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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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’La Buona Scuola?’ ...è un’idea!

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 27/11/2014 06:26:27

La Buona Scuola? ...è un'idea!

 

Da parte mia posso dire di non aver mai smesso di studiare, tant’è che sono iscritto almeno in due università pur senza frequentarne alcuna, e forse solo per tenermi aggiornato sul metodo d’insegnamento che dovrebbe essere per così dire ‘up-to-date’ ma che di fatto non è. O almeno non da ché io, or sono decenni, frequentavo i banchi col calamaio incorporato e la scanalatura per le penne e le matite, col piano di sotto dove riporre i libri e i quaderni, e i sedili erano tutt’uno (a coppia) senza nessuna possibilità di agili spostamenti se capitavi dalla parte della parete.Poi gli anni corrono e ti ritrovi già grande con un sacco di minchiate per la testa e non sai se alle molte domande hai sempre delle risposte da dare. Ma le risposte no, non te le hanno insegnate ...e allora che fare? Devi metterti alla prova e affrontare la realtà!

Ma la realtà qual'è?

E' una parola, ci vuole tanto di spinta interiore per mettersi continuamente alla prova. Tant'è che ti ritrovi con i ‘i figli’ che non ti permettono di rimanere indietro, per cui puoi anche essere quel mostro che in verità sei, che loro immancabilmente esercitano su di te una sorta di ‘giurisdizione’ scolastica che giammai può essere pari alla loro ma nemmeno indietro, almeno un tantino più avanti. Quel tanto che serve a insegnargli alcune cose (leggi furberie), che se non le hai apprese in precedenza, sei comunque tagliato fuori perché loro, da lì a breve, ne sapranno molte più di te. Se minimo non sei stato un secchione o un bambino prodigio, preparati a subire quel poco che (per rispetto di paternità e se qualcuno glielo ha insegnato) hanno appreso pro-loro in ambito scolastico ...

Così i loro libri diventano i tuoi libri per quanto riguarda il contenuto, rimasto lo stesso da decenni, ma non i loro quaderni, perché mentre tu eri occupato a tenerli in ordine, senza macchie, senza orecchie, senza … I loro non sono neppure quaderni, sono per così dire ‘differenziati’: stralciati, bisunti, scarabocchiati, simili in tutto a chiazze di una qualche ‘allergia’ della pelle, o forse di ‘orticaria’ pregressa per quelle che sono state per noi le ‘regole’ inerenti allo ‘scritto’, prima che l’istruzione tendesse alla sola ‘oralità’ delle parole, parolacce incluse. Sì, perché se le parole scritte (in italiano) ieri avevano un senso, oggi suonano come strafalcioni; tant’è che anche quelle scritte o trascritte che sia non sono più in una qualche lingua comprensibile (conosciuta), bensì un misto di vernacolo siculo-calabro-milanese o romanesco-laziale-partenopeo, se non addirittura appartenenti a un certo gergo etrusco-tosco-umbro.

Per così dire, uno ‘slang’ oceanico-indoeuropeo-turcomanno, passato attraverso l’antica Persia o l’antico Egitto, ècco sì l’antico che si vuole chiamare ‘moderno’… Rammento che non c’era verso che t’insegnassero a copiare, né dai libri né dai compagni che ne sapevano di più (sbagliando). Perché se c’era una cosa che si doveva rendere più semplice era proprio ‘copiare’, molto più vicino alla rivisitazione e all’interpretazione di un testo che non dover creare, reinventare, resuscitare dal nulla qualcosa che non avevi affatto compreso. E pensare che copiare rimane l’unico vero momento di creatività che non ripetere le parole del libro a pappardella. Per il resto si continua a studiare date e fatti di battaglie, guerre, pestilenze, la storia più bieca che nulla ha insegnato all’umanità se non la violenza, il sopruso, la vendetta, il razzismo, l’intolleranza, l’apartheid; e non (pensate, pensate) l’evoluzione del genere umano, le scoperte scientifiche, le ‘passioni’ della mente, la socializzazione, il rispetto civico, l’amore per l’arte, per la musica, l’amore per gli altri.

Sì, l’amore per la vita, che non conosce ostacoli insormontabili, o diversità di genere, di razza, di colore della pelle, di confini geografici invalicabili. Quell’amore che ci rende tutti ugualmente liberi, gerenti di noi stessi, dei nostri affetti, del nostro corpo come del nostro sesso che sempre bistrattato ha creato mostri di narcisismo, di egotismo, di vanità; per tacere di super-uomini, eroi-divini, ecce omini diventati quelli che siamo, anticristi senza alcun credo e senza orgoglio. No, l’amore che qui intendo elogiare è quello più naturale che si esprime nella ‘bellezza’ per il creato, per tutto ciò che ci è dato e che immancabilmente stiamo distruggendo … Utopia? Forse, come moneta di scambio non meno apprezzabile di quell’odio razziale che oggigiorno spendiamo nell’indifferenza che ci allontana dagli altri e da noi stessi, trasformati in esseri ‘umani (fin) troppo umani’, appunto mostri di malvagità, disonestà, iniquità: ingiusti nella giustizia, volgari pur nella moralità, scorretti finanche nelle opportunità, blasfemi perché irriverenti, sacrileghi, miscredenti.

