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La civetta e l’oscillazione crescente

di Attilio Falchi
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Pubblicato il 29/04/2008

Selene è alta nel cielo
la bellezza pallida e una nobile tristezza
orbite cave come occhi senza lacrime.
L'aria è ferma
e il fragore del silenzio ferma il respiro
di chi abita le ore buie su quest'angolo di universo.
Sono di nuovo qui
civetta sul suo ramo
e spalanco occhi d'ambra
per sopravvivere alla mia fragilità.
La notte mi ha allevato come una matrigna
dispensando sogni e un'aurea di magia
ma condannandomi per sempre alla malinconia.
Sconto la mia pena su questo legno oscillante
in balia del tempo che passa
custode della mia solitudine.

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