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Un Mistero teramano del 1907

Argomento: Storia

di Asteria Casadio
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Pubblicato il 30/08/2009 10:23:00

Un Mistero teramano del 1907
(La leggenda metropolitana del Teatro Comunale)

Rivista Teatrale Italiana, una delle pi antiche e accreditate Riviste di arte, letteratura, storia e critica teatrale dal 1900 al 1915 , nel vol. 12 dellanno VII (1907), in Cronaca (rubrica che solitamente informa sulle novit drammatiche e le pi rinomate rappresentazioni teatrali del momento sia a livello nazionale che internazionale) relativa al fascicolo n. 6 del giugno, dopo aver registrato il mediocre successo del dramma di Matilde Serao, Dopo il perdono, al Rjane di Parigi, scrive che a Teramo stata rappresentata la tragedia di Riccardo Olivieri Veronica Cybo, con buon esito: dunque una prima nazionale a Teramo nel 1907, e, per giunta, ritenuta, dai critici della Rivista, che hanno fatto la scelta di citarla, di certa rilevanza culturale!
La notizia, di cui non si sapeva nulla, non di secondaria importanza, innanzitutto perch aggiunge un importante tassello alla scarna biografia di Riccardo Olivieri, noto finora solo per aver intepretato negli anni 1961 e 1962 due films, rispettivamente di Sergio Corbucci (I due marescialli) e di Carlo Ludovico Bragaglia (Pastasciutta nel deserto). Si scopre cos che egli stato anche un drammaturgo di successo (sono anni, come si evince da uno spoglio attento dei volumi della Rivista, in cui non era facile, in provincia come nelle citt pi importanti, riscuotere consenso, anni in cui cadono opere di Capuana, dello stesso DAnnunzio e di Puccini!), autore almeno di un dramma storico, genere allora molto in voga, il cui pi celebre esempio la Francesca da Rimini, del DAnnunzio stesso. Veronica Cybo (si sa che su un soggetto dello stesso Olivieri fu fatto un film con tale titolo nel 1910 per la regia di Mario Caserini) doveva essere la storia della figlia del duca Cybo Malaspina di Massa, che spos il nobiluomo fiorentino Jacopo Salviati, consigliere del Granduca Ferdinando II di Toscana: da lui tradita e sbeffeggiata pi volte in pubblico dalla rivale, Caterina Brogi, la fece uccidere e fare a pezzi da un sicario. Scoperta ed esiliata, si ritir in una villa di Figline Valdano, ove ancora aleggia il suo inquieto fantasma. La sua storia, resa nota trentanni pi tardi dalla cronaca del Conte Marbio, divenne un famoso feuilleton nellOttocento ad opera di Domenico Guerrazzi.
Dunque una tragedia romantico-popolare in prima nazionale a Teramo, nella primavera del 1907; ma dove fu rappresentata?
Il pensiero corre subito al Teatro Comunale, inaugurato, dopo anni di travagliata costruzione (di cui d accurato resoconto Paola Ferella, LAttivit teatrale a Teramo in Adelmo Marino, Anna Maria Ioannoni Fiore, Carlo Ortolani, Musica e Societ a Teramo da la Cetra allIstituto musicale G . Braga, Colledara-Teramo Andromeda, 1999 ) nel 1868, quel Teatro che, abbattuto nel 1959, appare ancora oggi, agli occhi dei teramani, un gioiello da rimpiangere o per cui, addirittura, piangere (ancora adesso in alcuni articoli comparsi sul web, labbattimento definito esecrabile, un lutto ecc.). Non affatto cos, ed proprio questa la vera notizia, accuratamente vagliata e supportata da indagini scrupolose sui giornali dellepoca.
Vale la pena allora di svelare la vera storia del Teatro comunale di Teramo, per porre fine ad una mistificazione colossale durata cinquantanni, dal 1959, data in cui fu abbattuto, ad oggi.
Dopo la fastosa inaugurazione del 1868, con Un ballo in maschera e Mara Robin, che fecero presagire chiss quali fasti di gloria per il Comunale, gi nei documenti del 1888, risulta la necessit di nuove uscite che sebbene di indole straordinaria e facoltativa (dotazione finanziaria per le feste civili in occasione delle esposizione operaia, messa in sicurezza del Teatro...) si rendevano necessarie ( Luigi Ponziani Il Capoluogo Costruito, Teramo Edigrafital, 2003, p 290). Il Comunale, gi venti anni dopo linaugurazione, aveva bisogno di essere reso sicuro : era pertanto, pericoloso.
