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Cinema: aspettando lo ‘zio’ Oscar

Argomento: Cinema

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 31/01/2017 17:50:42

Cinema: aspettando lo ‘zio’ Oscar.

 

Sfogliando la lista dei film invitati ad Hollywood per la consegna degli Oscar, non c’è uno ‘zio’ di particolare riguardo che deve arrivare e che probabilmente non verrà. È un po’ come in ‘Aspettando Godot’ la famosa opera teatrale di Samuoel Beckett in cui si assapora l’inutilità dell’attesa per qualcuno che ‘..forse verrà domani’.

Questa, che può sembrare una parafrasi costruita per la scena, in realtà è la situazione che si respira in attesa della notte degli Oscar, il più ambito riconoscimento del Cinema mondiale. Non voglio qui sembrare irriverente verso l’arte cinematografica, perché di questo si sta parlando, per quanto, se non ricordo male, la fatidica statuetta dello ‘zio’ Oscar era solitamente attribuita al ‘miglior film’ o comunque ‘al più meritevole’ mentre da qualche tempo a questa parte, per non sapere a chi darla, la si ‘regala ’, si fa per dire, al miglior offerente.

Non sapremo mai se lo 'zio' Oscar sarebbe felice di trovarsi in certe situazioni che vedono accapigliarsi le majors del settore cinematografico che, pur di accaparrarselo forzano all’estremo lo stipulo di contrattazioni a suon di dollari, comprando titoli, offrendo cene, corrompendo giurie e quant’altro. Tant’è che spesso ci si è chiesto a che titolo certi film hanno ottenuto lo ‘zio’ Oscar a far bella mostra di sé sulla mensola del caminetto ora di questa ora di quella produzione.

Qualche critico ha detto: «..beh, è pur sempre un riconoscimento per aver fato bene il proprio lavoro.» Ben vero, per quanto di certo si addice  più a tutti quei ‘migliori’ che rappresentano le maestranze nel lavoro, nell’uso  delle odierne tecnologie, e mi riferisco alla folta schiera di quanti si adoperano nella produzione di ogni singolo film, alla interpretazione più o meno ‘straordinaria’ degli attori ecc. Ma che dire del ‘miglior film’ in assoluto?

Che dire se non arriva l’ormai vegliardo Godot e nell'inutile attesa lo ‘zio’ Oscar è alquanto titubante di vedersi assegnato ora a questo, ora a quello senza alcuna ragion d’essere? Fateci caso, ultimamente lo ‘zio’ Oscar sembra più imbronciato che mai, non lo sembra anche a voi? Questo perché il ‘Cinema’ sembra non avere più niente da dire o, comunque, dice qualcosa, ma cosa? Per quanto va qui specificato che al momento non esiste alcun genere o movimento letterario e artistico che lo esprima in pieno.

Qualcun altro dice: «..il cinema è arte.» Sì certo, però quando è arte! «..il c inema è finzione!» D’accordo quando però la finzione ha una sua funzione, come ad esempio a teatro, dove se non altro “l’inutilità dell’attesa” riguarda più lo spettatore che l’autore del testo o al cinema il regista del film e, dove ognuno risolve come più gli piace la propria emozione e/o indifferenza rispetto al soggetto.

Ma quali film hanno riguardato le categorie appena sopra elencate? Tutti risponderebbe qualcuno. È vero, l’assurdo riguarda tutti i film che abbiamo visionato nel 2016, gli altri (quelli che sono passati sotto silenzio e che forse non vedremo mai) oso pensare siano solo parte di una ripetizione infinita di numerosi altri già visti o, se preferite ‘cloni’ di situazioni inverosimili o ‘americanate’ senza nessun conto.

