta (che non ha mai rappresentato un unico modo di comunicare) assistiamo, per così dire, a un felice ritorno; a quel passato ch’è diviene il nostro futuro nella contemplazione delle forme finite/non-finite che si lasciano completare dallo sguardo di chi le ama. Un ritorno dunque a quel ‘silenzio’ un tempo pieno di contenuti, ed oggi haimè, svuotato degli stessi perché alienati e in certi casi obsoleti. Colpa del venir meno di una certa creatività; delle ‘forme’ che si sono evolute fino a non riconoscersi dentro se stesse; delle ‘correnti artistiche’ che si sono sovrapposte ai ritmi tecnicistici? Forse. Indubbiamente l’eredità del ‘passato’ non ci aiuta a sostenere e a valorizzare l’arte contemporanea (postmoderna) fino allo spasimo cui è arrivata.
Tuttavia se la causa primaria va attribuita al ‘decostruzionismo’ (Heidegger, Derrida), che da una parte ha sciolti definitivamente i legami col passato e dall’altra ha permesso di rintracciare nell’alterità delle correnti artistiche una sua funzione preminente; altresì va detto che l’Arte contemporanea di Vittoria Marziari Donati recupera quella ‘spazialità’ che nel tempo aveva smarrita, per re-impossessarsi degli spazi naturalistici che gli erano propri, e non solo. È con questo spirito che la ‘materia’ così plasmata dall’artista, sia essa la ceramica degli inizi, l’impiego della pietra dura successiva, o il metallo come il ferro, l’acciaio e il bronzo della sua ultimissima produzione, raggiunge le forme volute di una concept-art (3) che dal sottosuolo le rimanda alla luce e le riveste di poesia:

“Come acqua del fiume, scivoli sopra ad ogni emozione” - scrive nella presentazione di ‘Indifferenza’ del 2014: una composizione in bronzo, acciaio inox e cristallo di rocca, in cui il distacco delle figure è pregno della incomunicabilità delle parole.

“Chissà se, dove, come, quando, ti sarà dato tutto il sapere” – accompagna invece il bronzo di ‘Oltre la conoscenza’ del 2014, che si ripropone sopra la riga del ‘silenzio’ nell’altro bronzo intitolato ‘Il segreto’ del 2014, in cui un velo azzurro nasconde allo sguardo l’indicibile di ciò che non va svelato ad alcuno, tranne la sensualità dei corpi colti nel pieno delle forme.

“All’ineluttabilità del destino, soccombiamo” ci rende partecipi dell’opera dal titolo omonimo del 2013 che, nel vero senso della parola, espone un corpo nudo con mani e piedi legati da una corda, in segno di una sorte che pur ci tiene stretti e che al tempo stesso si nega.

“Esci con forza dalle insidiose maglie di una rete che ti attanaglia” è detto nella didascalia a ‘Prigione 2’ l’opera in bronzo e ferro datata 2011 che, oltre al significato del titolo, invita a riflettere sulla precarietà dell’esperienza umana prigioniera di se stessa che si spinge a cercare ulteriori spazi di fuga, il passato (da prigioniero) che si affaccia alla realtà del presente invocando la libertà che gli è negata.

Ma non siamo all’estremo di una ricerca che s’avvale di senso solo per riempire di contenuti ‘forme’ altresì avulse dal riconoscimento; in ogni singola forma, in sé conchiusa, l’artista si avvale di linee dinamiche che si traducono in movimenti tipici della gestualità della danza, delle posture dei corpi nelle cadenze della musica, in un universo che incombe sul presente e che si dimena al volgersi cosmico del futuro:

“Non cercare fuori dell’universo che è in te; se saprai leggerlo nella libertà, lo capirai” – sono i versi che accompagnano ‘Introspezione ’ un bronzo datato 2011 in cui il corpo si allunga a toccare le pareti di cristallo che lo inscatolano, da cui non uscirà neppure usando tutta la sua ‘Tracotanza’, bronzo su marmo e cristallo del 2010, in cui la figura infrange appena la parete di cristallo che impedisce la sua libertà interiore.

E neppure si libererà dell’oppressione che traspare nel bronzo su marmo del 2011 intitolato ‘Angoscia’, la cui didascalia è rivolta all’intera figura raccolta a formare un cerchio senza soluzione:

“Intorno a te la tempesta, ma la luce non si è spenta, cercala, la vedrai” – questo il messaggio che al dunque l’artista Vittoria Marziari pone in chiave poetica e che mi ha spinto a presentare nel contesto poetico e letterario cui da sempre la rivista on-line larecherche.it trova la sua ispirazione; non tanto per le sue ‘opere’ sopra citate che compongono il lussuoso catagolo edito da Betti Editrice per LiberArte (4), in occasione della ‘personale’ tenutasi a Palazzo Medici Riccardi 2014/2015 a Firenze, quanto proprio per l’aspetto letterario che accompagna e integra, completando, quel che attraverso le forme, in parte nascoste dal gioco delle linee, la scultrice ha rivestito dei sentimenti intimi che le ha ispirate.

