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GLI ’ASSENTI’ ...una tipologia umana ’trascurabile

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 24/11/2014 08:23:12

GLI ‘AS-SENTI!’ (..una tipologia umana affatto ‘trascurabile’ della quale dovremmo imparare a farne a meno).

 

“Ciao!” “Ah, sei tu?” – l’amico, si fa per dire, finge di non avermi riconosciuto “Beh, non potendoti evitare, mi sono detto perché non salutarlo quello As-Stronzo!” “In che senso, scusa?” “No, dicevo così, per assecondare la tua faccia di culo!” “As-senti chi parla, potrei dire la stessa cosa di te.” “Forse, ma con la differenza che dovresti mostrarti abile a sostenere la tua ignobile idiozia, con me non funziona.” “Perché, qualcuno ti ha riferito ...” “Non ce n’è stato bisogno, solo tu potevi darmi conferma della tua.” “E quando l’avrei fatto?” “Lo stai facendo adesso.” “No, ma io … veramente volevo dire …” “As-Senti, smettila una volta per tutte di riferire cose che non ti riguardano.” “Ma io …” “As-Senti una cosa … vai a cagare!” Non so voi, ma la falsa ingenuità è la cosa che in assoluto più mi fa imbestialire, del resto fra la credulità e l’incredulità la voce della ragione quando rimane sospesa nell’aria, è comunque soffocata. E non basta appellarsi al buon senso perché in fondo mandare qualcuno ‘a cagare’ fa parte di un frasario valido per una infinità di ragioni che, nel bene o nel male, riguarda tutti, me compreso. In tal senso che vi si rispecchia una certa effettività che puntualmente, da temprati ‘assenti’ semplicemente non si considera ma che, soprattutto non è molto tollerata da amici e conoscenti, mogli o compagne che sia, men che mai dalle/dagli amanti, per non dire dai parenti più stretti che immancabilmente ‘mettono lingua’ nelle vostre cose. “Del resto – come scrive Michele Serra – entrambi ci conosciamo poco e male, e il cui destino sfugge giorno dopo giorno dalle nostre mani, ovviamente perché così è (e così va) la vita.” “Perché come va la vita, non è forse così che deve andare?” Incominciamo (da un punto bisogna pure incominciare) dalle vicissitudini del quotidiano, per poi considerare le incompatibilità generazionali (ogni generazione ne ha di sue), per concludere (ma non è una conclusione) con le incomprensioni dei padri nei confronti dei figli e viceversa. Con la differenza che i padri (o presunti tali) ne soffrono, mentre i figli … beh i figli non si accorgono neppure di questa sofferenza dei padri e dei genitori in genere, loro non ne hanno. Le loro ‘sofferenze’ sono altre, e non si chiamano neppure sofferenze, per lo più sono di tipo ‘astenico’, ‘astrofico’, ‘esegetico’, compatibili con il ‘mobbing’ da stress genitoriale (padre), da ‘puerperio costante’ (madre), da ‘parentocrazia’ (parenti e amici dei genitori), da quelle che sono le facce obliterate e pur sempre ‘inquietanti’ degli ospiti di Galimberti. “Eppure l’ingenuità è una forza che gli astuti hanno torto di disprezzare.” – conferma A. Graf – o almeno così insegna la moderna pedagogia – dico ai figli che rincorrono pur sempre l’idea di farla franca in ogni occasione, credendosi furbi nell’evitare qualsiasi responsabilità. “Pà quando la smetterai con queste stronzate sarà comunque tardi!” – risponde il mediano nichilizzando. Ma non spaventatevi, il nichilismo, almeno per questa volta resta fuori della porta, perché “l’impacciato testimone” che presenzia alla scena, intuisce fin da subito del non avveduto e piuttosto acido sarcasmo che si pregia di una lingua franca, disincantata, e per questo capace di cogliere sia i risvolti acri, sia le effusioni paternalistiche. Pur senza lo stucchevole rammarico del diarista