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V. De Moraes - Quando la musica diventa poesia

Argomento: Letteratura

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 08/06/2011 15:50:39

VINICIUS DE MORAES: “Quando la musica diventa poesia”, di Giorgio Mancinelli.

Articolo pubblicato in “Audio Review” n.11- 1982; e in “Notiziario Fonit-Cetra” e Brochure di Stampa Phonogram per la “Tournée italiana di Vinicius De Moraes e Toquinho” , a Roma Teatro Sistina.


Marco Vinicius da Cruz de Melo Moraes (1), nato a Rio de Janeiro, Brasile, si è dichiarato più volte amico dell’Italia e noi, italiani, abbiamo ricambiato questo suo affetto con fraterna amicizia, tanto da accoglierlo sempre con grandissimo entusiasmo, dimostrato soprattutto in occasione dei suoi recital tenutisi a Bologna, Firenze, Milano e ripetutamente Roma al Teatro Sistina, trasformatosi nel “tempio della musica brasiliana”. Chi non ricorda i lunedì del Sistina organizzati da Franco Fontana? Rammento che durante la sua permanenza a Roma era sempre accompagnato da un giovanissimo Toquinho e dai suoi più cari amici, a cominciare da Sergio Bardotti (scomparso recentemente) che curerà la traduzione dei suoi testi, la realizzazione e la produzione dei suoi brani; Leone Piccioni, che scriverà la presentazione di tutti i suoi dischi italiani; e Gianni Minà, giornalista, che lega la sua attività di intervistatore di tanti artisti brasiliani. E che facevano da trait d’union con noi della carta stampata e delle radio private, che andavamo a intervistarlo alla Fonit Cetra (2) in occasione di registrazioni, o di presentazioni dei nuovi dischi realizzati in lingua italiana con Sergio Endrigo, Giuseppe Ungaretti, e più tardi con Ornella Vanoni. Erano quelli, veri “momenti storici” per la musica italiana, così come del resto i nostri cantanti erano molto apprezzati in Brasile, a cominciare da Mina che allora cantava le canzoni di Cico Buarque de Hollanda e Antonio Carlos Jobim.
Già allora si diceva di lui che fosse un “poeta”, il più “nero dei bianchi d’America”, e infatti non aveva bisogno di presentazioni, Vinicius era un poeta autentico, “un poeta che canta”. Le sue raccolte poetiche “Cammino verso la distanza” del 1933, “Forma e Exegese” del 1935, e “Novos Poemas” del 1938, erano già famose prima che egli giungesse in Italia con le sue canzoni. Soprattutto in Inghilterra dove aveva vinto una borsa di studio del governo britannico in Lingua e Letteratura Inglese presso la Oxford University e in seguito diventato giornalista e critico cinematografico. Nel 1943 pubblica “Cinco Elegias” e inizia la sua carriera diplomatica che gli permette più tardi di stringere amicizia con Pablo Neruda. Successivamente, nel 1953, è a Parigi come segretario d’Ambasciata che gli offre la possibilità di incontrare i più grandi poeti allora esistenti: dagli spagnoli Joào Cabral de Melo Neto e Rafael Alberti, al cubano Nicolàs Guillén, e oltre ai moltissimi altri, l’italiano Giuseppe Ungaretti al quale “èra già legato da affetto vero, umano ancor prima che d’ammirazione grande”, e che traduce le sue poesie e canzoni che oggi sono incluse in un album (Lp) ormai divenuto un cult”. Nel 1954 esce a Rio, presso le edizioni A Noite, la prima “Antologia Poetica” fonte da cui trarrà molte delle sue future canzoni. Parallelamente Vinicius da ampio spazio alla musica, sua profonda passione, e invita Jobim e Luiz Bonfà a comporre le musiche di scena per la rappresentazione teatrale della tragedia “Orfeu da Conceicao”, dal quale nel 1959, Marcel Camus trasse un film “Orfeu Negro”, che vince la Palma d’Oro a Cannes e l’Oscar a Hollywood come miglior film straniero:

“A felicidade” - da “Orfeu Negro” (3).

