Se mi capita davanti agli occhi una carta dellAfrica, il mio sguardo si posa in maniera automatica sullAfrica orientale, lEritrea e lEtiopia, ed in particolare, sul lungo percorso che congiunge Massaua sul Mar Rosso, con Addis Abeba. Dalle informazioni raccolte da varie fonti, posso dire di avere una certa conoscenza delle tappe principali di questo percorso e delle regioni attraversate. Nella prima parte si incontra il caldo torrido di Massaua, antica Perla del Mar Rosso, rasa al suolo nel corso della recente lotta di liberazione, poi il passaggio brusco, in soli cento chilometri, dal livello del mare ai 2350 m. di Asmara, la capitale dellEritrea, posta sul bordo orientale dellaltopiano etiopico, con un clima montano tropicale, mite e temperato, con cieli tersi per otto mesi lanno. Superata, idealmente, la frontiera fra i due paesi oggi chiusa, dopo lultimo conflitto, a tempo indeterminato possibile raggiungere con un autoveicolo in un giorno e mezzo Addis Abeba, posta a 2400 m., la terza capitale del mondo per altitudine.
Lungo questo tragitto, o con brevi deviazioni, il turista incontra ambienti che offrono le migliori opportunit in Africa per praticare il trekking e per avvistare le pi interessanti specie di animali; per visitare, daltra parte, luoghi che conservano un patrimonio unico nella storia dellumanit. Basti ricordare Yeha, lantica capitale dellEtiopia che conserva testimonianze antiche di 3000 anni, Aksum, la citt santa, dove si trovano tombe precristiane ai piedi di splendide stele risalenti a 1800 anni fa, Lalibela, dove undici straordinarie chiese scolpite nella roccia e una miriade di gallerie, hanno cristallizzato nella pietra lEtiopia del XII e del XII secolo.
Questo stesso itinerario comp, con uno sguardo ben diverso da quello del turista di oggi, mio padre nel 1935/1936, che partecip, richiamato alle armi, alla guerra dEtiopia. Il suo racconto, ascoltato quando ero ragazzo, di reduce dalla guerra ha lasciato tracce indelebili nella mia memoria.
Il viaggio cominci da Firenze, la sua citt, in maniera improvvisa, nellestate del 1935. Alla partenza non vi fu il saluto entusiasta di una folla di concittadini, come ci mostrano molte riprese dei cinegiornali dellepoca. Una cartolina precetto i voucher pi alla moda in quellepoca raggiunse la casa popolare del quartiere di Rifredi, dove viveva con la famiglia. La trov di ritorno dal lavoro. Proprio non se laspettava. Aveva 28 anni e aveva gi dato ventiquattro mesi della sua giovinezza al regio esercito, in un reparto di cavalleria, e credeva che la partita ormai fosse chiusa con la vita militare. Da pochi mesi aveva trovato un posto di lavoro come operaio in una fabbrica di confezioni presente nel quartiere, diretta da un proprietario noto nella zona per il buon rapporto con i dipendenti. Sia detto per inciso, che questa persona finir nei forni di Mathausen, per le sue origini ebraiche. Il nuovo lavoro era un sostegno prezioso per la famiglia che attraversava periodi nei quali non era facile mettere insieme il pranzo con la cena.
La cartolina precetto portava lordine di presentarsi immediatamente a Pisa, in una caserma, senza indicare la destinazione finale. Arrivato a Pisa apprende, insieme ai nuovi compagni, che la destinazione era lEritrea dove avrebbe preso parte alla spedizione contro lAbissinia: Limbarco sar a Napoli fra tre giorni. Nella notte Bruno, con altri compagni, scavalca il muro di recinzione della caserma e salta su un treno in corsa per Firenze, per evitare di essere fermato dalla polizia militare. Arriva la mattina dopo a casa ed ha appena il tempo di raccontare alla famiglia cosa laspetta che per le scale risuonano i passi di una pattuglia di carabinieri. E prelevato e condotto a Napoli, allimbarco per lEritrea, senza che subisca alcuna condanna per la fuga: Intanto, peggio che in Africa , si sente dire dai superiori.
