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Il silenzio - un libro di Erling Kagge

Argomento: Poesia

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 10/05/2017 18:42:10

“Il silenzio” un libro di Erling Kagge – Einaudi 2017

 

No, in questo libro non troverete ‘dove, come e quando’ andare incontro al Silenzio, né vi sarà indicato ‘perché’ cercarlo se fino adesso non siete riusciti a trovarlo da soli nella quantità in cui vi necessita. E neppure è il caso di lasciarsi prendere la mano di acquistarlo e/o leggerlo solo perché è entrato nelle classifiche dei libri più venduti o perché qualche critico mediocre e consenziente si è sentito pago del vuoto sentire di una filosofia spicciola onnicomprensiva e conseziente con le aspettative del proprio ego.

Allora non è del Silenzio di cui si parla ma è piuttosto della Solitudine, come lo stesso autore dice: “Perché il silenzio non è un vuoto inquietante ma l’ascolto dei suoni interiori che abbiamo sopito”. Di rimando equivale a una Scelta ponderata sulla dimensione psichica di tacere, al pari di una domanda cui non intendiamo rispondere. Ma quali e quante sono le domande che ci poniamo alle quali non diamo una risposta? Quante sono quelle a cui non rispondiamo per Timore (paura, compromesso, illazione, bugia ecc.)?

In questo caso il silenzio è allora usato come Alibi (scusante, giustificazione, pretesto) che non soddisfa se non in modo parziale e momentaneo il proprio ego, ma va qui ricordato che, prima o poi, arriva sempre il momento in cui fare i conti, perché o l’alibi è perfetto e quindi vale la pena di tacere (con noi stessi),  in quanto è servito a coprire il nostro carente spirito interiore, oppure? Oppure abbiamo giocato allo scoperto e la ‘pezza bianca’ (del vuoto) che abbiamo cucito sulla tela colorata si mostra sporca della trasparenza del colore della Verità.

No, neppure la verità è pregna di Silenzio nel modo in cui pensiamo, forse può non richiedere una spiegazione, restare attonita in disparte senza trovare un’aggettivazione che la notifichi a chi è costretto a porsi in ascolto, e neppure a chi è desideroso di sventolarla e non trova le parole adatte per farlo, solo perché la Verità è entrata a far parte di un 'indicibile' senso di giustizia che ci rende pane per i nostri denti, giudici di misfatti che  in qualche modo vedono coinvolti anche noi, noi che vogliamo ad ogni costo che il Giudizio dei giudicanti ci renda quella 'verità' che abbiamo passato sotto silenzio.

Quel giorno in cui abbiamo intuito che quella era la sola dimensione possibile per ottenere il Silenzio che ci avrebbe permesso di superare l'impasse che stavamo vivendo, bello o brutto che fosse, che fossimo colpevoli o innocenti. Ma se la vita non ci risparmia certe falsità allora il Silenzio in cui abbiamo trovato riparo, non è più vivere. No, il Silenzio che tanto andiamo cercando e che pensavamo ci fosse amico, non lo è più, o forse, non lo è mai stato, piuttosto è colluso con noi, ci interpreta, ci muove come una pedina di scacchi, compiacente d’illuderci che ce l’abbiamo fatta. Viceversa trova la sua convenienza nello spingerci alla deriva, verso quel Vuoto immenso che s’apre oltre la scacchiera.

E qui ripeto le parole già usate dall’autore: “Perché il silenzio non è un vuoto inquietante ma l’ascolto dei suoni interiori che abbiamo sopito”. Quei suoni che fin dall’inizio ci siamo buttati alle spalle e che adesso fanno parte del caos cosmico dei rumori che ci ottunde. Come dire che il Silenzio perfetto non esiste, ma non è così, esiste da sempre lì dove vogliamo trovarlo, se davvero lo vogliamo.

“Anche il topolino può mangiare un elefante, basta che le porzioni siano piccolissime” – scrive l’autore del libro – e noi dobbiamo solo sapere se vogliamo essere l’uno o l’altro, il topolino affamato o l’elefante che vorrebbe schiacciarlo per non finire divorato minuziosamente, giorno dopo giorno, per i prossimi cento anni, non ci sono luoghi al mondo dove ci si può nascondere. O almeno, non sembra averli trovati nemmeno Erling Kagge, che nelle 90 pagine, poco più poco meno, si è spinto fino al Polo Sud in solitaria e sulla cima dell’Everest a cercarli, e ci dice anche che “il silenzio può essere noioso”.

Scusa, ma perché lo stai tanto cercando? Cos’è che non ti piace di questo mondo così caotico, così rumoroso, così fetenziale, così arrogante, così esplosivo, così guerresco, così … insomma così com’è che neppure un giudice della Corte Suprema potrebbe dirti perché?

Per quanto abbia trovato interessanti le risposte 32 + 1 risposte che Erling ha messo insieme, soprattutto quell’ 1 finale dove, nelle pagine in bianco che seguono, egli trova finalmente la Pace dopo tanto affanno, nel 'vuoto' sostanziale dei fiordi. Ecco che allora il Silenzio si veste di rilassatezza ed Egli, abbandonato sull’erba  del prato dietro casa, assapora la ritrovata Pace. E lo scrive anche  in un haiku alla Ryökan che questa gli ispira:

 

“Il silenzio che si trova nell’erba / al di sotto di ogni filo / e nel solco azzurro tra i sassi.”

 

C’era davvero bisogno di fare tanta strada per trovarlo, il SIlenzio? – viene da chiedersi. Ma noi che viviamo in Italia e abbiamo avuto più di un poeta  ‘profondamente’ riflessivo come Leopardi, lo sapevamo già, il Silenzio era lì, nella quieta Pace oltre la siepe. Quella siepe “… che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude…”, in cui “… l’immensità s’annega … e il naufragar m’è dolce in questo mare.” ... Scusami Erling ma non ce la faccio ad andare avanti, sono preso dall'emozione delle parole.

Apprendo dalle tue ‘annotazioni’ di fondo, in cui sono contrassegnate tutte le citazioni riportate, che infine il ‘tuo libro’ lo hanno scritto gli altri, tutti quelli che ti sei limitato a leggere durante i tempi ‘vuoti’ che hai incontrato sulla tua strada. Non c’è che dire, il puzzle è riuscito se hai addirittua trovato un editore come Einaudi che l’ha pubblicato. Siine riconoscente perché a un ‘poeta’ italiano non capita molto spesso d’incontratre tanta generosità, dovesse anche viaggiare tutta una vita, ‘cercando’ da un Polo all’altro del mondo.

C’è però un suggerimento che vorrei darti: ancor prima di prendere a leggere e/o a scrivere il prossimo libro, torna a sadraiarti sull’erba del prato dietro casa e medita con ‘amore’ sul dono che la vita ti ha fatto: “Non per voltare le spalle al mondo, ma per osservarlo e capirlo.” - come è riportato nelle note che accompagnano il tuo libro - ma perché se non l’hai ancora compreso, il Silenzio prima di tutto è Amore! Ciao!


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