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Cannes il Palmares e oltre

Argomento: Cinema

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 21/05/2018 06:41:28

CANNES 2018 in collaborazione con Cineuropa
La Palma d'Oro per ‘Shoplifters’
di Fabien Lemercier

19/05/2018 - CANNES 2018: Il film di Hirokazu Kore-eda si aggiudica il titolo più importante. Nel palmarès anche gli italiani Alice Rohrwacher e Marcello Fonte, il polacco Pawel Pawlikowski e Jean-Luc Godard. E’ la combinazione di emozione e finezza ad aver guidato la giuria presieduta da Cate Blanchett visto che la Palma d'Oro del 71° Festival di Cannes è stata assegnata al sottilissimo Shoplifters del giapponese Hirokazu Kore-eda. Presente per la quinta volta in concorso, il cineasta era stato già premiato due volte (premio della giuria nel 2013 e attraverso l’interpretazione maschile nel 2004) e porta nel suo paese una quinta Palma d’Oro.

Il cinema europeo è ampiamente rappresentato nel palmarès di questa edizione 2018. Una Palma d’Oro speciale è comparsa per la prima volta nel palmarès, ricompensando l’incredibile Le Livre d’image dello svizzero Jean-Luc Godard (87 anni), prodotto dagli svizzeri di Casa Azul Films e i francesi di Ecran Noir Productions; le vendite sono guidate da Wild Bunch.Il premio per la regia è andato molto giustamente al polacco Pawel Pawlikowski per Cold War, un’opera prodotta da Polonia (Opus Film), Regno Unito (Apocalypso Pictures) e Francia (mk2 che gestisce anche le vendite internazionali).

Il cinema italiano ha vinto due volte. Il premio dell’interpretazione maschile è andato al bel lavoro del buster-keatoniano Marcello Fonte in Dogman di Matteo Garrone, un film prodotto da Archimede con i francesi di Le Pacte, e venduto dalla Rai. Il premio della sceneggiatura (ex-aequo) è stato attribuito ad Alice Rohrwacher per Lazzaro felice. Già vincitrice del Grand Prix nel 2014 (con Le meraviglie), la cineasta 36enne prosegue la sua ascesa, ed è appena al suo terzo lungometraggio. Prodotto da Tempesta con Rai Cinema, gli svizzeri di Amka Films Productions, i francesi di Ad Vitam e i tedeschi di Pola Pandora Filmproduktion.

I vincitori dei premi della 71a edizione del Festival di Cannes:

Palma d'Oro
Shoplifters - Hirokazu Kore-eda (Giappone)
Palma d'Oro Speciale
Le Livre d'image - Jean-Luc Godard (Svizzera/Francia)
Grand Prix
BlacKkKlansman - Spike Lee (Stati Uniti)
Premio alla regia
Pawel Pawlikowski - Cold War (Polonia/Regno Unito/Francia)
Premio all'interpretazione femminile
Samal Yeslyamova - Ayka (Russia/Germania/Polonia/Kazakistan/Cina)
Premio all'interpretazione maschile
Marcello Fonte - Dogman (Italia/Francia)
Premio alla migliore sceneggiatura (ex-aequo)
Alice Rohrwacher - Lazzaro felice (Italia/Svizzera/Francia/Germania)
Jafar Panahi - Three Faces (Iran)
Premio della giuria
Capharnaüm - Nadine Labaki (Libano/Francia)
Caméra d'Or
Girl - Lukas Dhont (Belgio/Paesi Bassi)
Palma d'Oro al cortometraggio
All These Creatures - Charles Williams (Australia)
Menzione speciale
On the Border - Wei Shujun (Cina)

Mentre a Cannes vengono consegnati i premi per i migliori film in concorso, non possiamo non rivolgere uno sguardo appassionato al film di chiusura del festival ‘The Man Who Killed Don Quixote’ di Terry Gilliam che in fine ha vinto la sua battaglia epocale portando il suo progetto a Cannes 2018 e ora può finalmente, dopo 25 anni, consegnare al pubblico la sua personale e tormentata visione del classico di Cervantes.
Il film è stato presentato fuori concorso al 71º Festival di Cannes il 18 maggio 2018, come film di chiusura del festival. Originariamente avrebbe dovuto concorrere per la Palma d'oro, ma lo scoppio di una causa legale tra Gilliam e l'ex produttore Paulo Branco, ha costretto i produttori a rimuovere il film dalla competizione. Verrà distribuito nelle sale cinematografiche francesi da Océan Films a partire dal 19 maggio 2018.