Tristezza non ha fine / Felicità, sì..
La felicità è come la piuma / Che il vento porta per l’aria / Vola lieve / Ma ha una vita breve / Bisogna che il vento non cada.
La felicità del povero somiglia / Alla grande illusione del Carnevale / Si lavora l’anno intero / Per un momento di sogno / Per fare un costume / Di re, o di pirata o di giardiniera / Poi tutto finisce il mercoledì.
Tristezza non ha fine / Felicità, si..
La felicità è come la goccia / Di rugiada sul petalo di un fiore / Brilla tranquilla / Dopo oscilla lievemente / E cade come una lacrima d’amore.
La mia felicità sta sognando / Negli occhi della mia innamorata / E’ come questa notte / Che passa, che passa / In cerca dell’aurora / Parlate piano, per favore.. / Perché lei si svegli allegra come il giorno / Offrendo baci d’amore.
Tristezza non ha fine / Felicità, sì..

È l’apoteosi del “saudade brasiliano” (4) e Vinicius trova insieme a Jobim la vena aurifera della musica e ne fa oggetto di cultura, di divinazione, così come il tango sta all’Argentina, il nuovo sound del samba prima e della bossa-nova dopo, diventa l’emblema del moderno Brasile. Non c’è chi nel mondo non ha cantato, ballato, canticchiato o magari anche solo fischiettato le loro “Felicidade” o “Manha du Carnaval”. Nel 1962 accade il grande incontro con Baden Powel col quale inizia la sua collaborazione musicale in “Afrosamba” (5) e “Samba da Bencao” inserito nella colonna sonora del film “Un uomo, una donna”; prende a cantare in pubblico con Joao Gilberto e Maria Bethania, lanciando tra l’altro “Garota de Ipanema”. Incontra il grande obà della musica creola di Bahia, Dorival Caymmi (6) col quale farà nel 1964 uno “storico” concerto. Nel 1968 , durante un breve soggiorno in Italia, ritrova il suo amico Giuseppe Ungaretti che traduce alcune poesie per l’ “Approdo”. Con Ungà (in senso amichevole) e Sergio Endrigo registra un Lp in italiano interamente dedicato alle sue poesie e canzoni, dal titolo molto significativo: “La vita, amico, è l’arte dell’incontro” (7). Ancora nel 1971 torna in Italia dove in maggio e giugno, compone e registra un album di canzoni per bambini: “L’Arca” (8) con la partecipazione di molti artisti italiani. Nel 1975 partecipa con Toquinho alla registrazione dell’album di Ornella Vanoni “La voglia, la pazzia, l’incoscienza, l’allegria” (9), grande successo. Nel 1977 direttamente dal Tempio della Musica Brasiliana , il Canecao di Rio de Janeiro, giunge in Europa in tournèe strepitosa. Nel 1980 lavora al suo libro eternamente incompiuto “Mappa lirica e sentimentale della città di San Sebastiano del Rio de Janeiro dov’è nato, vive in transito e muore d’amore il poeta Vinicius de Moraes” – dal quale sarà poi tratto un doppio Lp con il titolo “Antologia Poetica” (10).
Questo in breve il suo curriculum artistico anche se c’è, com’è ovvio ci sia, molto e ben altro da raccontare del talentuoso poeta, musico e ambasciatore: “un artista continuamente teso in una vitalità che dell’amore si alimenta, pur con tutti gli abbandoni, le malinconie, la “saudade brasiliana” – così lo descrive l’amico Piero Piccioni nella presentazione di “Per vivere un grande amore”, curato da Sergio Bardotti, un album di raffinata bellezza ai primi posti per originalità e peso d’ispirazione, che si avvale dell’alternanza di musica e versi recitati e cantati dallo stesso Vinicius:

“Per vivere un grande amore” (11).

