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Da Voci dal passato. La speranza di un’anima

Argomento: Filosofia/Scienza

di Bianca Fasano
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Pubblicato il 08/01/2026 14:06:30

Dal mio testo di parapsicologia “Voci dal passato”

Se tutti gli esseri umani potessero ammettere senza alcuna ombra di dubbio, che Gesù Cristo, figlio di Dio, vero Dio e vero uomo, sia morto sulla croce e quindi il terzo giorno resuscitato dalla morte -secondo le scritture- e dopo quaranta giorni salito al cielo, una gran parte delle problematiche legate agli studi sulla parapsicologia sarebbe risolta. Questo perché la realtà che appare più difficile da accettare è la sopravvivenza al corpo, (dopo la morte fisica), di un'anima incorporea, e che quest'anima eterea, (energia pura?), si distacchi dal corpo al momento della morte e resti "vivente".
Appare chiaro quindi che, qual ora tutti potessero recitare il "Credo", in perfetta convinzione, tale possibilità di sopravvivenza alla morte sarebbe provata da un esempio che per i credenti è inconfutabile: quello offerto appunto da Gesù, morto, e risorto il terzo giorno, che con l'Ascensione a cielo avrebbe completato la sua dolorosa quanto necessaria parabola terrena, lasciando dietro di sé, come una luminosa scia, appunto quella certezza di eternità.
L'Apostolo Paolo, sulla cui parola si fonda in gran parte la cultura religiosa della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, a cui si deve "l'esplosione" del Cristianesimo in occidente, nella sua prima lettera ai Corinti, (che la critica ammette essere stata scritta non più tardi dell'anno 57), afferma con estrema convinzione e semplicità che Gesù Cristo è morto per noi, è stato sepolto, è resuscitato dai morti il terzo giorno e in seguito è apparso a Cefa, ai dodici apostoli ed anche a "cinquecento fratelli in una sola volta".
Le parole di Paolo sono avvalorate da svariate altre apparizioni di cui parlano i Vangeli e "Gli atti degli Apostoli".
Poteva questo potere di risorgere essere una prerogativa soltanto di Gesù, giacché figlio di Dio?
Per i credenti la risposta a tale domanda è "no", giacché i credenti accettano la resurrezione della carne e la vita eterna, la qual cosa presuppone che nel nostro corpo vi sia la capacità di risorgere per non morire mai più.
La sopravvivenza spirituale oltre il materiale è una realtà che ci dona la fede, e più precisamente Gesù, con la sua venuta. Prima di lui tale speranza non era mai stata tanto apertamente offerta, difatti di spiritualità e immortalità non si parla nel "Decalogo[1]", né nel "Levitico[2]", o nel "Deuteronomio[3][4]”. Lo stesso Mosè inoltre non offre in nessun luogo ricompense spirituali e neanche parla al suo popolo di un'altra esistenza e dell'immortalità dell'anima.
Dopo la venuta di Cristo invece, con la nascita della religione Cristiana, annotiamo tutta una serie di "apparizioni" della Madonna e dei Santi, cioè di esseri che, a differenza degli Angeli, (di cui già si parla nel vecchio testamento), sono stati esseri viventi, hanno affrontato una vita terrena e in seguito una vita ultraterrena. Tali apparizioni hanno caratterizzato momenti eclatanti della vita religiosa dalla nascita di Gesù a oggi, coinvolgendo esseri umani viventi che hanno assistito alle apparizioni, fungendo così da tramite e da medium tra l'invisibile e il visibile.
Restando quindi nell'ambito della religione cristiana, parlando ai soli credenti e offrendo a questo testo di ricerca parapsichica che mi appresto a comporre, basi assolutamente religiose, una parte del lavoro, ossia quello riferito alla possibilità di dimostrare l'esistenza di contatti tra esseri intelligenti materiali ed esseri intelligenti spirituali, sarebbe già completata. L'uomo, cioè, in virtù della possibilità di salvezza offertaci da Gesù, sacrificatosi per i nostri peccati e per la nostra redenzione e resurrezione, con la morte perderebbe il lato materiale del suo organismo, per divenire "puro spirito" o "pura energia".
