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Una notte magica [ Magie e cunicoli spaziotemporali ], Aa. Vv.
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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Bla, bla, bla ‘la farsa va in scena’

Argomento: Società

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 01/06/2018 10:29:10

Bla, bla, bla … La ‘farsa’ va in scena.

Ed eccoci alla svolta, la ‘farsa’ del rinnovamento del Parlamento che voleva essere all’insegna di una giovane elite di politici motivati, onesti (per dire non intrallazzoni), va in scena con una risma di attori (tecnici più che mai) che possiamo definire giovanili, spinti da velleità di potere e in qualche caso da interessi personali di far valere riscatti da passate amministrazioni. A incominciare da ‘primo attore’ (leggi premier) che si accinge a manovrare l’apparato delle carrucole e delle funi di un teatro senza quinte, sempre più somigliante all’antico Carro di Tespi dove pur accadeva che nel tragitto perdeva qualche pezzo per la strada. Niente da ridire ma certo c’èra da ridere quando qualche sventata comparsa improvvisava sul ‘canovaccio’ (la Costituzione) che doveva servire per la messa in scena.
Per quanto ne sia passata d’acqua sotto i ponti, le cose non sembrano affatto cambiate, gli sproloqui e le disaffezioni (del disimpegno politico) sono rimasti gli stessi: ‘saremo, diremo, faremo’ rimbombano sulla scena nelle piazze (e nei talk-show come nei comizi), senza spiegare con chi (?) e con quali mezzi (?). è la solita ‘farsa’ che tuttora rappresentata ha un esasperato carattere comico, spesso con qualche (si fa per dire) grossolanità pedestre a buon mercato, destinata unicamente a suscitare il riso con espedienti didozzinali e spesso di cattivo gusto. Ma se il cattivo gusto impera sulla bocca e nelle scelte degli italiani delle ultime generazioni, non è tollerabile che i politici (di dubbio corso), affidino alla ‘farsa’ priva di serietà costituzionale la loro cretina buffonaggine.
D’accordo, la farsa a teatro è per suo genere basata su situazioni e personaggi a dir poco stravaganti (per quanto non poi così dissimili dal vero) nei loro aspetti irrazionali. Tuttavia, più in generale, essi mantengono aspetti che in fine convergono entro un certo realismo ‘moralmente accettabile’. Ciò non toglie che sulla falsariga del goldoniano “Arlecchino servitore di due padroni” avremo un leader (falso) che dovrà barcamenarsi sugli ‘svarioni’ politicamente scorretti di due avidi improvvisatori / sputasentenze che si esibiscono sulla scena ‘per il popolo’, ‘per salvare questo paese’, ‘per amore dell’Italia’ ecc, ecc.
Niente di più falso se fra le righe del ‘canovaccio politico’ leggiamo quel che leggiamo. Va bene la ‘farsa’ ma che tutti gli altri (oltre loro due) siano tutti degli stupidi analfabeti, ce ne passa. Comunque lo spettacolo ‘must go on’ e noi (quegli altri) stiamo tutti qui a ridere come deficienti, davanti alla TV mentre va in onda un’altra puntata della Corrida che raccoglie il ‘peggio o il meno peggio’ della defiance mentale umana: “quel comportamento in cui ci si rifiuta di obbedire alle regole” o, almeno a quelle scritte in una costituzione civilmente accettata, nei diversi modi di ‘venir meno’, o nel senso di ‘far resistenza’, come la ‘sfida’ e lo ‘sprezzo’, ma anche con significato di ‘sfiducia’ nelle norme e nei valori che i diversi popoli (in primis gli italiani) si sono dati nell’Unione Europea.
È quanto realmente accaduto ai due suddetti attori/politici, i quali davanti a un insuccesso dei loro sforzi, hanno accusato una ‘defiance’, cioè una debolezza improvvisa, per aver ‘sudato sette camicie’ durante i giorni e le notti del loro impegno a formare un governo. Troppo per una vita spesa a non fare niente e che, memori della fatica dell’ozio passato, vogliono ‘distribuire uno stipendio’ (perché di questo si tratta), a tutti quegli infaticabili ma energici individui che gironzolano per le strade dello shopping a spendere i soldi di papà. Del resto gli esempi sono più che eccellenti, perché non lasciare che i ‘vecchi’ continuino a lavorare? Perché non lasciare che si dividano le poltrone, se è proprio questo che loro vogliono?
La rottamazione? Non conviene a nessuno, visto che un ultra ottattenne è chiamato (falsamente perché si è imposto da solo per la sua vanità e velleità eroica), ad occupare la poltrona più prestigiosa della finanza pubblica? E che poi si accontenta, senza vergogna alcuna, di fare l’usciere di un governo che traballa. O che un altro ottuagenario arcimiliardario che anziché godersi la sua vecchiaia ancora non si da per vinto d’essere arrivato alla stazione col suo treno imbandierato, dove però ormai non lo sta ad aspettare nessuno? Per non parlare della ‘in-giustizia’ in cui si barcamena il paese di Arlecchino, alla cui presidenza arriva un ‘azzeccagarbugli’, dott. Pettola o Duplica di manzoniana memoria, cioè d’infima levatura ( leggi senza arte né parte).
E visto che ci siamo, perché non parlare di quel dott. Balanzone a Ministro della Salute, del quale è chiamata a rivestire i panni sulla scena una donnina che, in mancanza dei baffi che contraddistinguono la maschera della vecchia Commedia dell’Arte, continua a sgranare gli occhi quantomeno perplessa, rivoltasi alla politica perché gli ‘altri’ non le lasciavano ‘spazio’ in corsia durante il giro di visita ai pazienti. Di fatto l’abbiamo vista all’opera, tenuta in disparte al seguito dei suoi mentori, mentre si arrabattavano nei corridoi fin troppo sfolgoranti del Parlamento dove accecati sbattevano contro le porte; come dire: ‘faccia di culo che non ha mai visto camicia la sporca di merda’ (vecchio detto sempre attuale).
Ma non è questo il problema, piuttosto è che a sporcarci siamo tutti noi che abbiamo creduto e optato per una scelta democratica che tenesse alti i valori della Costituzione, l’insieme di regole che fin qui hanno garantito a dare al paese quell’unità nazionale (mai raggiunta del tutto per i soliti furbetti del quartierino che si sono spartiti la torta alla faccia degli italiani), che pure essa, nello stipulare ‘i diritti e i doveri’ dei cittadini, prefissava dentro un modello/esempio di duratuta libertà e pace oltre le fazioni e le faide territoriali.
Che si sia sbagliato tutto? Che non si dovesse credere neppure a quei ‘principi’ fondanti he sia tutto da rimettere in discussione? Forse! Ma se a dirlo (anzi a pretenderlo con molta arroganza) sono coloro che abbiamo visto all’opera, che Iddio ce ne scampi e liberi al più presto, perché alla cialtroneria non c’è rimedio, si finisce tutti per vestire gli stessi panni (omologati) di ‘brutti, sporchi e cattivi’, solo che a farne le spese saremo comunque tutti noi, hai voglia di aspettare, come appunto nella ‘farsa’ arrivi Pantalone.

La ‘farsa’ prosegue nella prossima puntata.



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