Suggerimento: leggere o rileggere brani del <Mistero buffo>di D. Fo
Scritto per un gruppetto di amici che aveva scelto la non facile strada di proporre e condividere buone letture. Essendo giunti nel bel mezzo del mese di febbraio, non si poteva fare a meno di prestare qualche attenzione al Carnevale, proprio per i molteplici aspetti culturali che esso pu richiamare.
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Il Carnevale, dunque.
Avendo perso la sua carica dirompente, il Carnevale sembra oggi risolversi in una banale, anche quando voglia satireggiare, e planetaria competizione fra industrie di prodotti di consumo, da quelle che immettono sul mercato materiale cartaceo per maschere addobbi e festeggiamenti, a quelle che realizzano effigi e allegorie semoventi, a quelle che producono costumi e accessori, e ancora a quelle che organizzano pubblici divertimenti o anche soggiorni turistici.
Certo sarebbe molto interessante studiare sotto il profilo economico questo specifico settore del mercato e il suo retroterra lavorativo. E anche su quali propensioni culturali faccia leva, al presente, una cos notevole mole di consumi.
Per, assai pi modestamente, del Carnevale si pu assaporare qualcuno
degli effetti comici del suo antico impeto eversivo. Nessuno, al pari di Fo,
anche amputato della sua straordinaria fisicit interpretativa, poteva regalarci questo piacere.
Si pu rendere domestica la mia ricetta difficile, utilizzando se disponibile e in regime di amicale condivisione un amico padano, non troppo cattivo lettore, e far le orecchie allimmagine acustica di Fo, gelosamente conservata nella memoria, sorvolando a pi pari lo sciupio delle tante parate a vendere e mobilitando le energie in direzione del senso autentico della buffonata e del riso custoditi nei brani del Mistero buffo.
A questo punto mi sembra lecito pormi il seguente quesito: che relazione intercorreva tra i misteri religiosi ( cio le rappresentazioni sacre) e gli arditi e un po sregolati festeggiamenti popolari che passano, dal Cristianesimo maturo in poi, sotto il nome di Carnevale?
Questultimo si presenta come uninterpunzione profana dentro la liturgia sacra Cristiana. Perch?
E ancora Dario Fo a darci risposte chiare e accessibili.
Mistero il termine dice - usato gi dai greci dellepoca arcaica, per definire culti esoterici dai quali prendevano vita le rappresentazioni di eventi sacri: misteri eleusini e dionisiaci. Il termine fu ripreso dai cristiani per indicare i propri riti fin dal III e IV sec. dopo Cristo(.) Nel Medioevo mistero acquista tout court il significato di rappresentazione sacra.
La rappresentazione sacra cos condenso io - diventa, strada facendo, anche buffa. Perch il popolo minuto trova agio in quelle occasioni di dire la sua, nel modo buffonesco e irriverente che gli congeniale, anche per la dimensione basso-corporea" del suo linguaggio sui fatti che lo riguardano e sui comportamenti avidi e arroganti dei potenti, siano laici o religiosi. Il popolo e i suoi giullari mascherati volta a volta da Ges, Madonne, santi, imperatori, cortigiani, servi e zotici sviluppavano dei canovacci scenici che talora si concludevano nelle chiese con dei finti ma realistici processi agli intoccabili del momento.
In molte occasioni la giullarata diveniva una vera e propria contestazione di popolo nei confronti dei potenti e delle autorit esose e truffaldine. Altrettanto spesso seguivano sanzioni per i giullari troppo arditi e interdizioni dellaccesso del popolo recitante nelle chiese.
In non pochi casi, ancora Fo a raccontare, seguirono vere e proprie condanne capitali come quella toccata al bravissimo giullare Hans Holden. Costui, ignorando leditto proibitorio, aveva recitato lubriacatura del re Davide. Perci mor arso vivo.
Sta di fatto che le rappresentazioni popolari religiose, pescando anche in un patrimonio di credenze e tradizioni anteriori al cristianesimo (sincretismo religioso), furono ritenute pericolose per i poteri costituiti, quindi gradualmente espunte dalla liturgia religiosa voluta dai chierici e dal potere temporale. Esse si connettevano, per, con istanze umane troppo vive, tali da non poter essere semplicemente cancellate a colpi di anatemi e decreti punitivi. Si dovette in qualche modo e soltanto parzialmente tollerarne la sopravvivenza, inglobandola nel culto dei santi, ma spegnendone via via i significati pi vitali
Lebbrezza, la follia e altri sconvolgimenti dello spirito sono anche espedienti tecnici intelligenti, inventati o reinventati dalle plebi, mediante i quali lindicibile poteva essere detto attraversando la soglia troppo difesa della coscienza asservita e dopo aver pescato nel profondo serbatoio del disconoscimento e dellumiliazione.
Il dizionario di arte e letteratura Zanichelli, da me ancora consultato dice tra laltro: Lo strumento utilizzato per attuare il processo della carnevalizzazione fondamentalmente il linguaggio popolare e plebeo, la lingua non ufficiale, gioiosa, triviale che trasforma la paura cosmica della morte nel terrore gioioso del carnevale.
Aggiungo, per, che la riduzione carnevalesca dei ruoli dei potenti e luso dei registri plebei e dissacranti del linguaggio, hanno poco o nulla a che fare mi sembra con la cattiva qualit degli attuali e invalsi registri della comunicazione, piuttosto miope e appiattita sui temi e registri di certe emittenze dominanti. Mi sbaglio?
E poi, che importa se siamo gi alle Ceneri?
E infine, un'altra osservazione. Quando i potenti e i capi rubano alle plebi linguaggio e senso e li riciclano per l'uso, svuotati di ogni connotazione dirompente, allora non forse il caso che il "popolo" diventi pi raffinato e avveduto e intelligente da abbandonare nelle loro mani quell'arnese, senza servirsene, e pescarne nella propria storia e inventiva (magari con fatica) uno migliore?
Che i giullari del popolo siano giullari alla Fo o alla Paolini!
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