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Le stelle vengono a piedi

di Amina Narimi
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Pubblicato il 22/06/2014 01:49:16

Allunga le ore il suo nome

Con Indicibile e breve potenza

Trova riparo negli occhi

Una mussola bianca, si muove

E raccoglie  le cose del mare,

Nella fragile danza di casa

 

Così profonda l’assenza

Da tornare, come una volta,

Dove precipita il respiro

Negli spazi fino ai minimi d’azzurro

Sul margine del bosco necessario

Per togliere dagli occhi la chiarezza

 

Offro un sentiero al silenzio

Verso il largo del pianoro, e più su,

Alla chiusa del vento, si colma,

Nascosta tra le mani,

Di tutta la distanza luminosa,

Un’urna, per dire sì al Solstizio

E niente ombre

 

Mentre vegliamo la luce più grande

Del giorno che c’è, in fondo alla gola

Un fluido commosso si acquieta

E le stelle vengono a piedi,

In processione, stupende

Alla notte minore, da farti restare futura

Nel continuo vedere e chiamare

Mammet

 

Nel piccolo buio. Inciampo ancora

e bevo,  nel grumo, dalle radici amare

Sprigionando la luce da cui vengono gli alberi

Come te, con un gesto delicato

Come un discorso d’amore

Imparo nuovamente a cadere,

Più grande e devota, attraverso  le vite,

Tutte le maternità che genera la morte,

A rialzarmi  tra poche cose, nella povertà,

Più sensuale e pura, conosciuta

 

Nella perdita, ogni cosa ha la sua legge

Fino al bordo della vasca

Un solo sorso d’acqua, per la gioia,

Basterebbe,

Come i fili d’oro sulle cicatrici

Che riparano quei vasi, per brillare,

Basterà.


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