Partendo da questi presupposti non dovremmo più stupirci della possibilità che questo "Spirito-Energia" resti in qualche modo legato alla vita materiale, potendo anche mostrarsi in forma apparentemente corporea, allo stesso modo con cui i santi restano vicini a noi per aiutarci a risolvere le questioni materiali, compiendo apparizioni. Gli spiriti, ossia le anime dei defunti, accolti nel grande dilemma dell'inferno, del purgatorio e del paradiso, anche se soltanto in situazioni eccezionali, tornerebbero a discutere con noi corporei per la gioia di farlo, o anche per la necessità di "guidarci", ma con la saggezza di chi, essendo stato uomo e avendo raggiunto uno stato puro, possa realizzare con maggiore chiarezza la positività o la negatività delle nostre azioni, indicandoci l'aldilà come punto di arrivo.
Tutto quanto detto andrebbe bene anche per coloro che credono fermamente in altre religioni, differenti dalla Cattolica Apostolica Romana, in cui esistano comunque i presupposti di fede nella resurrezione dopo la morte. Il mio lavoro di ricerca è invece aperto a tutti, credenti e atei convinti; offrirò dunque la mia esperienza come "coscienza scientifica", per trattare una materia che troppe volte è stata indicata per estremismi, o come una sorta di ciarlataneria da cui occorre guardarsi, (questo da chi si mostra refrattario a ogni speranza di sopravvivenza dell'anima), o accettata come insindacabile, da quanti facilmente si lasciano convincere, sia pure con teorie inesatte e non comprovate.
Questo testo inoltre non intende attenersi soltanto alle esperienze effettuate o subite da altri, ma assume per me connotati particolari perché a distanza di oltre quindici anni, dal momento in cui mi sono ritrovata direttamente coinvolta nel problema, mi accingo finalmente a compendiare in un libro le esperienze personali e le esperienze di studio, tentando di comprendere assieme a voi le sfumature di uno studio così vario e sfuggente che viene di solito raccolto sotto i termini di "metapsichica", "parapsicologia" o "spiritismo" e ingloba in sé molti fenomeni inspiegabili con i mezzi normalmente messi a disposizione dell'uomo dalla scienza fino ad oggi conosciuta.
Allo scopo di introdurvi sin dalle prime battute nel tipo di esperienza che normalmente mi cammina a fianco, devo precisare che già scrivendo queste prime note "amanuensi", sono stata "interrotta" dall'intervento del mio spirito guida, Eusapia Paladino[5], che mi ha rilasciato queste informazioni:-
Ore 18,15 del 28/12/1991- "Le mie mani erano potentemente/ attratte dalle (illeggibile) lei non è adatta al movimento dei/ tavoli sa scrivere ed è meglio Una sera a casa del marchese/ Luigi Mantovani facemmo una seduta/ speciale: chiamai la madre del/ marchese che era morta... anni ma non/rispondeva. Poi apparvero due mani, (due parole illeggibili) una nera e una chiara - la mano doveva scrivere qualcosa/ misi la matita sul foglio e comparve/ una frase. Era la mano che/ scriveva-/ fate allenamento e/ riuscirete, ma anche con/ la presenza di estranei. Io facevo/ballare il tavolo e lo alzavo a mano/ a mano più alto. Ma anche facevo/ comparire persone intere.
Voi volete?/Ma occorre molto allenamento./ Vi consiglio riposo. Siete estenuata/ dalla materia e non potete/ lavorare in questo stato".
È necessario a questo punto che spieghi alcune cose: gli extracorporei sono soliti scrivere attraverso il medium senza alcun rispetto della punteggiatura. Raramente la usano e vanno a capo senza motivazioni apparenti. Per rispettare l'effetto realistico dei loro scritti e non occupare più spazio del necessario ho deciso di riportare i loro messaggi come si usa per le poesie, ossia dividendole con segni, (/), ogni volta che nel messaggio originale il testo va a capo rigo. Le maiuscole e i segni ortografici sono lasciati senza modifiche. Aggiunto che i testi possono contenere inesattezze linguistiche e grammaticali che lascio inalterate.
