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Homo Duplex: piccola lettura su Émile Durkheim

di Simone Tinari
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Pubblicato il 10/01/2026 19:51:45

La natura umana è strutturalmente scissa al suo interno.
Tra le molteplici considerazioni circa tale complessità antinomica, spesso e volentieri gli uomini intrattengono con il proprio essere una relazione vicendevolmente autentica e conflittuale.
A tal proposito, l’irreparabile ambivalenza che ci è costitutiva è riassunta meravigliosamente dal sociologo francese Émile Durkheim.
L’immancabile definizione razionale di una presunta essenza deve fare i conti non solo, manifestamente, con la naturale socievolezza a cui siamo destinati, almeno secondo Aristotele e Durkheim stesso, quanto piuttosto con la lotta singolare che ciascun individuo condivide interiormente.
L’uomo è un animale contraddittorio che si lascia sfuggire a qualsiasi etichetta, e che pertanto si sottrae a qualsiasi tipo di specificazione.
A Durkheim questo era sufficientemente chiaro; le sue ricerche, mi riferisco principalmente allo studio sul Suicidio,       lo portarono a considerare la coscienza come un fenomeno sociale.

Ciò implica che vi è un accordo tra la coscienza individuale e il sistema dei valori che essa eredita dal contesto sociale.
Individuò un’ambiguità sostanziale nella coscienza sociale della società del suo tempo, tanto da definire l’essere umano come "Homo Duplex".      
L’individuo si poggia su un doppio centro di gravità; questo intimo antagonismo viene spiegato da Durkheim così: da un lato, il suo essere individuale, il corpo, caratterizzato dalla componente istintiva; dall’altro, il suo essere immerso nella sfera sociale.
Per Durkheim la componente sociale è quella che rivela profondamente l'essere degli individui.
Egli, nondimeno, deve compendiare questo dualismo.
Ma gli studi sul suicidio lo conducono a introdurre un altro concetto, ovverosia  l'anomia.
L’anomia è etimologicamente la mancanza di nomos, cioè di leggi o norme che regolano la vita degli individui.
Durkheim comprende che il suo tempo, non estraneo alla nostra esperienza, è afflitto da un grave stato di malessere individuale.
Tra le diverse tipologie di suicidio, individua quello anomico come caratteristico della società post-industriale.
Una società in profonda crisi valoriale non può che comportare un incremento dell’individualismo, da ciò consegue          che non si pone più un’autorità morale       in grado di porre freno ai comportamenti egoistici di tutti i componenti, come pure è impensabile ristabilire un’unità tra individuo e società (si tenga a mente che per Durkheim la coscienza è sempre un fenomeno sociale).
Per dirla in termini tecnici, una carenza normativa esclude una regolamentazione morale che potrebbe evitare comportamenti anomici.
Dunque, appare evidente, almeno secondo la prospettiva di Durkheim, che regolare i rapporti sociali sia un atto che impedisce la disgregazione e la sofferenza; i valori condivisi, in ultima analisi, garantiscono tanto la convivenza civile quanto la coesione morale.


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