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Una notte magica [ Magie e cunicoli spaziotemporali ], Aa. Vv.
Presentazione il 22 settembre 2019, ore 17 presso il Villaggio Cultura – Pentatonic
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Inti-Illimani: l’eredità antica della terra

Argomento: Musica

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 25/10/2011 09:01:46

INTI-ILLIMANI: l’eredità antica della terra, di Giorgio Mancinelli.

Intervista rilasciata in Genzano di Roma, pubblicata in “Nuovo Sound” n. (?) anno 1978 e, in occasione della registrazione di uno speciale televisivo RAI, condotto da Lilian Terry.

Nella lingua Aymara, che prende il nome dal popolo autoctono che abita lungo la Cordigliera delle Ande, il nome di questo gruppo: Inti-Illimani, sta a significare “sole della montagna Illimani” ma che nel contesto storico della Nuova Cancion Chilena, assunse un nuovo significato con l’effetto di una dichiarazione di guerra, pari a una vera e propria rivoluzione in musica, lì dove Inti è la “luce che irradia” e Illimani è, per estensione, tutto il “Popolo dell’America Latina”, presi a simbolo del rinnovato impegno civile per l’affermazione dei diritti umani, calpestati dai regimi totalitari che si sono succeduti nel continente negli anni che vanno ’70.
Un movimento di liberazione quello della Nuova Cancion Chilena, basato sulla convinzione e la fiducia che ogni forma d’arte in genere, nello specifico, la musica e la canzone accolte in uno stretto abbraccio con la tradizione, potessero risollevare le sorti del popolo cileno, e non solo, nella volontà di risollevare le culture autoctone dal letargo forzato, e con esse sollevare le genti contro la repressione in corso, potesse servire alla causa politica e sociale in atto, dopo il golpe di stato che portò in Chile la sanguinosa dittatura di Pinochet, e che di fatto contribuì, nel tempo, alla sua caduta. Si pensi che all’epoca i singoli intellettuali e tutti i gruppi musicali furono arrestati e costretti all’esilio quelli che al momento si trovavano fuori dal paese.

Hacia la Libertad
“Patria de los confines
semilla pan y cobre
das de tu tierra virgen
hijos libertadores.
Voz indomable
de Araucanía
lanza Lautaro un grito
en cada amanecer.
Naciste combativa
contra los opresores
defendida bandera
de todos los rincones.
Desde los Andes
la llamarada
brilla la independencia
viene la libertad.
Es tu historia que avanza
a la nueva unidad nos lleva.
Chile, por ti juramos
no habrá noche que nos detenga.
¡La patria llama!
vamos con ella
hacia la libertad.
La razón del obrero
se alza en las salitreras
a transformar la vida
a organizar las fuerzas
grito de alerta,
Luis Recabarren,
la tierra soberana
debemos conquistar.
A la aurora extendida
marchan los oprimidos
fue el trabajo de todos
y el fruto compartido,
Allende ¡hermano!
cantan los pueblos
tu palabra levanto
tu ejemplo vivirá”.

“Patria dei confini/seme pane e rame/dai della tua terra vergine/figli liberatori./Voce indomabile/di Araucanía/lancia Lautaro un grido/in ogni alba./Nascesti combattiva/contro gli oppressori/difesa bandiera/di tutti gli angoli./Dalle Ande/la fiammata brilla l'indipendenza/viene la libertà./È la tua storia che avanza/alla nuova unità ci porta./Cile, per te giuriamo/non ci sarà notte che ci fermi./La patria chiami!/andiamo con lei/verso la libertà./La ragione dell'operaio/si solleva nei giacimenti di salnitri/a trasformare la vita/ad organizzare le forze/grido di all'erta,/Luis Recabarren,/la terra sovrana/dobbiamo conquistare./All'aurora estesa/vanno gli oppressi/fu il lavoro di tutti/ed il frutto condiviso,/Allende fratello!/cantano i paesi/la tua parola alzo/il tuo esempio vivrà”.