Tornando allo scopo di avvicinarci quanto più sia possibile alla comprensione di un elemento immateriale qual è l'anima, mi sembra giusto verificare questa "speranza umana", che nello stesso tempo è anche un elemento traumatico di dubbio, sotto differenti sfaccettature; sia che queste contribuiscano ad avvalorare la credibilità di una sostanza immateriale che "usi" il nostro corpo come un "contenitore", e attraverso questi migliori e completi le sue caratteristiche spirituali, sia che, per contrasto, ci avvicinino all'idea che l'anima non esista, per cui abbiamo "da spendere" soltanto una vita di carne, ossa e tendini, la qual cosa purtroppo ci lascerebbe nella convinzione di essere soltanto degli animali più evoluti, ossia intelligenti, dei tanti che da miliardi di anni si sono succeduti sulla terra. È comunque un fatto estremamente probabile che la questione sull'esistenza dell'anima sia nata con l'uomo stesso. Andando indietro nel passato più remoto con la macchina del tempo che ci regala la fantasia, possiamo immaginare il momento drammatico in cui un essere umano vide morire un altro essere umano che amava, con cui aveva condiviso la caccia, la paura e la fame, oltre a momenti di piacere e gioia, per cui la disperazione di essere privato di quell'amico doveva necessariamente fondersi alla speranza di un "ritorno", o di un ritrovarsi in altri luoghi e in altro tempo.
La credenza in uno "spirito" del defunto, che aleggi intorno ai parenti appena abbandonati fisicamente, è restata stabile in molte tribù collegandosi a una serie di tabù relativi al lutto, dei quali si è occupato anche Freud in un suo lavoro dal titolo "Totem e tabù e altri saggi di antropologia[6]": Sono molte le usanze tribali nate, senza che gli uomini se ne rendessero conto, da esigenze vitali per la tribù stessa. Poniamo ad esempio tutta una serie di riti che gli antropologi hanno dimostrato essere ancora in uso tra i popoli restati allo stato primitivo, tendenti a imporre ai membri della tribù un distacco materiale dalla famiglia del defunto, o dal coniuge superstite che in alcuni casi comprende anche l'allontanamento dagli oggetti di uso quotidiano appartenuti al defunto o alla famiglia di questi, considerati "impuri".
Tutti questi riti permettono il realizzarsi tra coloro che non sono a conoscenza dei processi relativi all'incubazione di malattie infettive, di una sorta di quarantena atta a bloccare l'eventualitàdella trasmissione di un virus. Usanze a carattere religioso avrebbero quindi fondamenti assolutamente sanitari della cui introduzione si è persa memoria. Allo stesso modo potrebbero avere fondamenti logici tutta una serie di "impressioni e paure ingiustificate" relative alla possibilità che gli spiriti tornino a vivere, collegate a membri di tribù conservatesi allo stato primitivo, ma anche a membri di società moderne. Basti pensare all’abitudine di lasciare fiori nei luoghi dove parenti ed amici hanno perso la vita negli incidenti automobilistici.
Tornando con la fantasia a quell'essere umano che, migliaia e migliaia di anni fa, si trovò privo dell'affetto di un suo simile, divenuto, da essere vivo e partecipe, rigido e immoto, possiamo supporre che nel vederlo così mutato abbia tentato di scuotere quella carne ormai inutile, simulacro di una vitalità che non era più in essa e forse si sia domandato dove fossero finiti i ricordi, i sogni, l'amore e le speranze che un tempo avevano abitato quella carne che andava decomponendosi. Dove fosse finito insomma "lo spirito" con cui quel compagno o quella compagna aveva un tempo affrontato il disagio giornaliero di vivere, aveva corrisposto agli affetti ed espresso le reazioni coscienti o istintive, palesandoli coi gesti o con le parole.
Un "paradiso dei più" è stato probabilmente il primo "regalo immateriale" che gli esseri umani hanno fatto a se stessi: un'anima immortale ne era la diretta conseguenza.
Voltaire, nel suo dizionario filosofico[7], sotto il termine anima scrive tra l’altro:- (...) non meno numerosi sono i sistemi sul modo in cui quest'anima sentirà quando dovrà abbandonare il corpo mediante il quale sentiva; come udrà senza orecchie, fiuterà senza naso, toccherà senza mani, quale corpo in seguito assumerà, se quello che aveva a due o a ottant'anni; come l'io, l'identità della stessa persona sussisteranno, come l'anima di un uomo divenuto imbecille all'età di quindici anni, e morto imbecille all'età di settanta, riprenderà il filo delle idee che aveva all'epoca della pubertà; con quale gioco di prestigio un uomo che abbia avuto una gamba tagliata in Europa e un braccio perduto in America, ritroverà quella gamba e quel braccio... "-.
