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Intervista volume su Francesco Saverio Petroni

Argomento: Storia

di Luigi Russo
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Pubblicato il 03/09/2010 08:41:23

Intervista a Luigi Russo con Simone Gambacorta

A colloquio con Luigi Russo, autore del volume “Francesco Saverio Petroni. Politico e studioso abruzzese” (& MyBook, 2009, pp. 130, Euro 15): il libro racchiude i risultati di una ricerca attraverso la quale Russo ha portato alla luce importanti informazioni sulla figura di Francesco Saverio Petroni.

Chi era Francesco Saverio Petroni?

E’ una delle maggiori personalità della prima metà dell’Ottocento, tenuta nella massima considerazione sia dai sovrani francesi – Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat – sia dai Borbone. Dotato di una vasta cultura classica e di una preparazione enciclopedica, fu considerato letterato, filosofo, studioso di economia, di giurisprudenza e di letteratura. Fu socio apprezzato delle maggiori Accademie del regno di Napoli, fra le quali il Reale Istituto di Incoraggiamento, l’Accademia Ercolanese di Archeologia e l’Accademia Pontaniana.

Qual è la rilevanza storica di Petroni?

Finora il Petroni è stato quasi ignorato dalla maggior parte degli storici, compreso quelli abruzzesi. L’unico che scrisse una biografia del Petroni fu l’amico Nicola Nicolini, che divenne poi il più grande giurista del Regno di Napoli. Quest’ultima è una fonte preziosa di notizie personali, ma è di carattere elogiativo e non si propone come una biografia storica. Nella sua biografia il Nicolini affermò: «Abruzzese il Petroni rappresentava quasi l’ideale di questo carattere». Il Petroni fu soprattutto un uomo di Stato che visse ed esercitò le sue funzioni politiche e amminitrative come fossero l’occasione per adempiere ad una missione per dare benessere e felicità alla popolazione.

Che Abruzzo era quello di Petroni?

Ai tempi in cui il Petroni entrò nell’Amministrazione civile – 1806 – l’Abruzzo era diviso in tre province: Abruzzo Citeriore, con capoluogo Chieti, Abruzzo Ulteriore Primo, con a capo Teramo, e Abruzzo Ulteriorie Secondo con capoluogo L’Aquila. Se questa era la situazione politica, d’altro canto la cultura contribuiva a creare un’unità fra i vari centri provinciali, grazie anche ai contributi dati in questa direzione dagli allievi del Genovesi nella seconda metà del Settecento.

Quand’è che ha deciso di mettersi sulle tracce di questo personaggio?

Mi ero già occupato marginalmente del Petroni in un saggio riguardante gli intendenti della provincia di Terra di Lavoro perché Petroni fu prima nominato sottintendente e poi segretario generale dell‘Intendenza di questa provincia nel periodo 1812-13. Avevo intenzione di approfondire le ricerche su questo personaggio, ma a quel tempo non ero riuscito a trovare molto.

Ci racconti come è nato questo suo libro.

Sono stato contattato da un amico di Ortona dei Marsi proprio per il saggio sugli intendenti di Terra di Lavoro e mi è stato chiesto di scrivere una biografia del Petroni che fosse un’opera storica basata su solide ricerche archivistiche e allo stesso tempo fosse di semplice approccio anche per i non addetti ai lavori. Credo modestamente di essere riuscito a contemperare entrambe le esigenze. Ad esempio la collocazione delle note alla fine del testo è stata pensata proprio per migliorare l’approccio del lettore non interessato alla continua verifica delle fonti di ogni passaggio scritto.

Quali sono state le difficoltà maggiori?

Vista la scarsità delle fonti bibliografiche, le difficoltà maggiori sono state quelle di reperire le fonti archivistiche, sparse in diversi archivi di Stato della penisola, non soltanto abruzzesi; pertanto di dovermi spostare in varie città per effettuare le ricerche.

Parliamo della struttura che ha dato al libro illustrandone brevemente i capitoli.

Un primo capitolo è dedicato ad una sintesi storica di notizie su Ortona dei Marsi e la famiglia Petroni dalla seconda metà del Settecento agli inizi dell’Ottocento, per inquadrare meglio il personaggio.Il secondo riguarda la nascita, la sua formazione – avvenuta in Chieti e in Roma – e la sua prima attività come avvocato in Napoli, inclusa in tale contesto perché a mio parere rappresenta un’ulteriore fase della sua formazione. I capitoli terzo e quarto sono la rappresentazione della sua carriera politico-amministrativa nelle varie intendenze del Regno. Nel quinto capitolo abbiamo prima la fase costituzionale – 1820-21 – nella quale il Petroni fu nominato consigliere di Stato per la provincia di L’Aquila e poi non fu confermato come intendente in Teramo; in questa fase sembrava essere pronto a ricoprire un nuovo incarico, ma col passare del tempo fu messo da parte. In questo periodo si dedicò soprattutto agli studi e ad approfondire le sue tantissime corrispondenze con uomini di cultura e scienziati. Il sesto capitolo tratta del suo ritorno come intendente in Chieti, delle sue realizzazioni e delle difficoltà affrontate negli ultimi anni, soprattutto i suoi problemi di salute che gli impedirono di tornare a Napoli per intraprendere la nuova attività di consigliere della Gran Corte dei Conti.