pedante e rimarchevole che piuttosto risponde a domande che certamente non si pone, quanto invece le sdoppia in azioni che poi si trova a dover affrontare, siano realisticamente personali o semplicemente annotate, siano apprese dalle chiacchiere degli altri che dalle proprie ‘gag’, leggi cagate esistenziali. Ma quando gli ‘altri’ sono i propri figli la cosa cambia, prende un diverso risvolto, e la chiave di lettura non può (non riesce) ad essere altro che quella dell’amore, per cui l’approccio non è indipendente (semplicemente non può), anzi, lo diremmo piuttosto ‘impertinente’ rientrante in quella dimensione del mondo in cui come padre avrebbe voluto che … anzi come genitore vorrebbe che … per poi ritrovarsi a fare tutto quello che per sé non avrebbe mai consentito di fare ancor prima per se stesso, che nei confronti degli altri. Vuoi nell’uso moderato di alcune parole, vuoi nell’affrontare certi argomenti, così come certe azioni a reazioni incontrollate e che, invece, volente o nolente si trova a dover ‘accettare’ (non si sa bene come e con quali riserve). In ciò è facilmente riscontrabile come gli ‘As-Senti’ ma presenti nella società, rivoluzionano in parte la stessa, così come ribaltano la dimensione del tempo presente che viene a perdere i suoi connotati di etica, perbenismo, moralità, amor proprio, rispetto, pudore ecc. ecc., insomma tutte quelle … “Cagate pà, ca-ga-te!” Non c’è che dire, oggi è possibile affermare con cognizione di causa che in fondo sono ‘solo parole’ di cui ‘forse’ è possibile fare a meno, di cui ‘si deve e si può’ fare a meno, senza una vera ragione, senza un reale perché (?) A rifletterci su, in realtà non c’è un perché o, almeno non sempre, e questa è appunto l’eccezione che conferma la regola, che non sempre va cercata una risposta, perché una risposta non c’è. A meno che non se ne voglia trovare una qualsiasi che, sarebbe poi, già obsoleta quanto inutile nel momento in cui è data, per il solo fatto che suonerebbe ‘moralista’, ‘virtuale’, insomma ‘campata in aria’. Oppure, (per gentile concessione dell’interessato figlio), sarebbe alquanto ‘scontata’ quanto ‘illogica’ e come direbbe Odiffreddi, interessante solo “..per chi desidera ascoltare un’ora chi si interroga sul tema da una vita” – senza aver trovato una cazzo di risposta accettabile. Ma chi sono ‘gli As-Senti’? Zombies al via! “Forse sono di là, forse sono altrove. In genere dormono quando il resto del mondo è sveglio, e vegliano quando il resto del mondo sta dormendo. (..) I figli adolescenti, i figli già ragazzi.” (M. Serra) Ai quali vanno aggiunti molti genitori ‘as-senteisti’ che, per così dire ‘si dissociano’, si disinteressano dei propri figli e di un sacco d’altre cose; che ‘non vanno a votare’, ‘che non sanno’ perché non vogliono sapere, ma che conoscono il calendario di tutte le partite di calcio, ai quali se chiedi chi è Dante Alighieri rispondono: “Scusa, ma con che squadra gioca?” “Con l’Arsenal perché lui sì che è davvero un grande!” Non sono esclusi gran parte di quegli anziani che ancor prima di raggiungere l’età pensionabile si sono già dissociati da tutto ciò che riguarda la comunità, la tradizione, la politica, gli avvenimenti culturali, che si parano dietro una forma di ‘smemoratezza senile’ mentre conoscono i nomi farmaceutici di tutte le specialità per mantenere duro il pene senza neppure aver consultato il medico. Per non dire di quanti, e sono in molti, che hanno preso le distanze dalla vita per entrare nella categoria gerontoiatrica di quelli che sono ‘morti e non se ne sono accorti’. “As-Senti pà, vuoi capirlo che non è una tipologia di umani ma solo una varietà di vegetali. Come