Gli artisti, i musicisti, i poeti non ebbero altro modo per poter far ascoltare la propria voce, poiché le radio non trasmettevano più né le loro voci né la musica popolare ch’era stata fino ad allora di sostentamento alla continuità della tradizione. Lo stesso faceva la televisione di stato che non permetteva si parlasse d’altro se non di quello che era nell’interesse della dittatura; tale che non permetteva la trasmissioni delle immagini che riguardavano gli scontri e le rivolte popolari. Da considerare che all’epoca non c’era la quantità dei mezzi di comunicazione che ci sono oggi, e la stampa era stata imbavagliata a dovere, pena la morte.
Accomunati dalla stessa passione per la musica popolare tradizionale, dalla quale da sempre attingono l’eredità antica che li sostiene e fonte della loro affermazione, gli Inti-Illimani: Horacio Duren Vidal, José Seves Sepulveda, Jorge Coulon Larranaga, José Miguel Camus Vargas, Horacio Salinas Alvarez cileni, e l’equatoriano Max Bernu Carriòn, che all’epoca, in età tra i 23 e 30 anni, forti dell’eredità ricevuta, rappresentarono una testa d’ariete fuori dal continente che li aveva allevati e riuscirono lì dove altri non fecero, a far sentire la voce di tutto un popolo in lotta, facendo conoscere al mondo intero la loro indignazione. Una eredità – come loro stessi affermano nell’italiano stentato di Jorge Coulon – “ … che abbiamo ricevuta dalla terra e che ci è servita per coltivare, sviluppare e difendere, senza discriminazione alcuna, la nostra dignità di esseri umani, capaci insieme di raccogliere la forza stessa che ci proviene dal suolo aspro del monte irraggiungibile, come dal vento cantore che fa suonare gli strumenti, e che ci permette di percorrere ogni strada del nostro grande paese, attraversando le frontiere, arrivando fino ai teatri delle grandi metropoli del mondo, la cui tradizione cerchiamo di riprodurre nella nostra musica e nei nostri canti, così come l’abbiamo appresa dai popoli delle alture del Perù, della Bolivia, del Chile, e di altri posti dove ci siamo recati”.
Il linguaggio strumentale degli Inti-Illimani, ora limpido e trascinante, ora patetico e commovente, sospinto com’è a recuperare l’essenza musicale dei suoni puri, di una sonorità cristallina che affascina e che quasi sgomenta, è reso tale dagli strumenti, di fattura artigianale e per questo autentici, di cui fanno uso, e che sono la quena  una sorta di flauto composto di canne di diversa misura, diffuso in tutto l’altipiano andino; il sikus o zampona, un flauto di Pan di dimensioni anche grandissime; il cuatro venezuelano simile alla chitarra; il tiple colombiano; il charango, piccola chitarra costruita con il carapace dell’armadillo; il rondador sorta di chitarra acustica; la chitarra basso. Inoltre un certo numero di percussioni come: il bombo ricavato dal tronco di un albero e la pandereta una specie di gran cassa; il cascabel e le maracas; la tinya un piccolo tamburo a barile ricoperto alle due estremità da pelli di capra, che viene suonato con le mani nude ed è assai diffuso per le sue dimensioni di facile trasporto; seguono la quijada uno strumento a percussione ricavato dalla mascella del cavallo; il rullante, la matraca ela trutruca strumento a fiato tipico dei Mapuches, indigeni del Sud del Cile ed anche il chullchu una specie di sonaglio formato da anelli metallici che si vuole derivato dalla strumentazione primitiva, risalente almeno all'epoca del ferro.
Nonostante le influenze straniere subite nel corso della storia, gli Indios degli altopiani andini hanno conservato le proprie tradizioni indigene in maniera veramente straordinaria. Motivi a ballo, canzoni, e specialmente i suoni, e ovviamente gli strumenti musicali, per quanto possano essere stati variamente modificati dagli influssi esterni (elettrificazione, computerizzazione ecc.), l'insieme è rappresentativo di un passato mai venuto meno, che  trova una costante rigenerativa nel presente. Ma è uno strumento a percussione come il citato bombo, nell'antica lingua incaica "huancar", a destare il nostro interesse etnomusicologico, e proprio perché si tratta di uno strumento a percussione, forse tra i primi strumenti utilizzati dall'uomo; si vuole che il suo suono si poteva sentire anche a una distanza di quattro chilometri, e che talvolta percosso nella giusta misura, sostituiva alle parole, non sempre presenti, quello che era il suono rimandato dall’eco della montagna.
Così come altri strumenti rimandano il grido del condor o dell'aquila lontani nel cielo terso, o anche della stessa voce umana per esprimere un sentimento, un dolore acuto dell’anima o del corpo. Suoni che, al tempo stesso, sono anche avvolgimento e coinvolgimento di quell'abbraccio di comunanza e solidarietà, che sono l'espressione nostalgica dei popoli andini. Nostalgia per il proprio paese lontano, esperienza di vita spezzata, ricordo di gioia infranta, spensieratezza di un’età che non c’è più, di quando le tradizioni avevano un senso compiuto, erano motivo di fiesta, e che sono rintracciabili ormai, nella sobrietà dei costumi: nei tessuti fantastici dei poncho, nelle intrecciature dei sombrero; negli usi cordiali e socievoli, certamente accoglienti come lo sono i "colori" (le colorature) smaglianti della musica di questi popoli.
“Quella stessa musica – ci dicono ancora – che ricavano dagli strumenti tipici, suonati in maniera tradizionale, seppure con competente e moderna enfasi, che assume talora toni delicati, talora modulazioni aspre a seconda dell’interpretazione che siano di gioia o di dolore”. Ne sono una conferma i due LP che abbiamo avuto modo di ascoltare e riascoltare: “Viva Chile” (*) e “La Nueva Cancion Chilena” (*), ancor più nei due nuovi album in preparazione dal titolo molto significativo “Canti del popolo andino”, di cui abbiamo ascoltato alcuni brani frutto di ricerca sul territorio.