“The Man Who Killed Don Quixote” è un film co-sceneggiato e diretto da Terry Gilliam. Liberamente ispirato al Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes, il film è noto come uno dei più estremi esempi di development hell della storia del cinema, con ben otto tentativi di realizzazione da parte del regista nell'arco di quasi vent'anni.

"The Man Who Killed Don Quixote" articolo di Alfonso Rivera per Cineuropa18/05/2018 - CANNES 2018:
L’approccio di Terry Gilliam all’universo della creazione più famosa di Miguel de Cervantes, opera tanto attesa quanto maledetta, è pieno di segni deliranti della sua identitàutti conoscono la lunga odissea della gestazione di questo film, ma a ricordarcelo è lo stesso regista, Terry Gilliam, con un cartello all’inizio di The Man Who Killed Don Quixote che dice come finalmente, dopo più di vent’anni di attesa, potremo godere della sua personale trasposizione del romanzo spagnolo più celebre di tutti i tempi, nato dalla penna e la mente di Miguel de Cervantes Saavedra.
Ci sarebbe da chiedere a Gilliam se ha incorporato i problemi personali dell'eterna elaborazione di The Man... nella sceneggiatura finale che si è potuta vedere in chiusura del 71° Festival di Cannes, perché la sua trama, che si svolge durante le riprese di una versione filmica del Don Chisciotte della Mancia, distilla nostalgia, critica verso i produttori (compresi russi e cinesi), giri impensabili e alcuni elementi biografici. Il protagonista, interpretato dall'americano Adam Driver, è questo regista che vedrà vari elementi – reali e immaginari, controllabili o meno – impedire che il suo progetto cinematografico si materializzi.

Il resto del film, su sceneggiatura di Gilliam e Tony Grisoni (già collaboratori in Tideland), segue le avventure del regista che scopre qualcosa che lo riporta al suo tentativo precedente di fare lo stesso film: i suoi passi lo porteranno a incontrare quell'uomo che, come Albert Serra in Honor de caballería, reclutava gente del villaggio per incarnare con vero realismo manchego l'ingegnoso hidalgo (interpretato qui dal gallese Jonathan Pryce, protagonista di quell'indimenticabile Brazil, che pure aveva qualcosa di donchisciottesco). E lì entrerà in una spirale delirante, in puro stile Gilliam, dove la realtà si confonde con la finzione, la follia con l'intelligenza e la frenesia con il nonsense.Irregolare ma con momenti affascinanti, folle e fantasioso come tutto il cinema del regista di Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo, The Man Who Killed Don Quixote – titolo che contiene uno spoiler grande come un mulino a vento – conquisterà i fan del regista nordamericano e infastidirà o persino irriterà gli spettatori più esitanti verso i suoi eccessi grandguignoleschi, ma dimostra che Gilliam, a 77 anni, rimane in gran forma e continua a costruire universi unici, divertenti, grotteschi e irripetibili.

In conclusione,il nuovo film, girato in maestosi scenari storici e naturali della penisola iberica e delle isole Canarie, oltre ad essere dedicato ai due attori che in precedenza hanno cercato di incarnare Don Chisciotte ai suoi ordini (John Hurt e Jean Rochefort), si erige come un'ode all'inconscienza necessaria per vivere, creare e, soprattutto, fare film. Terry Gilliam lo sa bene e lo dimostra felicemente in quest'opera festosa, rischiosa, spericolata, combattiva e quasi testamentaria.
The Man Who Killed Don Quixote, con la colonna sonora composta da Roque Baños e la direzione della fotografia di Nicola Pecorini, è una produzione europea tra Spagna, Portogallo, Regno Unito e Francia delle compagnie Tornasol Films, Kinology.