Basta citare “La battaglia di Hacksaw Ridge”, l’ultimo film di Mel Gibson, ancora sulla guerra soggettiva di ogni singolo soldier americano che ci ‘spacca le palle’ oltre l'inverosimile e che ci aspettiamo prima o poi che tutta l'America ne prenda coscienza, ma che non succede mai; che lo pseudo ‘musical ‘La La Land’ di Damien Chazelle, che avrebbe dovuto deliziarci è un pamplet di sequenze inguardabili senza altro aggiungere, perché senz’anima; che ‘Arrival’ di Denis Villeneuve già in concorso alla 73ª Mostra di Venezia è obsoleto con le solite smancerie eterosessuali prima della fine del mondo.

Lo ‘zio’ Oscar manda a dire che davvero non se ne può più, che la fine del mondo non ci sarà, almeno non per adesso, e che bisogna ritrovare la ‘magia’ che ha accompagnato il Cinema fin dalla sua prima apparizione fino a pochi anni prima della catastrofe delle Torri Gemelle. Ma forse anche da prima aggiungo e lo dico per il solo fatto che mi è passata la voglia di andare al cinema se non sono più che sicuro di vedere un film che abbia una trama, una storia ‘non insulsa’ da raccontare.

Ben vengano allora i teleromanzi, i serial infiniti, le saghe che se perdi una puntata puoi rifarti con la millesima successiva tanto non è successo niente che non sia immaginabile. Di fatto siamo alle prese con un’altra ‘americanata’ targata Washington, dal titolo molto, molto suadente: “The president is a Tra(u)mp” dove un bamboccione col ciuffo fa ‘boccuccia’ ogni qual volta appone una firma a caratteri cubitali su un decreto/mandato, assurdo quanto incredibile, e la espone al ludibrio pubblico col fare del bravo alunno che torna a casa con un bel ‘10’ sul quaderno per aver svolto al meglio il suo compito e che regolarmente viene premiato.

Ma di questi primi della classe se ne sono già visti parecchi e di tanto in tanto ne salta fuori uno con qualcosa in più: dal banale kalasnikov alla più impegnativa bomba a mano, al distruttivo missile atomico, che vogliono distruggere/cambiare il mondo. Ma il saggio ‘zio’ Oscar alleato di Charlie Chaplin mette in guardia, che in ognuno di questi si nasconde un “Grande Dittatore” che potrebbe davvero causare ‘la fine del mondo’.

Ponderate gente, meditate!

Fatto è che lo ‘zio’ Oscar non è affatto d’accordo che si continuino a premiare film che portano sulla scena la guerra, neppure quella solitaria delle bande cittadine, benché educativi di un ‘politically correct’, di una ‘guerra giusta’, di ‘una saggezza antica da tutelare’ sul fronte di una ‘democratica convivenza’ che non ha avuto e non avrà mai niente da insegnare a nessuno.

Tanto meno aggiungo, non ci si può illudere che ‘arriveranno i nostri’ a salvare l’umanità stupita (ancora?) dal fatto che neppure un battaglione di ‘Rambo’ riusciranno a risolvere le maledette guerre presenti nel mondo: dall’Afganistan alla Siria, allo Yemen o a spegnere il fuoco dell'Africa in fiamme ecc. ecc. Convinti che la ‘grande mela’ marcia possa risalire la china dell’abbattimento psicologico che ha gettato gli USA nella peggiore delle depressioni dopo quella di Wall Street del 1929, e che ancor più ha  prostrato l’umanità nella baumaniana ‘paura liquida’ che sta dilagando in tutto il mondo.

Ma lo ‘zio’ Oscar avverte che non esiste alcun genere cinematografico così tristemente denominato o dedito a questa assurdità, quindi che cosa fare? Vogliamo invertarlo all’uopo? È di questo che noi tutti abbiamo bisogno? Dell’arrivo del generale Custer o chissà, forse degli Alieni che, per quanto cattivi possano sembrare, alla fine risolvono tutte le problematiche e anziché portare alla ‘fine del mondo’ lo renderanno più tranquillo e magari anche più felice?