“Dagli albori dei tempi, nascondi la verità, con ingannevoli lusinghe e sfaccettature”
“Non udisti, non vedesti, ma inaspettata giunse la tempesta”.
“Non è la tenebra, ma la luce, quella sottile attrazione che ti spinge a gaurdare oltre il sipario”.
“Svuotiamoci dal torpore che inibisce il nostro risveglio”.
“Oltre le vesti il cuore, donando, amando”.

Sono queste solo alcune delle belle frasi ‘poetiche’ e degli altrettanto titoli ‘esperienziali’ di avita bellezza trascendentale che accompagnano le opere scultoree di Vittoria Marziari Donati che ci consentono di assaporare in pieno il gusto e il senso della profonda quietudine che ci viene incontro nelle forme che con maestria ha ricavato dalla materia, nel racconto dominato dal ‘silenzio’. Ecco allora che la ricerca dei ‘luoghi dell’anima’ si espone alla luce come su una tavolozza di colori, di materie da plasmare, di parole e di note musicali, in cui la scultrice/poetessa trova infine la cifra della propria arte e la trasforma in qualcosa di prodigioso, che dà vita alle forme e ne trasmette il senso più profondo, in cui poter entrare e trovare il proprio nobile perfetto silenzio …

… quel silenzio che nulla toglie alla bellezza che noi tutti, nel confronto visuale di rimando con le sue opere, ci porteremo dentro.



Vittoria Marziari Donati:
Ad oggi il suo curriculum è ricco di riconoscimenti e premi. Ha esposto in musei, ambasciate, consolati, Istituti Italiani di Cultura, Palazzi Comunali ed Expo d’Arte Internazionali. Tra le opere pubbliche, a Siena: il ‘Masgalano’ per il Palio Straordinario 2000, gli ‘Altorilievi della caserma Bandini’ e l’ ‘Ambone’ per la chiesa di S. Andrea; a Monte San Savino (Ar) Il ‘Crocefisso’ per la chiesa di San Marco (Ar), il ‘Palio’ per Roccatederighi (Gr), il ‘drappellone’ per La giostra del Girifalco di Massa Marittima. Tra le opere private: ‘La speranza’ esposta in Città del Vaticano, ‘Concerto Jazz’ al museo della Volkswagen - Wolfsburg in Germania, ‘Arte tecnologica’ presso fondazione Monumental di Bruxelles, ‘Tensione’ al Palazzo del Festival Internazionale del Cinema di Hong Kong, ‘Anima’ a Paso de los Libres, Argentina.
Vittoria Marziari Donati svolge la sua attività a Siena nell’atelier di via Stalloreggi 23 e nel laboratorio di via dei Tufi, adiacente al parco “Sculture di luce” ideato e inaugurato dall’artista nel giugno 2013.

Attualità espositive:
Oggi 09/07/2016 a Palazzo Mauri di Spoleto sarà presente alla cerimonia che la investe del Premio Internazionale Spoleto Art Festival consegnatole per “L’opera svolta nel campo della cultura e dell’arte”.

È presente inoltre alla Collettiva Selezione Arte – organizzata da Enciclopedia dell’Arte Italiana presso il Museo di Villa Clerici a Milano dal 28 giugno al 12 luglio 2016.

E il giorno 18 luglio nella Collettiva d’Arte organizzata dal Museo ‘Ugo Guidi’ di Forte dei Marmi.




Note:
1) Antoine de Saint-Exupery, “La Citadelle” – Gallimard 2000

2) Mario Brunello, “Silenzio” – il Mulino 2014

3) Con concept art (da non confondere con l'arte concettuale) s'intende un elaborato di fantasia realizzato da un concept artist (conosciuto anche come visual futurist o concept designer) non concepito per una realizzazione in serie o per confrontarsi con la realtà, quindi non pensato per una sua commercializzazione, nemmeno futura. Prende quindi le distanze dalla progettazione vera e propria pur ispirandosi ad essa nella metodologia di realizzazione e di rappresentazione dei concetti. Wikipedia

4) Catalogo Mostra a cura di Anita Valentini - Betti Editrice per LiberArte

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