dire: carciofi, finocchi, broccoli senza testa e senza memoria!” “As-Senti, ha parlato il biologo dei miei stivali.” (leggi dei miei coglioni). “As-Senti pà, sai quel’è il massimo per uno smemorato?” – mi chiede quel grande interlocutore che è figlio a me (come dice sua madre). “No, dimmi.” “Morire e dimenticarsi di chiudere gli occhi.” “E magari tenendo conto del tuo suggerimento da attaccante di ‘andare a cagare’?” – aggiunge. “Sì, ma almeno ricordarsi di alzare il coperchio del WC!” – (leggi cesso nella traduzione dell’altro ‘non so come definirlo’ più tenero in età). Figli di un germe (oggi ha nome virus) che si è incuneato nella società del benessere, del consumismo, dell’ “ozio padre di tutti i vizi” , di ‘quanti’ si radunano, si assemblano, si coagulano all’unisono, tutti vestiti allo stesso modo, con le stesse nuance, gli stessi piercing, gli stessi tagli di capelli, che si incontrano in un rave party, o che si ammassano all’interno di un pub o quant’altro senza avere niente da dire e da fare, che sostano davanti a un boccale di birra ‘persi’… “Noooo, che dici mai?” “Volevo dire ‘riflessivi’, intenti a decostruire ogni forma ‘viva’ del linguaggio e del pensiero meditativo.” “Che forse non è stato così anche per i ‘figli dei fiori’, dei ‘capelloni’, dei ‘punk’, e adesso dei ‘metallari’, degli sdraiati, degli … As-Senti?” “As-Senti pà … avrei bisogno di qualche soldo per …” “As-Senti, io e te dovremmo parlare di …” “Adesso ho da studiare!” “Adesso! E già non fai un c…. tutto il giorno e quando voglio parlarti devi studiare. Adesso?” “Eh, adesso, perché c’è un orario per …” “A sì, certo, le mode cambiano e con le mode cambiano i rapporti, chissà perché mai in meglio!” Ma ti senti – tu che scrivi – hai usato un eufemismo per non dire ‘sempre peggio’, che è poi quello che pensavi veramente. Ma che rispecchia ciò che diremmo tutti noi di noi (di una o due generazioni precedenti) e che probabilmente diranno anche loro, gli ‘As-Senti’ di oggi, guardandosi all’indietro tra 5, 10, 20 anni. Perché è così che cambiano le cose, come di un ‘virus’ che da semplice malattia infettiva (sviluppatosi nella precarietà dell’incoerenza) diventa letale e porta alla demenza, l’avviamento verso la de-costruzione di tutto ciò che ha senso, di tutto ciò che crea senso è ferma sulla porta … e aspetta. “Se è vero che il colmo dell’abilità sta nel nascondere la propria abilità” – scrive La Rochefoucald, e devo dire che voi i giovani ci riescono più che bene, con i loro tiri canaglieschi che altri (soprattutto le mamme) scusano dicendoli ‘infantili’, ‘ingenui’, ‘innocenti’… “In fondo sono solo ragazzi!” Sì certo, ragazzi che in realtà hanno abbracciata la sindrome di Peter Pan, per la volenterosa indolenza di non voler crescere, anche dopo la ‘maturità’. “Mi chiedo che gliela danno a fare questa ‘maturità’ che questi … beh, lasciamo perdere va.” Ma che però è esattamente quanto accadeva ai miei tempi in letteratura dove (in breve) si passava dal particolare stato di inerzia dell’ ‘oblomovismo’, da ‘Oblomov’ nome del protagonista dell’omonimo romanzo di Gončarov, all’ ‘apatia’ dell’‘Uomo senza qualità’ di Musil; dalla fatalistica ‘indolenza’ di Swann per la promessa di felicità sulla quale Proust costruì il suo capolavoro, alla ‘precarietà’ dell’esistenza esibita in la ‘Classe morta’ di Kantor, in cui si esprime l’emblematica esperienza della vita. La stessa emblematica ‘esperienza’ mostrata da Moravia in “Gli indifferenti”; nonché da Pasolini, nella figura di Carlo protagonista di ‘Petrolio’ simbolo di contraddittorietà e, soprattutto, in ‘Ragazzi di vita’, cruda testimonianza di un’esistenza che si consumava