Davvero tutti noi pensiamo che dopo la ‘Grande Muraglia’, il ‘Muro di Berlino’, il ‘Muro di Gerusalemme’, quello in costruzione davanti al Messico darà la svolta a un benessere che porterà gli USA e noi tutti a vincere la paura cui andiamo soggetti? Viene da chiedersi a quando il primo film che smentisce tutto questo, a dimostrazione del ‘ben fatto yankee!’ che non vedrà  più gli uni contro gli altri?

Ma c’è un altro film in preparazione che parla del ‘muro psicologico’ alzato contro 7 stati musulmani che si pensa porterà alla distensione tra le due 'ricreate ad oc' opposizioni. Un’altra ‘americanata’ di cui lo ‘zio’ Oscar dubita punto, nella certezza che ciò porterà ancor più ad accentuare l’odio etnico/razziale questa volta contro gli occidentali o quanto meno contro i cristiani, siano essi americani o europei.

Come si sa in questi casi la mente viaggia all’impazzata, e porta agli eccessi di un film come “The Wall” di Alan Parker 1982 che ha segnato la nostra epoca e che ancora ha risvolti a dior poco drammatici sulle nuove generazioni. Basti dire che la riscoperta di un film come “Metropolis” di Fritz Lang del 1927 sia oggi considerato fra i giovani un ‘cult movie’ la dice lunga su quella che è la ‘regressione’ in atto. Colpa della decostruzione derridiana? Forse! Personalmente spero che gli effluvi di una ‘messa in cattività’ imperante da parte di capi di stato che si sentono primi della classe possano trovare una più adeguata dimensione dentro l’umana corrispondenza francescana che porta alla sopravvivenza di tutti nella pace ritrovata.

In caso contrario, dice lo ‘zio’ Oscar torneremo a fare film come “Radici” di Gilbert Moses e altri del 1977, o “Il colore viola” di Steven Spielberg del 1984, o l’ultimissimo di Joseph Gordon Levitt sulla storia e rinascita del Ku Klux Klan del 2016. Che si spera davvero non suggerisca al Donald Duk di turno una sua suggestiva ripresa.

C’è però un fatto che lascia perplessi e che vede l’odierna amministrazione USA, l'aver dimenticato le proprie origini di ‘emigrati’, di ‘transfughi’, di ‘diseredati’, di ‘confinati’ provenienti da molte parti del mondo; c'è da aspettarsi che presto se la prenda con gli Zingari, con Gay e Lesbiche, e perché no con i tanti 'barboni' che (a detta degli americani stessi infestano l'aria delle città) e magari chiedersi perché dopo lo sterminio dei pellerossa non se la prende con gli Italiani, con gli Ebrei e con i Neri?

Solo perché i primi hanno importato la Mafia nel continente e quindi fanno paura ed è meglio tenerseli buoni (?); i secondi perché tengono in mano l’economia del paese (?); e i terzi perché possono ancora essere utilizzati come schiavi (?). Chissà se lo ‘zio’ Oscar-Tom si lascerà raggirare dal broncio ‘pusillanime’ di un pseudo ‘tra(u)mp’ (barbone) che si atteggia sui media facendo ‘boccuccia’ da bambino viziato col volto imbronciato che per una volta va dicendo di essere ‘il primo della classe’(?)

Fatto è che neppure il ‘premio al più meritevole’, non necessariamente, gratifica le qualità o la struttura del ‘miglior film, bensì ha tutta l'aria di una torta di merda sbattuta in faccia al satanico/comico di turno, ma questo lo 'zio Oscar alias Godot ben lo sa, e infatti ha così risposto: «..beh, stiamo a vedere cosa succede, sperando che non sia troppo tardi!»

Non ci rimane che aspettare poiché il maestro Godot manda a dire che per "..oggi non verrà, ma verrà domani" speriamo con un film che  non sia un’altra ‘americanata’ da Oscar.


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