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’LITI DI MARZO’ ... Sorry my dear.

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 26/05/2014 18:40:23

"Liti di Marzo", (…Sorry my dear).

 

Si dice che dietro un omicidio ci sia sempre qualcuno che chiede di morire, nonostante la consapevolezza di tanti buoni motivi per voler restare in vita. Come dire che la morte ha come conseguenza quella di transitare l’ucciso in un altro presente privato degli audaci rivali che materialmente commettono l’omicidio, e che bensì lo trascinano in un futuro avulso dall’omicidio stesso.

Di che parliamo Ann, il soggetto?

Non saprei, un barlume di logicità sopraggiunto mentre leggo le Idi di Marzo. Sai, George, non credo che Giulio Cesare avesse voglia di morire.

Lo hai chiesto a lui?

Certo che no, ho però la sensazione che egli fosse cosciente di dover morire.

Oh, se è per questo lo sono anch’io, tu no?

Dicevo in quel modo, in quel luogo, in quel giorno, assassinato davanti all’aula del Senato di Roma. Tuttavia non è questo ciò che volevo dire, ma che addirittura avesse la sensazione di non potersi sottrarre all’omicidio che stava per essere commesso in suo favore.

Infatti credo che Giulio Cesare abbia poi ringraziato i suoi uccisori.

Non ti seguo George.

Cioè vuoi dire che tu non segui me, quando sostieni che gli assassini di Giulio Cesare in fondo gli facevano un favore?

Come al solito sei fuori strada.

Certo, data la mole che mi porto dietro potrei essere scambiato per un Suv, ma andiamo!

Non so come spiegarmi, ciò che intendo va oltre il male causato dall’omicidio, quando sono altri fattori che subentrano a provocare la morte dell’ucciso.

Ann ti prego, fammi un esempio, almeno uno, anche breve, non lasciarmi nel dubbio che Giulio Cesare sia imploso lasciando fuoriuscire il proprio sangue da antiche ferite causategli in battaglia.

Non c’entra, quello che voglio dire è che, razionalmente parlando non poteva chiedere di vivere quando era stabilito che dovesse morire.

Quando si dice la forza della parola! Stai dicendo che, poiché stabilito da 'terzi' che doveva morire, non avrebbe potuto sottrarsi dal fare la fine che ha fatto, cioè di morire assassinato?

Non proprio, ci sarà pure un qualche principio che afferma ciò che intendo dire, ad esempio, che se uno è candidato a diventare presidente, ha buone probabilità di diventarlo poiché qualcuno ha avallato la sua candidatura.

Matematicamente accettabile, ma non vedo dov’è il 'favore' da te concesso agli uccisori di Giulio Cesare.

Vedi George, nell’avallare le proprie preferenze ad esempio in una candidatura a presidente, si sostiene anche la possibilità di una vittoria, e viceversa di una sconfitta. Pertanto sostenere qualcuno o qualcosa che lo riguarda, in un verso o nell’altro, ci si rende egualmente responsabili di un consenso, in conformità di un’intesa che diventa autorizzazione a procedere, la cui approvazione è per adesione, accettazione, gradimento, beneplacito, seguito, favore, successo …

Basta così, ti prego Ann.

E no, devi lasciarmi finire George, altrimenti potresti non comprendere quello che intendo per 'favore'.

Vai avanti ti ascolto.

Purtroppo all’elenco si aggiungono quelli che sono i contrari come il dissenso, la negazione, la disapprovazione, l’opposizione, ciò che apre ad alternative e risultati fortemente negativi e che di certo hanno contribuito alla svolta delle Idi di Marzo. Proprio non me ne capacito, che sciocco sono stato fin’ora a non averci pensato!

Il problema non è se ucciderai qualcuno George, ma in quanto tu pensi di fare un 'favore' all’umanità nel togliere psicologicamente di mezzo la gente che dentro i tuoi incubi malsani detesti, quando invece è l’umanità che ne riceverebbe un grande favore se per primo levassi di mezzo te stesso.

Era dunque qui dove volevi arrivare, ebbene ci sei, ma non hai considerato che i miei incubi sono i segreti degli altri, quelli che più si tengono nascosti.

Se mai George, quelli che tu attribuisci loro.

Prendi ad esempio quegli ipocriti dei nostri vicini, che ne commettono di tutti i colori e pensano di farla franca in quanto vigliacchi e codardi, che non sanno che li tengo d’occhio. Per non dire dei nostri parenti più stretti, amici e conoscenti, allora sì che ce ne sarebbe di carne da mettere sul fuoco.

Parli per te stesso, immagino, non è così George? Non puoi domandarmi come io dica ciò che dico, perché non saprei risponderti, un conto è ciò che è, e un altro ciò che pensiamo debba essere.

Lasciamo stare, sta di fatto che mi sono detta che Giulio Cesare non aveva scampo, doveva morire e così è avvenuto.

