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I Limiti del Linguaggio

di Simone Tinari
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Pubblicato il 04/01/2026 10:01:03

Le parole ricoprono un ruolo essenziale per giungere alla comprensione della complessità del reale; attraverso il linguaggio disponiamo di appositi strumenti che, in virtù di una straordinaria potenzialità semiotica di conferire senso al mondo, svelano il senso di ciò che non appare intuitivamente.
Il disvelamento è precipuamente il portare alla luce la verità dell'essere, diradare quanto il mistero renda impenetrabile, inaudito e nascosto. Per dirla con Heidegger, il linguaggio è la casa dell'essere e  nella sua dimora abita l'uomo.
La domanda sorge spontanea: com'è possibile accedere a tale vastità inesprimibile, ovverosia il senso di tutte le cose, con il solo utilizzo del linguaggio?

Secondo Wittgenstein, nella celebre proposizione del Tractatus, i limiti del linguaggio sono i limiti del nostro mondo.
Verosimilmente, disporre di un vocabolario è indispensabile per pensare.
Tutto ciò che possiamo capire, esprimere e pensare (ciò che è esperibile), è relegato primariamente alla sfera del linguaggio.
Eppure, non passerà tanto tempo da un fallimento epistemico; il disincanto sarà spontaneo e inevitabile.
Basti pensare ad alcune indagini che concernono la metafisica e l'esistenza: chiedersi sulla vita e la morte, tout court, è un fatto caratteristico della natura umana, la quale desidera preservare nel proprio essere secondo una continua predisposizione alla conservazione.
Ciò significa che, quantunque il dubbio dilati la ricerca, le risposte più convincenti assumeranno uno status contrappassistico e rassicurante.

La sineddoche, per intenderci, è una cesura volontaria della complessità del reale.
Le implicazioni sono molteplici e avverse.
L'esempio della morte ci deve persuadere in generale da ogni facile narrazione paternalistica.
Pertanto, avvicinarsi a problemi relativi all'esistenza, come la vita e la morte, è doveroso, quantunque coscienti che essi non potranno mai trovare un’autentica risposta, che sia per la caducità intellettuale o per il facile compromesso.
Manifestamente, il problema qui espresso ricopre ogni ambito del sapere.
Riprendendo il Wittgenstein del Tractatus, su certe questioni, poiché ignoranti e limitati a causa di una condizione ineffabile, è necessario essere lapidari:
"Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere" [prop. 7]
Chi pretende di sapere l'indicibile è "meno che uomo", come direbbe Pessoa, giacché la vera saggezza risiede nell'umiltà socratica di sapere di non conoscere.


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