Y Arriba Quemando el Sol

“Y Arriba Quemando el Sol
Cuando fui para la pampa
llevaba mi corazón contento
como un chirigüe,
pero allá se me murió,
primero perdí las plumas
y luego perdí la voz,
y arriba quemando el sol.
Cuando vide los mineros
dentro de su habitación
me dije: mejor habita
en su concha el caracol,
o a la sombra de las leyes
el refinado ladrón,
y arriba quemando el sol.
Las hileras de casuchas,
frente a frente, si, señor,
las hileras de mujeres
frente al único pilón,
cada una con su balde
y su cara de aflicción,
y arriba quemando el sol.
Fuimos a la pulpería
para comprar la ración,
veinte artículos no cuentan
la rebaja de rigor,
con la canasta vacía
volvimos a la pensión,
y arriba quemando el sol.
Zona seca de la pampa
escrito en un cartelón,
sin embargo, van y vienen
las botellas de licor,
claro que no son del pobre,
contrabando o qué sé yo,
y arriba quemando el sol.
Paso por un pueblo muerto
se me nubla el corazón,
aunque donde habita gente
la muerte es mucho peor,
enterraron la justicia,
enterraron la razón,
y arriba quemando el sol.
Si alguien dice que yo sueño
cuentos de ponderación,
digo que esto pasa en Chuqui
pero en Santa Juana es peor,
el minero ya no sabe
lo que vale su sudor,
y arriba quemando el sol.
Me volví para Santiago
sin comprender el color
con que pintan la noticia
cuando el pobre dice no,
abajo, la noche oscura,
oro, salitre y carbón,
y arriba quemando el sol”.

“Quando fui per la pampa/portava il mio cuore contento/come un chirigüe,/ma là mi fu morto,/primo persi le piume/e dopo persi la voce,/ed approda bruciando il sole./Quando vide i minatori/dentro la sua stanza/mi dissi: meglio abita/nella sua conchiglia la lumaca,/o all'ombra delle leggi/il raffinato ladro,/ed approda bruciando il sole./Le file di casupole,/di fronte a davanti, se, signore,/le file di donne/di fronte all'unico mucchio,/ognuna col suo secchio/ed il suo viso di afflizione,/ed approda bruciando il sole./Andammo alla posteria/per comprare la razione,/venti articoli non contano/il ribasso di rigore,/col cesto vuoto/ritornammo alla pensione,/ed approda bruciando il sole./Zona secca della pampa/scritto in un cartellone,/tuttavia, vanno e vengono/le bottiglie di liquore,/indubbiamente non sono del povero,/contrabbando o che cosa io sapere,/ed approda bruciando il sole./Passo per un paese morto/mi è offuscato il cuore,/benché dove abita gente/la morte è molto peggio,/seppellirono la giustizia,/seppellirono la ragione,/Se qualcuno dice che io sogno/racconti di ponderazione,/ dico che questo passa in Chuqui/ma in Santa Juana è peggiore,/il minatore non sa oramai/quello che vale il suo sudore,/ed approda bruciando il sole./Diventai per Santiago/senza comprendere il colore/con che dipingono la notizia/quando il povero dice non,/abbasso, la notte oscura,/oro, salnitro e carbone,/ed approda bruciando il sole”.