Io non vado solo / Io vado sempre in compagnia / Con la mia chitarra / Con la mia donna / E la poesia.
Per vivere un grande amore è necessario / Molta concentrazione e molto tatto / Essere molto serio e molto matto / Per vivere un grande amore è di dovere / Che uno si consacri cavaliere / E sia della sua donna per intero / Costi quel che costi / Fare del corpo la casa dell’amata / E rinchiudere la casa dell’amata / E rinchiudere là l’innamorata / E vegliare di fuori con la spada / Per vivere un grande amore.
Per vivere un grande amore è pertinente / Stare un poco alla larga dalla gente / Che è generalmente / Molto invidiosa dell’amore / Tagliar corto con club e boites / Con il jet-set e la café-society / E tutti i suoi tristi disperati / Per vivere un grande amore in realtà / Dovresti fare tua la verità / Che non c’è amore senza fedeltà / / Di corpo, d’anima e cuore / Chi tradisce l’amor per vanità / Misconosce la grande libertà / Quell’immensa, assoluta libertà / Che porta un solo amore.
Per vivere un grande amore è molto bene / Molto importante stare sempre insieme / E persino se mai, morire insieme / Per non morir di dolore / Dovrai sempre guardar la donna amata / Come se fosse la prima innamorata / E la tua vedova anche sotterrata / Nel suo finito amore.
Per vivere un grande amore ti dirò / È necessario che tu sappia un po’ / Di arte culinaria e di judo / Per vivere un grande amore / È importante sapere di cucina: / Uova sbattute, gamberi, salsine / Tagliatelle, consommé, tartine / Per il dopo-l’amore / Che c’è di meglio che chiudersi in cucina / A preparare due buone fettuccine / E una ricca, gustosa insalatina / Per il tuo grande amore?
Io non vado solo / Io vado sempre in compagnia / Con la mia chitarra / Con la mia donna / E la poesia. / E bisogna sapere bere whisky / Con chi bere non sa tu corri rischi / Ed essere insensibile ai giudizi / Di chi odia l’amore.

È ancora Piero Piccioni a darci una attenta definizione del “saudade” di Vinicius nel parlare d’amore: “Che si rivolga a donne, a bambini, o ad amici, le sue parole sono sempre d’amore: ci parla del “solo amore” che nella vita va vissuto con fedeltà; ci dice anche che “le donne sono molto strane” ma rivolge una bellissima preghiera al Signore perché “abbia pietà delle donne”. Conosce la durezza della vita, ma non bisogna viverla da soli ma in compagnia; tutto merita pietà e l’unica regola è “avere amore e dare amore e ricambiare amore finché ce l’hai”, in quell’inimitabile dosaggio tra tristezza e felicità, tra sorriso e lievi, controllare lacrime, che solo i più grandi brasiliani sanno trasferire al nostro cuore”. Come anche ci dice che: “Vinicius va a letto alle sette della mattina, che parla profetico e con ironia, che canta la bellezza della donna e la sua struggente malinconia”. Fu di Bardotti l’idea di incidere un disco che fosse un omaggio all’amicizia fra Vinicius e Ungà che aveva appena tradotto suoi nuovi e vecchi versi. E va detto che Ungaretti entrò volentieri in un piccolo studio di registrazione con cantanti, suonatori, tecnici. Bardotti, come era solito fare, aveva organizzato tutto alla perfezione per il grande incontro.
“Ottima la ritmica – scrive ancora Piero Piccioni – perfetta la chitarra di Toquinho; Vinicius pronto a parlare, a cantare, a recitar versi; Endrigo a prestare (merito particolare del disco)) la sua voce ed il suo amore alla vera musica popolare. (..) Una scelta vasta, dalle canzoncine per i bambini che Vinicius scrive da sempre (gioielli inarrivabili), ai grandi temi di Baden e di Tom, al famoso “Samba delle benedizioni”, e cori di bambini disponibili e tanti filoni di “saudade” e di felicità, di allegria e di tristezza toccati insieme”. Tanto materiale che bisognava poi montare bene, e Bardotti si sa anche in questo era maestro. Il montaggio del disco, infatti, è tra i più sapienti e dosati: ci sono due idee guida, le “benedizioni” di Vinicius che aprono e chiudono il disco dando definizioni bellissime della “sua” musica:

“Samba delle benedizioni” (12)

Meglio essere allegro che esser triste / Allegria è la miglior cosa che esiste / E’ così come un sole dentro il cuore / Ma se vuoi dare a un samba la bellezza / Hai bisogno di un poco di tristezza / Se, non è bello fare un samba, no.
Se no, è come amare una donna solo bella e beh! / Una donna deve avere qualche cosa in più della bellezza / Qualche cosa che piange, qualche cosa che ha malinconia / Un’aria di amore tribolato / Una bellezza che viene dalla tristezza di sapersi / Donna fatta per amare, per soffrire / D’amore e per essere solo perdono.
Fare un samba non è una barzelletta / chi fa samba così non è poeta / Il samba è preghiera se lo vuoi. / Samba è la tristezza fatta danza / la tristezza che ha sempre la speranza / di non essere triste, prima o poi.