Il libro è corredato anche dalla riproduzione di documenti e da fotografie.

La riproduzione dei documenti è importantissima per comprendere meglio il personaggio e quando mi è possibile cerco sempre di inserirli nell’ambito di una pubblicazione storica. Le fotografie sono anch’esse importanti per rendere più accessibile il testo a tutti ed evitare di stancare troppo il lettore.

Molto interessanti anche le appendici, che contengono notizie importanti in termini documentali. Parliamo di questa sezione del volume.

L’appendice relativa ai discorsi come intendente di Chieti ai Consigli provinciali è illuminante sul modo che aveva il Petroni di intendere i consigli rappresentativi della provincia, del suo pensiero in generale e delle problematiche affrontate. Nel caso dello scambio di lettere col ministro delle Finanze è importante anche dal punto di vista umano e professionale. La terza appendice è molto interessante ed è la trascrizione dei libri della biblioteca personale del Petroni che fortunatamente non andò perduta perché fu venduta dagli eredi del Petroni alla Biblioteca provinciale di Chieti. La quarta appendice, relativa ai carbonari in Ortona dei Marsi era inizialmente una nota, ma essendo troppo estesa ho deciso di trasformarla in una appendice. Si tratta di notizie già conosciute da studiosi abruzzesi, che io ho preferito riportarle con le relative fonti archivistiche.

Fra le varie notizie che ha portato alla luce con questo suo lavoro, quali sono quelle di cui va più fiero?

Il mio lavoro ha il merito di essere il primo lavoro di carattere storico sulla figura di Francesco Saverio Petroni. Oltre alla precisa ricostruzione della sua famiglia, della carriera nell’Amministrazione pubblica, credo di aver portato alla luce la dimensione culturale del Petroni, sia nell’opinione degli altri contemporanei, sia nella sua adesione alle Accademie del regno, nota ai suoi contemporanei, ma sconosciuta ai posteri. Purtroppo un limite oggettivo che ha impedito di tracciare meglio tale profilo è stata la perdita del suo vastissimo ed interessantissimo epistolario: secondo il Nicolini, che lo aveva visionato, avrebbe meritato di essere pubblicato.

Quanto tempo di lavoro ha richiesto la stesura di questa sua ricerca?

Ho iniziato il lavoro di ricerca nel marzo del 2008, lavorando quasi esclusivamente a questo progetto, fino al mese di maggio 2009. Ho alternato il lavoro di ricerca a quello di stesura del testo e fino all’ultimo mese ho continuato ad insistere sulla ricerca in archivio in cerca di nuove fonti.

Veniamo adesso a lei: parliamo un po’ del suo percorso di storico.

Mi sono laureato in Lettere moderne all’Università Federico II di Napoli con una tesi sui Catasti Provvisori in Terra di Lavoro. Ho collaborato con la cattedra di Storia del Risorgimento ad una ricerca sui Catasti murattiani nel Regno di Napoli. Ho realizzato studi sui Catasti provvisori e su quelli onciari di vari Comuni, lavorando a ricerche storiche sui secoli XVIII e XIX. Negli ultimi anni mi sono dedicato a studi biografici su vari personaggi storici fra i quali Mattiangelo e Francesco Saverio Forgione, Alessandro d’Azzia, Lelio Parisi, Giulio Mastrilli, Luigi Macedonio e Michele Bassi. Ho lavorato a saggi sugli intendenti e sui consiglieri d’Intendenza di Terra di Lavoro.

Come interpreta il ruolo di storico?

Il ruolo dello storico è molto importante perché questi ha il delicatissimo compito di fare luce sul passato e sui protagonisti di tantissime fasi della nostra storia che necessitano di essere conosciute anche da un pubblico non specialistico. Se lo storico riesce a far emergere alcuni personaggi dalla polvere, renderà possibile a molti di apprezzare valori e insegnamenti che altrimenti andrebbero perduti.

Che cosa significa per lei “fare” ricerca?

Fare ricerca storica per me significa contribuire a portare alla luce personaggi e vicende che possono farci capire meglio il passato. La ricerca è spesso faticosissima e molte sono le tentazioni di percorrere varie scorciatoie, di battere i soliti sentieri già percorsi da altri, più rassicuranti e poco dispendiosi. Per me questo lavoro faticosissimo ha in se stesso un enorme valore e quindi la consapevolezza di ciò consente di provare soddisfazione anche durante questo duro percorso, non soltanto alla fine della ricerca. Spesso riscontro una scarsissima considerazione nella società per chi fa ricerca storica e cerca anche di divulgare il contenuto dei suoi lavori.


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