L’intervista:

N.S. – Volete raccontarci un po’ delle vostre origini?
Inti – Abbiamo iniziato come complesso (gruppo musicale) di ricerca etnologica della musica originaria della Latinoamericana e abbiamo cercato di mettere assieme il frutto delle nostre ricerche cercando per prima cosa ciò che l’accomunava, raccogliendone le espressioni più caratteristiche e trasferendole negli strumenti.
N.S. – Nel senso inglese di “catch the sound” come si fa per le lingue?
Inti – Esattamente così. Dopo di ché, durante il periodo che è seguito al nostro apprendimento,abbiamo visitato gli altri paesi del continente prendendo parte in “vivo” alle manifestazioni locali, paese per paese, venendo a contatto con numerosi esecutori spontanei, musicisti virtuosi dei singoli strumenti, cantori improvvisati e facendo lla conoscenza di altri strumenti, alcuni dei quali abbiamo poi accolti nella nostra formazione.
N.S. – Qual è il problema che più incide sulla vostra musica al momento, adesso che siete fuori dal pericolo incombente nel vostro paese?
Inti – Il problema che abbiamo incontrato e che sentiamo più forte è senz’altro l’aver interpretato la “coscienza libertaria” del nostro popolo.
N.S. – Qual è la vostra posizione di uomini e di musicisti nei confronti del vostro paese?
Inti – La radice culturale nazionale è per noi come una voce, un richiamo assai forte, di tipo ancestrale dei valori che hanno dato luogo alla nostra formazione.
N.S. – Cosa significa essere musicisti, per voi?
Inti – L’artista, sia esso musicista o altro, deve mantenersi legato alla realtà del momento in cui vive, il nostro impegno vuole essere l’espressione di un movimento sociale, pertanto tutto per noi è orientato al raggiungimento dell’impegno preso. Con noi stessi e col popolo latinoamericano
N.S. – E’ questa la posizione dell’artista, ma quale quello degli uomini?
Inti – Come uomini impegnati vuole con ciò riscattare l’uso esclusivamente commerciale di fare musica su questo impegno, perché se dovessimo fare musica per il solo scopo commerciale, magari avremmo fatto dell’altra musica, che nell’idea del nostro gruppo è sbagliata.
N.S. – Quindi, secondo voi, esiste una linea di demarcazione tra il fare musica e fare politica, quale è?
Inti – No, non esiste una separazione netta politico-musicale tuttavia il contributo artistico è a quanto pare il solo che noi possiamo dare per attivare le coscienze e accattivarci la solidarietà nazionale di cui, in questo momento il Chile ha bisogno, sia per isolare la giunta militare al potere, sia i problemi reali con cui il popolo è chiamato a confrontarsi in Chile e non solo in questo paese. Quindi tutti i mezzi di comunicazione a disposizione sono utili, compreso il canto e la musica.
N.S. – Pensate che il movimento della “Nueva Cancione Chilena” riscontri il voluto successo? Potrebbe esso, stanco di usare le voci e le chitarre, trasformarsi in un movimento violento?
Inti – Per adesso, il movimento sembra funzionare, soprattutto all’estero, in Europa ci siamo scontrati con tante realtà e correnti ideologiche diverse, tuttavia abbiamo visto riunite molte genti, accomunate dalla musica che hanno confermato la loro solidarietà. Sa, quando si tratta della libertà ci sono poche scappatoie.
N.S. – Raccontateci un fatto importante che vi è capitato.
Inti – Eravamo a New York, dopo aver ottenuto un certo successo della critica locale, quando un giornale cileno ci ha attaccato, ribadendo che noi puntiamo la strada della commercializzazione e non facevamo davvero un discorso popolare; che eravamo banditi assoldati, una sorta di mercenari al servizio di una causa non nostra. In realtà banditi lo eravamo davvero, dalla giunta militare che ci impediva di rientrare in Chile, pena il carcere duro. E a questo punto tutti sanno cosa significa.
N.S. – Quindi i vostri dischi vengono prodotti fuori del Chile?
Inti – Si, in Italia e in parte in Francia, ma i “companeros” ben sanno che il nostro dialogo con la terra non è mai venuto meno. I nostri dischi in Chile sono stati vietati e bruciate le lacche di molte nostre produzioni, così come è proibito l’uso degli strumenti che suoniamo come armi di protesta.
N.S. – Potete spiegarci perché di tutto questo, perché qui le ragioni vere sfuggono alla comunicazione; come può la musica essere strumentalizzata al pari dell’uso di armi?
Inti – No. È soltanto un pretesto, o forse una paura crescente che viene dalle forti tradizioni a cui noi ci aggrappiamo con tenacia. Ecco, forse è la tenacia con cui noi malgrado tutto suoniamo, facciamo uso degli strumenti, cantiamo le parole come invettive, le parole dei poeti della rivoluzione, forti della tradizione popolare ancora viva nel nostro paese, per cui la nostra cultura è ormai sinonimo di sovversione!
N.S. – Potete dirci qual è la vostra missione nell’ambito del movimento?
Inti – Le nostre voci sono la testimonianza di molte altre voci imbavagliate , soprattutto adesso, perché rappresentiamo un grido levato per la libertà e siamo qui per denunciare quanto avviene in Chile in questo momento, per dire quello che cerchiamo oltre alla libertà, un’altra grande parola: giustizia, e non in ultimo perché lottiamo, ovviamente per riportare l’ordine e la pace in tutto il continente. La gente deve vedere attraverso i nostri occhi i volti di coloro che sono caduti per conquistare queste e altre cose, così come quelli che oggi scontano con dignità una condanna che pretende di mettere il bavaglio al libero pensiero, tenere in prigione il passo della storia. Siamo la voce di migliaia di gole tagliate, di speranze troncate, di mani che non suoneranno più una chitarra, di migliaia di occhi che non vedranno la luce, di labbra che non baceranno il futuro dei figli.
N.S. – Un fine unico dunque, propenso alla causa rivoluzionaria, qualunque essa sia?
Inti – Indubbiamente, quale mezzo universale di lotta e unico fine, affinché tutto il mondo si levi in un unico canto contro la repressione dei popoli, di tutti i popoli senza distinzione di razza. Pertanto è con fervore e commozione che chiediamo di farvi partecipi nel momento del bisogno, di levare alti i vessilli di pace e di fratellanza ovunque ce ne sia bisogno.