La voce di Ungaretti che legge frammenti o versi proposti a “collage” in mezzo a tanta musica, a spunti diversi, e “Deixa” che traspare, e la “Marcia dei fiori” che rielabora un tema di Bach, ed Endrigo che canta “Perché”, “Il poema degli occhi”, “Se tutti fossero eguali a te”, e Vinicius che legge la terribile poesia sul “Giorno della Creazione: il sabato”, toccante come sempre nella sua amara ironia e un forte senso di religiosità, seppur dovesse bestemmiare, cosa che non fa. Senso di mistero, di magici oscuri motivi che regolano la vita, che bene Vinicius ha conosciuto approfondendo, insieme a Baden, il “candomblé” (13) di Bahia, i riti di magia nera, che dall’Africa si sono in quelle rive trasferiti, per rimanervi, senza subire sofisticazioni, arricchiti, sempre, di sensi nuovi, autonomi, a sé, com’è della tradizione della musica popolare del Brasile, e tante altre cose ancora.
Giuseppe Ungaretti è stato a lungo in Brasile tra il ’37 ed il ’42, ha insegnato Italiano all’Università di Sao Paulo, e in quegli anni si accorse subito del grande talento del giovane De Moraes che volle includere nell’Antologia della Poesia Brasiliana uscita nel 1946. I due vecchi amici in seguito si sono ritrovati a Roma e insieme, nell’inverno del ’69 hanno messo a punto la traduzione della lunga e toccante “ballata” dal titolo “Patria Mia”, dedicata al lapidario amore per la sua terra; e “Il tuffatore”, al segreto senso d’amore; che riprende nel “Sonetto dell’amore totale” e in “Poetica 1”, che leggiamo qui di seguito:

“Poetica 1” (14).

Di mattina abbuio / Di giorno attardo / Di sera annotto / Di notte ardo.
Ad ovest morte / Gli vivo contro / Del sud captivo / Mio nord è l’est.
Gli altri computino / Passo per passo / Io muoio ieri / nasco domani.
Vado dov’è spazio / - Mio tempo è quando.

Il commento che segue non poteva che essere di Piero Piccioni, i suoi articoli, anche a distanza di tempo, rimangono comunque considerevoli: “Ungaretti ha tradotto con la passione, la perizia tecnica, la forza inventiva che ha: assorbe prima tutto del testo straniero che deve diventare suo, digerisce tutto, lo ripropone nella sua lingua poetica, non forza né tradisce, ma rende “suo”, porta il suo tocco inconfondibile. E nel leggere, ancora e sempre, è come se ripercorresse lo stato di febbrile ansia del comporre poetico, è come se ritrovasse accenti e parole, nel travaglio creativo, in quella specie di parto che è nell’operazione di scavo d’ogni parola dall’abisso. Per questo è inconfondibile lettore di poesia, e (come Strehler dice) maestro inarrivabile; se leggere poesia vuol dire, appunto, cercare di rendere lo stato d’animo, il senso profondo delle parole, dei suoni, dei sentimenti”.


Come poeta e paroliere Vinicius de Moraes ha scritto le parole di un gran numero di canzoni diventate poi dei classici; come musicista ha composto un buon numero di melodie e come interprete ha cantato in molti importanti album non suoi. Più noto ancora, tra i più, è per essere il poeta di quasi tutti i nuovi “samba” apparsi in quegli anni sulle musiche di Jobim, Baden Powell, Caetano Veloso, Gal Costa, Elis Regina, Jorge Ben che aggiungono la loro fama a quella di Wilson Simonal, Roberto Carlos, senza dimenticare la più grande, forse, Elizeth Cardoso (15). Un elenco delle sue tante collaborazioni è pressoché impossibile stilarlo, delle sue 400 canzoni, oltre alle già citate, vanno segnalate “Insensatez”, “Amor en paz”, “Per toda minha vida”, “Chega de Saudade”, “Consolacao”, “Berimbau”, “Canto de Ossanha” , “L’apprendista poeta”, e tantissime altre, che lo hanno reso popolare nel mondo. Per avere un’idea del successo riportato dalle sue canzoni è sufficiente ricordare che i più “grandi interpreti” della canzone mondiale, si sono misurati con le sue creazioni: Ella Fitzgerald (16), Frank Sinatra (17), Diana Krall (18), solo per citarne alcuni.