Se per caso non hai aggiornato il tuo calendario mentale Ann ti ricordo che a qualunque conclusione tu sia arrivata è ormai acqua passata, le Idi di Marzo si riferivano all’anno … (?), mentre noi siamo, non vorrei sbagliarmi, alle soglie del Terzo Millennio o giù di lì.

Mentre tu George non ti accorgi nemmeno che passi dalla credulità più ingenua allo scetticismo più risoluto. Quando ti fa comodo credi nelle favole, e ne inventi pure, al contrario non credi a niente e tutto ruota nella vaga significazione dei tuoi intendimenti. Sai cosa c’è, che sono stanca di stare a sentire i tuoi commenti, dimmi piuttosto che non hai compreso il senso del mio discorso e lasciamo cadere questa sterile conversazione.

Se lo preferisci.

Ecco ci sono! È questo il caso in cui ti sto facendo davvero un 'favore', ché, smettendo di parlarti di quello che non ti piace sentire, in fondo avallo quello che tu da sempre sostieni, e cioè, che noi donne neppure sfioriamo la profondità dei 'ragionamenti' che fate voi uomini.

Semmai avrei detto dei 'sentimenti'.

Peggio ancora!

Ti basti guardare la nostra vicina Letizia, con un nome così dovrebbe portare gioia in una casa, allegrezza nel cuore di chi le sta accanto, e invece quel poveraccio di Glenn si è dato all’alcool per la disperazione.

Tu davvero lo credi George?

Se per lui non c’è più rimedio, riguardo a lei potrei investirla con la mia auto la prossima volta che si trova ad attraversare la strada.

Questa è la dimostrazione di quanto dicevo poco fa, forse non sai George che Glenn si è dato all’alcol per un’altra ragione che non riguarda Letizia, ma perché sa di essere affetto da un cancro, e tu volendo far fuori Letizia arrecheresti senza saperlo un gran 'favore' a entrambi: a Glenn che dispera di lasciarla sola, e a Letizia che non accetta di vederlo andarsene così.

Stai dicendo che dobbiamo aspettarci che accada qualcosa di tragico Ann?

Mi auguro di no. In ogni caso non saremmo stati noi a volerli morti, ti pare? Beh, va detto che tu George ce la metti sempre tutta per raggiungere il tuo scopo. Spero solo che nessuno ti abbia preso sul serio, altrimenti considerali già andati.

Che disdetta!

Che dici George? – domanda Ann sulla porta della cucina, mentre va a controllare la cottura dello stufato.

No, niente di importante! Senza che Letizia finisca sotto la mia auto, potrei sempre sparare un colpo a Glenn durante una battuta di caccia – mi dico, tuttavia senza esternare questo mio pensiero che, altrimenti, darebbe piena ragione ad Ann.

Eppure qualcosa hai detto, ti conosco mascherina, tu bofonchiavi qualcosa, è così?

Per mia fortuna squilla il telefono, se non altro non sono obbligato a rispondere alla sua domanda.

Hallo, George sei tu?

Sì, certo Glenn, in persona, dimmi che cosa succede, ti sento affranto.

O George non so se faccio bene a dirtelo, c’è che sono in ospedale, sai Letizia...

Letizia cosa?

E' stata investita da un auto mentre tornava a casa, non so se ce la farà.

O Glenn cosa mi dici, sono davvero molto dispiaciuto, c’è qualcosa che posso fare per te?

No, niente, non in questo momento.

Non so come dirlo ad Ann, chissà come ci rimane male, per il momento tanti auguri Glenn, tienici informati.

Perché questa faccia appesa George, chi era al telefono?

Non lo immagineresti mai, siediti.

Non posso ho lo stufato sul fuoco.

Era Glenn, chiamava dall’ospedale, Letizia forse non ce la farà.

Oh mio Dio, cosa le è capitato?

È finita sotto un’auto mentre tornava a casa.

Che cosa?

È andata così Ann, è senz’altro una concomitanza, come dire, una coincidenza fortuita, uno pensa una cosa e ciò accade.

Quando si dice la forza della parola, vero George?

Beh, in questo caso avrei detto del pensiero.

Era quindi questo a cui stavi meditando poco fa, la cosa non mi sorprende George, se devo essere sincera, mi spaventa non poco.

Vorrà dire che le ho reso quel 'favore' di cui parlavi poco fa, a entrambi!

George, non dirmi che … oh dov’eri tu quando il fatto è accaduto?

Mah.. credo fossi già a casa.

Oh George sei un mostro, un cinico odioso, un essere malvagio, ècco che cosa sei ... perché non me lo hai detto subito?!

Sono le sette Ann, a quest’ora lo stufato dovrebbe essere pronto.

Ahhhhh!, grida uscendo, e sbam! – sbatte la porta della cucina.

Che modi! Sorry Glenn!

Bé sì, poveraccio, almeno lui sa già cosa lo aspetta, quello che invece ancora non sa è che lo sconforto inizia là dove la speranza cessa i suoi effetti, e che tutto ciò che accade prima o poi, meglio prima (per lui), finisce.


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