Trama
Un vecchio impazzito si convince di essere Don Chisciotte e scambia il giovane consulente pubblicitario Toby per il suo fedele scudiero Sancho Panza. I due si imbarcano quindi in un viaggio bizzarro e allucinato, sospeso tra i giorni nostri e un magico XVIII secolo. Tuttavia, come già accaduto al vecchio cavaliere, anche Toby inizia a venire gradualmente consumato dalle illusioni che si crea, rischiando di non saper più distinguere i sogni dalla realtà.

Riprese del primo film.
La pre-produzione del film venne avviata per la prima volta nel 1998, con Jean Rochefort come Don Chisciotte e Johnny Depp nel ruolo del co-protagonista Toby Grisoni. Le riprese cominciarono nel 2000 in Spagna con un budget di 32 milioni di dollari, ma, a causa di vari contrattempi e problemi finanziari, della distruzione di alcuni set e materiali dovuta a un'alluvione improvvisa e dell'abbandono di Rochefort per problemi di salute, il film venne cancellato in fase di riprese. Il materiale girato fu poi riutilizzato per la realizzazione del documentario Lost in La Mancha (2002), che ripercorre le vicende della travagliata produzione del film. L'intero film si sarebbe dovuto girare in Spagna e in altre parti dell'Europa. Le riprese iniziarono nel settembre del 2000 in una zona deserta a nord di Madrid, vicino ad una base militare. Sarebbero terminate entro il 2001. A causa di enormi problemi (ad esempio il costoso set della pellicola che venne danneggiato da un violentissimo nubifragio), in particolar modo riguardanti la salute del protagonista Jean Rochefort, sofferente a causa di una doppia ernia del disco ed una prostatite, le riprese vennero immediatamente interrotte. Solamente Johnny Depp e il protagonista girarono qualche scena. Le poche riprese del film finirono nel documentario Lost in La Mancha.

In seguito al fallimento del progetto, Gilliam perse i diritti della sceneggiatura, recuperandoli solamente nel 2006. Tra il 2006 e il 2016, la pre-produzione ricominciò a più riprese, con periodici cambiamenti nel cast e nella sceneggiatura: Robert Duvall, Michael Palin e John Hurt si succedettero nel ruolo di Chisciotte, mentre Depp, Ewan McGregor, Jack O'Connell e Adam Driver in quello di Grisoni. Tuttavia i tentativi di Gilliam si rivelarono puntualmente fallimentari a causa delle difficoltà a finanziare nuovamente il progetto e al conciliare la disponibilità degli attori. Nel 2017 il film riuscì definitivamente ad entrare e a completare con successo la produzione, con Jonathan Pryce nel ruolo di Chisciotte e Adam Driver nuovamente come Grisoni, diciannove anni dopo l'inizio della produzione originale.
Primo sviluppo (1998-2000). Nel marzo 2000 il regista Terry Gilliam ebbe la conferma dai produttori per la realizzazione del film. Il progetto del film era assai ambizioso, con un budget di più di 32 milioni di dollari e sarebbe stato tra le più costose produzioni cinematografiche realizzate con fondi esclusivamente europei (Spagna, Francia e Regno Unito). I realizzatori del film incompiuto sarebbero stati Terry Gilliam alla regia, Rene Cleitman e José Luis Escolar come produttori, Bernard Bouix come produttore esecutivo, Gilliam e Tony Grisoni alla sceneggiatura, Nicola Pecorini come direttore della fotografia, Benjamín Fernández alla scenografia, Gabriella Pescucci e Carlo Poggioli per i costumi.