“Samba in preludio” (19).

Preludio.
Io senza te / Ho perso anche me / Perché senza te / Mi manca un perché / Io sono una fiamma / E luce non do / Io sono una barca / E mare non ho / Perché senza te / Rinnego l’amore / Uccido la vita / E canto il dolore / Tristezza che va / In cerca di me / Ho paura di vivere senza te.
Samba.
Ah, che bei giorni / I ricordi mi fanno sentire meno sola / Ho tanta voglia di averti con me / Le mie mani han bisogno di te / Ma sono triste / Non ha niente da darmi la vita com’è / La vita esiste / Ma ho paura di vivere senza te.

Indubbiamente le sue canzoni eseguite personalmente “con quella sua voce così particolare ” nella sua lingua, il brasiliano, che più gli è confacente, e con la musicalità della “Bossa Nova” (20) acquistano un sapore di magica follia che non è facile spiegare con  parole semplici, anzi le parole proprio non arrivano a mostrare tutto il “sapore” della musica brasiliana in sé, e non servono. Si fa prima a mettere sul piatto un disco, e qui la scelta è davvero ampia, e soffermarsi semplicemente ad ascoltare. L’orecchio non conosce il timore o la timidezza del suono, si rallegra quando, ad esempio si accostano due voci che duettano con il sottofondo di strumenti acustici suonati in modo da scorrere al “tempo” di una melodia, allo sdrucciolare di una ritmica che non è mai rumore, che non offende l’animo gentile di chi ama crogiolarsi con parole d’amore. Infatti sono straordinari i “duetti” eseguiti da Vinicius, con voce quasi sussurrata, quasi recitante, con quella di Maria Bethania (*), ruvida, volitiva; di Vinicius con Maria Creuza (*) calda, sonora; di Vinicius con Elis Regina, e con Miù, Marilia Medalha (*), Gilberto Gil, Baden Powell (*), Tom Jobim (*), Ornella Vanoni (*) e Toquinho (*), Gal Costa e infiniti altri. Tuttavia, la sua grandezza rimane quella del poeta, di “un poeta che canta” il suo amore per la vita: (* vedi discografia Vinicius De Moraes riportata qui di seguito).

“Assenza” (21).

Io lascerò che muoia in me il desiderio di amare i tuoi occhi che
sono dolci.
Perché nulla ti potrò dare tranne la pena di vedermi eternamente esausto.
E io sento che nel mio gesto esiste il tuo gesto e nella mia voce la
tua voce.
Non voglio averti perché nel mio essere tutto sarebbe terminato
Voglio solo che tu sorga in me come la fede nei disperati
Perché io possa portare una goccia di rugiada in questa terra
maledetta.
Che mi resta sopra la carne come un marchio del passato
Io lascerò … tu andrai e accosterai il viso a un altro viso
Le tue dita allacceranno altre dita e tu sboccerai verso l’aurora
Ma non saprai che a coglierti sono stato io, perché io fui il grande
intimo della notte.
Perché ho accostato il mio viso al viso della notte ed ho ascoltato il tuo
bisbiglio d’amore.
Perché le mie dita hanno allacciato le dita della nebbia sospese
nello spazio.
Ed ho portato fino a me la misteriosa essenza del tuo abbandono
disordinato.
Io resterò solo come i velieri nei porti silenziosi
Ma ti possiederò più che nessuno perché potrò partire
E tutti i lamenti del mare del vento del cielo degli uccelli delle
stelle.
Saranno la tua voce presente, la tua voce assente, la tua voce
rasserenata.


“Tenerezza” (22).

Io ti chiedo perdono di amarti all’improvviso
Benché il mio amore sia una vecchia canzone alle tue orecchie.
Delle ore passate all’ombra dei tuoi gesti
Bevendo nella tua bocca il profumo dei sorrisi
Delle notti che vissi ninnato
Dalla grazia ineffabile dei tuoi passi eternamente in fuga
Porto la dolcezza di coloro che accettano malinconicamente.
E posso dirti che il grande affetto che ti lascio
Non porta l’esasperazione delle lacrime né il fascino delle promesse
Né le misteriose parole dei veli dell’anima …
È una calma, una dolcezza, un traboccare di carezze
E ti chiede solo che tu riposi quieta, molto quieta
E lasci che le mani ardenti della notte incontrino senza fatalità lo
sguardo estatico dell’aurora.