Le rappresentazioni di Aida (1903) e Manon Lescaut (1904), dovute probabilmente allinteressamento della societ La Cetra (futuro Braga) che da fine Ottocento ebbe sede nelledificio del Comunale, ed i cui docenti furono la colonna del Teatro, in quanto lAmministrazione comunale non sempre con puntualit annuale deliberava stanziamenti per il Comunale ( cf. Ponziani, cit. p.321), non accrebbero nei teramani lamore per il teatro, e la frequentazione del Comunale stesso, tanto che, ben presto, a Teramo sorsero a partire dal1906, altri (e molto pi frequentati) luoghi di spettacolo, dalla Sala Eden di Corso San Giorgio (1906) allApollo (1912). Ci si chiede: che bisogno ce ne sarebbe stato se il Comunale avesse funzionato come luogo di attrattiva, di aggregazione e d cultura? La risposta nei giornali dellepoca.
Nel 1907 (lanno della prima nazionale di Olivieri), Vita Abruzzese (A. XII, n.1, 6 gennaio 1907) scrive di aver trovato, sfogliando la cronaca teatrale del 1906 a Teramo poco o nulla da ricordare e registra che il teatro si apre per una sola volta allanno, il pubblico scarso. Nel n. 2 lo stesso giornale informa che al Comunale vi sono rappresentazioni di operette, le stesse, della Compagnia di Piacenza di cui d cronaca anche LItalia Centrale (A.X, 2 e 3 gennaio 1907), lamentando (12 e 13 gennaio) la scarsa affluenza del pubblico. Per i mesi di gennaio e febbraio 1907, al Comunale vengono rappresentate operette e pochades scadenti, ma gi sul n. 27-28 marzo de LItalia Centrale del 1907 si annota: corrono voci sulla mancanza della stagione teatrale estiva, mentre sul n. 27-28 aprile il cronista scrive si parla della prossima apertura del teatro Comunale con opere in prosa ed operette: dunque il Teatro aveva gi avuto un periodo (di alcuni mesi) di chiusura, e riaprir, brevemente, solo il 4 luglio.
Il Corriere Abruzzese A. XXXIII, 6 gennaio 1907 scrive: avremo dunque quanto prima, e riaperto, il nostro Comunale, Compagnie di operette...; se ne deduce che anche prima del gennaio 1907 il Comunale avesse funzionato a singhiozzo. E non a caso, se uno spiritoso cronista de LItalia Centrale scrive di aver avuto i brividi durante una rappresentazione, ma non per il dramma, quanto per il freddo glaciale del teatro! Molto pubblico si riscontra al Comunale solo il 14 marzo 1907, per una serata di beneficienza. Anche il cronista del Corriere Abruzzese nel numero del 26 maggio 1907 annota: sembra ormai accertato che, nella stagione giugno-luglio il nostro Comunale non riaprir affatto. Il Comunale resta chiuso fino al 4 luglio 1907, mentre i giornali registrano il crescente successo di un altro luogo di spettacoli, a Teramo: il cinematografo Muratori, dove si facevano Cinema e variet.
Risulta pertanto evidente che la prima nazionale di Virginia Cybo, di Riccardo Olivieri non stata data al Comunale, in quanto, nella primavera del 1907 (la notizia di Rivista Teatrale del giugno, la rappresentazione sar stata di poco precedente), il Teatro di Teramo era chiuso. Dove sar stata rappresentata lopera? Evidentemente in provincia di Teramo (non inusuale che la Rivista indichi il capoluogo al posto della cittadina minore, ma pi attrezzata); presumibilmente ad Atri, dove cera un Teatro coevo a quello di Teramo ma pi curato e costruito meglio.
Ma perch il Comunale restava tanto tempo chiuso? Non per mancanza di richieste da parte di impresari per tenervi spettacoli (cf. LItalia Centrale del 6-7 aprile 1907), quanto per deficienze strutturali che, col passare degli anni si sono fatte sempre pi evidenti e temibili, come dimostra una ulteriore ricerca effettuata, stavolta, per campione. Dopo il 1907, la crisi del Comunale si acuisce, anche per il sorgere dellApollo, dotato di confort e pi frequentato dai teramani ma anche per laffermarsi, come luogo di cultura e spettacoli della Sala Eden di Corso S. Giorgio, in cui assai spesso alle proiezioni cinematografiche si alternavano variet (cf. LItalia Centrale del 1915, 17- 1 aprile, 22-23 aprile, 12-13 giugno, 15-16 settembre, 13-14 novembre), mentre del Comunale si ha notizia solo per la grande serata patriottica