Sceneggiatura
Data la vastità del materiale letterario di Cervantes (il celebre romanzo picaresco Don Chisciotte della Mancia), Gilliam e lo sceneggiatore Tony Grisoni pensarono di riadattare la storia ispirandosi al romanzo Un americano alla corte di Re Artù di Mark Twain. Nel nuovo soggetto Sancho Panza, lo scudiero di Don Chisciotte, sarebbe dovuto apparire solo all'inizio, per poi esser sostituito da Toby Grisoni, un uomo del ventunesimo secolo scaraventato indietro nel tempo, che il protagonista avrebbe confuso per Panza.

Cast
Nel marzo del 2000 Johnny Depp fu scelto per interpretare Toby Grosini dallo stesso regista, dopo gli ultimi successi insieme. La parte di Don Chisciotte venne affidata all'attore francese Jean Rochefort, il quale ha dovuto imparare l'inglese in sette mesi di preparazione. Rochefort e Depp furono gli unici a girare alcune scene (escludendo le comparse).Il resto del cast scelto, che non ha avuto modo di recitare, sarebbe stato composto da Vanessa Paradis nel ruolo di Altisidora (riuscì solo a fare le prove per i costumi e per il trucco), Miranda Richardson, Ian Holm, Jonathan Pryce, Christopher Eccleston, Bill Paterson e Peter Vaughan.

Cancellazione
Come mostrato nel documentario Lost in La Mancha, le prime riprese in location furono in una zona deserta a nord di Madrid, vicino ad una base militare. Come primo problema ci furono i jet F16 che volavano in continuazione sopra il set, rendendo le registrazioni degli attori incomprensibili. La situazione non era molto grave: il tutto si sarebbe sistemato grazie al doppiaggio in post-produzione. In seguito la troupe venne colpita da un nubifragio, che rovinò l'equipaggiamento e ridusse il terreno un pantano: per alcuni giorni fu impossibile tornare sul posto. Una volta ritornata, la troupe si trovò davanti ad uno scenario completamente diverso: le dune desertiche, che caratterizzavano la location, erano quasi del tutto sparite ed il colore del terreno era cambiato.
Poi l'improvvisa partenza di Jean Rochefort, costretto a tornare a Parigi a causa di un'infezione alla prostata: la produzione attese il ritorno di Rochefort, concentrandosi su scene che non lo coinvolgevano ma a pochi giorni di distanza divenne chiaro che il ritorno dell'attore sarebbe stato difficile. Quest'ultimo fatto fu un duro colpo per Gilliam; aveva speso due anni per trovare l'attore giusto per Don Chisciotte, più altri sette mesi serviti a Jean Rochefort per imparare l'inglese. La produzione venne cancellata. Dopo l'annullamento della produzione, le compagnie di assicurazione si sono impossessate della sceneggiatura e hanno risarcito gli investitori della pellicola, con circa 15 milioni di dollari.

Tentativi successivi (2005-2016)
Nel 2002 iniziarono a circolare alcune indiscrezioni che volevano una possibile ripresa della produzione, forte del sostegno di Gilliam e dei suoi investitori. Nel 2005 il produttore Jeremy Thomas (Tideland - Il mondo capovolto) espresse la propria personale convinzione secondo cui il film avrebbe dovuto essere realizzato. Nel 2008 Gilliam e Thomas annunciarono d'essere riusciti ad avviare un preliminare sviluppo per un film completamente nuovo, lasciando alle spalle il materiale girato anni or sono e riformulando il personaggio di Rochefort. Gilliam spiegò d'aver pensato a Robert Duvall per Don Chisciotte, affiancato forse da Johnny Depp visto il suo attaccamento al progetto.
A causa di alcuni ritardi della produzione dovuti a problemi non meglio specificati, Depp annunciò che in base al contratto stipulato in precedenza con la The Walt Disney Company, per la quale avrebbe dovuto partecipare a due pellicole della casa, avrebbe molto probabilmente contribuito a dilungare ulteriormente i tempi già lenti della realizzazione e che per questo forse stava decidendo di uscire definitivamente dal film.