Francois Marie Arouet, detto Voltaire, in vita desiderò con tutte le sue forze di dimostrare come la "ragione potesse evidenziare ed illuminare tutte le falsità della fede", non rinunciando ad uno studio analitico e denigratorio delle illusioni umane, tra cui poneva anche la resurrezione. È appunto sotto questo termine che scrive:
-"E perché l'anima sarebbe nel petto e non altrove? Perché in realtà in tutti i nostri sentimenti un po' violenti, proviamo nella regione del cuore una dilatazione o un restringimento, il che ha fatto pensare che quella fosse la sede dell'anima. Quest'anima era qualcosa di aereo; era una figura leggera che vagava dove poteva finché non avesse ritrovato il suo corpo"-.
A questo punto mi piace riportare un brano tratto da uno degli articoli scritti da "Anhelus", studioso di parapsicologia, verso il 1930, lasciando ad un capitolo a parte la "presentazione" di colui che si nasconde sotto uno pseudonimo dal così evidente significato. Leggiamolo:-
"Mi si affaccia alla mente l'immagine dei versi che si dice componesse l'imperatore Adriano[8] prossimo a morire:
Animula vagula blandula,
Hospes comesque corporis
Quae nunc abibis in loca.
Pallidula, rigida, nudula,
Nec, ut soles, dabis iocos...
Piccola anima smarrita e soave,
compagna e ospite del corpo,
ora ti appresti a scendere in luoghi
incolori, ardui e spogli
ove non avrai più gli svaghi consueti... “.
L'immagine è così tangibile che la faccio volentieri mia.

________________________________________
[1] I dieci comandamenti dati da Dio a Mosè sul monte Sinai. (Esodo XIX-XXX). Gli studiosi cattolici concordemente li datano XIV-XIII sec. a.C., ossia all'epoca, appunto, in cui visse Mosè.
[2] Terzo libro del Pentauteco, raccolta di norme liturgiche e di culto, diretto principalmente ai sacerdoti, (leviti).
[3] Dal greco deuteros (secondo) e nomos (legge), quarto libro del Pentauteco, in cui si raccolgono quattro discorsi di Mosè, con i fondamenti della vita religiosa, morale e civile del popolo ebreo.
[5] Occorre precisare che gli spiriti guida possono essere più di uno, in successione, non contemporaneamente, adattandosi alla crescita spirituale ed ai bisogni dell’anima che seguono. In particolare Eusapia Palladino (o anche Paladino) nata a Minervino Murge il 21 gennaio del 1854 e morta nel 1918, è stata considerata una medium italiana dai forti poteri a carattere materiale, molto celebre durante i suoi anni di attività. Viaggiò molto, “lavorando” sia in Italia che in Francia, Germania, Polonia e Russia.
Le sue capacità apparivano indiscusse come “medium a carattere fisico”, per cui in sua presenza avvenivano levitazioni, apporti di oggetti vari, tra cui spesso fiori, materializzazioni eccezionali di spiriti di defunti e comunicazione della stessa con il suo spirito guida, John King. Potevano permettersi di assistere a una delle sue sedute spiritiche soltanto persone molto ricche ed era spesso seguita da scienziati che la controllavano, tra cui il famoso scrittore Artur Conan Doyle, il quale, nel 1926 ebbe per lei parole di lode, nella sua History of Spiritualism, narrando dei fenomeni psichici e le materializzazioni spiritiche prodotte dalla donna.
Lo stesso scrittore, dopo morto, apparve in una seduta spiritica per salutarla e confermarle la presenza della sua anima immortale.
[6] Newton Compton (collana Grandi tascabili economici).
[7] Rappresenta probabilmente l’elemento più personale tra le opere di Voltaire , incarnando anche il puro spirito dell' illuminismo, in ovvia polemica religiosa , politica e sociale col tempo precedente e presente. Evidenzia soprattutto l' ultimo periodo della vita del grande filosofo che trova l'espressione più sistematica proprio nel “Dizionario filosofico portatile” del 1746. Occorre dire che, morendo, rifiutò la presenza di un prete, ironizzando sul fatto che non fosse il momento per farsi nuovi amici.
[8] Publio Elio Traiano Adriano, noto semplicemente come Adriano (latino: Publius Ælius Traianus Hadrianus; Italica, 24 gennaio 76 – Baia, 10 luglio 138), è stato un imperatore romano della dinastia degli imperatori adottivi che regnò dal 117 alla sua morte.
Bianca Fasano, scrittrice e giornalista.

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