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Albinedia

di Salvatore Pizzo
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Pubblicato il 31/08/2017 16:54:16

Albina la stagione da griot*: troppa

la calura e da troppo non beve, come

solo un'albina dall'Uganda fuggente

rabdomando prostrata, ch'è da lungo

tempo che si va solo a tratti, boccheggiando

goccia a goccia mendicando, che non 

s'intende se non ragione astratta ormai

al peregrinare. Nata precoce e già piena

di crepe è nella sua stagione: avida leviga

arida velata di sabbia atavica, bella di giornate

d'alabastri e creta essicata; donna

tra donne dai capelli crespi di spighe

bruciate, escissi vaneggi dal vento recitati

ch'è luglio e non dovrebbe cader foglia

ma queste s'ammonticchiano lo stesso

fradice. Domani ch'è agosto, il merlo

suonerà la sveglia: secco sarà ancora il verso

un ciack per la diva di sabbia fluente

di miti. Forse così deciderà di defilarsi

da depositaria: rapida ed ispida recitando

in sequenza breve commiato alle stirpi

in campo lungo svanendo prima

dei titoli di coda. A meno che, oltre ogni

intelletto, quando le foglie cadranno

questa volta storia di stagione

non ce la si ritrovi rammaricati noi:

come incantesimo asciutta nel narrare

col piglio sicuro della leggenda nel canto

che da lontano viene magia.

E non più in grado noi di stare lì

e contarle nell'aria novembrina

le storie morte: anche noi rabdomando

per letti di fiume e laghi essicati

di fiabe d'acqua.

 

*Griot: cantastorie nella tradizione dell'Africa centro occidentale


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