Dal momento che i produttori annunciarono le riprese entro l'inizio del 2010, l'attore acconsentì a rimanere pur ammettendo che nel suo calendario lavorativo avrebbe dovuto sapere nello specifico le date di produzione per poter rendere un suo reale e sicuro coinvolgimento. Si pensò a Colin Farrell per sostituirlo. Nel 2009 il film entrò in piena preproduzione. Dopo aver richiesto ed ottenuto la riconcessione dei diritti della sceneggiatura, Gilliam iniziò a lavorare sulla sceneggiatura insieme a Tony Grisoni nel gennaio 2009, dicendosi speranzoso di terminarla entro un mese. Jeremy Thomas fu incaricato della produzione via Recorded Picture Company. La vendita dei diritti di distribuzione internazionale fu affidata alla HanWay Films. Ewan McGregor fu inoltre confermato nel cast artistico. Il 5 settembre 2010 la rivista Variety riportò le dichiarazioni di Terry Gilliam, il quale aveva rivelato poco tempo prima che a causa della mancanza di fondi la produzione era collassata un mese prima circa (ad agosto), poche settimane prima dell'inizio di riprese, provocando quindi il rinvio a tempo indeterminato della lavorazione. Comunque, Gilliam tenne a precisare che altre procedure importanti, come la selezione del cast artistico, erano terminate, con Duvall a svolgere il ruolo principale e McGregor ad affiancarlo e che la ricerca di nuovi investitori era appena partita.

Secondo sviluppo (2017)
Il 16 luglio 2016, in un'intervista, lo stesso Gilliam annuncia che le riprese partiranno ad ottobre in Spagna. Le riprese, iniziate il 27 febbraio 2017 e concluse il 4 giugno, si sono tenute alle Isole Canarie, Convento dell'Ordine di Cristo, San Martín de Unx, Castiglia-La Mancia, Gallipienzo e Olite. Nella versione finale, che arriva al festival in chiusura e contemporaneamente nelle sale francesi, è Jonathan Pryce a interpretare il cavaliere errante e Adam Driver il suo scudiero Sancho Panza, ma l'identità dei personaggi cambia in tutto il corso del film. Che inizia con le immagini di un Don Chisciotte che lotta con un mulino a vento ma altro non è che uno spot commerciale che il regista di fama mondiale Toby Grisoni (Driver) sta girando nella campagna spagnola. Mentre il set è in preda al caos e i vari assistenti discutono su come realizzare gli effetti speciali Toby ritrova per caso un vecchio suo film, L'uomo che ha ucciso Don Chisciotte, realizzato dieci anni prima insieme a degli amici come saggio della scuola di cinema.

Tornando nel piccolo paesino dove aveva girato il suo filmino in bianco e nero, Toby ritroverà alcuni di quelli che erano apparsi nel suo "progetto del cuore", se chi faceva Sancho è morto per cirrosi, Javier il ciabattino "con una bella faccia" ha invece perso il senno e vive ai margini del paese interpretando il suo show per i turisti. Toby suo malgrado finirà in una serie di avventure rincorrendo Javier - Don Chisciotte entrando e uscendo dalla realtà in una sorta di andirivieni tra il passato, la sua ricostruzione in forma di spettacolo e il presente fatto di produttori alla continua ricerca di clienti (Stellan Skarsgård), magnati della vodka russa (Jordi Mollà) e donne del boss (Olga Kurylenko). Toby ritroverà anche la ragazzina che aveva fatto debuttare quindicenne nel suo film amatoriale Angelica e che oggi è una donna vittima della prepotenza di un uomo potente. Il film non ha ancora una distribuzione italiana ma dopo la decisione della corte di Parigi potrebbe arrivare presto.