N.S. – Nell’apprezzamento del vostro messaggio, vi diciamo grazie per il costante restituirci, con la vostra musica, momenti di pieno coinvolgimento.

En Libertà

“Quisiera tener alas para volar,
para volar,
quisiera tener alas para volar,
quisiera tener alas para volar.
Para volar
cruzar por el espacio en libertad
cruzar por el espacio en libertad.
En libertad, como los pajarillos
en libertad
que nadie me pregunte: ¿a dónde vas?
Camino sin fronteras quisiera ser,
quisiera ser,
camino sin fronteras quisiera ser,
camino sin fronteras quisiera ser.
Quisiera ser,
sin prisa ni motivo para volver
sin prisa ni motivo para volver.
En libertad, como los pajarillos,
en libertad,
que nadie me pregunte: ¿a dónde vas?
Quisiera ser espuma y ola en el mar,
ola en el mar,
quisiera ser espuma y ola en el mar,
quisiera ser espuma y ola en el mar.
Ola en el mar
que llega hasta la orilla y vuelve atrás
que llega hasta la orilla y vuelve atrás.
En libertad, como los pajarillos,
en libertad.
Que nadie me pregunte: ¿a dónde vas?
Un beso cada día al despertar,
al despertar,
un beso cada día al despertar,
un beso cada día al despertar.
al despertar,
de labios que te dejen en libertad
de labios que te dejen en libertad.
En libertad, como los pajarillos,
en libertad.
Que nadie me pregunte: ¿a dónde vas?”.