senza alcuna speranza di futuro riscatto. Ciò nondimeno se l’indifferenza esternata dai giovani verso tutto o quasi, almeno stando a quanto essi stessi affermano, noi la discriminiamo come forma di ‘apatia’ (malattia psichica), e che invece è di ‘impassibilità’ che diversamente ha rilevanza virtuosa (stoicismo), allora il ‘problema’ (se mai lo sia) è di per sé risolto, perché strettamente legato al concetto di ‘provvidenza’ necessaria ma bastante alla loro ‘sopravvivenza’. Onde, in assenza di esaltazione e di conseguente abbattimento, che sposta chi ne è affetto nel limbo dei sopravvissuti di chissà quale catastrofe, ci si può anche convincere che ogni accadimento, anche il più disdicevole, vada interpretato come ‘teso verso il bene’; quindi assente di passioni sconvolgenti, di stravolgimenti universali, nella totale indifferenza (stoica) che permette di evitare ogni successiva disillusione (tristezza). Non male per chi ha fatto della propria sopravvivenza uno ‘status’ perfettamente riconoscibile e riscontrabile di una fascia deresponsabilizzata d’età. “Perché no? In fondo rimanere ‘As-Senti’ in questa società di merda vuol dire già aver vinto!” – afferma il ‘primo uomo’ di casa che ovviamente non sono io. “Scusa sai, così per capire, aver vinto cosa?” “Non saprei, forse un lecca-lecca!” “Se mi permetti la volgarità, è cosa tipica dei lecca culi.” “Quelli non siamo certo noi.” “Secondo te chi dovrebbe assumersene il ruolo?” “Non so, noi possiamo mancare di accortezza ma non certo di astuzia.” “I soliti furbastri voialtri, senza sapere che il modo sicuro di cedere all’inganno è di credersi più astuti degli altri.” “In certo qual modo noi lo siamo più di voi che vi siete riempiti la testa di scemenze.” “Vero! ‘..la grande furberia degli uni consiste spesso nella stupidità degli altri.” (la Rochefoncauld) “Ti rispondo con un paradosso che spesso vai ripetendo: ‘non c’è miglior sordo di chi non vuol sentire’ e noi (giovani) non vogliamo più starvi (a voi vecchi esperienziali) a sentire.” Quindi, dove non c’è dolo (colpa) non sussiste pena (condanna). Cosa che mi fa sentire un po’ sollevato dal non dovermi accollare le tasse di un risarcimento che gli ‘As-Senti’ con il loro ‘entusiastico’ silenzio non pagano. Un modo come un altro di farla franca dei furbastri che così hanno scelto di ovviare alle responsabilità. Nessuna è la risposta, la vita è (va) così, ed è così che deve andare. Io padre tu figlio scoordinati in un dialogo che il tempo ‘rarefatto’ man mano assottiglia fino a non farci comprendere più; che non ci permette di essere come vogliamo, e ci abbandona l’un l’altro ognuno per la propria strada, o forse per il suo cielo: come quell’aquilone che in altri tempi abbiamo costruito e che un bel momento ci sfugge di mano, è allora che bisogna lasciarlo andare. Allora io, “..non altri, sono quelle due sillabe. Io sono quello che deve. Forse non vuole, forse non può, comunque deve.” (M. Serra) Tu sei l’altro, tutto quello che vorrai essere … anche di rimanere ‘As-Sente’ fino al prossimo diluvio universale … E già l’aria ha quell’odore di terra assetata che annuncia l’arrivo della pioggia. Il temporale sta per scoppiare e nessuno potrà salvarci dall’ira elettrica dei suoi lampi. “Catastrofico pà!” – apostrofa il ‘primo uomo’ di ritorno dalla sua As-Senza. “Apocalittico!” – risponde il mediano nichilizzando. “No, ma io … veramente volevo dire …” “As-Senti, smettila una volta per tutte di riferire cose che non ti hanno mai riguardato.” “Ma io …” “As-Sentite una cosa voi due … poi uno dice, ma non li mandereste a cagare? Non so voi, io sì!”


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