Note d’autore:
Eccoci proiettati nel fulcro del lavoro di una troupe cinematografica, con le sue priorità esecutive, le sue difficoltà di dover stare dentro i tempi programmati, nonché il budget prefissato dai finanziatori, gli imprevisti dalla produzione, gli immancabili problemi tecnici da affrontare, la preparazione più o meno capace della manovalanza di affrontare un lavoro di gruppo, ed ancor più placare le turbolenze personali degli attori. Ma non è tutto, il regista, sulle cui spalle gira tutto questo mondo artato di capacità, cambia talvolta idea ed improvvisa, secondo il momento e le opportunità che gli si presentano sul set, la sequenza delle scene, cambiando inoltre palinsesto e la trama che lo sceneggiatore ha messo sulla carta. Ecco che allora si presenta la possibilità di dover cambiare il tutto nel giro di ore, di giorni, quanto di dover rinunciare alla sua produzione.
Questo è l’incredibile lavoro messo in evidenza in quello che in primis era destinato a rimanere una lezione di ‘regia’ di alto livello didattico per tutti coloro che si avvicineranno al cinematografo, in cui di Terry Gilliam, solo in parte ‘seriamente divertito’cui lo si vede in “Lost in La Mancha” destinato a entrare nella storia del cinema come il ‘primo documentario sulla mancata realizzazione di un film’. “Concepito inizialmente come veicolo promozionale da distribuire prima della sua uscita nelle sale cinematografiche, il film ha una caratteristica che lo rende diverso da tutti gli altri documentari appartenenti allo stesso genere. In esso, invece di mostrarci una versione edulcorata di quello che succede ‘dietro le quinte’, si narra la storia di un film mai realizzato, le cui immagini ‘uniche e complete’ mostrano l’aspetto più duro del mestiere del cinema”.

In realtà definire “Lost in La Mancha” un documentario è davvero restrittivo quando la sua visione completa è quella di un ‘lungometraggio’ a tutti gli effetti, la cui validità d’intenti supera di gran lunga certi film pre-confezionati. “Attraverso conflitti personali e catastrofi bibliche, il film è un’accurata e fedele rappresentazione della disintegrazione e del fallimento di un progetto e riesce a cogliere tutto il dramma della storia attraverso interviste sul posto e riprese fatte dalla privilegiata posizione di spettatore non visto. Le idee di Terry Gilliam prendono vita nei disegni animati commentati dalla voce del c-sceneggiatore Tony Grisoni e dallo stesso Gilliam. Infine, i provini filmati dei protagonisti e i giornalieri degli unici sei giorni di riprese, ci danno un assaggio dello spettacolo cinematografico che avremmo potuto vedere, se le cose fossero andate come si deve”. Il risultato finale ci restituisce in breve tutta la grandezza del Gilliam regista, la sua mente immaginifica, la sua capacità sollecitativa nell’utilizzo degli attori, lo straordinario evolversi della trama come di una ‘variazione’ costante della partitura originale, capace di coinvolgere ed emozionare anche lo spettatore più distratto dagli eventi d’una trama che, per quanto si voglia, appartiene alla grande letteratura mondiale, che pur lasciandosi modellare da tutte le esigenze registiche, dalle false mode letterarie che si susseguono nel tempo (500 anni), resta quel capolavoro comico-tragico che gli compete, apprezzato da tutte le generazioni.

“I due elementi – scrive un altro grande della letteratura mondiale Luigi Pirandello – li ritroviamo fusi in un’opera, che darà a questo mondo consistenza d’anima viva e lo chiamerà ‘Don Quijote’, in cui l’autore Miguel de Cervantes conferma le ragioni del passato di un mondo fantastico, in contrasto continuo e doloroso col presente. […] Don Quijote non finge di credere a quel mondo meraviglioso delle leggende cavalleresche: ci crede sul serio; lo porta, lo ha in sé quel mondo, che è la sua realtà, la sua ragion d’essere, per quanto sperduta nella realtà oggettiva della sua lungimiranza:

«Sì, dice Don Quijote, i molini a vento son molini a vento, ma sono anche giganti; non io, Don Qijote, ho scambiato per giganti i molini a vento; ma il mago Freston ha cangiato in molino a vento i giganti.»