Nel racconto di mio padre il primo motivo che mi colpisce, quello della scoperta, della meraviglia. La partenza da Napoli in mezzo ad una miriade di bandiere e ad una folla festante ai piedi di un enorme piroscafo bianco, con il nome di un duca della famiglia Savoia, poi il viaggio di sette giorni per mare, lincontro con i colori dellOriente a Porto Said, in Egitto, la nave circondata da un bazar di barche, cariche delle merci pi strane, i ragazzi che si tuffano in mare per ripescare le monete gettate dai soldati, il bianco accecante delle due sponde desertiche del Canale di Suez.
Il continente africano era pieno di sorprese, di meraviglie che balzavano fuori dalla visione di un paesaggio vario e grandioso, dalla sensazione nuova dello spazio, dallampiezza degli orizzonti, della limpidezza dellaria sugli altipiani, con lo spettacolo sempre nuovo delle albe e dei tramonti, con la magia delle notti africane splendenti di vivissime stelle, notti abitate spesso dallurlo delle iene e degli sciacalli. Mi sembrava che le parole di mio padre prendessero spesso il tono della malinconia.
Il racconto poi dei dieci mesi trascorsi in Africa, si snodava attraverso una trama fitta di episodi, di sensazioni, della quale mi sono rimasti nella memoria solo alcuni flash, un numero limitato di tracce sufficienti, tuttavia, per ricostruire alcuni capitoli di questa storia.
Da Massaua i protagonisti di questa storia diventano due, mio padre e il mulo che gli viene affidato per il trasporto delle salmerie da parte di una compagnia. Il mulo ha un nome, Paciuk, diventa lamico con cui si parla, ci si confida, risponde prontamente agli ordini, le sue reazioni sono importanti per avvertire il pericolo di un nemico in agguato; rappresenta un riparo per spostarsi durante gli scontri, un sostegno nelle marce pi dure, ci si attacca alla coda quando i sentieri in salita, per raggiungere gli altopiani, sono pi aspri o si tratta di affrontare percorsi aperti su profondi dirupi. Era vivo il ricordo, quando la paura, lansia era pi forte, delle reazioni dellanimale, il suo sguardo, il movimento delle orecchie, il restare, a volte, immobile davanti a fruscii, ombre, rifiutando di andare avanti.
A momenti spuntavano nella narrazione alcune parole in aramaico, fra le pi semplici, come acqua, cibo, lo scambio di saluti. La sensazione che percepivo era quella di una costante diffidenza nei confronti degli abitanti dei villaggi attraversati, spesso di paura specie quando i tucul apparivano disabitati e sembrava, tuttavia, di essere seguiti dallo sguardo di qualcuno. La paura raggiungeva il suo apice nei casi in cui doveva andare, da solo, a prendere lacqua per la compagnia da un torrente, presso uno stagno, una pozzanghera. Lacqua, in questo caso, era fliltrata mettendo il fazzoletto sulla bocca delle borracce.
Le parole ripetute con pi frequenza erano quelle dei luoghi degli scontri, tutti con nomi scoppiettanti, come Sellaclacla, Taccazz, compresi i nomi dei capi abissini, come quello di Ras Immir. Era costante il ricordo delle armi primordiali dei soldati abissini, spesso si trattava di lance, spade, scudi. Percepivo tuttavia nelle parole del racconto lammirazione per il coraggio di questi soldati nel combattere.
La narrazione ritornata infinite volte su una battaglia mi sembra di ricordare nella zona di Sellaclacla che vide il battaglione di cui faceva parte mio padre, circondato sulla cima di un monte dalle truppe di Ras Immiru. La battaglia dur tre giorni e tre notti. I soldati abissini si lanciarono a pi riprese, sguainando sciabole e pugnali, contro gli italiani asserragliati sul monte. Arrivavano a ondate, davanti ai fucili e alle mitragliatrici che spazzavano il terreno circostante. Pi volte qualcuno riusc ad afferrare la canna delle mitragliatrici, prima di cadere, dilaniato dai colpi. Sembrava proprio, questa volta, di essere arrivati alla fine! Alla terza notte, lassedio cess, i soldati abissini scomparvero nel nulla.
Poche volte il racconto si fermato quasi per pudore su un episodio di feroce atrocit. La compagnia arriv ad un villaggio immerso nel silenzio, i tucul vuoti. Mio padre scorge nellerba alta uno strano batuffolo, lo alza, la testa di un bambino. Il giorno precedente era passata una squadra di camicie nere e aveva fatto scempio degli abitanti del villaggio, un gioco al tirassegno su tutto quello che si muoveva.
