Pubblicato il 27/08/2011 12:08:12
[ Articolo pubblicato sulla rivista Capoverso ]
Binomio suggestivo quello di poesia e scienza che anima questultimo libro di Roberto Maggiani dal titolo Scienza aleatoria; esplicativo gi il testo Poeticizzazione (si noti, peraltro, la suffissazione deverbale del neologismo) che possiamo assurgere a vera e propria poetica dellautore quando scrive che le scienze devono essere poetizzate / poich il poeta vede i nessi tra le parti del reale / laddove la scienza divide il poeta unisce. Ne consegue che losservazione (alias poeticizzazione) del mondo investe sia il micro sia il macrocosmo che, come fa notare Franca Alaimo nella nota introduttiva, risultano pienamente interdipendenti, seppure si tratti di una interdipendenza che tende ad una reductio ad unum ovvero - per usare unespressione del poeta - ad ununica equilibrata visione. Pertanto, rispondente a tale visione in cui spirito e materia dialogano amorevolmente (Alaimo), il nostro (che, bene ricordare, laureato in fisica e si occupa di divulgazione scientifica) intesse, s, un appassionato dialogo con la scienza, ma ci rende anche testimoni di quellemozione e fascinazione che a coglierlo e a disarmarlo ogni volta la bellezza del mondo, tale da fargli dire: non voglio altro che quella gioia, / quel gaudio pieno, quel sole del mattino / sulle cime aguzze dei cipressi / quando lazzurro / sazzurra ancor di pi / e dietro quel nitore / vedo e immagino / tutto luniverso / e altre vite / e penso: che piccolezza / che inutile fermento. Visione, quella di Maggiani, che beninteso - come suggeriscono i due ultimi versi citati - non si risolve in mera descrizione bozzettistica, ma altres sollecita interrogazioni sia intorno alla nostra gigantesca finitudine e, al contempo, kantiana grandezza, sia intorno al fluire delle cose che, seppure soggette allinevitabile panta rei (tutto cambia, la nostra vita cambia), non mancano di rigenerarsi, e dunque di conformarsi alleterna legge della natura, al suo perpetuo ciclo, protagonisti, per esempio, il rumore del ruscello, / la freschezza delle foglie mosse dal vento / e il colore ocra del sole / sul paese o il seme che sta per germogliare / nelloscurit, / il nuovo mondo. Che la poesia, per, abbia la meglio sulla scienza (e sulla hubrys della ragione umana, tale da spiegare lexergo da Isaia, 29,14, apposto a una sezione del libro), lo chiarifica, da una parte, il titolo della raccolta, attraverso laggettivo aleatoria che rinvia ad una finita dimensio, riflesso della cagionevolezza, dei limiti di scandaglio del logos umano, dallaltra, la maniera con cui Maggiani propende per la poesia o piuttosto si lasci invadere da essa, senza che per questo venga meno quellamore, quellardente sete di sapere, se appunto non io che non sono poeta / ma scienziato / [] ti parlo per tua gioia / di quel mondo cos piccolo / o cos lontano - / di atomi o stelle. Resta tuttavia indissolubile nellautore carrarese il connubio, la reciproca dipendenza delluna dallaltra, come pure si evince dalla costruzione di non pochi testi. Spesso, infatti, il poeta parte da descrizioni che offrono il pretesto per linnalzamento dello sguardo allosservazione di quanto ci intorno, fino a giungere alla visione dinsieme di cui si diceva. Indicativa - quantomeno per la sua collocazione ad apertura di libro - gi la poesia Fantasia. In essa losservazione del poeta abbraccia sia limmanenza del marinaio sia la felice visione della Luna; vocabolo, questultimo, che, conforme alluso scientifico del termine (vedi maiuscola), il poeta adotta non gi nel suo tpos poetico, quanto nel suo significato di satellite astronomico, salvo poi ammantarlo (giacch, dopotutto, la poesia mantello regale) di una perifrasi poetica di fine bellezza (La Luna un grande occhio / di cristallo venato nellazzurro). interessante notare poi che il salto spaziale terra/Luna (e dunque il conseguente allargarsi del campo visivo dal marinaio verso il cielo), che Maggiani affida alla bipartizione strofica, meno tangibile di quanto induca a credere lo spazio grafico che separa la prima dalla seconda strofa, vista la vicinanza del sostantivo terra (in clausola) al vocabolo Luna (inizio verso); espediente che, giustappunto, marca ed esprime proprio quella reciproca corrispondenza scienza/poesia che la vera anima del libro, la cui unione, nel testo in questione, peraltro sottolineata dal termine biunivoco e reversibile occhio, usato sia a proposito del marinaio, attraverso la voce sguardo, afferente al medesimo campo semantico, sia pi esplicitamente alla luna, attraverso il suddetto grande occhio di cristallo. Una particolare attenzione merita, nondimeno, il livello espressivo di questa poesia. Funzionale alla resa tematica il linguaggio dellopera, che contempera stilemi poetici con sintagmi specialistici, attraverso la combinazione di lemmi settoriali (vedi i vocaboli quantistico, ammonio, Black-Hole, fotoni, micrometri) e di voci di derivazione pi prettamente poetica; interessante si presenta, inoltre, landamento del discorso che, non esente certa finalit divulgativa, si attesta sul registro medio-alto e finanche narrativo, come nella Equazione di Maxwell del campo elettromagnetico o in Radiazioni luminose. Si aggiunga, infine, la disposizione versicolare dei componimenti, il pi delle volte verticalizzata, in grado sia di rendere visivamente lo slancio della poesia verso le altezze del cielo e viceversa, sia di valorizzare appieno la parola, depositaria non di rado delle interrogazioni del poeta - quasi novello presocratico - intorno allarch delle cose, intorno ai giganti e straordinari misteri della natura.
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