“Quem vai pagar o enterro e as flores / Se eu me morrer de amores?”.

Discografia:
Vinicius De Moraes:
“La vita, amico, è l’arte dell’incontro”, con Giuseppe Ungaretti, Sergio Endrigo – Cetra Lpb 35037, contiene “Il tuffatore”, “Poema degli occhi”, “Poetica1”,”Samba delle benedizioni”, e altre.

“Per vivere un grande amore”, con Toquinho – Cetra Lpb 35050 – 1974, contiene alcune poesie/canzoni tra cui la famosa “Testamento”, tradotte da S. Bardotti, arrangiamenti e direzione d’orchestra di Luis E. Bacalov.

“L’arca”, con Sergio Endrigo, Maria Sannia, Ricchi e Poveri, Vittorio dei New Trolls – Cetra Lpb 35044, contiene tra le più belle canzoni per bambini (e grandi) tradotte da S. Bardotti, arrangiamenti e direzione d’orchestra di Luis E. Bacalov.

“Os Afro-Sambas”, con Baden Powell – Universal 1966 , contiene i brani che segnarono il passaggio dal Samba alla Bossa Nova, “Canto de Ossanha”, “Canto de Iemanhjà”, “Tristeza e Solidao”; l’album del 1966 fu il frutto di un’esperienza Nova che portò i due grandi interpreti della canzone brasiliana al nuovo evento.

“Black Orpheus”, Soundtrack del film di Camus, contiene le canzoni più belle “A felicidade”, “Manha de carnaval”, “Samba de Orfeo” e tantissime altre molto popolari scelte per il carnevale, come “O nosso amor”.

“La voglia, la pazzia, l’incoscienza, l’allegria”, con Ornella Vanoni, Toquinho – CGD 9031-70669-2 – 1980. Contiene la poesia “L’assente” detta da Vinicius de Moraes.

“Antologia poetica”, con Edu lobo, Jorginho, Toquinho, Tom Jobim – Philips 2Lp – 6641708 – 1977 – contiene molte poesie inedite dette dallo stesso De Moraes.

“Vinicius + Bethania + Toquinho”, con la grande interprete popolare di Bahia Maria Bethania, voce ruvida, cattiva, indimenticabile. Lp – Pathe Marconi, contiene “A tonga da mironga do kabulete”, “ È de manhà”, “Samba da rosa”, “Como dizia o poeta”, “Testamento”.

“Le Bresil de Vinicius De Moraes”, con Maria Creuza e Toquinho. Lp Emi- Columbia, amabile come un buon soave, l’album contiene “Berimbau – Consolacao”, “Samba em preludio”, “Si Todos fossem iguais a voce” ed altre.

“Como dizia o poeta..”, con Marilia Medalha e Toquinho. Lp Derby DBR 65958 – 1974, una voce dolcissima come un sussurro. L’album contiene “Valsa para o ausente”, “Tarde em Itapoan”, “Como dizia o poeta”, ed altre.

“Sao demais os perigos desta vida..”, con Toquinho. Lp DerbyDBR 65542 – 1973, contiene “Tatamirò”, “Valsa para uma menininha”, “Cotidiano n.2”, ed altre.

“Um pouco de ilusào”, con Toquinho.Lp Ariola 201.600, contiene “Anigo meus”, “Samba pra Endrigo”, “Valsa do bordel”, “Escravo da alegria”, “Por que serà”, ed altre.

“Toquinho e Vinicius”, Lp PDU – Pld A5060 – 1972, contiene “Essa menina”, “O poeta aprendiz”, “Blues per Emmett”, ed altre, con E. Bacalov.

Dorival Caymmi:
“Caymmi” - contiene “Canto do Obà”, “Itapoan” e la famosissima “Oracao de Mae Menininha” – EMI-Odeon 1972.