Ma intanto, altro è fingere di credere, altro è credere sul serio. Quella finzione, per se stessa ironica, può condurre a un accordo con la leggenda, la quale, o si scioglie facilmente nell’ironia (della sorte), o con un procedimento inverso a quello fantastico, cioè con una impalcatura logica, si lascia rifurre a parvenza di realtà. e intanto noi ridiamo, ci commoviamo, continuiamo ad amare Don Chijote e Sancio Panza malgrado tutto quello che capita loro, anzi, ancor più ogni volta che succede qualcuna nuova disavventura. Più o meno ogni qual volta in Don Chijote vince la sua esuberanza. Come è accaduto, voglio sperare, ma ne ho la certezza all’ostinato Terry Gilliam regista del film, matto anche lui nel condurre la ‘sua avventura’ fino all’estremo, spingendo verso la definitiva vittoria le sue ridicole disavventure con la massima serietà.

“Noi – scrive ancora Pirandello – commiseriamo ridendo, o ridiamo commiserando”, ogni cosa di questo mondo ma il cinema si sa è anche un atto d’amore , e Gilliam sembra amare nel profondo i personaggi dei suoi film, che chiedono d’essere ascoltati nel ‘brivido drammatico’ e nel ‘comico emozionante’ della loro mascheratura. “Qualcuno, è vero, si è spinto fino a dire che la vera ragione del lavoro sta nel contrasto, costante in noi, fra le tendenze poetiche e quelle prosaiche della nostra natura, fra le illusioni della generosità e dell’eroismo e le dure esperienze della realtà. ma questa che, se mai, vorrebbe essere una spiegazione astratta del libro (da cui Gilliam ha tratto il film), non ci dà la ragione per cui fu composto”. Così come non ci restituisce le gioia infinita della speciale vittoria del regista che infine ha portato alla ribalta la sua avventura cinematografica.

Altro:
Tuttavia la mente torna ad un altro ‘capolavoro’ forse unico nella storia del cinema, afferente allo stesso soggetto ‘Don Chisciotte’ del regista Orson Welles autoprodotto e mai terminato per ragioni finanziarie:

“Come ho deciso di girare Don Chisciotte? – rispondeva così Orson Welles ai suoi intervistatori dell’epoca – È un po’, voi lo sapete, quello che è accaduto a Cervantes, che cominciò a scrivere una novella e finì per scrivere il ‘Don Chisciotte’. È un soggetto che non si può lasciare una volta che lo si comincia.”

La pellicola, o meglio, quanto era stato girato nel 1955 e per 14 anni successivi, fu per lunghissimo tempo creduta perduta, è stata ricostruita e montata dal maestro spagnolo Jess Franco che con lui collaborò in quegli anni, e ‘restituita alla luce’ nel 1992, regalandoci la possibilità unica di poter ammirare le geniali capacità artistiche di orson Welles cineasta, giustamente ricordato e ammirato ancora oggi dalle ultime generazioni come uno dei più grandi in assoluto della storia del cinema. La pellicola cui si fa qui riferimento è la più completa dal punto di vista critico mai realizzata: comprende oltre alla versione originale in b/n del film sottotitolata in italiano, molti importanti contenuti extra, curatiin collaborazione con l’Università di Bologna.

Cinematografia in dvd:
“Don Chisciotte” per la regia di Orson Welles che vi appare anche come sceneggiatore originale, con ‘l’immenso’ Francisco Reiguera nel ruolo di Don Chisciotte (una grande interpretazione da premio), Akim Tamiroff (uno straordinario quanto indimenticabile Sancho Panza ) e lo stesso Orson Welles nel ruolo canonico di regista col sigaro in bocca e la cinepresa. La cosa più straordinaria del film è indubbiamente il taglio fotografico della regia e un montaggio incredibilmente efficace che il curatore Jess Franco ha saputo valorizzare al massimo livello.

“Lost in La Mancha” ovvero: La mancata realizzazione di Don Quixote. Film di Keith Fulton e Luis Pepe, con Jean Rochefort (nel ruolo principale non interpretato), Terry Gilliam (nel suo essere fantastico alla regia), Johnny Depp (sempre straordinario anche nel suo essere assente). Dolmen Home Video2001.


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