“Volesse avere ali per volare,/per volare,/volesse avere ali per volare,/volesse avere ali per volare./ Per volare/attraversare per lo spazio in libertà/attraversare per lo spazio in libertà./In libertà, come i pajarillos/in libertà/che nessuno mi domandi: a dove vai?/Cammino senza frontiere volesse essere,/
volesse essere,/cammino senza frontiere volesse essere,/cammino senza frontiere volesse essere./Volesse essere,/senza fretta né motivo per ritornare/senza fretta né motivo per ritornare./In libertà, come i pajarillos,/in libertà,/che nessuno mi domandi: a dove vai?/Volesse essere schiuma ed onda nel mare,/onda nel mare,/volesse essere schiuma ed onda nel mare,/volesse essere schiuma ed onda nel mare./Onda nel mare/che arriva fino al bordo e ritorna dietro/che arriva fino al bordo e ritorna dietro./In libertà, come i pajarillos,/in libertà./Che nessuno mi domandi: a dove vai?/Un bacio ciascuno giorno al risveglio,/al risveglio,/un bacio ciascuno giorno al risveglio,/un bacio ciascuno giorno al risveglio./al risveglio,/di labbra che ti lascino in libertà/di labbra che ti lascino in libertà./In libertà, come i pajarillos,/in libertà./Che nessuno mi domandi: dove vai?”.

Venceremos

“Desde el hondo crisol de la patria
se levanta el clamor popular,
ya se anuncia la nueva alborada,
todo Chile comienza a cantar.
Recordando al soldado valiente
cuyo ejemplo lo hiciera inmortal,
enfrentemos primero a la muerte,
traicionar a la patria jamás.
Venceremos, venceremos,
mil cadenas habrá que romper,
venceremos, venceremos,
la miseria (al fascismo) sabremos vencer.
Campesinos, soldados, mineros,
la mujer de la patria también,
estudiantes, empleados y obreros,
cumpliremos con nuestro deber.
Sembraremos las tierras de gloria,
socialista será el porvenir,
todos juntos haremos la historia,
a cumplir, a cumplir, a cumplir”.

“Dal profondo crogiolo della patria/si alza il clamore popolare,/si annuncia già la nuova alba,/tutto il Cile comincia a cantare./Ricordando al soldato coraggioso/il cui esempio gli facesse immortale,/affrontiamo in primo luogo alla morte,/tradire mai alla patria./Vinceremo, vinceremo,/mille catene avrà rompere,/vinceremo, vinceremo,/
la miseria, al fascismo, sapremo vincere./Contadini, soldati, minatori,/la donna della patria anche,/studenti, impiegati ed operai,/compieremo il nostro dovere./ Semineremo le terre di gloria,/socialista sarà il futuro,/tutti faremo insieme la storia,/
a compiere, a compiere, a compiere".

È il caso di dire che l’attualità del nostro tempo non ci risparmia niente e dovremmo far nostre le parole, le frasi, le canzoni che hanno ispirato la Nueva Canción Chilena e ripeterle a gran voce dagli spalti e dalle barricate alzate in ogni città dove la LIBERTA’ è negata, dove la GIUSTIZIA ha valore relativo solo per chi non ha potere, per chi ha ancora fiato in gola per chiedere SOLIDARIETA’, e che invece dovrebbe pretendere di diritto ciò per cui ha combattuto per 2011 anni per la propria sopravvivenza, investendo in una società più civile e più democratica, al riparo delle guerre e delle sopraffazioni, di quella in cui ci troviamo a vivere. Io ci ho creduto e credo che ancora sia possibile. E se così non fosse, non me ne farò mai una ragione. Dicono i versi di una canzone degli Inti-Illimani che è insieme vessillo, inno, incitamento …

“El pueblo unido camà serà vencido! ...”.