Elizeth Cardoso:
Vol. I (1968) – II (1975) – III (1977), con Zimbo Trio e Jacob do Bandolim - Museu da Imagem e do Som – MISLP 11907 –, contiene registrazioni dal vivo di autori diversi, tra cui Vinicius De Moraes, Baden Powell, Tom Jobim, Ary Barroso, Luiz Antonio, Pixinguinha, Chico Buarque, Mauricio Tapajos, e dello stesso J. Do Bandolim. Tra le più popolari: “Barracao” e “Cansao de amor demais”.


De Moraes Internazionale: (solo per citare alcuni dei grandi interpreti che si sono cimentati con la sua musica).

Ella Fitzgerald, “Ella abraca Jobim”, 2Lp - Pablo 1981, con Paulinho da Costa, Oscar Castro –Neves, Joe Pass, Zoot Sims. Non ha bisogno di presentazione né di aggettivi se può bastare “unica”; vanno solo ricordati alcuni dei brani firmati Jobim-De Moraes: “Favela”, “Garota de Ipanema”, “Agua de beber”, “Insensatez”, “Ele è carioca”, “A felicidade”.

Frank Sinatra, “F. A. Sinatra & A. C. Jobim”, Cd Reprise 1967-1971, un must della discografia mondiale, con i seguenti brani firmati Jobim/De Moraes: “Garota de Ipanema”, “Insensatez”, “O amor en paz”, “Agua de beber”, “Someone to light up my life”, “Estrada Branca”

Diana Krall, “Quiet Nights”, Cd Verve 2009 – jazz per palati sofisticati che, oltre a brani di Jobin come quello che dà il nome all’album, contiene la versione di “Garota de Ipanema” trasformata in “The boy from Ipanema” semplicemente straordinaria. Ed anche in “From this moment on” - Cd Verve 2006 – con un solo brano “How Insensitive” (Insensatez), unico!

Note:
1) Vinicius de Moraes, “Poesie e Canzoni” – Vallecchi editore – Firenze 1981.
2) Fonit Cetra è stata una delle più note case discografiche italiane, attiva tra il 1958 e il 1998; nasce ufficialmente il 16 dicembre 1957 dalla fusione di due case discografiche antecedenti: la Cetra, azienda di stato di proprietà della Rai (e prima ancora dell'Eiar), con sede a Torino (fino agli anni '50 in via Assarotti 6, poi in via Avogadro 30 e infine in via Bertola 34), e la milanese Fonit (l'acronimo è Fon. I.T., e significa Fonodisco Italiano Trevisan), nata nel 1911. Anche Cetra è un acronimo e significa: Compagnia Editoriale Teatrale Radio Audizioni.

3) “Orfeu da Conceicao”, è il titolo originale della rappresentazione teatrale scritta nel 1955 da Vinicius De Moraes, e pubblicata a Rio de Janeiro con illustrazioni di Carlos Scliar, per le edizioni Edicao de Autor. Successivamente utilizzata da Albert Camus per il film “Orfeu Negro” (vedi discografia) che nel 1959 che vinse numerosi premi, tra cui l’Oscar per il miglior film straniero. Un altro film, “Un uomo, una donna” di Claude Lelouch, palma d’oro al Festival di Cannes nel 1966 contiene due canzoni che Vinicius ha scritto con Toquinho, suo amico personale: “Para uma menina com uma flor” e “Samba da Bênção”.

4) “saudade”: ricordo affettuoso, rimpianto, rimembranza, desiderio vivo di rivedere (persone e luoghi); tributo di lagrime ai morti, e anche tutte queste cose insieme.

5) “Afrosamba”, esperienza musicale operata con Baden Powell nel 1966, improntata sulla ricerca etnica dei ritmi africani presenti sul territorio: animismo, candomblé ecc. (vedi discografia).

