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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Pubblicato il 12/01/2018 16:48:10

Questo libro -vincitore del concorso “Versi con-giurati” (in appendice, alcuni inediti dei poeti Lucianna Argentino e Francesco Filia, membri della giuria) vi scaverà a fondo con il suono di immagini bellissime nella loro concretezza palpabile, con la poesia che si rivela (assieme alla preghiera) forse l’unica modalità di accettare la parola fine, di predisporsi -tremanti, timorosi e tuttavia fidenti- ad accogliere quella soglia abissale e ignota che sembra ingoiare ogni senso, ogni parola.
                                                        
                                                              Alessandro Ramberti
 
 

Ci vuole una minuziosa

e paziente

esperienza al male

 

quanto basta

per imparare a difendersi dalle parole

 

dalle mani spaiate

entrambe dispari incapaci di una stretta

 

dalla natura servizievole della compassione

 

dal fiore senza giardino

che vive e muore nello spazio di un vaso

 

non ci si addestra mai al dolore

al male sì

per fronteggiarlo in qualche modo

 

 

 

Era un pezzo di me e si è staccato

ferita senza sutura   non c’è sangue

non una lacerazione   nessuno che noti

cosa -di me- sia scomparso

 

cresceva lo respiravo   la sua immanenza

il mio segreto brillante

qualcuno -qualcosa- l’ha estirpato

… immane mutilazione la morte di un sogno

 

dovrò sgrossarne il vuoto rimasto

-nessuno che noti

questo mio tratto di carne mancante

 

 

 

Mi piacciono le strade lunghe

bagnate di pioggia

quando la pioggia smette di cadere

e ogni pozza è un feticcio di cielo

 

mi piace quel filino di luce -c’è sempre

una crepa nell’armata delle nuvole! -

che vortica sull’asfalto

e lo brilla e lo spezza in minuzzoli

 

poi la pioggia riprende e siamo

isole accerchiate dall’acqua

la testa insaccata nelle spalle

le mani così affogate nelle tasche

 

mi piace la gioia chiara

di chi intuisce dove ferisce la pioggia

e smette di camminare raso muro

 

 


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