Cosa mi rimane di questo racconto? I frammenti di memoria che ho riportato, una croce di guerra di ferro al valor militare ornata da un nastrino bianco e azzurro, una fotografia dellepoca che mostra un giovane mio padre magrissimo, curvo, con un sorriso stanco, la pelle scura bruciata dal sole. A questa immagine mi naturale unire il ricordo delle cicatrici che aveva sulle gambe, per le punture delle zecche e delle pulci perforanti.
Pi volte ho cercato di ripercorrere idalmente questo percorso da Massaua ad Addis Abeba attraverso le pagine di libri di storia e di guide turistiche, per cercare di fare rivivere questi frammenti di memoria nel loro contesto geografico e storico.
Un libro utile per la mia ricerca stato il recente libro di Angelo Del Boca La guerra di Etiopia (Longanesi, Milano 2010). Ho colto dalla ricostruzione storica dellautore lo sguardo ansioso, assillante di Mussolini, sullavanzata italiana lungo la direttrice da Asmara ad Addis Abeba, la volont di alimentare la macchina del consenso nazionale, di procedere rapidamente nellavanzata per mostrare al mondo risultati vittoriosi e rispondere alle pressioni della Societ delle Nazioni. Effetto immediato di questo, la chiamata alle armi di un enorme contingente di soldati, linvio spasmodico di ulteriori rinforzi dopo le difficolt incontrate nei primi mesi di guerra e le pressanti richieste di ulteriori forze da parte dei comandanti in capo, Del Bono e poi Badoglio.
Da Roma partono anche le autorizzazioni per il massiccio impiego di gas velenosi, delliprite in particolare, specie nelle fasi decisive della guerra. Dalle fonti storiche del libro, emergono le testimonianze di episodi atroci di fanatismo, di rappresaglie; valga per tutte, quella del figlio di Mussolini, Vittorio, aviatore: Una bella sventagliata e labissino era a terra. era dunque una caccia isolata alluomo, come al solito, e ogni apparecchio, per conto suo, frugava ogni buco annusando labissino, Era un lavoro divertentissimo e di un effetto tragico ma bello. [] Bisognava centrare bene il tetto di paglia e solo al terzo passaggio ci riuscii. Quei disgraziati che stavano dentro e si vedevano bruciare il tetto saltavano fuori come indemoniati ( V. Mussolini Voli sulle ambe, Sansoni, Firenze 1936).
Nel libro di Del Boca si trovano testimonianze poi diffuse sul valore dei soldati abissini, sul modo di cambattere con armi primitive, quasi privi di armi moderne. In una battaglia nella zona Abbi Addi, un ufficiale italiano riferisce che gli abissini calano dalle alture ad ondate successive, usando pi le sciabole che le armi da fuoco, abbattono i serventi sulle loro mitragliatrici, arrivano a pochi passi dai pezzi di artiglieria (pag. 136). La stessa immagine, dunque, delle parole di mio padre arrivavano ad ondate, quando parlava dellassedio del suo reparto sulla cima di un monte.
Il libro di Del Boca, attraverso i documenti di fonte etiopica e le interviste ad alcuni portagonisti, ci presenta cosa succedeva sugli altipiani e le montagne etiopiche oltre le linee italiane. Emerge la figura dellimperatore Hail Selassi, la sua voce forte che si alza allinizio della guerra per invocare laiuto della Societ delle Nazioni e delle maggiori potenze, che diventa sempre pi flebile, inascoltata. La sua abilit strategica di ricorrere, specie nelle prime fasi, alla guerriglia per sfruttare le capacit naturali dei soldati, e impegnarsi, alla fine, al comando del suo esercito, in battaglie campali, per tentare di rovesciare le sorti della guerra. Nel racconto dellimperatore forte la denuncia degli effetti dei bombardamenti aerei, dellimpiego massiccio in ogni regione dei gas velenosi. La guerra chimica non ci ha causato soltanto un gran numero di morti e di feriti, ma ha avuto innanzitutto leffetto di distruggere la forza morale e la capacit di resistenza delle truppe etiopiche. Senza limpiego di questo inumano mezzo di combattimento, la decisione dei nostri soldati non sarebbe mai venuta meno (pag. 149).
