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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Godiamo l’arte che non esiste!

di Antonio Terracciano
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Pubblicato il 16/03/2018 14:45:23

"L'esteta, se è artista, vagheggia un'arte che non si esprime né con le parole né coi toni né con le linee né coi colori: il capolavoro non ancora fatto ma sognato, che sarà sempre sognato e non mai fatto. Se è critico, annunzia una critica d'arte che prescinde dalla lingua in cui è scritta l'opera o dalle linee che l'artista ha tracciate; che stia di là così dalla gretta erudizione come dalla critica con fondamento filosofico; che si faccia con un metodo incomunicabile, cadendo in deliquio, in rapimento, in ebbrezza, in estasi; che si effonda in un ditirambo, il quale non significhi niente di determinato, e sia un ditirambo del ditirambo, un ritmo della ritmicità. Se si esorta quell'artista a provarsi a fare qualcosa di chiaro e di semplice, dirà che si è incapaci di penetrare nella sacra ombra del tempio dell'arte; se a quel critico si chiede di rendere conto delle proprie affermazioni, o si notano gli spropositi di fatto e le interpretazioni false che gli escono di bocca, risponderà che il censore non è giunto ancora allo stato di perfezione in cui le cose si vedono senza bisogno di guardarle, gli spiriti si comprendono senza udire le parole materiali, si fa la storia inventandola, e si gode l'arte, - soprattutto quando non esiste. "

Sono parole di Benedetto Croce, in "Di un carattere della più recente letteratura italiana" , del 1907 .

Ho letto poco del Croce, che non mi ha mai entusiasmato particolarmente, ma in questo caso, a distanza di più di un secolo, non posso che dargli ragione, e notare l'attualità di questo suo giudizio nel mondo artistico (soprattutto poetico, ma non solo) di oggi.

Non è forse vero che le tante (troppe) poesie scritte in modo oscuro e incomprensibile vengono considerate dagli autori come prove del loro valore, e che i lettori comuni vengono ritenuti "incapaci di penetrare nella sacra ombra del tempio dell'arte" ? E non è forse vero che tante (troppe) critiche sono fatte "con un metodo incomunicabile" , perché tanto i critici pensano che "le cose si vedono senza bisogno di guardarle" ?

Non viene a nessuno, infine, il dubbio di "godere l'arte quando non esiste" ?


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