Discografia Inti-Illimani:

“A la revolución mexicana” -1969
“Inti-Illimani” - 1969
“Si somos americanos” -1969
“Canto al Programa” - 1970
“Inti-Illimani” - 1970
“Autores chilenos” - 1971
“Canto para una semilla” Inti-Illimani + Isabel Parra + Carmen Bunster - 1972
“Canto de pueblos andinos”- 1973
“Viva Chile” - 1973
“La Nueva Canción Chilena” - 1974
“Canto de pueblos andinos 1” - 1975
“Hacia la Libertad” - 1975
“Canto de pueblos andinos 2” - 1976
“Chile resistencia” - 1977
“Canto para una semilla” - Inti-Illimani + Isabel Parra + Marés González - 1978
“Canto per un seme” - Inti-Illimani + Isabel Parra + Edmonda Aldini - 1978
“Canción para matar una culebra” - 1979
“Gracias a la vida” - (Jag vill tacka livet) Inti-Illimani +Arja Saijonmaa - 1980
“Inti-Illimani en directo” - 1980
“Palimpsesto” - 1981
“Con la razón y la fuerza” - Inti-Illimani con Patricio Manns - 1982
“The flight of the condor” - 1982
“Imaginación” - 1984
“Return of the condor” - 1984
“Sing to me the dream” - Inti-Illimani + Holly Near - 1984
« Chant pour une semence » - Inti-Illimani + Isabel Parra + Francesca Solleville - 1985
“De canto y baile” - 1986
“La muerte no va conmigo” - Inti-Illimani con Patricio Manns - 1986
“Fragmentos de un sueño” - 1987
“Leyenda” - 1990
“Conciertos Italia'92” - 1992
“Andadas” - 1993]
“Arriesgaré la piel” - 1996
“En el Monumental” - 1997
“Amar de nuevo” - 1998
“Lejanía” - 1998
“Inti-Illimani performs Víctor Jara” - 1999
“Inti-Illimani sinfónico” - 1999
“La Rosa de los Vientos” - 1999
“Antología en vivo” - 2001
“Lugares comunes” - 2002
“Viva Italia” - 2003
“Pequeño mundo” - 2006
“Música en la Memoria - Juntos en Chile” - 2006
“Antología en vivo” - 2006
“Esencial “ - 2006
“Meridiano” - Francesca Gagnon & Inti-Illimani - 2010
“Travesura” - 2010

Singles:

“Fiesta del domingo” - Quilapayún & Inti-Illimani - 1972
“De fútbol y paz” - 2005

Colectivos:

“X la CUT” - 1968
“Voz para el camino” - 1969
“Chile Pueblo (en el 2º Año del Gobierno Popular) - 1972
“No volveremos atrás” - 1973
“Primer festival internacional de la Canción Popular” - 1973
“Folklore internacional” – 1973
“Politische Lieder” - 1973
“Koncert für Chile” – 1974
“4. Festival des politischen Liedes” - 1974
“Compañero presidente” - 1975
“Canto a la revolución de Octubre” - 1978
“Desde Chile resistimos” - 1978
“A concert for Chile” - 1978
“13. Festival des politischen Liedes” - 1983
“Tercer festival de la Nueva Canción Latinoamericana” – 1984
“Vorwärts, nicht vergessen solidarität! ” - 1985
“Tributo ad Augusto” (Nomadi) - 1995
“Todas las voces todas 1” - 1996
“Todas las voces todas 2” - 1996
“Konzert für Víctor Jara” - 1999
“Prima della pioggia - Sila in festa” - 2002
“Canto por el cambio” - 2004
“Música en la Memoria - Juntos en Chile” - Quilapayún - Carrasco & Inti-Illimani 2005

Colaboraciones:

“Iquique” - Pepe Ortega - 1969
“Canto libre” - Víctor Jara - 1970
“El derecho de vivir en paz” - Víctor Jara - 1971
“Tiempos que cambian” - Víctor Jara - 1974
“Barricadas” - Santiago del Nuevo Extremo - 1985
“Íntimo” - Max Berrú - 2004
“Cantando como yo canto. INTImo 2” - Max Berrú - 2010



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