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Franca Maria Catri … o l’altrove indicibile della poesia

Argomento: Poesia

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 26/02/2018 15:41:35

Franca Maria Catri … o l’altrove indicibile della poesia contemporanea.

 

C’è un tempo di frattura minimale in cui si misura lo spazio restante da quello che precede l’attimo successivo, anche detto crack-up*, che si offre come spazio liminare all’impulso creativo da cui scaturisce la ‘luce’ primordiale e avveniristica dell’idea, dell’arte, della composizione musicale come della poesia. Impulso propulsivo che permette alla parola poetica di disgiungersi dalla materia letteraria e divenire pura essenza dispersa nell’aere della concettualità estetica e percettiva. Ciò che nulla toglie alla scrittura poetica allorché, nell’interscambio modale con il poeta, il lettore interpone la propria empatia a quella dell’autore/trice.

Con un’espressione finemente poetica in apertura della sua silloge di recente publicazione “Ti chiedo al vento” (**), Franca Maria Catri ne offre al lettore un esempio tangibile:

..tra petali di libri / il tramestio di foglie / il giusto e l’ingiusto del fiore”.

In cui la chiave di lettura ‘psicologica’ è fissata nello stato d’animo del poeta in quello che è il suo momento creativo, nel coinvolgere emotivamente il lettore nel suo messaggio: lì dove l’amore per i libri, connaturale alla sostanza fibrosa della materia, si scioglie/sfoglia in petali di fiori che s’aprono alla nascente/morente stagione; in cui il frusciare delle pagine coincide con il tramestio delle foglie al vento/aere che l’accompagna attraverso l’arco/soglia posto tra l’inizio e la fine, al limitare de “il giusto e l’ingiusto del fiore”.

Non la ricerca di una soluzione al crack-up iniziale, bensì il responso imperscrutabile di un ‘altrove indicibile’ che trova luogo nell’assenza, nel pieno/vuoto cosmico della sua proiezione filosofica nella poesia contemporanea; di un ultimo grado di investigazione cui sottoporre ogni intima certezza/incertezza della relatività umana. Una ‘immagine inadeguata del morire – scrive Flavio Ermini nella postfazione che accompagna la silloge poetica – in cui lo splendore essenziale, si fa strada attraverso l’inerzia della materia visibile e si riverbera proprio su quell’invisibile alfabeto che immaginiamo ..a un passo dal cuore’.

Un’immagine questa indubbiamente suggestiva, per quanto afferente al binomio vita/morte empaticamente legate alla percezione antropomorfica della natura umana che le rende entrambe preziose nella scrittura connettiva dell’autrice, lì dove ‘si svincola dal mondo dei corpi per abbracciarne l’intima essenza’ (F. Ermini): “Questo è il punto / in cui si comincia a morire / la pietra di un inciampo”; non è solo una parafrasi poetica, bensì è ciò che da senso a “il giusto e l’ingiusto del fiore”, all’essere qui per il tempo dell’inizio, per non essere più alla sua fine, esattamente come accade per la vita nella morte.

Certamente un lasso breve di tempo che, paragonato all’infinito cosmico, non è più di un casuale inciampo, la pietra/terra su cui instancabilmente camminiamo; il sasso/passo originario quale ‘immagine più adeguata del nostro vivere’ quotidiano, nel riscontro speculare con ‘l’immagine inadeguata del nostro morire’. Un “appuntamento al buio” che sappiamo di non poter perdere, che Franca Maria Catri mostra di aver individuato nei corsi e i ricorsi di una storia vissuta a lungo eppur breve nel suo dispiegarsi, e che continua a scorrere “oltre il grido di ferro delle navi” dirette verso quel “fine di corsa” che “esangue vuoto di forme / bussa forte alla mente” … «Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato» (*), per un’ultima replica.

Ma sarà l’ultima? No, perché ciò che scriveranno coloro che verranno dopo di noi, per quanto consci della ‘mala ora’ che il tempo avrà loro segnato, sanno di avere dalla loro parte la forza germinale di un ‘altrove’ che va oltre la conoscenza del passato, oltre la dinamica proiezionale del futuro …

 

“ultima replica

la messinscena della primavera

prova un sorriso

si ritrae

non toccherà il tuo ultimo sangue

 

se la fine ha un principio

tu lo sapevi il punto

in cui si comincia a morire

la pietra di inciampo

- fuoricampo l’eterno che ci fonda

sopravvive -

 

tu lo sapevi bambino dagli occhi di sole

bambino di pioggia

passo a passo le ore

scagliano pietre

rubano petali

al tuo stupopre animale

 

come sarà perdonare la vita

il disperato odore di bellezza

per sottrazione

un po’ di terra

quello che rimane

tu lo sapevi …”

 

. . .

 

“ti chiedo al vento

respiro gentile che sfiora il mare

scioglie le onde in farfalle di sole

in campo azzurro

pascola nuvole piccole

innamorato accarezza

la luna d’agosto

va sui pini e le rose

si culla sui prati

allaccia case

in confidenza di finestre

odore di pane

e favole antiche

 

ti chiedo al vento

generoso che lega terre e distanze

racconta voci e silenzi

a medicare sconfinate solitudini …”

 

Al dunque, “se la fine ha un principio” – rivela l’autrice Franca Maria Catri – la vita è ciò che sta nel mezzo, quanto ci concerne di apprezzare in quanto dono, nel bene e nel male di un ‘principio che contempla la fine’ quale mezzo di affrancamento al nostro pur meraviglioso esistere.

 

Nota biografica:

Franca Maria Catri è nata a Roma, dove vive. Ha lavorato per molti anni come medico in un quartiere periferico segnato da tutte le solitudini della nuova marginalità urbana. Cerca nel suo lavoro e nella scrittura il segno di una corrispondenza. Ha ottenuto autorevoli giudizi critici, presenze in antologie e testi di poesia contemporanea, premi di saggistica e riconoscimenti a livello nazionale e internazionale.

Tra le sue pubblicazioni più recenti, vanno qui ricordate: “Maschera neutra sulla prima voce” , Rebellato, Padova 1984; “A passi trasversali”, Forum, Forlì 1988; “Antinòo”, Mistral, Treviso 1990; “Il corpo il sogno”, Gazebo, Firenze 2004; “La rosa afgana”, Gazebo, Firenze 2009; “Uccelli di passo”, Gazebo, Firenze 2013. Per Via Heràkleia: Forme della poesia contemporanea: “Ti chiedo al vento” n.51 della Collana ideata da Ida Travi e Flavio Ermini.

 

Note: (*) dall’omonimo racconto “The crack-up” di F. Scott Firgerarld. (**) da “Ti chiedo al vento” - Cierre Grafica - Anterem Edizioni 2018.

 

Sitografia: www.anteremedizioni.it direzione@anteremedizioni.it


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