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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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di Amina Narimi
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Pubblicato il 07/05/2015 18:06:57

 

 - Muta nei dialetti, la camicia,

l’innominabile placenta,

 la tua paura, d’Uomo. Sacro

per te è l'orribile,

l'inconoscibile del sesso,
dove vita e morte ci confondono
nel Celeste del bambino.-

 

 

Siete venuti spinti dalla palude,

avvolti nel sacco d’acque scure,
inconoscibili, tanto uguali

nella grotta tiepida.

Nati due volte, tu

e l'altro te stesso,  

dipinti d'ocra rossa.

 

Danzando su un filo,

vi ha partorito e stava

come essere  il tuo doppio,
spirando nel cordone, nella pancia

ti ha donato il cuore, 

tua celeste comunione, 
ostia nel mare della vita.
Soffio originale,

 

poco più di un grano in erba

quando ti hanno svelato l'anima

d'uccello,

la consegna tra le mani: il benandante

che tu sei. Un foro,

numinoso dietro il collo,

che  sospende ancora il fiato,

quando senti le chiamate 

che ti fanno volare profondissimo,
a combattere gli spiriti

che tengon l'erba bassa,
che non fanno alzare  il pane

nelle notti.

 

"Non gettare  la placenta! "

ordinava bisbigliando senza denti

quella zingara nel campo di mia nonna 
"lasciala fiorire insieme al mirto,

dove la nughedda ha fatto un buco,

sul fianco della mèndula. Vivrà,

se attraverso vi corre quel bambino

 

sugli alberi. Lo vedrai salire,

scendere la sera in una foglia,

disegnando un otto sull'erba,

schiarendo negli occhi il riflesso

di una poesia.

 

 

 


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