 

6) Dorival Caymmi, patriarca della musica popolare brasiliana, obà di Bahia, un maestro riconosciuto dello spirito ancestrale che vige sulle povertà delle favelas e delle cose dell’amore (vedi discografia).
7) “La vita, amico, è l’arte dell’incontro”, Lp – (vedi discografia)
8) “L’arca”, Lp – (vedi discogarfia)
9) “La voglia, la pazzia, l’incoscienza, l’allegria”, Lp con Vinicius de Moraes, Ornella Vanoni, Toquinho – (vedi discografia).
10) “Antologia poetica”, Lp – (vedi discografia)
11) “Per vivere un grande amore”, Lp – (vedi discografia)
12) “Samba delle benedizioni”, Lp – (vedi discografia)

 

13) Il “candomblé”, è una religione afro-brasiliana praticata prevalentemente in Brasile ma anche in stati vicini come l'Uruguay, il Paraguay, l'Argentina e il Venezuela. Mescolanza di riti indigeni, credenze africane e Cristianesimo, questa religione consiste nel culto degli Orixa, divinità di origine totemica e familiare, associati ciascuno ad un elemento naturale, e si basa sulla fede in un'anima propria della natura. Giunta in Brasile dall'Africa, portata da sacerdoti africani e fedeli che erano stati deportati come schiavi. Viene chiamato anche Batuque, specialmente dopo il diciannovesimo secolo, quando il Candomblé si è diffuso maggiormente. Entrambe le parole derivano da lingue della famiglia Bantu. In particolare la parola Candomblé sembra significare “danze di negri”, ed è anche il nome di un antico strumento.

14) “Poetica 1”, in Vinicius de Moraes: “Poesie e Canzoni”, op. cit.
15) Elizeth Cardoso, la più grande in assoluto. Nel 1958, pubblica l'album “Cancao do amor demais”, che include canzoni del duo de Moraes/Jobim (vedi discografia).
16) Ella Fitzgerald, Lp – (vedi discografia)

17) Frank Sinatra, Lp – (vedi discografia)

18) Diana Krall, Lp – (vedi discografia)

19) “Samba in preludio”, canzone in Vinicius de Moraes: “Poesie e Canzoni”, op. cit.

20) “Bossa Nova” (in portoghese "nuova onda") è un genere musicale, nato in Brasile alla fine degli anni '50, che trae origine dal samba suonato in modo generalmente minimalista, spesso soffuso, senza particolare enfasi vocale e senza vibrato, su ritmo lento, se non lentissimo, in particolare nella forma detta samba canção e, in genere, dalla tradizione musicale brasiliana. I padri e co-inventori della “bossa nova” sono comunemente considerati il compositore e musicista Antonio Carlos Jobim, il poeta Vinicius de Moraes e il cantante e chitarrista João Gilberto. I precedenti però si trovano in Dorival Caymmi e nel tipo di “samba-cançao” da lui elaborato e, più indietro ancora nel tempo, in alcune composizioni originali di Ernesto Nazareth, ma con un incedere incalzante dovuto, normalmente, al caratteristico stile chitarristico attribuito, principalmente, a João Gilberto. La "batida", così fu soprannominato lo stile tipico di Gilberto e dei suoi seguaci, è un modo particolare di usare la mano destra sulle corde della chitarra, la particolarità è però di natura soprattutto ritmico-armonica, e ciò dà la sensazione che il ritmo della chitarra sembra essere sempre in "recupero" sul tempo. La data ufficiale di nascita della bossa nova è generalmente fatta coincidere con l'uscita, nel 1958, del disco Canção do amor demais della cantante Elizeth Cardoso, su musiche di Antonio Carlos Jobim e testi di Vinicius de Moraes, che conteneva la canzone “Chega de saudade” nella quale suonava proprio João Gilberto. La fama internazionale per la bossa nova arriva nei primi anni '60 ad opera di João Gilberto. In seguito il sassofonista jazz Stan Getz importa i ritmi brasiliani nel suo disco del 1962 Jazz Samba (con il chitarrista Charlie Byrd), poi realizza un album (Getz/Gilberto) con i protagonisti del nuovo genere, Antonio Carlos Jobim e João Gilberto, ottenendo in entrambi i casi un clamoroso successo commerciale. Le canzoni lanciate da João Gilberto Desafinado, Garota de Ipanema, Saudade da Bahja, Rosa Morena, (le ultime due prese dal repertorio di Caymmi), È luxo sò (di Ary Barroso), Maria Ninguém (di Carlos Lyra) diventarono veri standard e resero la bossa nova uno dei generi più in voga negli anni sessanta influenzando tutta la musica mondiale.

21) “Assenza”, poesia in Vinicius de Moraes: “Poesie e Canzoni”, op. cit.

22) “Tenerezza”, poesia in Vinicius de Moraes: “Poesie e Canzoni”, op. cit.




 

 


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