Prima della genesi del mondo
noi eravamo indocili radici
stagioni di cellule impreviste
intrecci casuali di tuberose nell’orto.
Prima della genesi del mondo
si respirava l’alba e le foglie
fluttuavano sul tetto della scuderia.
Nel vorticare c’era lo stesso sogno
[una forza unica ] in bilico nel vento
caldi spazi profondità di visioni .
L’ippocastano disseminava
sui selciati ricci gremiti di bacche
con qualche furtiva carezza di sole
a volte tremava tra i lunghi rami
sfiorandoci improvviso il frullare
di tortore grigie che nel silenzio
del mattino ci destava.
Ora non c’è stagione
sovrasta il buio e gli occhi
si perdono tra i cigli.
Ora a tentoni si va non c’è orizzonte
Il pianeta precario lancia strali.
E’ qui la Terra Santa
dove Erode il tetrarca
consumò la strage degli innocenti?
© Maria Allo
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