con lintervento dei soldati feriti del 4-5 dicembre 1915. La situazione non cambia negli anni venti e trenta. Si sa che nel teatro si gela, manca lacqua e qualche volta, si vedono topi. .LItalia Centrale nel 1922 (25 maggio) d notizia di una sorta di questua, una ricerca cio di quelle che oggi si chiamerebbero sponsorizzazioni, effettuata da teramani di buona volont affinch al Comunale potessero essere rappresentate opere liriche, ma con risultati nulli. Si arriva cos, dopo la guerra, agli anni prossimi al famigerato abbattimento, anni in cui il Comunale, pi fatiscente che mai, era stato adibito anche a Cinema, sebbene, ogni tanto, ospitasse rappresentazioni di opere liriche (lultima nel 1954, poi 5 anni di silenzio, come si deduce dallesame de Il Giornale dAbruzzo dal 1950 al 1959). Cosa era accaduto di preciso al gioiello di Teramo?
La risposta in un articolo, a firma Achille de Il Giornale dAbruzzo del 3 luglio 1952, intitolato Lo sconcio del Teatro Comnale. Vale la pena di riportarne integralmente dei passi: Se si parla di uno sconcio che fa veramente orrore, di un locale pubblico di cui Teramo non pu non vergognarsi, difficile non pensare immediatamente al Teatro Comunale...le manifestazioni artistiche che, a periodi lunghissimi si sono succedute hanno, poi, fatto in modo che certo stato di abbandono balzasse con inequivocabile limpidezza agli occhi non solo dei nostri attuali amministratori (?), ma anche agli occhi di qualche ministro o deputato, ospite di Teramo il quale...in tutto il tempo che sost nel palco di rappresentanza, bench un po meno indecente degli altri palchi, non fece che meravigliarsi che Teramo...possedesse un teatro cos maltenuto e cos malridotto... Ma oggi, oggi che al comune si insediata una nuova amministrazione, che cosa si intende fare? Lasciare forse che i forestieri...vadano diffondendo a tutti i venti che pi un cinema-magazzeno di sedie e accessori assolutamente indecente? Lasciare, e questa anche colpa della Questura, che la povera gente...si logori il sistema nervoso nellafa opprimente e nel serra-serra...domenicale che spesso ha le sue vittime (donne e bambini svenuti). Si sa che ogni a qualunque gestore riesce utile insaccarenella sala di proiezione pi gente possibile, in barba a tutte le disposizioni di P.S. Lasciare che la gente, quella di riguardo che frequenta i palchi, si sorbisca il profumo assai delizioso proveniente dalle poco igieniche latrine o dai palchi stessi?...I giornali...hanno gi fatto del rumore su questo stesso argomento, al quale, pare, non si dato alcun peso.... E vero che il cronista del 1952 ricorda che il teatro stato una istituzione cittadina e delle pi gloriose; ma si sa che il passato appare sempre migliore di quanto sia stato davvero. Come si visto, per il Comunale non c mai stato alcunch di glorioso. Costruito male, poco sicuro ventanni dopo linaugurazione, nel 1952 era ridotto ad essere un grande corpo corroso dal cancro allinterno, di cui restava solo un involucro esterno. Abbatterlo era un atto dovuto, per la sicurezza dei cittadini. Restauralo? Partendo da dove se allinterno, dagli impianti idrici ed elettrici al riscaldamento, agli impianti igienici era tutto da rifare ex novo? Perch conservare qualcosa che i teramani non amavano, che non aveva mai assolto la sua funzione culturale, che era pericoloso come struttura, poco igienico e fatiscente? N, risulta, fu considerato bene storico, architettonico o culturale di pregio dal Ministero, che pure, in una circolare mandata alle prefetture diffidava i Sindaci dalleffettuare demolizioni senza attenersi alle prescrizioni in materia di tutela delle cose di interesse artistico o storico ( LAraldo Abruzzese, A. 54 (1958), n. 20 del 26/6/1958). Ora ci si chiede: la leggenda metropolitana del gioiello, dellantico teatro, del delitto di abbattimento di un edificio antichissimo, cui prodest ? Essa appare frutto d un qualunquismo culturale prima che storico e documentario, tipico, purtroppo, della mentalit provinciale, abbindolata dalle capacit imbonitorie di falsi promotori culturali.


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