Queste testimonianze si intrecciano con i frammenti del racconto di Bruno, mio padre. Penso che la sorte della battaglia di Sellaclacla a cui prese parte Alla terza notte, lassedio cess, i soldati abissini scomparvero nel nulla sia da legare allassalto continuo dellaviazione italiana. Mi sembra che nella mia ricerca riesca a ricomporre i pezzi di un puzzle, a dare respiro a memorie personali nel contesto di fatti generali, fatti che segnarono come cicatrici indelebili il volto dellAfrica e, per altro verso, la storia del notro Paese.
Linteresse ad approfondire i caratteri del percorso da Asmara a Addis Abeba e la loro traformazione, mi ha portato a consultare la prima guida che usc nel 1938, in 500 mila copie, a cura della Consociazione Turistica Italiana: Guida dellAfrica Orientale Italiana. Quali gli scopi per preparare in tempi rapidi una guida cos complesa di quasi 700 pagine, a solo due anni dal giorno nel quale il Duce da palazzo Venezia proclamava al mondo il ritorno dellImpero ?. Quello di rendere omaggio alla vittoria italiana e ai suoi protagonisti e di mostrare come lItalia abbia saputo rispondere alle sanzioni di 52 Stati coalizzati contro un popolo risoluto a trovare il proprio posto al sole. La strada che porta ad Addis Abeba, riferisce la Guida, indicata come la grande strada della Vittoria che scavalcando eccelse quinte montane, traversa i luoghi sacri alla memoria degli Italiani: Macall, Amba Aradm, Amba Algi, Mi Cu. E una terra che racchiude in s tali possibilit da alimentare le pi ardite speranze e da permettere le pi audaci previsioni per il turismo, per le intraprese economiche. Al turista che desideri farsi unidea abbastanza completa dellImpero e che disponga di un autoveicolo ( meglio se un autocarro leggero con tenda, riserve di carburante, acqua e viveri) si raccomanda un itinerario da compiere in 60-80 giorni, dei quali 22 per raggiungere Addis Abeba partendo per Massaua. Quale contegno deve tenere il turista, secondo i consigli della Guida della Consociazione Italiana? LAbissino di carattere chiuso, molto orgoglioso, volubilee, come tutti gli orientali, dissimulatore e accorto parlatore. .. GlItaliani, con il loro carattere umanissimo e con listintiva penetrazione psicologica, hanno gi stabilito un equilibrio nel rapporto con glindigeni: non altezzosit e separazione assoluta, ma superiorit e comprensione. Occorre trattare con giustizia e bont, ma senza debolezza; diffidare buona regola; troppa familiarit fuori luogo (pag. 20).
Le guide di oggi pongono da parte, naturalmente, ogni diffidenza ed invitano con calore a visitare lEtiopia e lEritrea, diverse da qualunque paese che abbiate mai visitato. Chiese monolitiche scolpite nella roccia, bazar brulicanti e terre incontaminate: il Corno dAfrica davvero unico.
I libri di viaggio ci invitano ad immergerci in un mondo di ricche testimonianze storiche, culturali, etnografiche, ambientali, da scoprire direttamente, anche, facendo riferimento in pi casi, a strutture turistiche spartane, tipiche di Paesi segnati ancora dalla povert. A queste testimonianze legate al passato, le guide ci presentano le vie di ricerche artistiche nuove, animate dai giovani, che in maniera originale progettano la visione del futuro di una terra che ha vinto il drago del colonialismo, come nelle immagini dellartista Afewerk Tekle, presenti nella monumentale vetrata istoriata dellAfrica Hall di Addis Abeba.
Non lontana da questo monumento, si innalza la Cattedrale della Santissima Trinit dove i dipinti murali ritraggono limperatore Hail Selassi a Ginevra mentre pronuncia davanti alla Societ delle Nazioni, nel 1936, il suo famoso discorso contro la guerra e per i diritti di tutti i popoli della terra. Nelle vicinanze della cattedrale, il monumento eretto in memoria delle migliaia di etiopi uccisi dagli italiani in segno di rappresaglia per lattentato contro il vicer Graziani del 19 febbraio 1937.
Debellato il drago del colonialismo lungo il percorso di cui abbiamo parlato, legato per me a ricordi familiari, emergono le recenti ferite del mostro della Guerra, dalle citt eritree bombardate nel corso del conflitto con lEtiopia, i campi di mine antiuomo sul confine, i numerosi cimiteri di guerra. La lotta contro questo mostro decisiva per il futuro del Corno dAfrica e dellintero continente.
Testo in corso di pubblicazione sulla Rivista Testimonianze
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