Allora ben tornino gli ideali, le chimere alate che s’involano, le illusioni che infine ci aprano gli occhi su questa realtà ‘umana’ fatiscente e obsoleta; che si torni a sognare in nome della ‘bellezza’ e cercarla fino al limite dei mondi possibili, in quella sostenibilità che pur ci consente di sopravvivere. «La nostra vita è un’opera d’arte, che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no...» – scrive Zygmunt Bauman e con modestia mi sento di aggiungere: “..che lo vogliamo o no.” Perché è nella volontà/non volontà che si gioca la ‘gran partita’ fin dall’infanzia; e la volontà in tutto questo assume il ruolo più importante. Rammento che alla domanda se mi sarebbe piaciuto andare a scuola, di aver risposto no perché non sapevo né leggere né scrivere. Oggi, a distanza di tempo, viene da chiedermi: perché si nasce ignoranti? Perché non conosciamo già quelle cose ‘essenziali’ che ci permettono di proseguire nel nostro cammino verso l’infinito? La verità è che non tutto ci è dato, che solo la volontà e la nostra determinazione e forse l’intraprendenza ci permette di svelare a noi stessi tutta la ‘bellezza’ del mondo in cui viviamo, e afferrare il senso della ‘grandezza’ che sì ci è data …

Ecco che allora la Scuola non può essere l’’utopia dei pochi’, non può trascurare quelli che sono i valori acquisiti da millenni di scoperte (in campo scientifico, meccanico-industriale, spaziale e tecnologico, medico-terapeutico, logistico - informatico, artistico e filosofico, linguistico - letterario, idealistico e spirituale, ecc.). Non può disconoscere l’importanza del ‘vissuto’ a livello antropologico e strutturale dell’esistenza umana, come neppure cancellare i segni del passato di antiche civiltà che a loro modo pur hanno lasciato testimonianze importanti dell’evoluzione umana. Oggi ci si chiede: quali materie abbiano ancora una precipua funzione conoscitivo/educativa? Quali materie se non quelle basate sullo studio dell’ ‘evoluzione umana’ in ogni campo della sua applicazione pratico-logistica alla base del nostro esprimerci (linguaggio); di osservazione (conoscere, distinguere); del pensare (formulare concetti) che sono all’origine del nostro ‘essere’.

Al dunque m’accorgo d’essere andato oltre, come dire, di essermi lasciato prendere la mano stufo di dover rileggere sui libri dei miei figli, tutto quello che a mia volta avevo studiato (?) sui miei libri di scuola: che in quella data si sono svolte le Guerre Puniche, in quell’altra si sono consumate le ‘Idi di Marzo’ con l’uccisione di Giulio Cesare, quindi facendo un salto di tempo si è giunti all’egemonia delle Repubbliche Marinare, alle lotte intestine dei Comuni, e poi Trafalgar Square con la statua di Nelson che ha sconfitto Napoleone, quindi la Prima, la Seconda, la Terza (?) no quella si è consumata con Hiroshima e Nagasaki, ecc. Che l’Italia è una penisola che fa parte dell’Europa unita (?), che Gli Stati Uniti si chiamano così perché … (?), che la Cina è una grande potenza mondiale, che siamo ormai più di due, tre, quattro miliardi (chi più ne ha più ne metta) di individui che affollano il pianeta, e che …

Ma che palle! (passatemi l'esclamazione), davvero non se ne può più. Allora perché cambiarli ogni anno questi libri se le date restano le stesse (?), se gli accadimenti sono sempre uguali come in un film d’azione che finisce per mancanza d’attori (?). Che forse la Peste a Milano al tempo del Manzoni ha fatto più morti di Auschwitz? Che Don Abbondio lo hanno fatto Papa? Lo capirei se la Rivoluzione Francese dov’esse ancora avvenire (ops!), oppure se Lorenzo de’ Medici fosse in gara per la presidenza della Banca Centrale Europea. Perché se non è così, allora Italo Svevo, classe 1898, che nel suo romanzo ‘Senilità’ narrava di Emilio, un uomo inetto diviso tra la brama d’amore e il piacere che prova per non averli goduti, oggi potrebbe riscriverlo in chiave erotico - viagrano sulla falsariga di ‘Cinquanta sfumature di sesso estremo’.

Chissà, magari Albertino, il primo della classe che raccoglieva le foglie nel parco, anziché farne quadretti di natura morta, potrebbe arrotolarle e farne delle canne per i vivi. E forse Marietta, la mia ex compagna di banco della Terza A, anziché collezionare farfalle spiaccicate tra le pagine dei libri potrebbe succhiare il lecca-lecca sotto il banco. Fatto è che la scuola non mi ha insegnato che Dante, ad esempio, soffriva di incubi notturni e che portava sfiga; che Monti era un triste frequentatore di tombe; che Leopardi era un anarchico rivoluzionario; che Pasolini guardava alla realtà più bieca, o che Lussuria.. beh, lasciamo perdere. Comunque resta il fatto che tanti sarebbero i modelli da ‘copiare’ e che in qualche caso la ‘volontà’ non c’entra se si diventa bravissimi a copiare, come del resto hanno fatto e continuano a fare tutti, da sempre. L’importante è superare il proprio modello.

Per il resto si può essere diversi esattamente come fare cose diverse nella vita, non c’è un ‘must’ che regoli il flusso delle emozioni e dei sentimenti: «Il problema dell'umanità è che gli sciocchi e i fanatici sono estremamente sicuri di loro stessi, mentre le persone più sagge sono piene di dubbi.» - scriveva filosofando Bertrand Russell. Mentre io sono qua che mi sbatto il cervello su cos’altro la scuola potrebbe fare (?). Infine convengo che forse, anziché insegnare ai giovani, così come ai genitori, oltre agli inutili tabù sessuali e le idiosincrasie sociali, dovrebbe insegnare loro come diventare adulti e anziché contrastarlo, riscoprire il piacere sottile della masturbazione, (in modo da non mettere al mondo così tanti prof imbecilli).

 

D'evesserci pur stata una ragione se Albert Einstein dopo aver tanto studiato è arrivato a dichiarare: "Temo il giorno in cui il mondo sarà popolato da una generazione di idioti."

 

Dobbiamo dargli ragione ... oppure no?

 

 

 


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